Ma accanto a questa normalità, arrivano le immagini di altri bambini, meno fortunati, lontani e vicini, che invece la vita la perdono o la vivono nella paura. Vittime di guerre, di ingiustizie, di decisioni prese dagli adulti che, troppo spesso, dimenticano il valore della fragilità e dell’innocenza.
“Ogni giorno mi chiedo il perché di tutto questo – racconta Barbara, madre di Mattia e Carlotta, che dalla su esperienza è stata ispiratrice del creare la Fondazione – e non trovo risposte. Posso solo scrivere, esternare il dolore, rifugiarmi nella preghiera”.
Da questa riflessione nasce il senso più profondo dell’associazione: dare voce a chi voce non ha, trasformare il dolore in impegno, la preghiera in azione. Una Fondazione che vuole che il pensiero di una madre non resti solo un grido silenzioso, ma diventi un invito a costruire comunità più giuste, più attente ai bambini, capaci di difendere davvero la vita e la speranza.
Perché la speranza sia che nessun bambino dovrebbe conoscere la guerra, la violenza o la privazione. E perché ogni madre, ovunque nel mondo, possa guardare i propri figli con la stessa certezza: l’amore e la pace sono un diritto, non un privilegio.