A Messina il confronto con i candidati Sindaco sui temi strategici per la città e per il territorio metropolitano
Si è svolto ieri, presso l’Auditorium degli Enti Paritetici dell’Edilizia di Messina, il confronto promosso da ANCE Messina con i candidati alla carica di Sindaco della Città Metropolitana di Messina.
L’iniziativa è stata organizzata con l’obiettivo di offrire al territorio un momento di confronto concreto su alcuni temi decisivi per il futuro di Messina e dei comuni dell’area metropolitana, con particolare riferimento al sistema delle costruzioni, alla programmazione urbana e infrastrutturale, alla sicurezza del territorio e alla capacità di attivare investimenti pubblici e privati.
Nel corso dell’incontro sono stati affrontati cinque macro-argomenti:
pianificazione urbana, rigenerazione e sviluppo della città;
opere pubbliche, infrastrutture e mobilità, insieme al tema del Ponte sullo Stretto;
sicurezza del territorio e resilienza urbana;
rapporti con le imprese, semplificazione amministrativa e legalità;
investimenti, fondi pubblici e partenariato pubblico-privato.
Il confronto ha consentito ai candidati presenti di illustrare orientamenti, priorità e proposte su questioni che ANCE Messina considera centrali per lo sviluppo del territorio. In particolare, è emersa con forza l’esigenza di rafforzare la capacità di pianificazione, migliorare la qualità e i tempi dell’azione amministrativa, programmare in modo più efficace le opere pubbliche e affrontare in maniera strutturale i temi della sicurezza del territorio e dell’attrattività degli investimenti.
ANCE Messina esprime soddisfazione per la qualità del confronto e per la partecipazione registrata, con una presenza significativa di imprenditori, professionisti e giovani, a conferma dell’interesse del territorio verso un dibattito pubblico fondato sui contenuti.
L’Associazione continuerà a svolgere un ruolo di interlocuzione istituzionale e di proposta sui temi dell’edilizia, delle infrastrutture, della rigenerazione urbana e dello sviluppo metropolitano, mettendo a disposizione competenze, analisi e spirito di collaborazione nell’interesse generale della città e del sistema produttivo locale.
Il confronto si è svolto secondo una formula uguale per tutti i candidati presenti, con cinque macro-temi e tempi contingentati di risposta (2’30 ciascuno).
L’impostazione voluta da ANCE Messina è stata quella di spostare il dibattito dal piano generale delle dichiarazioni politiche a quello delle priorità amministrative e della capacità di governo, con particolare attenzione alla dimensione metropolitana, al rapporto con il sistema delle imprese e alla traduzione concreta dei programmi in scelte urbanistiche, infrastrutturali e finanziarie.
In apertura, Il Presidente di ANCE Messina Rosaria Irene Ricciardello ha chiarito il senso istituzionale dell’iniziativa: non un confronto di natura partitica, ma un’occasione di dialogo tra candidati e sistema produttivo, finalizzata a verificare quali linee programmatiche ciascuno intendesse proporre per lo sviluppo urbano, la programmazione infrastrutturale e il rapporto futuro tra amministrazione e filiera delle costruzioni.
I moderatori Tiziana Caruso e Sebastiano Caspanello hanno precisato la struttura dell’incontro: cinque domande uguali per tutti, su altrettanti macro-argomenti, con rotazione dell’ordine di risposta.
L’obiettivo dichiarato era quello di far emergere priorità, tempi, impostazioni di merito e differenze di approccio, evitando un confronto puramente sloganistico.
Sul tema della pianificazione urbana, la discussione si è concentrata soprattutto sul PUG/PUC, sul rapporto con il Ponte sullo Stretto e sulla individuazione delle principali aree da riconvertire in città e nel territorio provinciale.
Antonella Russo ha impostato la risposta sul ritardo accumulato dal Piano urbanistico generale, ritenendo che il percorso sia rimasto in una fase interlocutoria e che il tema del Ponte abbia finito per condizionare il dibattito pianificatorio. Ha rivendicato una visione fondata sul principio del «costruire sul costruito», indicando come aree prioritarie di rigenerazione l’ex Sanderson per la città, l’area di Giammoro/Villafranca sul versante provinciale e, sul fronte del risanamento, le aree ancora segnate da insediamenti precari, con particolare richiamo a via Don Blasco e agli ambiti ancora interessati dallo sbaraccamento.
