EMMA BONINO – Una rosa dentro il simbolo della libertà: l’omaggio di Antonio Morello
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EMMA BONINO – Una rosa dentro il simbolo della libertà: l’omaggio di Antonio Morello

Antonio Morello sceglie, ancora una volta, la sottrazione per ricordare, Questa volta omaggia Emma Bonino.

La rosa, un segno diventato identità

Sopra il simbolo femminile, quella rosa che è stata per lei anche simbolo di battglie sociali e politiche, si apre una grande rosa, costruita da Morello attraverso campiture sovrapposte di fucsia, magenta e porpora. Ma il fiore non è soltanto un elemento poetico o un richiamo alla femminilità. La rosa, disegnata da Morello, è ormai un segno iconico dell’immagine pubblica di Emma Bonino, legata al copricapo che negli ultimi anni aveva trasformato in un elemento distintivo della propria figura. Nato anche dentro una stagione difficile della sua vita, quel copricapo era diventato progressivamente qualcosa di più: un tratto immediatamente riconoscibile, quasi una firma visiva. Morello compie allora un passaggio sottile. Non riproduce quel copricapo realisticamente, ma lo trasfigura in una rosa. Le pieghe della stoffa diventano petali, il ritratto scompare e resta ciò che ormai, nell’immaginario collettivo, può evocare Emma anche senza mostrarne il volto. È una soluzione particolarmente felice perché introduce nell’opera il tema della memoria attraverso la metamorfosi: ciò che apparteneva alla persona diventa simbolo; ciò che era un elemento dell’abbigliamento diventa fiore.

Sotto quella rosa-copricapo emerge il grande simbolo di Venere, bianco e geometrico. Qui il riferimento diventa politico. Morello condensa in un unico segno decenni di battaglie per l’autodeterminazione, i diritti civili e la libertà delle donne. Il simbolo non rappresenta quindi soltanto Emma Bonino donna, ma una parte essenziale della sua storia pubblica. La rosa e il simbolo di Venere finiscono quasi per formare un’unica figura: una sorta di ritratto senza lineamenti.

Emma c’è, pur non essendoci.

E poi l’Europa vestita a lutto Anche il nero dello sfondo acquista, in questa prospettiva, un significato più preciso.

Le stelle disposte attorno alla figura rimandano immediatamente all’Europa, uno dei riferimenti fondamentali della vicenda politica di Bonino, che fu anche commissaria europea e parlamentare europea. Morello, però, compie una significativa inversione cromatica. Scompare il rassicurante blu istituzionale della bandiera dell’Unione. Rimangono le stelle, ma galleggiano su un fondo completamente nero. È un’Europa in lutto. Il nero diventa così il colore dell’assenza e le stelle sembrano quasi circondare la figura centrale in un silenzioso omaggio a una protagonista dell’europeismo italiano e delle istituzioni comunitarie. Non è più soltanto Emma Bonino che appartiene all’Europa: nella costruzione simbolica di Morello è l’Europa stessa a partecipare alla sua scomparsa. E proprio il contrasto tra quel nero e la violenza cromatica della rosa produce uno dei cortocircuiti più interessanti dell’immagine. Attorno c’è il lutto; al centro rimane il colore.

Alla fine Morello costruisce un ritratto utilizzando soltanto tre elementi: la rosa-copricapo, il simbolo della donna e le stelle dell’Europa. Non servono fotografia, nome, date o slogan. Il copricapo diventato rosa restituisce Emma nella sua individualità; il simbolo femminile ne racconta le battaglie; le stelle ricordano la dimensione europea della sua storia politica. Il nero dice ciò che è accaduto senza bisogno di scrivere la parola “addio”. È proprio questa sottrazione a dare forza alla grafica.

Morello non rappresenta la morte di Emma Bonino. Rappresenta ciò che rimane dopo di lei. Una donna, le sue battaglie, l’Europa. E una rosa accesa dentro il nero che, quasi paradossalmente, continua a suggerire vita.

14 Settembre 2026

Autore:

redazione


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