BROLO – Preoccupazione ma nessun allarmismo dopo la segnalazione di alcuni casi di scabbia
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BROLO – Preoccupazione ma nessun allarmismo dopo la segnalazione di alcuni casi di scabbia

La situazione, secondo quanto trapela dagli ambienti scolastici e sanitari, è attentamente monitorata e al momento non si registrano condizioni tali da richiedere interventi urgenti o straordinari.

Preoccupazione ma nessun allarmismo dopo la segnalazione di alcuni casi di scabbia in ambito scolastico.

La dirigente scolastica Maria Ricciardello si è immediatamente attivata, allertando la catena di comando e informando tempestivamente sia i presidi sanitari sia quelli scolastici competenti.

Contestualmente è stata avviata un’attività informativa rivolta ai docenti, invitati a comunicare agli studenti e alle rispettive famiglie le corrette misure di profilassi e prevenzione previste in questi casi. L’obiettivo principale resta quello di affrontare la situazione con la massima attenzione ma senza creare inutili allarmismi. La scabbia, infatti, pur essendo una malattia che negli anni passati si riteneva quasi del tutto debellata, negli ultimi tempi sta facendo registrare nuovi casi soprattutto tra i più giovani, non solo nel comprensorio brolese ma anche in diverse altre realtà della provincia di Messina.

Gli esperti ricordano come la patologia possa essere trattata efficacemente attraverso specifiche, quanto semplici, terapie e adeguate misure igienico-sanitarie, evitando così ulteriori diffusioni.

La scuola, nel frattempo, continuerà a seguire costantemente l’evolversi della situazione in stretto raccordo con le autorità sanitarie competenti, mantenendo alta l’attenzione ma senza modificare, almeno al momento, il normale svolgimento delle attività didattiche.

La scabbia

Negli ultimi anni si sta registrando un ritorno della scabbia anche in Italia, con numerosi casi segnalati soprattutto tra bambini, adolescenti e persone che vivono o frequentano ambienti comunitari come scuole, case di riposo e strutture collettive. Una malattia che molti ritenevano ormai quasi scomparsa, ma che oggi torna a far parlare di sé per la rapidità con cui può diffondersi.

La scabbia, conosciuta anche come “rogna”, è una malattia infettiva della pelle causata da un minuscolo parassita chiamato Sarcoptes scabiei, un acaro invisibile a occhio nudo che scava piccoli cunicoli nello strato superficiale della pelle dove depone le uova. È proprio l’attività del parassita a provocare i sintomi più comuni: prurito intenso, soprattutto nelle ore notturne, arrossamenti, piccoli puntini rossi e lesioni cutanee lineari.

Contrariamente a quanto si pensa, la scabbia non è legata alla scarsa igiene personale. Può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso o dalle condizioni sociali. Il contagio avviene prevalentemente attraverso contatti stretti e prolungati con persone infette, ma anche tramite lenzuola, asciugamani, vestiti o oggetti contaminati.

Negli adulti la malattia si manifesta soprattutto su polsi, mani, gomiti, ascelle, addome e genitali. Nei bambini e negli anziani, invece, può interessare anche viso, cuoio capelluto, collo, palmi delle mani e piante dei piedi.

Gli esperti spiegano che il periodo di incubazione può durare dalle due alle sei settimane nel primo contagio, mentre chi ha già avuto la malattia può sviluppare i sintomi nel giro di pochi giorni.

Fondamentale è la diagnosi precoce. In caso di sospetto è necessario rivolgersi al dermatologo o al medico curante, che potrà confermare la presenza dell’acaro tramite visita clinica e specifici controlli dermatologici.

La cura della scabbia avviene principalmente attraverso creme e lozioni antiparassitarie a base di permetrina, benzoato di benzile o crotamitone. Il trattamento deve essere eseguito seguendo attentamente le indicazioni mediche e spesso va ripetuto dopo una settimana. In alcuni casi particolari, soprattutto nei pazienti immunodepressi, possono essere prescritti farmaci per via orale.

Oltre alla terapia farmacologica è indispensabile sanificare gli ambienti domestici. Lenzuola, asciugamani, vestiti e indumenti devono essere lavati ad almeno 60 gradi. Gli oggetti che non possono essere lavati possono essere chiusi in sacchetti di plastica per alcuni giorni, poiché il parassita sopravvive poco lontano dal corpo umano.

Anche dopo la cura il prurito può persistere per alcune settimane. Si tratta spesso di una normale reazione infiammatoria della pelle e non necessariamente della presenza ancora attiva del parassita.

Secondo i dermatologi, negli ultimi anni in Italia si è registrato un aumento significativo dei casi. La Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse ha evidenziato un incremento importante delle segnalazioni soprattutto dopo il periodo pandemico, con picchi registrati in diverse regioni italiane.

Per prevenire il contagio gli specialisti consigliano di evitare contatti ravvicinati con persone infette, seguire attentamente le indicazioni sanitarie e intervenire tempestivamente ai primi sintomi. La scabbia, infatti, pur essendo molto contagiosa, può essere completamente debellata se affrontata rapidamente e nel modo corretto.

27 Maggio 2026

Autore:

redazione


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