L’Advisor del Consorzio Cassiopea argomenta pesantemente su ritardi, smobilizzo dei crediti, cantieri fermi e pone un riflessione, pesante, sul silenzio dei sindacati, delle categorie di competenza e di tutti gli operatori cointeressati.
l’ennesima denuncia dell’imprenditore
Dopo le ultime stime che definiscono ancora quanto abbia sviluppato una crescita sensibile del settore dell’edilizia in Italia ed anche in Sicilia il cosiddetto “Supebonus edilizio” sia per il 2021 che per il 2022, rispetto a un 2020 di crisi a causa della pandemia. oggi a causa di indecisioni normative, ma soprattutto perla giungla finanziaria- amministrativa che blocca, ritarda e rende incerti i tempi dell’erogazione dei crediti, tutto il comparto edilizio ed il suo indotto è in crisi nera.
Un autentico nonsense finanziario e economico, che si scontra con le stime che confermano i dati ancora positivi dei livelli produttivi del settore, in termini reali, su base annua.
Numeri che compaiono anche nello studio “Scenari regionali dell’edilizia 2021-2022”, diffusi da Ance Emilia-Romagna, l’associazione dei costruttori di Confindustria.
Giuseppe Pettina, Advisor del Consorzio Cassiopea, continua a dire la sua, diventando una sorta di grande portavoce ed amplificatore del dissenso di un’intera categoria produttiva. Ha messo in moto la macchina di una grande petizione a difesa degli interessi della categoria che definisce non corporativistico ma generali in quanto coinvolgono i redditi di famiglie e imprese di un vasto indotto che va oltre quello dello stesso comparto edile.
Ora evidenzia
“Dopo reiterati appelli riguardanti lo smobilizzo dei crediti, senza nessuna azione condivisa e forte, oggi più di ieri porgo l’attenzione riguardo una problematica che , purtroppo, causerà diversi contenziosi tra le PMI e i committenti. Si prospettano innumerevoli cantieri fermi, molti dei quali in uno stato di totale inadeguatezza, tutti in ritardo contrattuale, determinando, quindi, dei contenziosi”.
Pettina è chiaro nel suo dire
“Il disagio espresso poc’anzi è frutto di mancati incassi da parte delle banche ed altri operatori in quanto, con la restituzione dei crediti o la chiusura dei portali, lasciano in serie difficoltà le PMI. Non capisco il perché le PMI debbano subire anche azioni legali, con ulteriori spese e rischio di fallimento. Le Banche e altri operatori importanti, come sempre, ci guadagnano sulle macerie di una categoria”.
E conclude
“Ribadisco ancora una volta di non sottovalutare questo periodo che sta azzerando un intero settore. Porgo anche una riflessione sul silenzio dei sindacati, delle categorie di competenza e di tutti gli operatori cointeressati”.
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