“ABUSIVO!” – A Niscemi in migliaia contro il MUOS

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Per il popolo No MUOS non c’è sentenza o sequestro che tenga. Le manifestazioni si fanno comunque ed anzi in questo caso assumono il significato di una “legittimazione” di chi si oppone strenuamente da anni alla prosecuzione di quei lavori, ormai praticamente ultimati. Ma a questo punto l’auspicio dettato da anni di lotta è che le tre gigantesche parabole vengano smantellate. E su questo, per gli attivisti No MUOS non c’è “se” o “ma” che lasci spiragli, in considerazione peraltro delle coincidenze tra atti formali che riguardano le parabole del  Mobile User Objective System – installate nella Riserva naturale di Niscemi – e le manifestazioni in contrada Ulmo, di cui la storia è ormai piena. Sono ben tre, infatti, gli atti scattati in coincidenza delle manifestazioni, di cui le prime due sono tempo niente rientrate: Ottobre 2012, primo sequestro dell’impianto; Marzo 2013, revoca dell’autorizzazione da parte della Regione; 1° Aprile scorso, secondo sequestro delle parabole. A ciò se ne aggiunge una quarta dagli effetti opposti: la famigerata “revoca della revoca” perpetrata dall’Ass.to Territorio e Ambiente della Regione, giusto un giorno prima dell’attesa sentenza del CGA del 25 Luglio 2013.

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Insomma, una serie di incroci tra atti legali-amministrativi e azioni di protesta che autorizzano un po’ di scetticismo tra gli attivisti, anche se quest’ultimo sequestro ha chiaramente restituito speranze di “resistenza” a chi desiderava, innanzitutto, che l’accensione delle parabole venisse intanto sospesa, per poi pensare ai passaggi successivi. Ed in tutto questo c’è grande attesa per la prossima sentenza del CGA, fissata per il 15 Aprile prossimo, che dovrà decidere sul ricorso contro l’ultima sentenza del TAR, presentato dal Ministero della Difesa. C’è tanto da fare, dunque, per gli “avvocati liberi” che si stanno suddividendo il lavoro, tra cui Paola Ottaviano e Goffredo D’Antona, nella fattispecie impegnati, in questi ultimi tempi, tra questioni amministrative e penali.

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La Manifestazione di Sabato scorso è stata la quinta, di una certa importanza, tra quelle svoltesi a Niscemi nell’arco di meno di tre anni, alle quali va aggiunta quella palermitana del 28 settembre 2013. Un intenso cammino di protesta contraddistingue così l’ormai storica opposizione al MUOS, alla quale si sono man mano aggregate varie forme di protesta in campo nazionale e regionale come No Ponte, No Tav, No Dal Molin, e le più recenti No Triv, che impegnano alcune provincie siciliane e No Terna, che interessa la popolazione del messinese che si oppone all’elettrodotto “Sorgente Rizziconi” che attraversa il territorio tra Villafranca Tirrena e San Filippo del Mela.

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Circa quattromila persone, provenienti da varie parti della Sicilia, si sono radunate Sabato pomeriggio accanto al presidio No MUOS a pochi passi da c.da Ulmo, per poi proseguire in corteo fino al primo cancello della base USA, ben distante dalla zona interessata dalle parabole. Ma era nei patti: la giustizia sta facendo il proprio corso, per cui qualsivoglia azione non autorizzata sarebbe stata fuori luogo.

Buona, come al solito, la presenza degli attivisti messinesi, confluiti a Niscemi su due pullman, organizzati, rispettivamente, dal collettivo Pinelli e dal movimento Cambiamo Messina dal Basso. Presente, tra loro, sia a titolo personale che in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, l’assessore all’Ambiente Daniele Ialacqua.

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“ABUSIVO”, portava scritto la composizione di lettere che campeggiava ad apertura di corteo, sostenuta da tanti bambini, a testimonianza che sono proprio loro i primi ad opporsi  all’impianto della Marina USA, in quanto soggetti più deboli ed indifesi dinnanzi alla mancanza di “precauzione” che segna la contesa in materia di tutela della salute. E l’aggettivo utilizzato è più che mai reale, oggi, alla luce degli ultimi risvolti giudiziari.

Centinaia di piccole essenze di agave sono state lanciate dai partecipanti al corteo lungo il percorso, oltre la rete – a tratti rinforzata dal taglientissimo filo spinato tipo “israeliano”- affinché attecchiscano riportando la natura in quella che fu una splendida sughereta, adesso desertificata e scempiata da 46 antenne sostenute da tiranti d’acciaio della preesistente NRTF – Naval Radio Transmitter Facility.

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Come di consueto tra i manifestanti non è mancata una marcata simbologia, significativa della protesta e della resistenza: niscemesi come gli indiani della riserva che prima o poi scacceranno gli americani; conigli pasquali che portano a spasso un MUOS in miniatura realizzato con ombrelli e cartoni per poi mandarlo al rogo. Ma il gesto più sensazionale è stato quello conclusivo: una catena umana ha “sigillato” simbolicamente, per centinaia di metri, la base militare, a dimostrazione che il “sequestro” di quell’area, affinché sia restituita alla Riserva e quindi alla collettività, tra rabbia e speranze, è voluto innanzitutto dalla popolazione.

