Cronaca

BEPPE ALFANO – 33 anni dopo l’omicidio

A trentatré anni dall’omicidio di Beppe Alfano, Barcellona Pozzo di Gotto torna a fermarsi per ricordare uno dei giornalisti simbolo dell’antimafia siciliana, ucciso l’8 gennaio 1993 per le sue inchieste scomode sui legami tra criminalità organizzata, affari e potere locale.

Alfano, cronista de La Sicilia e collaboratore di diverse testate, un pssato da militante di estrema destra mai rinnegato, fu assassinato sotto casa, mentre rientrava.

Un delitto che si inserì in una stagione drammatica per l’Italia, segnata dalle stragi mafiose e da una violenza che mirava a colpire chi cercava di raccontare la verità. Le sue inchieste sui traffici illeciti, sulle cosche barcellonesi e sulle connivenze mai del tutto chiarite gli costarono la vita. Negli anni, processi e condanne hanno riconosciuto responsabilità mafiose, ma restano ancora zone d’ombra che rendono la sua storia una ferita aperta. Restano sopratutto le ferite delle meschinerie e dei depistaggi che cercano di infangarne la memoria.

Il momento centrale delle commemorazioni si svolgerà giovedì 8 gennaio alle ore 9:30, davanti alla stele a lui dedicata. L’Amministrazione comunale, le autorità civili e militari e, soprattutto, le delegazioni degli studenti si ritroveranno per la deposizione di una corona di fiori e un momento di raccoglimento. Un gesto semplice ma carico di significato, che rinnova un patto di memoria e responsabilità.

La presenza dei giovani è da sempre uno degli elementi più forti di questa giornata. Non un rituale formale, ma il segno concreto di una memoria che si trasmette, perché la libertà di informazione e il coraggio civile non restino parole vuote. La penna di Beppe Alfano, capace di scavare nei meccanismi del malaffare senza piegarsi a intimidazioni, continua a essere un modello di giornalismo d’inchiesta rigoroso e indipendente.

L’anniversario di quest’anno è però segnato da un’assenza particolarmente dolorosa: quella di Mimma Barbaro, moglie di Beppe, scomparsa lo scorso luglio.

Per oltre trent’anni è stata il volto discreto ma determinato di una battaglia incessante per la verità e la giustizia, tenendo viva la memoria del marito nelle scuole, nelle piazze, nei momenti pubblici. La sua voce ha accompagnato intere generazioni nel comprendere che la mafia si combatte anche – e soprattutto – con la cultura e la coscienza civile.

Oggi, senza la sua presenza fisica, il testimone passa definitivamente alla comunità e ai figli, ma anche a ogni cittadino chiamato a non abbassare la guardia. Il ricordo di Beppe Alfano non è solo celebrazione del passato: è un impegno che guarda al presente e al futuro, affinché la ricerca della verità non venga soffocata dall’indifferenza.

A trentatré anni dalla sua morte, Barcellona Pozzo di Gotto continua a dire che quel sacrificio non è stato vano. Perché la mafia teme più di ogni altra cosa la memoria che diventa coscienza, e la coscienza che si trasforma in azione.

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Redazione Scomunicando.it

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