Nel comprensorio Nebrodi si sta sviluppando un fermento culturale e artistico molto interessante. Ci permettiamo di segnalarvi alcuni di questi appuntamenti per comunicare ai lettori, ascoltatori, spettatori le necessarie informazioni. Per la partecipazione non c'è una quota precisa, ma sarà tutto regolato con il classico conto alla "romana", come tra amici, cioè il conto totale diviso i partecipanti ( per una pizza solitamente tra i 12 ai 16 euro circa a persona).
Il 6 Agosto 2011, si terrà un incontro culturale per la presentazione di un libro, al castello Gallego di Sant'Agata Militello. Il libro affronta tra l'altro anche il coinvolgimento dell'arte nella storia garibaldina
Il mito di Garibaldi e dei Mille riletto attraverso alcuni snodi cruciali della storia dell'Italia unita, ricorrendo alla testimonianza dell'arte, tra letteratura, pittura, scultura e cinema, alla sua forza celebrativa ma anche demistificante, alla sua capacità di prendere alle spalle i grandi eventi canonizzati dalla storiografia e i monumenti a essi dedicati. 1860-1867, da Quarto a Mentana: le memorie di Abba e gli altri scrittori garibaldini, i ritratti di Lega, Fattori e Induno, là dove quel mito si genera, ma presto anche si svuota accogliendo i più diversi, e spesso contraddittori, significati. Dopo il 1892: i fasci siciliani e scandalo della Banca romana, un'epopea di medaglie, stracci e camicie rosse che comincia a corrompersi, tra un quadro di Coromaldi, De Roberto dei Viceré e I vecchi e i giovani di Pirandello. 1907-1911: anni di celebrazioni garibaldine per un poeta vate, il Pascoli dei Poemi del Risorgimento (ma anche D'Annunzio), e la sua puerilità monumentale, di decisiva importanza per la futura e nera storia d'Italia. 1914-1925: i garibaldini di Nomellini e i "santi maledetti" di Malaparte, in guerra perenne coi loro popoli. 1930-1934: il Garibaldi del duce, della mafia e di Alessandro Blasetti. 1942-1952: Jovine, Alianello e il Guttuso di Ponte dell'Ammiraglio, quando il mito evapora.
Il prof. Onofri affronta anche il tema della pittura e la figura di Garibaldi: "Giovanni Fattori è definito come "il pittore di un'epopea infranta", con quel libro tra le macerie, nel quadro Garibaldi a Palermo (1860-1862), che testimonia "quello scempio di civiltà che è il portato di ogni guerra", nota Onofri. E infine Renato Guttuso: con La Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio (1952) "non ha voluto rappresentare un episodio della spedizione dei Mille, ma la continuità della lotta popolare, degli eterni garibaldini contro gli eterni borbonici", scriveva il grande critico e storico dell'arte, prof. Giulio Carlo Argan.