CIAO GIOVANNI – E’ morto a Milano, forse, l’ultimo “guascone” brolese

Fece parte di quell’onda che mezzo secolo sognò, emigrando a Milano, di cambiare per sempre la sua vita, dare un futuro ai figli che poi vennero. Tornava ogni anno a Brolo, legato alla sua terra, alla casa che si affacciava sul “timpone”, regalava sorrisi, battute, ascoltava e raccontava. E’ morto ieri a Milano.

 

 

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Disinvolto, ma timido. Sfrontato ma sensibile, capace anche di piangere per un’umiliazione, un parola di troppo, subita.

Mai superbo anche quando poteva permetterselo.

Generoso, anche quando non poteva.

A volte un pizzico anche spaccone per mostrarsi sicuro di sé ma fondamentalmente un “buono”, di cuore e di anima.

Prima al Circolo, poi di recente sotto il grande albero a prendersi il fresco, di fronte le scuole di piazza Roma, salutava tutti ed era salutato da tutti.

L’arrivo di Giovanni a Brolo “comunicava” che era giunta l’estate o le feste di Natale.

Aveva modi gentili ed era semplice sorridere quel suo modo di fare che lo faceva diventar istrione nel modo di porsi con gli altri, imponente, teatrale, sfacciato, magnetico.

Giovanni Castronovo – ma tanti l’hanno sempre chiamato,  senza alcuna cattiveria, “maceccula”,  anche perchè nei piccoli paesi si è così … a volte poco sensibili e capaci di ferire i bambini incolpevoli – era belloccio, charmant con la lingua sciolta, ed ha fatto parte di quell’ultimo drappello di “vitelloni brolesi”.

Era il piazzista ideale che sarebbe riuscito a vendere ghiaccio agli Eschimesi, era in grado di esprimere giudizio, mai eccessivo, ma di quello che non guarda in faccia nessuno.

Arrivava ogni estate a Brolo dalla “sua” Milano, a volte con la macchina carica di gabbie e uccellini, altre con animali esotici, portandosi dietro, con i figli piccoli, televisione, motorini e bici.

Amava la sua terra, ma sopratutto la sua famiglia, la madre che l’ha sempre accudito, anche quando erano già grandi tutte e due, ma sopratutto amava i suoi figli Enrico e Antonella.

Giovanni aveva 84 anni, non era assolutamente vecchio, rifiutava il termine di anziano, anche se aveva lottato per aver una pensione di invalidità arrivata forse troppo tardi per godersela in pieno.

Se ne andato per i postumi di  vecchie trasfusioni di sangue sbagliato, anche se – di fatto – stava combattendo contro un tumore.

Era uno che lottava sempre

E’ morto in ospedale.

Fece parte di quell’onda che mezzo secolo fa cambiò per sempre l’Italia.

“Emigrò” dopo aver fatto piccoli lavori, dedicatosi da giovanissimo al commercio, venuto fuori negli anni del dopoguerra, lui era nato nel 33.

Aveva fatto, ed aveva fatto fare anche ad altri la bella vita.

Poi come tanti fece il suo viaggio, dal sole alla nebbia, fame e pazienza, resa e sfida, precarietà e speranza verso quella Milano che già aveva in se la peculiarità della “città da bere”,   portando la sua grande dignità in valigie e grandi pacchi chiusi con le corde.

Milano divenne la “sua” città.

Fece di tutto, dall’antennista, al taxista abusivo,mma lavorava seriamente e onestamente sempre, di giorno e di notte, anche come guardia giurata… incontrava amici –  come non ricordare il suo rapporto speciale con Alfredo Scaffidi giovane “questurino” in una Milano degli anni sessanta – , e la sua casa era un porto di mare dove alloggiavano gli amici di Brolo in transito.

Lui offriva, pagava, dava soldi mai restituiti.

Giovanni c’era, e con lui donna Nunziata, sua madre.

Poi il matrimonio, i figli.

Oggi Leonardo Caranna scrive così al figlio: “Caro Enrico ti faccio le mie più sincere condoglianze ,sai l’ amicizia che passava con tuo padre, persona estremamente simpatica e di grande compagnia, restano leggendari i suoi scherzi, e nonostante era più grande di noi era mentalmente più giovane di noi. L’ultima volta lo sentito più di un anno fa poi più niente, ho capito che c’era qualcosa che non andava. Addio grande Giovanni affettuosamente ” Maceccola ” resterai per sempre nei nostri cuori amico vero !! R.I.P.” e Maria Ziino commenta “Lo ricordo con affetto e grande riconoscenza, perché nel ’62, avevo 7 anni, mi ha salvato la vita tirandomi via dalle ruote di un grosso camion… davanti alla bottega della “Picicia”.. mentre andavo a piedi a scuola… mia madre mi ha sempre parlato di lui che con grande coraggio rischiando di farsi travolgere mi ha afferrato e scaraventato sul marciapiede.. io ricordo benissimo quel momento ed il rumore del camion che proseguiva la sua corsa”.

Sono post semplici .. ricordi, che interpreno però quel sentimento comune che oggi percorre, nel suo ricordo, questa comunità.

Un altro pezzo di Brolo che va via.
Sarà sepolto a Milano a fianco alla Madre.
Una messa per ricordarlo sarà celebrata anche a Brolo.
 
 

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