DOPO IL CICLONE HARRY – Le consideraioni di Carlos Vinci
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DOPO IL CICLONE HARRY – Le consideraioni di Carlos Vinci

SICURAMENTE ANCHE VOI LA PENSATE COSÌ… NULLA CAMBIERÀ…

Dopo il ciclone Harry non piangono tutti, qualcuno, in silenzio, sorride.
Sorridono certi delinquenti già conosciuti in giacca e cravatta. Sorridono quelli che da decenni aspettano le tragedie per riempire cartelle, progetti, appalti, varianti, proroghe. Perché dove c’è distruzione, per loro, c’è profitto.
La ricostruzione non è mai stata un dovere morale. È sempre stata un affare.
I lungomari oggi devastati sono gli stessi sui quali, negli anni, sono stati buttati milioni e milioni di euro pubblici. Soldi dei cittadini usati per allargare passeggiate sulle spiagge, costruire piazze inutili, versare cemento dove la natura chiedeva rispetto.
 Solo cemento, solo speculazione, solo ignoranza travestita da sviluppo.
Mai un piano serio, mai uno studio vero delle coste, mai una visione a lungo termine. Solo cemento, solo speculazione, solo ignoranza travestita da sviluppo. Avete costruito porti che hanno fermato la sabbia, già i Romani li costruivano all’interno delle linee di costa e noi non abbiamo imparato nulla da loro.
Avete ucciso il naturale respiro del mare, avete cementificato torrenti, impedendo ai sedimenti di arrivare alle spiagge, avete violentato il territorio e poi avete avuto anche il coraggio di parlare di “erosione”. Da decenni organizzate convegni, tavole rotonde, congressi pieni di parole vuote.
Sempre le stesse frasi, gli stessi volti, gli stessi fallimenti. E intanto il mare avanzava. Avvisava, colpiva.
Ma voi no.
Voi guardavate solo i bilanci.
Il famoso piano regionale del contratto di costa da 38 milioni di euro doveva essere un inizio per la salvezza, visto i buoni contenuti. È diventato l’ennesimo scandalo: infiltrazioni mafiose, arresti, dirigenti corrotti, mazzette intascate.
Non un errore, non un caso. Un sistema marcio che da sempre governa questa terra come se fosse una preda da spolpare, non una casa da proteggere. Non chiamatela più emergenza. Non chiamatela più calamità naturale. Qui di naturale non c’è più nulla.
Questa è calamità politica. È delinquenza istituzionale. È tradimento del territorio.
Avete preferito il vostro tornaconto personale alla sicurezza delle famiglie. Avete preferito rubare oggi piuttosto che difendere la terra dei vostri figli. E ora, come sempre, arriveranno i fondi.

Arriveranno i comunicati.

Arriveranno le promesse.

E dietro le quinte, ancora una volta, qualcuno strofinerà le mani.
Ma sappiatelo: il mare non dimentica. E la storia, prima o poi, presenterà il conto. Diciamolo ai nostri politici quando busseranno alle nostre porte per chiederci il consenso per mantenere il loro potere personale.
P. S. – Pensate a ciò che ho scritto quando sentirete parlare del ponte sullo Stretto di Messina e capirete perché dobbiamo essere assolutamente contrari alla sua realizzazione. Dobbiamo con forza pretendere che quei fondi vengano spesi per garantire infrastrutture dignitose, sicure, moderne anche in questa terra governata da questa politica.
21 Gennaio 2026

Autore:

redazione


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