Cronaca

BROLO – Catechismo e quote d’iscrizione: i genitori chiedono trasparenza, don Enzo Caruso risponde e invita al dialogo

Una lettera aperta solleva il caso dei 30 euro richiesti alle famiglie per il nuovo anno catechistico. I genitori contestano le modalità della richiesta e temono che possa creare disagio economico. Il parroco richiama il valore sociale dell’oratorio, i costi di gestione e ribadisce: «Nessuno è mai stato lasciato indietro».

Trenta euro per iscrivere un bambino al catechismo.

Dieci per l’assicurazione, venti per contribuire al mantenimento dell’oratorio. Una cifra che, al di là del suo valore economico, ha acceso a Brolo una discussione sul rapporto tra partecipazione religiosa, sostegno alle attività parrocchiali e sensibilità verso le famiglie che attraversano momenti di difficoltà. A sollevare la questione è una lettera aperta inviata alla nostra redazione da un gruppo di genitori, attraverso un loro rappresentante, che ha chiesto di mantenere riservata la propria identità pubblica per tutelare la serenità dei figli e delle famiglie coinvolte.

La segnalazione riguarda le modalità con cui sarebbero stati richiesti i contributi per l’anno catechistico in corso. Secondo quanto riferito dai firmatari, la somma complessiva di 30 euro sarebbe stata comunicata verbalmente, senza trovare corrispondenza nel modulo ufficiale d’iscrizione.

Un particolare che i genitori considerano significativo, perché introduce una questione di trasparenza e, soprattutto, di libertà nella partecipazione. «Il punto non è solo economico, ma umano e sociale», scrivono nella lettera. La preoccupazione riguarda quelle famiglie che, soprattutto in ottobre, devono già sostenere le spese scolastiche e quelle legate alle attività dei figli. Per chi ha più bambini da iscrivere, oppure attraversa una fase di difficoltà economica, il contributo può diventare un peso. Ma a preoccupare maggiormente i firmatari è la prospettiva di dover chiedere personalmente al parroco un’esenzione o una riduzione della quota, rendendo pubblica, almeno davanti a un interlocutore, una condizione familiare che si vorrebbe mantenere privata.

«Una richiesta di denaro formulata esclusivamente a voce scavalca ogni principio di trasparenza e si trasforma in una pesante pressione psicologica», sostengono i genitori, che chiedono di distinguere chiaramente il percorso catechistico da qualsiasi contributo economico destinato alle strutture parrocchiali. Nella lettera viene richiamato anche il recente riconoscimento della Bandiera Lilla ottenuto dal Comune di Brolo, assunto come simbolo di una comunità che intende promuovere accessibilità e inclusione. Secondo i firmatari, proprio questi principi dovrebbero trovare piena applicazione anche negli ambienti ecclesiali, evitando che una richiesta economica possa essere percepita come una barriera, sia pure involontaria.

I genitori precisano di non voler mettere in discussione le spese necessarie al funzionamento della parrocchia e dell’oratorio. Contestano, piuttosto, l’eventuale collegamento tra un importo fisso e l’iscrizione al catechismo, richiamando il principio della gratuità dei sacramenti e gli appelli di Papa Francesco contro la trasformazione delle attività religiose in prestazioni soggette a tariffario. La richiesta conclusiva è quella di adottare regole scritte e trasparenti, privilegiando contributi spontanei e anonimi, così da evitare qualsiasi forma di imbarazzo.

La risposta di don Enzo Caruso: l’oratorio è una casa aperta a tutti, ma mantenerlo ha un costo

