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DARIO FO AL QUIRINALE – Ci piace un “Nobel”, Artista e Guitto, al Colle!

 

« Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi. »
(Motivazione del Premio Nobel a Fo, per la letteratura, nel 1997)

 

“E’ un Nobel famoso nel mondo, è un ragazzo che ha capito il nostro movimento”.

Grillo rompe l’assedio “Dario Fo presidente della Repubblica”. “Il presidente della Repubblica? Io ho un’idea personalissima. Vorrei Dario Fo, un Nobel famoso nel mondo, un  uomo di una lucidità fantastica, una ragazzo che ha parlato con i ragazzi del nostro movimento e ha capito.

“Ringrazio Grillo, ma sono vecchio”

Il Premio Nobel, proposto dal leader del M5S come possibile futuro capo dello Stato, si schermisce e si tira fuori: “Un gesto simpatico, ma ho 87 anni e tanti impegni”.

Poi dà un consiglio al Movimento: “Beppe collabori con il Pd come in Sicilia”

Fo poi precisa: “Siamo nella giocosità. Quello di Beppe è un gesto simpatico, ma per poter fare quel lavoro di presidente della Repubblica bisogna avere un’altra età. Capisco che al Colle capitano sempre i vecchi a realizzare quel lavoro, ma poi una volta lassu hanno talmente tanti impegni che ci vogliono forze adeguate per portarlo a compimento.

E poi dovrei lasciare i lavori che faccio ora, soprattutto insegnare ai giovani a recitare…”.

Il premio Nobel ha comunque parole di gratitudine. “Ringrazio Beppe – dice – il suo è un pensiero pieno di affetto e di stima, che ricambio. Ora sono tutti morbidi e gentili con lui e il Movimento.

Fino a poco tempo fa erano solo insulti e infamie”.

Dopo lo straordinario successo del M5S, Fo non rinuncia però a suggerire a Grillo una possibile strategia politica. In particolare sull’ipotesi di un’alleanza del movimento con il centrosinistra:

“Non parlerei di alleanze ma di progetti. Come sta succedendo in Sicilia, il Movimento 5 Stelle può e deve dare un sostegno, se il progetto è condivisibile”, precisa il drammaturgo.

“Ci sono temi e questioni del Movimento che sono anche nell’agenda del Pd – rimarca ancora Fo – ma tocca a Bersani fare un passo. Non si tratterebbe però di inciucio, ma di lavorare come hanno fatto in Sicilia dove Pd e Movimento 5 Stelle hanno deciso di realizzare insieme cose importanti”.

Si, ci piace quest’idea di Grillo, come abbracceremmo quella di un Benigni al Colle alla pari di quando, Maurizio Costanzo, vent’anni fa, lanciò la proposta di una Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica… la prima donna.

Ci piace Fò per l’artista e per l’uomo che è, controverso, contradittorio, “fascista” rosso e nero, cresciuto in una famiglia intellettualmente vivace, borghese e proletario che afferma “Aderii alla Rsi per ragioni più pratiche: cercare di imboscarmi, portare a casa la pelle” – Dichiara lo stesso Fò dove, a quel tempo indossò la divisa da paracudista, per poi “tornai nelle mie valli, cercai di unirmi a qualche gruppo di partigiani, ma non ne era rimasto nessuno”.

Non ha studi,  ha 2 anni più dell’attempato Napolitano, ma certamente è più vivo, sanguigno, italiano, meno ingessato in insulsi paltò, è un artista ed ha una storia personale emblematica di certa italianità.

Si arruolò, infatti, nei Parà della Repubblica di Salò, un passato difficile da gestire,  ed anche al tempo era in buona compagnia, Vianello, Albertazzi, Pratt, Ameri, Bartali, Walter Chiari, Marcello Mastroianni, Salvo Randone, Luciano Salce, Enrico Maria Salerno, Giovanni Spadolini e Ugo Tognazzi , ha partecipato alla guerra dalla parte dei più mussoliniani d’Italia, i vinti.

E’ un’artista “visionario”, in grado di grandi ‘coup de théâtre’, potrebbe essere davvero il Presidente di tutti gli Italiani!

È famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale, e per l’impegno politico nell’area di sinistra, anche negli anni di piombo.

Allora fu tra gli esponenti, con la moglie Franca Rame, del Soccorso Rosso Militante.

Nel 2007 figurava al settimo posto nella lista dai cento maggiori geni viventi commissionata a un panel di esperti in creatività e innovazione dal quotidiano britannico The Daily Telegraph.

 

da wikipedia.

Compiuti gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, dal 1950 Fo cominciò a lavorare per la RAI come attore e autore di testi satirici, conobbe la censura televisia, ed il successo della critica e della “piazza”.

Ha avuto un atteggiamento critico verso quello che lui denominava “teatro borghese”, Fo recitava in luoghi alternativi quali piazze, case del popolo, fabbriche: luoghi dove egli poteva trovare un pubblico diverso da quello tipico dei teatri, un pubblico che era composto soprattutto dalle classi subalterne e che normalmente aveva meno opportunità di accesso agli spettacoli teatrali

Il 1º ottobre 1969, a La Spezia, Fo portò per la prima volta in scena, con grande successo, la “giullarata” Mistero buffo; egli, unico attore in scena, recitava una fantasiosa rielaborazione di testi antichi in grammelot, traendone una satira tanto divertente quanto affilata. Il grammelot, linguaggio teatrale che si rifà alle improvvisazioni giullaresche e alla successiva Commedia dell’arte, è costituito da suoni che imitano il ritmo e l’intonazione di uno o più idiomi reali con intenti parodici. Nel caso specifico di Mistero buffo, il linguaggio utilizzato da Fo era una mescolanza dei vari dialetti della Pianura padana.

Mistero buffo costituisce, per certi versi, il modello di quel quasi-genere che si è soliti definire “teatro di narrazione”. Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta, Fo si schierò con le organizzazioni extraparlamentari di estrema sinistra e fondò il collettivo La Comune, attraverso il quale tentò con grande passione di stimolare il teatro di strada.

Al 1970 risale Morte accidentale di un anarchico, opera che segna il ritorno di Fo alla farsa ed all’impegno politico; era chiaramente ispirata al caso della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli ma, per evitare la censura, ufficialmente si ispirava ad un evento analogo avvenuto negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo. Nell’opera, Luigi Calabresi è il dottor Cavalcioni, che posiziona gli interrogati a cavalcioni di una finestra, accreditando l’ipotesi (poi smentita dall’inchiesta della magistratura, fra numerose critiche protrattesi nel tempo), della defenestrazione dolosa dell’anarchico.

Sul caso Pinelli, tra l’altro, Fo firmò una lettera aperta, pubblicata dal settimanale L’Espresso nel giugno 1971. Nel 1973 la casa editrice Bertani pubblicò ‘’Mistero Buffo’’. Nel 1974 l’Einaudi pubblicò parte delle commedie di Fo.

Pochi anni dopo Fo, insieme alla moglie Franca Rame, tornò in televisione con un programma chiamato Il teatro di Dario Fo (in onda su Rete 2, a partire dal 22 aprile 1977, ore 20.30). La serie di trasmissioni avrebbe permesso al futuro premio Nobel di far apprezzare i propri lavori più recenti ad un’ancor più vasta schiera di persone – vasta come solo la platea televisiva poteva essere. Nel programma vennero proposte tutte le pièce registrate alcuni mesi prima nella Palazzina Liberty dell’antico Verziere di Milano.

I titoli delle pièce erano: Mistero Buffo, che apriva la serie; Settimo: ruba un po’ meno; Ci ragiono e canto; Isabella, tre caravelle e un cacciaballe; La signora è da buttare; Parliamo di donne, quest’ultima interpretata dalla sola Franca Rame. A ribadire la fama trasgressiva o addirittura sovversiva della coppia Fo-Rame (fama che di fatto aveva costretto la coppia ad abbandonare la televisione nei primi anni sessanta), Il teatro di Dario Fo, e soprattutto Mistero Buffo, attirò l’attenzione del Vaticano che, per bocca del cardinale Ugo Poletti, reagì molto duramente ai modi e al linguaggio con cui nel programma si trattavano certi temi e personaggi religiosi o, più in particolare, ecclesiastici.

