Cultura

CONTRIBUTI – Lingua e dialetto Siciliano… l’intervista a Girolamo Caracausi a cura di Bent Parodi

Riportiamo il testo di un articolo del Giornale di Sicilia, datato ma attualissimo, è del 1983, richiamato nello scritto di Nino Lo Iacono, in merito alla “lingua pattese”.

Girolamo Caracausi 65 anni , sposato, due figli è professore straordinario di Glottologia presso al Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo, Direttore dell’Istituto di Filologia e linguistica, lo studioso palermitano ha alle spalle una severa formazione scientifica dei cui esiti testimoniano le sue ricerche stimolanti e i suoi saggi sugli arabismi e le incidenze greco/romane nella formazione del dialetto siciliano, è in corso di stampa  un suo volume sugli arabismi medievale.
Come Organizzatore del convegno “Tre Millenni di storia  linguistica della Sicilia” e, più ancora come caposcuola di glottologia a Palermo, Caracausi sintetizza in questa intervista , alcuni dei temi trattati al congresso e il contributo della Sicilia allo sviluppo degli studi linguistici in Italia.
IN CHE MISURA UNA LINGUA E LE SUE VARIE FORME POSSONO CONTRIBUIRE ALLA COSTRUZIONE DI UNA CIVILTA’, IN DEFINITIVA A”FARE STORIA”
Se la lingua che veicola  e rappresenta nelle sue strutture formali gli aspetti multiformi e costantemente mutevoli di una società, tende sempre ad adeguarsi ad ogni pur minima variazione di essa, è chiaro che storia della lingua e storia della cultura procedono in quasi perfetto parallelo e che la conoscenza dell’una illumina i lati oscuri dell’altra.
QUAL è STATO L’APPORTO PIU’ CONSISTENTE ALLA FORMAZIONE DEL DIALETTO SICILIANO?
Decisamente la componente romanza, più precisamente quella di diretta discendenza latina, benchè non siano affatto trascurabili , per quanto concerne in particolare, il tesoro lessicale gli elementi di origine greca , araba, galloromanza ed anche gallo italica.
E però necessario precisare che sulla provenienza del patrimonio linguistico  latino,cioè sulla modalità e l’estensione della sopravvivenza del latino in Sicilia, ovvero sulle sue capacità di sopravvivenza all’arabizzazione dell’isola, sussistono dubbi che ci costringono a cercare e a definire meglio di quanto fin’ora non si sia fatto, la natura e la provenienza degli apporti esterni, in particolare dal sud della penisola, a quel processo formativo che, in termini perentori, è stato definito da taluno come “neoromanizzazione” della Sicilia.
QUANDO E COME PUO’ FISSARSI L’ATTO DI NASCITA DEL DIALETTO SICILIANO?
La risposta  a questa domanda implicherebbe, intanto, una più precisa risposta a quella precedente.
Possiamo, comunque, essere certi che nel XII secolo esisteva un  volgare siciliano.
Ne Fanno fede alcune sparute testimonianze linguistiche sparse in documenti latini, greci o arabi, a cui aggiungere una precisa testimonianza dell’anno 1133.
Un testo latino di quell’anno ci informa che i cittadini di Patti, udito  il contenuto di un certo documento scritto in latino, e dopo che questo fu spiegato loro in volgare, tennero consiglio.
QUANDOE COME è NATO IL CENTRO D STUDI FILOLOGICI E LINGUISTICI SICILIANI ? QUALI LE SUE REALIZZAZIONI E I SUOI PROGRAMMI?
Il centro è nato  nel 1951 per iniziativa del  benemerito e compianto Ettore Li Gotti , si è conquistato ampio credito internazionale con la pubblicazione, a cura dei migliori filologi italiani,di antichi testi siciliani e di un Bollettino di alto prestigio scientifico, mentre è in avanzato stato di redazione il fondamentale vocabolario siciliano, il cui materiale cominciò a raccogliere, nell’archivio catanese, il defunto Giorgio Piccitto.
Proprio nel corso di quest’anno , il catalogo del centro si arricchirà di nuove ed importanti voci , essendo in corso più o meno avanzato di stampa, varie opere di cui almeno cinque disponibili entro quest’anno.
COME SI VA TRASFORMANDO IL NOSTRO DIALETTO?
CHIARAMENTE VA VERSO UN SEMPRE MAGGIORE ADEGUAMENTO ALLA LINGUA NAZIONALE , SPECIALMENTE NEL CAMPO DEL LESSICO, NEL QUALE SI ASSISTE AD UNA PROGRESSIVA SICILIANIZZAZIONE di termini della lingua.
Sicchè tutti diciamo ormai Fazzulettu quello che ancora i nostri nonni chiamavano muccaturi.
Purtroppo ne consegue, come ben s’intende, una costante attenuazione di tratti  specifici della cultura regionale, una costante perdita di identità al cui valore negativo s’è cominciato forse tardivamente a tentare di mettere a  riparo
BENT PARODI
Articolo di riferimento

Redazione Scomunicando.it

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