Recensione del prof. Romano Pesavento
È uscito in edicola il 23 settembre lo speciale n. 39 di Dylan Dog, intitolato “Ai confini del crepuscolo”. Pubblicato da Sergio Bonelli Editore, l’albo è firmato da Alessandro Bilotta per soggetto e sceneggiatura, con i disegni di Nicola Mari e la copertina realizzata da Emiliano Tanzillo.
Il gelo affettivo, il tradimento, anche per il Sommo Poeta Dante rappresentavano la colpa suprema, quella che non può essere condonata e rende gli uomini privi di autentico spirito vitale perché privi di anima e di coscienza e quindi orbi di anima. I nostri tempi materialisti e inneggianti al cinismo e all’arrivismo, al disprezzo dei deboli possono alienarci e disumanizzarci molto più indelebilmente di mutazioni genetiche da laboratorio o arcani sortilegi. L’umanità è a un bivio e Dylan lo ha capito benissimo. I disegni di Nicola Mari sono veramente interessanti perché oltre alla consueta alternanza di taglienti chiaroscuri cui
Bilotta sembra volerci ricordare che il male non ha più bisogno di creature mostruose per manifestarsi: è l’indifferenza quotidiana, la sordità morale, il calcolo spietato a tradire l’essenza dell’uomo. La nevicata, allora, non è soltanto un accidente meteorologico, ma un sipario che cala sulla speranza, un manto che soffoca il calore dei rapporti e il senso stesso di comunità. In questo contesto Dylan appare come un viandante stanco, ma non rassegnato, un testimone che si aggira tra le rovine interiori dei personaggi con l’ostinazione di chi ancora cerca un frammento di verità. La scrittura di Bilotta, rarefatta e quasi aforistica, amplifica la sensazione di trovarsi in un limbo, sospesi fra la vita e il sogno, fra l’attesa e la disfatta. Mari,
Romanticamente gotica, la copertina di Emiliano Tanzillo si rivela un prologo visivo all’orrore interno dell’albo: un teatro di statue pietrificate si staglia sulle lapidi del cimitero, sotto un cielo che rifrange la neve di macchie cremisi. Il bianco, così puro, s’insinua di rosso — un simbolo di sangue versato, passione tradita o colpa incancellabile.
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