Una curiosità: anche se autore dei testi di molte canzoni (soprattutto per Enzo Jannacci), l’unica volta in tutta la sua carriera in cui Fo si è trovato nella hit parade dei 45 giri, anche se fra le posizioni più basse, è stata con la sigla del programma Il teatro di Dario Fo (sigla intitolata ironicamente “Ma che aspettate a batterci le mani?”).

Il 18 novembre 1978, al Teatro Ponchielli di Cremona, debuttò Histoire du soldat di Igor Stravinskij, con la direzione di Claudio Abbado e la regia di Dario Fo. L’allestimento, realizzato da Fo in occasione del bicentenario del Teatro alla Scala di Milano, richiese più di trenta mimi e un grande palcoscenico, con un’apertura di almeno sedici metri, sul quale fu collocata una scena mobile, che gli interpreti dovevano spostare e ricomporre di volta in volta da soli.

Successivamente, lo stesso spettacolo fu replicato nei teatri di altre città italiane.

Il 14 marzo 1987, al Muziektheater di Amsterdam, si tenne la prima del Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini con regia, scenografia e costumi di Dario Fo. L’allestimento di Amsterdam fu poi ripreso da svariati teatri italiani ed europei, non ultima l’Opéra Garnier di Parigi nell’estate 1992.
Gli anni ottanta e novanta

Il teatro di Fo permette di cogliere l’attualità anche in argomenti che a prima vista ne sono lontani; altra caratteristica è l’anticlericalismo. Entrambi gli elementi si ritrovano nella commedia Il papa e la strega. Fo la scrisse durante l’estate 1989, quando (fuori e dentro le aule del Parlamento italiano) ferveva il dibattito sulla lotta alla droga e sulla necessità o meno di una riforma della legge n. 685 del 22 dicembre 1975 in senso maggiormente repressivo. La riforma, sponsorizzata dal governo Andreotti, suscitava posizioni ambivalenti nel Partito Socialista Italiano (malgrado proprio quest’ultimo fosse il partito di Giorgio Casoli, relatore della riforma stessa, e avesse svariati ministri nell’esecutivo), ma soprattutto era avversata dagli antiproibizionisti (che la giudicavano controproducente).

Nella commedia di Fo, il cui impianto è, come al solito, farsesco, viene fatta oggetto di satira la miopia mostrata dal governo nello sponsorizzare la riforma con l’appoggio della Chiesa.

Sempre nel 1989, la sua satira del servilismo ha un tassello in più nella curiosa partecipazione allo sceneggiato TV I promessi sposi di Salvatore Nocita, dove Fo interpreta a suo modo il dottor Azzeccagarbugli. Particolare: in questa trasposizione filmica del romanzo di Alessandro Manzoni gli attori, fra molte polemiche, recitano tutti in inglese (compreso Alberto Sordi, nella parte di don Abbondio): l’unico a rifiutarsi è lo stesso Fo, che per questo conserverà il ruolo nell’edizione italiana, verrà sostituito da John Karlsen in quella internazionale.

Il 1992 fu l’anno della celebrazione dei cinque secoli dalla scoperta dell’America e Fo la raccontò alla sua maniera in Johan Padan a la descoverta de le Americhe dove un povero della provincia bergamasca, cercando di sfuggire all’Inquisizione scappa da Venezia per approdare in Spagna e giungere infine, con una serie di vicende, nel nuovo mondo. Qui Fo, per proporre una rilettura della storia alternativa a quella ufficiale, utilizza lo stratagemma dell’eroe per caso che ha il suo piccolo ruolo in una vicenda più grande di lui. Sono molti i punti in comune con Mistero buffo: anche qui si utilizza un divertente grammelot padano-veneto, in un testo dove il messaggio stesso è divertente, in una favola dove il comico fornisce il suo dissacrante punto di vista del mondo. Anche in questo caso Fo è solo in scena interpretando tutti i personaggi (sul Johan Padan si veda il contributo di Christopher Cairns nel volume Coppia d’arte – Dario Fo e Franca Rame riportato nella bibliografia conclusiva).

