Un manifesto, non lungo ma pesante nei contenuti, nessun errore, dosato nei termini, tra sciabola e fioretto, ma certamente pieno di accuse.
Senza firma.
Enza Maccora, il sindaco, ne aveva parlato durante i lavori consiliari di sabato passato.
Ne aveva denunciato lo stile, sottolineato la vigliaccheria politica di chi non ci mette la faccia.
E chi potrebbe dargli torto.
Un anonimo, che forte di ciò, aveva toccano – impunemente – professionalità consolidate, fatti nomi, denunciato situazioni, per certi versi fatto anche dietrologia.
Nessuno comunque l’aveva ancora letto, neanche la minoranza che ne aveva richiesto copia al sindaco.
Ma l’anonimo vuole spazio, vuol rubare platea e palcoscenico.
Quindi in un modo o nell’altro il volantino viene fuori, affiora su facebook, passa di mano in mano in piazza, svela i suoi contenuti. i nomi sussurati diventano inchiostro su carta, ipotizza reati e stila le classifiche del dissenso.
Un “je accuse” tra il politico e l’affaristico.
Un “je accuse” anonimo, ma che dà l’impressione che chi scrive è ben informato e si muove agibilmente, con destrezza, tra le cose del comune.
Scrive come “un corvo”, ma potrebbe essere un “gatto da palazzo”.
Ed è forse questo l’aspetto più inquietante di quel manifesto anonimo, che essendo tale, non abbiamo voluto pubblicare.
Dietro l’attacco contro l’amministrazione e la cattiva politica c’è la mano, il disegno, la voglia di chi, essendo profondo conoscitore delle “segrete carte” non si rassegna a perdere qualche privilegio?
Di certo chi l’ha scritto, o gli autori del manifesto che potrebbe essere stato complilato a più mani, sono stati tempisti.
Sabato mattina, prima del consiglio comunale, alle otto era già affisso, pioggia o non pioggia.
Solo una denuncia o un messaggio? Per avere risposte? Cosa e da chi?
Ed allora anche le attenzioni a chi fa opposizione dentro e fuori l’amministrazione comunale potrebbe essere una cortina fumogena, messa in atto dalla “casta” che difende interessi, privilegi?
Anzi spesso è chiamato a fargli da “cane da guardia” per conto dei cittadini e della verità. Per questo la legge lo libera da autorizzazioni e pastoie in odor di censura e lascia al lettore ogni giudizio.
Di suo – conclude – deve solo tenere la schiena dritta“.
Ed intanto, a Sinagra, Daniela Spanò – vicepresidente del consiglio comunale – si domanda e chiede di sapere i “costi” dei dirigenti, dei capi area, di coloro che tessono rapporti con l’amministrazione offrendo consulenze.
Nessun riferimento, ma anche questa è una “casta”, come in ogni piccolo o grande ente locale.
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