David Bowie … il duca bianco – Ci lascia tra pop art e leggende metropolitane

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Addio a David Bowie. Il Duca bianco muore a 69 anni, a pochi giorni dall’uscita di Black Star. L’annuncio della famiglia. Da 18 mesi combatteva il cancro.

 

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Come Lazzaro aveva lottato contro la morte, 18 mesi di battaglia al cancro, con la voglia di rinascere ancora una volta. David Bowie si è arreso la notte tra il 10 e l’11 gennaio, spegnendosi circondato dalla sua famiglia. Aveva compiuto 69 anni da due giorni, celebrando la ricorrenza con la pubblicazione di Black Star, il 27esimo album della sua carriera, il primo dopo tre anni di silenzio, l’ultimo della sua vita.

MALATO E SOFFERENTE. Nel video di Lazarus appariva col volto gonfio e sofferente, un aspetto lontano da quello diafano degli anni del Glam Rock, dai lineamenti tagliati e asciutti di Ziggy Stardust e del Duca Bianco, i suoi due alter ego più famosi. Ma forse figlio anche di quei tempi, fatti di eccessi e droga.

Le speranze di chi, anche solo per un attimo, ha creduto alla bufala, sono state spazzate vie dal comunicato sulla pagina Facebook ufficiale del cantante e dal tweet del figlio, Duncan Jones, che ha confermato la morte.

Nato David Robert Jones, Bowie era un uomo venuto dallo spazio, come cantava in Starman, capolavoro incluso in The rise and fall of Ziggy Stardust and the spiders from Mars, concept album pubblicato nel 1972 e acclamatissimo dalla critica, disco d’oro negli Usa e di platino in Inghilterra.

SEMPRE AL PASSO CON I TEMPI.

Aveva l’aria di un essere proveniente dal futuro, di un uomo caduto sulla Terra come il personaggio da lui interpretato nel film di Nicolas Roeg del 1976, capace di anticipare le mode e stare al passo con le innovazioni, fino a diventare il primo artista rock a pubblicare la sua discografia in digitale nel 1984.

L’INCONTRO CON ENO A BERLINO.

A metà degli Anni 70, mandato in soffitta Ziggy Stardust, si trasferì a Berlino per disintossicarsi dalla cocaina. Un’esperienza proficua sotto tutti i punti di vista: Bowie si liberò della droga e cominciò a collaborare con Brian Eno, dando alla luce tre album: Low, Heroes eLodger.

Fuori da ogni schema, fece parlare di sé per la sua arte e le sue preferenze sessuali. Nel 1970 si sposò con la statunitense Mary Angie Barnett, che anni dopo raccontò di averlo sorpreso a letto con Mick Jagger, nel 1992 prese in moglie la top model somala Iman Mohamed Abdulmajid. Nel 1972, in un’intervista a Music Star, raccontò di essere gay, diventando icona del movimento omosessuale, ma nella sua vita amò e fu amato da tante donne, da Amanda Lear a Liz Taylor. Non aveva paura del giudizio degli altri, Bowie, con le sue dichiarazioni spesso sopra le righe come quando definì Adolf Hitler la prima vera rockstar.
NON SOLO MUSICISTA: ATTORE DI SUCCESSO.

Artista eclettico, capace di spaziare dal palco al set, fu Ponizio Pilato in L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese e Andy Warhol nel Basquiat di Julian Schnabel, e restano memorabili, oltre a L’uomo che cadde sulla Terra, anche la sua apparizione inFuryo di Nagisa Oshima e il suo re dei goblin in Labyrinth di Jim Henson.

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Trasformista in musica come nello stile, ha attraversato mezzo secolo sopravvivendo allo scorrere del tempo, costruendosi una longevità artistica che può vantare pochissimi eguali. Attivissimo e in grado di sfornare in media un album all’anno fino al 2003, fu costretto a rallentare quando un infarto lo sorprese il giorno dopo un concerto all’Hurricane festival di Scheßel, in Germania. Era in tour per promuovere l’album Reality e si ritrovò sotto i ferri, ad Amburgo, per un’angioplastica coronarica.


IL RITORNO DOPO 10 ANNI DI SILENZIO.

Sembrava la sua fine, ma nove anni dopo Bowie tornò con The Next Day. Non si era arreso, come non si è arreso nemmeno quando, nel 2014, gli è stato diagnosticato il cancro. Malato e sofferente ha inciso Black Star, l’ultimo regalo lasciato alla musica prima di lasciare la Terra su cui era caduto. E tornare sulle stelle da cui veniva.

da http://www.lettera43.it/

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David Bowie è «morto oggi pacificamente sostenuto dalla sia famiglia dopo 18 mesi di battaglia contro il cancro». Lo ha annunciato la famiglia della grande rockstar britannica sull’account Twitter ufficiale dell’artista. Via Twitter è arrivato anche il cordoglio del premier britannico David Cameron.  «Sono cresciuto ascoltano e guardando il genio pop di David Bowie. Era un maestro nel reinventarsi e continuava ad azzeccarci. Una perdita enorme». L’8 gennaio Bowie aveva appena compiuto 69 anni: e aveva deciso di festeggiare con la pubblicazione di un album di inediti, “Blackstar”.

