Agosto 2010, Brolo. Tra il fermento delle serate estive, i concerti sul lungomare, il Musikula e le degustazioni di vini, si inserì una manifestazione insolita, la prima edizione…. dell’Olimpiade dell’Ozio.
sarebbe da rifare!
Una giornata interamente dedicata al “non fare nulla”, ma in maniera organizzata, quasi rituale, trasformando l’ozio da vizio a virtù, da accidia a occasione di condivisione.
Il programma, ricco e sorprendente, prevedeva massaggi in spiaggia, giochi di enigmistica con i fogli della settimana enigmistica fotocopiati e distribuiti ai bagnanti sotto l’ombrellone – tra rebus. unisci i puntini e parole incrociate – tornei di carte ai tavoli de “il gattopardo -, letture dedicate, lunghe sieste sotto il sole e, naturalmente, degustazioni di vini siciliani selezionati dalle migliori cantine dell’isola.
Questo al tramonto, quando lo scoglio si trasformò in palcoscenico naturale per brindisi collettivi, mentre la villa comunale ospitava momenti di poesia e balli lenti: tanghi argentini e valzer che restituivano un’atmosfera sospesa, tra la lentezza del tempo e la passionalità della musica.
L’ozio come arte
La scelta di celebrare l’ozio, era sindaco Salvo Messina, non era solo una trovata goliardica.
L’evento si collocava in una tradizione antica e nobile che vede nel “dolce far niente” una forma di saggezza all’interno di cartellone estivo frenetico.
Già Seneca ammoniva:
“Otium sine litteris mors est” – l’ozio senza cultura è morte.
Lungi dall’essere inattività sterile, l’ozio allora era indicato come occasione di riflessione, creatività e rinascita interiore. Non a caso, in quell’edizione brolese, al “non fare” si affiancavano il vino, la poesia, la musica: elementi che invitavano a riscoprire la lentezza come spazio di pensiero. Oggi ci sarebbe stato anche l’invito a staccare telefonini, social, e altri intrattenimentio virtuali, per far “oziare” qualche ora mente e cervello.
Ultima nota … testimonial dell’evento era Homer Simpson dato che per lui, l’ozio non è inteso come pigrizia, ma come gesto di resistenza culturale alla frenesia, un invito a rallentare.
Per una volta, non vinceva chi correva di più, chi produceva di più o chi consumava di più, ma chi sapeva fermarsi, respirare e lasciarsi attraversare dal tempo.
Un monito che, a distanza di quindici anni, conserva tutta la sua forza. In un mondo sempre più convulso, l’ozio non è un lusso per pochi, ma un diritto per tutti: un atto di cura di sé e, allo stesso tempo, di resistenza collettiva.
Brolo, con quell’esperimento del 2010, seppe coglierlo e celebrarlo.
Forse sarebbe tempo di ripensarlo oggi.
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