Dopo il premio Nobel: teatro, collaborazioni, le primarie di Milano ed è storia di oggi l’appoggio al MoVimento 5 Stelle

Il 29 gennaio 2006 Fo ha partecipato alle elezioni primarie dell’Unione per designare il candidato a sindaco di Milano, ottenendo il 23,1% dei voti e piazzandosi perciò secondo, dopo il vincitore Bruno Ferrante: la campagna del premio Nobel per le primarie è raccontata dal documentario Io non sono un moderato di Andrea Nobile. Alle consultazioni comunali del capoluogo lombardo, quello stesso anno, Fo ha poi lanciato una propria lista civica, che ha ottenuto appena il 2,12% dei consensi, sufficienti comunque a farlo eleggere consigliere comunale. Per sostenere la sua candidatura a sindaco, il 26 aprile 2006 è stato organizzato all’Area 51 di Milano uno show, intitolato Rock ‘n’ Fo, che ha visto protagonisti diversi giovani artisti, tra cui il cantautore Gabriele Savasta e la rock band Snatchers. Il 17 febbraio 2007 è stato a Vicenza, alla manifestazione contro la costruzione dell’aeroporto militare americano presso il Dal Molin. Peraltro Dario Fo non ha mai svolto l’attività di consigliere comunale alla quale era stato eletto, giacché il medesimo si è dimesso prima dell’insediamento del Consiglio Comunale, affermando di non avere tempo sufficiente da dedicare alla carica pubblica per cui si era candidato.

Il 16 Novembre 2007 presenta a Milano il film di Giulietto Chiesa Zero – Inchiesta sull’11 settembre sui retroscena degli attentati dell’11 settembre 2001, film nel quale egli appare in appoggio al movimento popolare internazionale che chiede nuove indagini indipendenti sul fatto.

Nel 2008 ha collaborato con il cantautore pavese Silvio Negroni, scrivendo il brano La verzine e o Piccirillo, che Negroni ha eseguito nell’album del suo gruppo, I fio dla nebia. Nel 2010 recita in una canzone del cantautore Luca Bussoletti. Si tratta di A solo un metro, un brano sulle mine antiuomo il cui ricavato è devoluto ad Amnesty International sezione italiana. Il videoclip della canzone è girato in Afghanistan ed è mandato in esclusiva dal sito della rivista Rolling Stone.

In occasione della IV giornata nazionale dell’afasia, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione delle persone afasiche ha recitato un brano di grammelot nello spot televisivo promosso dalla fondazione Pubblicità Progresso.

Tra dicembre 2011 e marzo 2012 con la moglie ha riportato in scena Mistero buffo in una serie di spettacoli nel nord Italia. Il 24 marzo 2012, giorno del suo ottantaseiesimo compleanno, ha inaugurato la mostra “Lazzi Sberleffi Dipinti” presso Palazzo Reale di Milano, esponendo più di 400 opere che percorrevano tutto l’arco della vita sua e di Franca Rame.

Per le elezioni politiche italiane del 2013 ha manifestato il proprio appoggio alla lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia e al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, insieme al quale ha scritto anche il libro “Il Grillo canta sempre al tramonto – Dialogo sull’Italia e il MoVimento 5 Stelle” in uscita l’11 febbraio per Chiarelettere.

Il 19 febbraio per il comizio di Grillo sale sul palco a Piazza Duomo a Milano dove, davanti a migliaia di persone, paragonando il percorso politico dei 5 Stelle alla guerra di liberazione, ha incoraggiato: “Ribaltate tutto”.

Il 26 febbraio Grillo, in seguito al successo alle Elezioni politiche, propone il premio Nobel come possibile successore di Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica.

Dario Fo ha immediatamente risposto alla chiamata dell’amico dichiarando che “Fare questo lavoro è duro e sarebbe disastroso per i miei interessi fondamentali cui tengo molto: tenere lezioni ai ragazzi, incontrarmi coi giovani, avere rapporti creativi, scrivere, tenere conferenze”.

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