La replica del parroco di Brolo, don Enzo Caruso, arriva con toni pacati, senza alimentare contrapposizioni e con la volontà di riportare la discussione sul terreno del confronto. Il sacerdote invita innanzitutto a considerare ciò che l’oratorio rappresenta per Brolo. Non soltanto un luogo destinato alla preparazione ai sacramenti, ma uno spazio educativo, di incontro e di aggregazione, nel quale bambini e ragazzi possono trascorrere parte del proprio tempo in un ambiente protetto, accompagnati dalle attività pastorali e dal prezioso servizio delle suore. Una funzione che, secondo don Enzo, merita di essere riconosciuta anche nel confronto con le realtà parrocchiali dei centri vicini. A Brolo, l’oratorio costituisce un punto di riferimento per la vita sociale della comunità, con strutture e servizi che richiedono risorse per continuare a funzionare. Locali da mantenere, utenze da pagare, ambienti da rendere accoglienti e attività da sostenere. Costi concreti, che non scompaiono e che devono trovare una copertura. Dei trenta euro richiesti, ricorda il parroco, dieci sono destinati alla copertura assicurativa dei bambini, mentre i restanti venti costituiscono un contributo alle necessità dell’oratorio. Ma è soprattutto su un punto che don Enzo intende rassicurare le famiglie: nessun bambino è mai stato lasciato indietro per ragioni economiche. Il sacerdote respinge, dunque, l’idea che la parrocchia possa trasformarsi in un luogo di esclusione. La sua esperienza pastorale, sottolinea, è improntata all’accoglienza e alla disponibilità a trovare soluzioni quando emergono situazioni particolari.

Il suo invito è a non lasciare che un problema, certamente meritevole di attenzione, diventi motivo di divisione all’interno della comunità. Piuttosto che alimentare incomprensioni o arrivare alla decisione di trasferire i figli in altre parrocchie, don Enzo auspica un confronto diretto e sereno, nel quale sia possibile ascoltare le esigenze delle famiglie e, contemporaneamente, comprendere quelle della struttura parrocchiale.

Tra il diritto alla gratuità e la necessità di sostenere l’oratorio

Le due posizioni, pur partendo da prospettive differenti, non appaiono necessariamente inconciliabili. Da una parte ci sono famiglie che chiedono chiarezza, discrezione e la certezza che nessuna difficoltà economica possa condizionare la partecipazione dei figli al catechismo. Dall’altra c’è una parrocchia che deve affrontare le spese quotidiane di una struttura con una funzione educativa e sociale che va ben oltre le ore dedicate alla catechesi.

La questione centrale, allora, non sembra essere soltanto quella dei trenta euro, ma il modo in cui viene comunicata e gestita la richiesta. Un contributo alle attività dell’oratorio può essere compreso e condiviso quando le sue finalità sono spiegate chiaramente. Al tempo stesso, la possibilità di contribuire secondo le proprie disponibilità, senza obblighi percepiti e senza dover esporre situazioni personali delicate, potrebbe rappresentare un terreno d’incontro.

Perché la solidarietà non dovrebbe trasformarsi in un motivo di disagio, così come il sostegno economico a una struttura che offre servizi alla collettività non dovrebbe essere considerato, di per sé, qualcosa di improprio. La lettera dei genitori e la risposta del parroco aprono quindi una riflessione che riguarda l’intera comunità brolese. L’oratorio ha bisogno delle famiglie per continuare a essere un luogo vivo. Le famiglie, a loro volta, hanno bisogno di sentirlo come una casa nella quale nessuno debba giustificare la propria condizione economica per essere accolto. La strada indicata da don Enzo è quella del dialogo. Quella auspicata dai genitori è la trasparenza. ED il parroco aggiunge “Ogni anno viene affisso in bacheca il bilancio consuntivo delle entrate e delle uscite annuali della parrocchia e il documento rimane per circa un mese”.

Due esigenze che possono incontrarsi, senza vincitori né vinti, nell’interesse dei bambini. Perché il valore di una comunità, religiosa o civile che sia, si misura anche nella capacità di affrontare le difficoltà senza perdere il senso dell’accoglienza.

Il parroco brolese aggiunge a chiusura: Sto affrontando la questione, spero, con la dovuta diligenza e con carità pastorale, consapevole che oltre le parole vi è una realtà complessa che va indirizzata, per rimanere nell’unità. Puyntualizza ancora che le 20€ non sono una reale quota d’iscrizione, perché, in ogni caso, anche davanti a chi fosse in difficoltà e non può darle, i servizi della parrocchia sono offerti a tutti e senza condizioni. Sulla non esposizione dei genitori ( la lettera in redazione è ovviamente foirmata e documentata) lui dice “Come parlare con un soggetto che non ha nome e né volto? L’anonimato è davvero giustificato dalla serenità dei bambini? Quando mai, nel dialogo col, parroco, una persona corre il rischio di venire esposta al pubblico?” e poi sottolinea che c’è un errore di interpretazione giuridica.” I sacramenti sono gratuiti e non è lecito applicare tariffari di nessun tipo. I servizi pastorali sono le attività che la parrocchia, come organizzazione alla pari delle altre, promuove con dei costi. E la chiesa deve poter chiedere ai propri fedeli aiuto. E un suo diritto. E se alcuni fedeli non sono in grado di contribuire, è la chiesa che deve venire loro incontro, senza se e senza ma. Nessuna famiglia o persona dovrebbero sentire disagio a bussare alla porta del proprio parroco”. E conclude: La discussione sulle 20€ e l’inclusività appare troppo artificioso.