Orlando

Presente al corteo anche una massiccia rappresentanza dell’ANCI Sicilia con tanti sindaci della zona che indossavano il tricolore. In testa, il loro presidente, nonché sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che abbiamo avvicinato per farci rilasciare qualche dichiarazione: “Come ANCI siamo impegnati da tempo nei singoli territori – ha detto Orlando – a Niscemi contro il MUOS così come in altri luoghi contro le trivellazioni, perché entrambi rappresentano un’idea di sviluppo della Sicilia che è contraria al diritto alla salute e all’ambiente mortificato dal governo americano, nonché da quello italiano e siciliano. Contro queste scelte – ha proseguito il sindaco di Palermo –  i comuni sono accanto ai cittadini, alle comunità locali, ai movimenti e abbiamo trovato il conforto da parte della magistratura penale e amministrativa a conferma che eversive sono le scelte del governo nazionale e regionale”. Dati i suoi rapporti non certo idilliaci con Crocetta, di cui è ormai conclamato avversario politico, lo abbiamo stimolato sulle avversate scelte della Regione che riguardano Niscemi: “La ‘revoca della revoca’ è stata accolta dal TAR con una bella risata, tant’è che lo stesso l’ha dichiarata assolutamente inammissibile. In questo senso, di fatto, l’unico provvedimento che rimane è la revoca. Adesso – ha proseguito Orlando – se qualcuno vuole andare avanti su questa strada dovrà trovare le ragioni giuridiche oltre che politiche ed economiche, del tutto inconsistenti. La Sicilia non merita forme di investimento di tipo militare o petrolifero, che alimentano un’economia parassitaria, proprio quella che storicamente piace alla mafia”. E sul fronte giudiziario Orlando ripone fiducia: “Per fortuna c’è un giudice non a Berlino ma a Caltagirone…”.

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Presente in corteo anche una consistente delegazione del movimento 5 Stelle:  il deputato Gianluca Rizzo, il senatore Mario Giarruso e i deputati all’ARS Giancarlo Cancellieri e Francesco Cappello. Rizzo, assieme ad altri colleghi, qualche giorno addietro, ha visitato la base della Marina USA, avvalendosi delle sue funzioni ispettive: “All’atto della nostra visita, in virtù della sentenza del TAR del 13 Febbraio, i lavori erano fermi”, ci ha detto il deputato. “Oggi – ha proseguito – è una manifestazione di gioia dovuta anche al sequestro della magistratura. Noi siamo fiduciosi. Stiamo continuando la nostra battaglia anche in Parlamento. Adesso attendiamo il pronunciamento del CGA previsto per il 15 Aprile. Ciononostante – ha proseguito Rizzo – come movimento 5 Stelle, sia alla Camera che al Senato abbiamo presentato due mozioni scaturite dalla sentenza del TAR”. E riguardo ai rapporti con i suoi colleghi dell’ARS, abbiamo chiesto a Rizzo se stiano condividendo qualche azione contro Crocetta: “Assolutamente sì – ha detto – noi ci interfacciamo con loro molto di frequente. Giampiero Trizzino è il primo firmatario di un’altra mozione all’ARS contro il MUOS. Adesso – ha concluso il parlamentare pentastellato –  attraverso Ignazio Corrao, stiamo portando questa tematica anche in Europa. Per questo, il 22 di questo mese, avremo un incontro allargato a Bruxelles”.

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Tra gli esperti che hanno confutato sin dal primo momento la valutazione d’incidenza ambientale sulle emissioni elettromagnetiche delle parabole, redatta dalla Marina USA, denunciandone l’inattendibilità, c’è il fisico Massimo Coraddu, presente alla manifestazione. Lo stesso è anche attivista dei movimenti No Radar che in Sardegna hanno condotto e vinto battaglie molto importanti. “Siamo con la vostra lotta. In Sardegna abbiamo avuto esperienze simili. Alla Maddalena, nel 2006, gli americani volevano ingrandire la base e invece hanno dovuto abbandonarla. Negli ultimi anni – ha proseguito Coraddu – abbiamo dovuto affrontare il problema di una rete di radar destinata ad essere piazzata nei punti  più strategici dell’isola. I cantieri erano stati aperti, ma li hanno dovuti bloccare per la forte reazione della popolazione. Un’azione illegale che poi è stata ‘legalizzata’…” Il fisico cagliaritano trova quindi assonanze tra la questione sarda e Niscemi: “Da noi le piccole comunità hanno avuto ragione di un nemico tanto grande. Nessuno di quei radar è stato installato. Quando si ha voglia d’aver ragione le vie si trovano”. E Coraddu ha aggiunto una motivazione su Niscemi fino ad ora latente: “Un impianto così non può stare accanto ad una popolazione che non lo vuole, perché potrebbe renderlo insicuro. Tocca a noi convincere la controparte ad andarsene, così come è successo alla Maddalena”.

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Tra gli interventi finali, anche quello del sindaco di Niscemi, Francesco La Rosa; delle mamme No MUOS; di Elvira Cusa, del comitato di Niscemi, dei messinesi Claudio Risitano e Samadhi Lipari; della portavoce del comitato No Terna di Saponara, Rossana Giacobbe e della poetessa catanese Pamela Nicolosi, che ha letto il proprio componimento “Terra e sangue”.

 

 

Corrado Speziale

 

 

 

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