A Brolo, negli ultimi giorni, il dibattito pubblico – soprattutto sui social – si è riacceso attorno a un tema tanto concreto quanto simbolico: il taglio degli alberi dentro e attorno alla Villa comunale. Una vicenda che, ancora una volta, riporta al centro la questione del rapporto tra riqualificazione urbana, sicurezza e tutela del paesaggio.
Le prese di posizione ufficiali non sono mancate.
Ex amministratori e consiglieri di opposizione hanno espresso critiche e perplessità sull’abbattimento di pini e di altre essenze considerate ormai parte della memoria del luogo. Il confronto politico, con le dichiarazioni e le puntualizzazioni del sindaco dunque, si è acceso. Ma, al di là delle dichiarazioni istituzionali, ciò che colpisce è soprattutto il clima che si respira sui social: i commenti esistono, certo, ma spesso restano confinati nei messaggi privati, nelle chat o nelle conversazioni informali. Pubblicamente, invece, il dibattito appare sorprendentemente più tiepido e relegato alle solite “tifoserie”.
I post che circolano online – se si contano algebricamente, sembrano andare quasi tutti nella stessa direzione: condannano la scelta di capitozzare o abbattere gli alberi. Le motivazioni spaziano da quelle ambientaliste a considerazioni più tecniche sulla gestione del verde urbano. Tuttavia, a ben guardare, le voci realmente riconducibili alla comunità brolese – sia quelle critiche sia quelle favorevoli agli interventi – sembrano numericamente inferiori rispetto a quelle di chi commenta da fuori paese.
Un dato che, rispetto a quanto accadeva in passato, fa riflettere.
C’è stato un tempo – non troppo lontano – in cui la vita sociale e politica di Brolo sui social era molto più vivace. Interventi quotidiani, profili anonimi o semi-anonimi, commentatori più o meno politicizzati, gruppi e comitati pronti a dire la loro su ogni questione cittadina. Era una sorta di forum permanente, una vera agorà digitale. Spesso aspra nei toni, talvolta velenosa, ma comunque capace di far emergere umori, idee, contraddizioni e bisogni di una comunità. In quella piazza virtuale si rifletteva, nel bene e nel male, lo stato d’animo di un paese.
Ed è proprio in quell’agorà che aveva trovato spazio anche un personaggio diventato quasi leggenda: “Cittadino Curioso”.
Quando oggi qualcuno dice, con una punta di ironia, “ci manca Cittadino Curioso”, il riferimento è proprio a quel profilo simbolo del dissenso social. Non era il massimo della trasparenza – e sia chiaro, i volti scoperti restano sempre preferibili – ma era spesso arguto, informato e pungente. A volte dava l’impressione di conoscere dinamiche e retroscena come se fosse seduto nella stessa stanza di chi amministrava al tempo o dietro la porta. E, dettaglio non irrilevante, scriveva anche con una certa cura della lingua. Oggi, invece, il silenzio pubblico appare quasi assordante. Non perché manchino opinioni, ma perché sembrano restare sottotraccia.
Viene spontaneo chiedersi cosa sia cambiato. Cosa abbia smorzato quell’energia che, nel bene e nel male, animava le “primavere social” di Brolo. Forse – verrebbe da dire con un sorriso ottimista – va tutto così bene che non c’è più bisogno di polemizzare. Forse davvero la città ha trovato un equilibrio e la tensione del confronto si è naturalmente attenuata. Se così fosse, non potremmo che esserne felici.
Nel frattempo, però, mentre le discussioni restano spesso nelle chat private, l’ultimo ramo dei pini della villa cade. E con esso sembra ridursi anche la dimensione pubblica del confronto civico. Il punto vero, in fondo, non è essere favorevoli o contrari al taglio degli alberi. In molti casi interventi di abbattimento possono essere inevitabili, soprattutto quando entrano in gioco problemi di sicurezza, stabilità o malattie delle piante – come ha spiegato lo stesso sindaco Giuseppe Laccoto nelle ultime ore.
La questione è un’altra: accompagnare le decisioni tecniche con informazione, trasparenza e confronto.
E il tema diventa ancora più delicato in una fase in cui Brolo si avvicina a passaggi importanti, come l’adozione del nuovo piano regolatore. Coinvolgere la comunità significa riconoscere che gli spazi pubblici – piazze, parchi, ville – appartengono simbolicamente a tutti. Quando si interviene su luoghi carichi di memoria collettiva, come la villa comunale o come potrebbe essere, in prospettiva, anche piazza Roma, la partecipazione può trasformare una polemica in un’occasione di confronto costruttivo. Gli strumenti non mancano: assemblee pubbliche, incontri con tecnici, pubblicazione dei progetti e delle relazioni tecniche, percorsi di progettazione partecipata.
Spiegare perché si interviene, chiarire i rischi o le necessità, affiancare agli abbattimenti nuove piantumazioni o progetti di valorizzazione del verde urbano: tutto questo può contribuire a costruire consenso e fiducia. Perché una comunità informata discute, critica, ma soprattutto partecipa. E forse, in fondo, ciò che oggi manca non è davvero “Cittadino Curioso” o il suo alter-ego Gino Mirenda.
Quello che sembra mancare è piuttosto quello spirito di confronto – a volte ruvido ma vivo – che rende una città davvero partecipe del proprio destino.
Senza paure.