La lettera aperta del gruppo di genitori di Brolo- versione integrale –  “La richiesta verbale di denaro mina l’inclusione e crea imbarazzo nel catechismo”.

Spettabile Redazione,
siamo un gruppo di genitori di Brolo e sentiamo il dovere di sollevare pubblicamente una riflessione che tocca da vicino la dignità delle famiglie del nostro territorio, in un mese – come quello di ottobre – già pesantemente gravato dalle spese per il rientro a scuola e le attività dei nostri figli.
In occasione delle iscrizioni al nuovo anno di catechismo presso la parrocchia locale, a noi genitori è stata richiesta a voce una cifra complessiva di 30 euro a bambino (10 euro per la quota assicurativa obbligatoria e ben 20 euro destinati, a detta del parroco, al mantenimento delle strutture dell’oratorio). Esaminando con attenzione il modulo ufficiale di iscrizione, abbiamo constatato che non vi è riportata alcuna menzione scritta a questa cifra.
Il punto non è solo economico, ma umano e sociale. Una richiesta di denaro formulata esclusivamente a voce scavalca ogni principio di trasparenza e si trasforma in una pesante pressione psicologica. Crea barriere anziché inclusione, generando nelle famiglie un profondo senso di imbarazzo. Chi si trova in un momento di momentanea ristrettezza economica o ha più figli da iscrivere, si ritrova davanti a un bivio ingiusto: pagare una cifra che pesa sul bilancio familiare o subire l’umiliazione di dover andare di persona dal parroco a esporre il proprio privato e le proprie difficoltà finanziarie per richiedere uno “sconto” o una soluzione di esonero.
Fa riflettere, tra l’altro, il paradosso che si viene a creare sul nostro territorio: proprio quest’anno il Comune di Brolo ha ottenuto il prestigioso riconoscimento della Bandiera Lilla per l’accessibilità e l’inclusione sociale, dimostrando la volontà della comunità civile di abbattere ogni barriera e accogliere tutti senza distinzioni. È doloroso constatare come, di contro, proprio all’interno della comunità ecclesiale si rischi di erigere una barriera economica invisibile ma pesantissima, che produce l’effetto opposto a quel principio di totale inclusione di cui il nostro paese vuole farsi promotore.
In una piccola comunità, l’atto di dover giustificare la propria condizione economica davanti a un’autorità per poter iscrivere un figlio a un sacramento crea un disagio profondo che molte famiglie preferiscono evitare, arrivando persino a rinunciare al percorso o a cambiare parrocchia.
Nessuno di noi contesta gli alti costi di gestione che una parrocchia deve affrontare per mantenere vivi e riscaldati i locali parrocchiali. Tuttavia, legare la catechesi a un contributo fisso contrasta apertamente con le stesse direttive del Magistero della Chiesa e con i ripetuti appelli di Papa Francesco, che ha sempre condannato ogni forma di “tariffario” parrocchiale, invocando la totale gratuità nell’accesso ai sacramenti. Anche le linee guida della Diocesi di Patti hanno sempre promosso una pastorale inclusiva e trasparente. Riteniamo quindi inaccettabile che il sostentamento di una struttura venga legato all’iscrizione al catechismo dei bambini, un percorso che deve rimanere rigorosamente gratuito, universale e slegato da logiche di cassa.
Chiedere quote fisse a voce fa crollare il principio di inclusione e ferisce la dignità delle persone. Auspichiamo che questa nostra segnalazione apra un confronto sereno ma franco. Chiediamo che si torni alla trasparenza delle regole scritte e a una reale libertà di offerta spontanea e anonima, affinché la parrocchia di Brolo torni a essere un luogo accogliente ed equo per tutti, nessuna famiglia ed ogni singolo bambino esclusi.
Lettera firmata da un gruppo di genitori di Brolo
Redazione Scomunicando.it

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