Basterebbe da sola una rassegna dei conti correnti di alcuni ex sessantottini, la loro attuale occupazione, per schiacciare il Sessantotto meramente a ingenua utopia, fatta di prese di posizioni, alcune delle quali unilaterali ed astratte, quanto dogmatiche, e spesso, anche del tutto velleitarie? È questa la direzione lungo la quale si muove parte della storiografia “antiSessantotto†che di Woodstock ricorda i tanti giovani sotto l’effetto di droghe e consacrati al Buddismo Zen, e che taccia l’intero periodo come l’autentico trionfo di un’orgia collettiva, un’ubriacatura contagiosa e incosciente. Un’analisi del genere pecca però di miopia, di qualunquismo e indurrebbe a guardare il Sessantotto con profonda ed amara ironia… In realtà, quell’anno significò anche altro. Il movimento per l’uguaglianza razziale, il movimento femminista di Betty Friedan, la New Left americana e la democrazia bottom-up cui aspirava, furono sintomi di una rivoluzione a tutti gli effetti: a essere promossi erano la generalizzazione, la diffusione, l’ampliamento e la condivisione di diritti individuali e collettivi che necessitano, per affermarsi, della messa in discussione delle singole figure autoritarie che presiedono alle istituzioni della societàcontemporanea. I falsi moralismi e i falsi idealismi andavano smascherati, in nome di un sistema effettivamente di diritto, in cui i diritti non venivano semplicemente proclamati, ma anche sostanzialmente riconosciuti e tutelati, per tutti. Tutto divenne politico: la modificazione dello spazio pubblico, la fine di una chiara separazione tra sfera pubblica e sfera privata, segnarono la fine della modernità, proprio mentre la modernitàstava terminando la sua parabola storica.
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In conclusione, nonostante alcune volte si possa essere colti dall’impressione che la societàretroceda, il buonsenso mi fa pensare che la “parte buona†di essa, quella impegnata nel civile, quella che partecipa attivamente alla vita politica, debba molto al Sessantotto e ai suoi giovani scalmanati dai vestiti colorati, alla generazione dei Beatles e dei Doors, agli universitari arrabbiati di Roma, di Berkeley e di Parigi, a quelli arrestati della Polonia, della Jugoslavia, del Giappone e a quelli uccisi in Messico: a tutti loro deve una nuova “coscienza criticaâ€Â, un nuovo modo di intendere i diritti e la democrazia, che ha contribuito a svelare le lacrime e il sangue di cui gronda storicamente il potere.
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Fonte www.lucidamente.com Foto da lounge.thekaraokechannel.com; metallized.it