La carriera musicale di David Bowie

Il vero nome di David Bowie, nato a Londra l’8 gennaio 1947, era David Robert Jones. Come in molti altri casi, anche la sua avventura nella musica è cominciata con un disco invenduto, Liza Jane, inciso nel 1963 sotto il nome di Davy Jones e I King Bees. Probabilmente l’incontro cruciale della sua carriera è stato quello con Lindsay Kemp nel 1967: grazie a lui ha appreso i segreti del mimo e della messa in scena teatrale, elementi fondanti della sua personalità artistica affermatasi attraverso le ormai celebri impersonificazioni,Ziggy Stardust, l’alieno icona della più provocatoria ambiguità sessuale, e il Duca Bianco, algida figura che ha schiuso le porte della new wave. Nei panni di questi due personaggi, Bowie ha inciso album leggendari come Space Oddity, The Man who sold the world, The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars. In questi anni accanto a lui c’è Mick Ronson, chitarrista-produttore di enorme talento che ha avuto un ruolo decisivo, anche sul piano compositivo, nella carriera di Bowie che, all’inizio degli anni ’80 è già un mito, uno dei pochi capaci di conciliare rock e teatro, pop e avanguardia, ambiguità sessuale e arti visive, trasgressione e letteratura potendo contare su solidi legami che vanno dal rock’n’roll stardom a Andy Warhole William Burroughs. Dopo Station to station e The Thin White Duke Bowie lascia Los Angels e si trasferisce a Berlino dove, con la collaborazione di Brian Eno, registra tre degli album più importanti della sua carriera, Low, Heroes (forse il suo capolavoro) e Lodger: è la celebre “trilogia berlinese”, un momento decisivo per lo sviluppo del rock del periodo. A Berlino Bowie riesce a liberarsi dalla schiavitù della cocaina che stava per distruggergli la carriera e inaugura gli anni ’80 con una nuova clamorosa svolta stilistica che gli frutterà il più grande successo commerciale della sua discografia, Let’s Dance, un raffinatissimo viaggio attraverso il rockþnþroll, il funky, la dance più elegante. La tournée che segue la pubblicazione dell’album, The serious moonlight tour, è tra le più belle mai viste. È il periodo più commerciale di Bowie che spiazza ancora una volta i suoi fan formando i Thin Machine, un quartetto chitarra, basso, batteria che suona un rock durissimo e privo di concessioni, disastroso dal punto di vista del mercato.

David Bowie da protagonista anche al cinema

Bowie è entrato anche nellla storia del cinema. Da attore ha prestato il suo genio a diverse pellicole. Tra i film dove ha lasciato il segno, il fantasy degli anni ’80 Labyrinth,  L’ultima tentazione di Cristo, di Martin Scorsese dove interpreta Ponzio Pilato, Fuoco cammina con me di David Lynch e in The Prestige diChristopher Nolan, dove è l’inventore Nikola Tesla. Voci allarmistiche sulla salute del cantante londinese circolavano periodicamente da quando nel 2004, durante una tourneé in Europa, Bowie subì un infarto sul palcoscenico e fu salvato per miracolo. Bowie da anni si era fatto vedere in pubblico solo pochissime volte. Secondo Paul Trynka, uno dei suoi biografi più apprezzati, il cantante era «consapevolmente sparito dalla circolazione» dopo l’infarto: «Per qualcuno così costantemente vanitoso e ossessionato di sé, la malattia e la conseguente realizzazione della propria mortalità’ sono state un enorme colpo psicologico». Trynka era convinto che Bowie, sparendo dal mondo «in modo hollywoodiano» avesse messo in atto il suo ultimo “coup de theatre”: «Una sorta di Houdini. E il fatto che non l’abbia mai annunciato lo rende ancora più misterioso».

David Bowie e le leggende metropolitane

Non a caso tra i suoi fan era spuntata persino la leggenda metropolitana che fosse un vampiro, leggenda alimentata appunto dall’aura di mistero che l’artista sapeva far circolare. Allo stesso modo erano circolate diverse versioni sul perché dei suoi occhi di colori diversi: uno blu, l’altro marrone. Effetto di droghe o, più banalmente, un pugno che gli aveva causato danni irreversibili? Anche su questo l’artista sapeva giocare da par suo. Come aveva ricordato Geoffrey Marsh, curatore della mostra “David Bowie is” al Victoria and Albert Museum di Londra, l’artista londinese «ha lasciato ormai un’impronta così forte nella cultura contemporanea che se anche non si fa vedere fisicamente parlano per lui la sua icona e le sue canzoni».

E continueranno a parlare nel tempo.

 

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