Federico Basile ha difeso il lavoro svolto dall’amministrazione uscente, ricostruendo il percorso del nuovo strumento urbanistico dal 2016 in poi e sostenendo che l’irruzione del tema Ponte ha imposto un adattamento inevitabile della pianificazione. Ha insistito sul fatto che, in mancanza del PUG definitivo, l’amministrazione abbia comunque operato per parti e strumenti settoriali, richiamando PIAU, PUDM e altri atti di programmazione. Ha citato come esempi già in movimento il cavalcavia e l’ex Macello, la riconversione di aree RFI, l’Officina Gazzi, l’ex Sanderson e i grandi ambiti di risanamento, con l’idea di recuperare porzioni di territorio già oggi interessate da interventi o progettazioni.
Marcello Scurria ha assunto una posizione molto critica, parlando di dieci anni sostanzialmente perduti sul PUG e di fallimento della pianificazione cittadina. Ha sostenuto che il Ponte non possa essere usato come giustificazione del ritardo urbanistico e ha posto l’accento sul bisogno di un progetto urbano coerente, in grado di tenere insieme visione e funzioni. Tra gli ambiti indicati, ha attribuito priorità all’Officina Grandi Riparazioni, immaginata come possibile sede della nuova Fiera di Messina, e ha richiamato il tema del riuso e della rigenerazione come processo che deve includere spazi verdi, inclusione sociale, sostenibilità economica e qualità urbana, criticando invece interventi che a suo giudizio hanno prodotto soltanto nuova edificazione senza vera rigenerazione.
Gaetano Sciacca ha riportato la discussione sul nesso tra pianificazione, sicurezza del territorio e attrattività per gli investimenti. Secondo la sua impostazione, senza strumenti urbanistici e senza una pianificazione chiara – richiamando sia il PUG sia il piano del demanio marittimo – nessuna impresa può valutare con certezza dove e come investire. Ha insistito sul fatto che Messina, soprattutto sul fronte mare, sia priva degli strumenti minimi per governare trasformazioni e investimenti, e ha contrapposto a questa debolezza una provincia giudicata più dinamica di città e capace, in alcuni centri, di esprimere maggiore visione imprenditoriale.
Il secondo macro-tema ha riguardato il sistema delle opere pubbliche e della mobilità, con un focus particolare sul Ponte sullo Stretto non tanto come questione di principio, quanto come problema di governo delle ricadute urbane, dei cantieri e delle opere connesse.
Federico Basile ha sostenuto che il tema centrale non sia il Ponte in astratto, ma l’insieme delle infrastrutture che devono accompagnarlo. Ha indicato come assi strategici il porto di Tremestieri, la via del Mare verso Tremestieri e verso il centro urbano, il prolungamento della strada panoramica, una nuova viabilità di supporto ai cantieri e il progetto della MetroMare, letto anche in relazione agli approdi tecnici previsti dal progetto del Ponte. La sua tesi è che il Comune debba prepararsi a gestire l’impatto dell’opera costruendo in anticipo una rete di collegamenti e alternative viarie.
Marcello Scurria ha osservato che questa è la prima campagna elettorale nella quale il Ponte si presenta come opera formalmente prevista da una legge dello Stato e finanziata. Da qui ha tratto la conclusione che il Comune non possa limitarsi a predisporre un elenco di opere compensative, ma debba dotarsi di una struttura specifica – da lui evocata come un ufficio speciale per il Ponte – in grado di ridisegnare il rapporto tra città, cantieri e trasformazioni urbane. Ha posto l’accento sia sulla tutela delle famiglie coinvolte dagli espropri sia sulla necessità di una regia alta, persino internazionale, per ripensare Messina in rapporto all’opera.
Gaetano Sciacca ha riportato il discorso sulle infrastrutture ritenute immediatamente prioritarie e non ancora completate: via Don Blasco, porto di Tremestieri e via del Mare come connessione funzionale tra Tremestieri e il sistema urbano. Nel suo intervento, il Ponte resta sullo sfondo come grande tema politico, ma la priorità concreta diventa il completamento delle opere che la città attende da anni e che, a suo giudizio, avrebbero già oggi un effetto reale sulla mobilità e sulla vivibilità.
