NO G7 – “Guerre e migrazioni” il dibattito organizzato dal comitato a Messina

NO-G7

Venerdì 19 maggio il comitato No G7 organizza un dibattito su “Guerre e migrazioni”. Introduce Antonio Mazzeo

Il 26 e 27 maggio 2017 la città siciliana di Taormina ospiterà il G7, il vertice dei capi di stato delle sette maggiori potenze economiche, politiche e militari occidentali (Usa, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna e Italia), che formalizza annualmente le misure di austerità neoliberiste da applicare internazionalmente o gli interventi di guerra planetaria sempre più spesso subappaltate all’organizzazione della NATO. In realtà, la stessa composizione di questa struttura è specchio della trasformazione geostrategica in atto dell’Alleanza politico-militare nordatlantica: da una NATO formale (i 28 paesi aderenti a “difesa” dell’Europa e dell’Occidente) a una NATO di fatto, allargata cioè a partner planetari (l’Unione europea che è “ospite” d’onore ai G7, il Giappone, l’Australia, i regimi arabi più reazionari, Israele, i governi latinoamericani neoliberisti, ecc.) e pronta – pur tra contraddizioni e conflittualità interne – ad intervenire militarmente in ogni scacchiere di “crisi” o deve vengano ad essere messi in discussione gli interessi economici-finanziari-energetici delle transazionali.

Il prossimo summit di Taormina affronterà alcuni dei conflitti più sanguinosi scatenati nell’area mediterranea e mediorientale (in primis Siria, Libia, Yemen, ma con un occhio anche ai conflitti in corso nel continente africano dove si è scatenata una vera e propria competizione neocoloniale tra le maggiori potenze internazionali) e l’immancabile “lotta al terrorismo (islamico)”. Pur con visoni diverse e per un certo verso distanti, altro tema “caldo” sarà quello delle relazioni-pressing sulla Russia (da una parte l’intenzione di intensificare l’accerchiamento militare contro Mosca e suoi principali alleati nell’Est Europa e nel Caucaso – posizione perorata dalla Germania e da buona parte dei paesi Ue, dall’altra l’intenzione di rivedere sanzioni e magari riagganciare al G7 la potenza guidata da Putin, come proposto particolarmente da lobby politiche energetiche dominanti in Italia e per certi versi anche da ampi settori della nuova amministrazione Trump). Il G7 di Taormina sarà importante anche per comprendere chi e come avrà la guida dei comandi NATO (Washington punta a rafforzare la propria leadership indebolita dal falso “buonismo” di Obama, imponendo tuttavia agli alleati-sudditi di aumentare l’impegno diretto e le spese per la gestione dell’Alleanza militare e, da questo punto di vista, il bombardamento della Siria conferma questa intenzione), mentre è probabile che i nuovi e costosissimi piani di riamo nucleare globale e di rafforzamento della componenti di guerra più moderne (droni, unità navali e terrestri del tutto automatizzate, comandi e strutture, cyber war, ecc.) saranno “socializzati” a tutti i paesi componenti il G7 e ai loro più stretti alleati.

Per la prima volta in ambito G7, il tema delle “emergenze” prodotte dalle migrazioni mondiali. Il vertice di Taormina avrà cioè lo scopo di rafforzare le alleanze politico-militari nel quadro dell’escalation bellica globale e il contrasto con l’uso della forza delle migrazioni e della fuga di milioni di persone dalle guerre e dai crimini socio-ambientali. Scelte scellerate che avranno innanzitutto ricadute dirette sulla vita e le libertà dei cittadini dei paesi membri del G7: dalla ipermilitarizzazione di punti strategici interni (aree metropolitane di interesse finanziario, culturale, ecc., porti, aeroporti, punti di confini), ad una sempre maggiore restrizione dei diritti di espressione e utilizzo di social network, media-strumenti informatici (è in atto una vera e propria campagna globale che enfatizza la cosiddetta cyber security, nuova frontiera del capitale finanziario e del complesso militare-industriale), alla proposta tedesca di creare nei paesi occidentali “sempre più esposti” agli attacchi terroristici, una speciale guardia nazionale che contribuisca a “potenziare i livelli di sicurezza nelle città”, da affiancare alle forze dell’ordine e composta da “volontari con adeguato addestramento militare”. Si tratta cioè di implementare in larga scala quanto pianificato in ambito Usa-Ue-NATO con le cosiddette “Operazioni militari in ambito urbano”.

La decisione di svolgere in Sicilia il G7 2017 non è del resto un caso. L’Isola ha assunto ormai un ruolo chiave nelle strategie di guerra mondiali: l’installazione a Niscemi del terminale terrestre del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate USA; la trasformazione della grande base di Sigonella in uno dei maggiori centri per la operazioni dei droni USA, NATO e UE; l’uso costante degli scali aerei di Trapani-Birgi e Pantelleria per i bombardamenti e le attività di spionaggio top secret in Nord Africa; i devastanti processi di militarizzazione che hanno investito Augusta (hub navale Usa e NATO), Lampedusa, ecc., testimoniano la portata altamente distruttiva delle infrastrutture belliche realizzate e ampliate in Sicilia negli ultimi anni. A ciò si aggiunge il ruolo di vera e propria fortezza assunto dalla Sicilia per conto dell’Unione europea e della famigerata agenzia di controllo delle frontiere Frontex nelle politiche di contrasto delle migrazioni, con l’uso dei porti e degli aeroporti da parte dei mezzi militari Ue-Nato impegnati a far la guerra ai migranti e ai richiedenti asilo nel Mediterraneo o la trasformazione di sempre maggiori aree urbane ed extraurbane in hotspot e centri-lager dove detenere in condizioni disumane chi è scampato ai naufragi e ai bombardamenti. Pseudo modalità di “accoglienza” che rispondono esclusivamente a logiche di controllo sicuritario (anche grazie al coinvolgimento strumentale del “volontariato”) e che contribuiscono a dilapidare sempre più ingenti risorse pubbliche alimentando gli affari di grandi e piccoli operatori economici (che sempre più spesso si intrecciano con i circuiti dell’economia criminale) e la precarietà per i lavoratori.

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