Antonella Russo ha impostato il ragionamento in modo pragmatico: dato per presupposto che l’opera possa partire, il Comune deve farsi trovare pronto sul versante idrico, viario, sanitario e sociale. Ha richiamato l’esigenza di verificare l’approvvigionamento idrico necessario durante la fase di cantiere, il completamento di Tremestieri, via Don Blasco, svincoli di Giostra e Annunziata, nonché la viabilità alternativa nella zona della Panoramica. Ha insistito anche su tavoli specifici con ASP, tribunale e soggetti coinvolti, soprattutto per affrontare in anticipo gli effetti sulle famiglie espropriate e su chi abita nelle aree prossime ai cantieri.
Il terzo blocco è stato uno dei più densi, anche per la forte connessione tra sicurezza del territorio, morfologia messinese e necessità di passare da interventi emergenziali a una strategia permanente di prevenzione.
Marcello Scurria ha proposto una lettura ampia del tema: dissesto idrogeologico, rischio sismico, incendi e gestione post-incendio, eventi meteorologici estremi e difesa costiera. Ha sostenuto che su questi fronti Messina soffre di una risposta discontinua e che serva una programmazione strutturale, richiamando la necessità di aggiornare il piano di protezione civile, rafforzare la sicurezza di scuole, ospedali e presidi strategici e intervenire su un reticolo di fragilità che va dai versanti ai litorali.
Gaetano Sciacca ha affrontato il tema dal punto di vista tecnico-amministrativo, insistendo molto sul legame fra manutenzione, viabilità e protezione civile. Ha criticato scelte urbanistiche e di mobilità che, a suo dire, restringono gli assi strategici di fuga e ha richiamato il bisogno di garantire opere di urbanizzazione primaria, soprattutto nei villaggi, a partire dalle strade. Ha ricordato che i corsi d’acqua demaniali rappresentano un sistema naturale di deflusso che dovrebbe essere meglio utilizzato nella gestione delle acque piovane e ha ribadito che mettere in sicurezza il territorio significa anche produrre lavoro, continuità amministrativa e opere utili.
Antonella Russo ha insistito sulla particolare fragilità geomorfologica del territorio messinese, richiamando sia i villaggi collinari sia le criticità della provincia. Nel suo intervento ricorrono il consolidamento dei versanti, la pulizia e la messa in sicurezza dei torrenti, il monitoraggio del rischio sismico e la necessità di un approccio non episodico all’erosione costiera. Ha sottolineato che i ripascimenti o gli interventi sulle coste non possono essere pensati come risposta puntuale o di sola emergenza, ma dentro un quadro di riequilibrio complessivo.
Federico Basile ha distinto il tema sismico da quello idrogeologico e costiero. Sul primo ha richiamato la necessità di intervenire sul patrimonio edilizio in rapporto alla vulnerabilità strutturale; sul secondo ha valorizzato il lavoro già in corso attraverso finanziamenti e progettazioni per la difesa del suolo e contro l’erosione costiera. Ha fornito anche numeri relativi agli interventi già conclusi, in corso o in appalto, rivendicando l’esistenza di una programmazione amministrativa che dovrebbe proseguire e ampliarsi.
Nel quarto macro-tema il confronto si è spostato sulla macchina amministrativa, sui tempi dei procedimenti, sulla legalità degli atti e sul rapporto concreto tra Comune e imprese.
Gaetano Sciacca ha dato una risposta molto centrata sul fattore umano e organizzativo: secondo la sua impostazione, il vero problema non è l’ente in astratto, ma la qualità della classe dirigente che lo guida. Ha parlato di onestà, competenza e disponibilità al confronto con le imprese come precondizioni per avere tempi certi e buone pratiche amministrative, richiamando anche la necessità di collegare formazione, apprendistato e fabbisogni reali delle imprese del territorio.
Antonella Russo ha sostenuto che il Comune debba smettere di essere percepito come ostacolo burocratico e diventare un facilitatore dello sviluppo. Ha indicato come priorità il rafforzamento dell’ufficio urbanistica, il riequilibrio delle funzioni interne, la digitalizzazione dei servizi, la costruzione di un tavolo permanente con imprese e ordini professionali e l’attenzione ai tempi certi sia per le autorizzazioni sia per i pagamenti. Ha richiamato anche il problema storico dei debiti fuori bilancio verso le imprese come indice di un cattivo rapporto tra amministrazione e sistema produttivo.
Federico Basile ha difeso i progressi compiuti dall’amministrazione uscente sul fronte della digitalizzazione e del rafforzamento del personale, richiamando nuove assunzioni, progressioni interne e riorganizzazione di uffici strategici come l’urbanistica. Ha sostenuto che la strada sia ormai tracciata e che l’obiettivo debba essere la completa digitalizzazione dei processi, non in modo formale ma attraverso sistemi in grado di ridurre realmente tempi e passaggi. Ha inoltre affermato che il Comune oggi avrebbe una condizione finanziaria e procedurale più ordinata rispetto al passato.
Marcello Scurria ha posto l’accento su legalità, controllo degli atti e semplificazione. Ha proposto un presidio esterno di garanzia sulla legalità amministrativa e ha criticato la complessità dei procedimenti interni, sostenendo che per pagare una fattura servano ancora troppi passaggi. Nel suo ragionamento, la lentezza amministrativa è una delle principali ragioni della scarsa attrattività di Messina per imprese, investimenti e startup.
L’ultimo giro ha messo a fuoco la capacità della futura amministrazione di intercettare risorse pubbliche, attrarre investimenti privati e utilizzare strumenti di partenariato.
Antonella Russo ha letto il tema in chiave di transizione tra il PNRR in chiusura e la futura capacità di intercettare nuove linee di finanziamento europee, nazionali e regionali. Ha sostenuto che Messina abbia finora mostrato una limitata capacità di attrarre investimenti privati e ha collegato questo problema allo spopolamento e alla mancanza di occasioni di lavoro qualificato. Tra le leve indicate, ha richiamato coworking, southworking, una ZES speciale per Messina e il ricorso al partenariato pubblico-privato per incubatori, startup e imprenditoria giovanile e femminile.
Federico Basile ha individuato nei grandi ambiti di trasformazione urbana e costiera i principali contenitori in grado di attrarre investimenti: la rada San Francesco, il lungomare, la dogana, il sistema porto-città, le aree di rigenerazione già avviate e il comparto della ricettività. La sua idea di fondo è che l’attrattività per gli investitori derivi dalla messa in coerenza fra infrastrutture, waterfront, trasformazioni urbane e capacità amministrativa, non da singoli incentivi isolati.
Marcello Scurria ha posto al centro la questione della casa, proponendo il tema abitativo come possibile terreno di partenariato pubblico-privato strutturato. Ha richiamato il modello di esperienze già sviluppate in altre città, indicando come priorità la costruzione di strumenti che consentano di rispondere al forte fabbisogno di alloggi, alla rigenerazione del patrimonio pubblico e alla riqualificazione di quartieri segnati da disagio. Parallelamente, ha sottolineato che per attrarre investimenti occorre prima creare condizioni di contesto certe e credibili.
Gaetano Sciacca ha orientato la risposta verso la valorizzazione territoriale in senso largo, insistendo sul fatto che Messina e i suoi villaggi dispongano di un patrimonio paesaggistico, costiero, culturale e identitario non ancora messo a sistema. Nella sua impostazione, l’attrazione di investimenti deve partire dalla valorizzazione delle unicità territoriali e dall’idea che turismo, cultura, infrastrutture e vivibilità non possano essere separati.
Dal confronto sono emerse differenze nette di stile e di impostazione, ma anche alcune convergenze sostanziali. Tutti i candidati hanno riconosciuto il carattere strategico del tema urbanistico e infrastrutturale; tutti hanno richiamato, con accenti diversi, la necessità di superare una logica emergenziale nella sicurezza del territorio; tutti hanno infine riconosciuto che il rapporto tra Comune e imprese costituisce uno dei nodi decisivi del prossimo ciclo amministrativo.
Le principali differenze riguardano il giudizio sullo stato attuale della città e sul lavoro dell’amministrazione uscente. Basile ha difeso il percorso in atto, presentandolo come una base già operativa da consolidare; Russo ha insistito sulla necessità di imprimere una svolta amministrativa e sociale, soprattutto su casa, rigenerazione e macchina comunale; Scurria ha costruito la propria linea su una critica frontale al ritardo urbanistico e alla mancanza di visione; Sciacca ha riportato costantemente il discorso su pianificazione, sicurezza, opere utili e qualità tecnico-amministrativa delle decisioni.
Per ANCE Messina, il dato più rilevante emerso dall’incontro è che i temi posti dall’Associazione – pianificazione, opere pubbliche, sicurezza territoriale, semplificazione e investimenti – sono stati riconosciuti da tutti i candidati come centrali per il futuro della città e della Città metropolitana.
Resta naturalmente aperta la verifica più importante: la traduzione di queste linee di principio in impegni amministrativi, tempi di attuazione e scelte effettive di governo.
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