IL CAGLIARI – Il 13 aprile del 1970, Campione d’Italia

 
Più passa il tempo e più si ha il senso epico di quell’impresa, un’altra storia così probabilmente non la vedremo più

Una vittoria. Una squadra che sapeva di riscatto sportivo e sociale

 

 

Furono anni e momenti straordinari quelli. Mentre il Cagliari di Gigi Riva vinceva lo scudetto, la Hit Parade della primavera 1970 dava al primo posto Simon and Garfunkel con “Bridge Over Troubled Water”, davanti ai Beatles con “Let it be”, ultimo album dei ragazzi di Liverpool: appena il 10 aprile McCartney aveva abbandonato il gruppo, decretandone la fine.

Mentre l’Apollo 13 s’avviava verso la Luna senza allunarvi mai per poi rientrare sulla Terra dopo un viaggio drammatico e l’astronave a pezzi, allo Stadio Amsicora – cronaca in diretta di “The Voice” Sandro Ciotti – era l’apoteosi del Cagliari e di Gigi Riva contro il Bari.

Ampsicora, con la p, era stato un antico eroe della sarditudine, un ribelle resistente all’invasione romana.

Se oggi i ragazzi ne ricordano vagamente il nome, è perché lo associano allo stadio del trionfo rossoblu.

A Cagliari, tra l’Amsicora, il Sant’Elia e la Sardegna Arena dal 2015 corre il Viale dei Campioni d’Italia 1969/70. Un viale basta per la storia, a Torino sarebbe impossibile trovare tante strade quanti gli scudetti della Juve. Più passa il tempo e più si ha il senso epico di quell’impresa, rassegnandoci contemporaneamente all’idea che un’altra storia così probabilmente non la vedremo più.

12 aprile 1970, 50 anni fa. E’ vero che lo scudetto del Cagliari ha segnato un’epoca, ma quel football consentiva ancora le grandi imprese. Anche se l’Inter era quella di Mazzola e Suarez, il Milan quello di Rocco e Rivera e la Juve di Anastasi e Furino. L’anno precedente lo scudetto lo aveva vinto per la seconda volta nella sua storia  la Fiorentina di Bruno Pesaola. Quattro anni dopo lo avrebbe vinto invece per la prima volta la Lazio di Chinaglia.
Erano tempi eroici e forse anche più giusti, il Cagliari era una squadra fortissima e di scudetti avrebbe potuto anche vincerne altri: Gigi Riva non a caso era alla sua terza stagione da mattatore capocannoniere. Quando arrivò a Cagliari ne ebbe un’impressione funerea, pochissime luci, la pista di Elmas buia, il grande stagno che introduceva alla città. Di quel Cagliari tutti ricordano il filosofo Manlio Scopigno, pochissimi quelli che quel Cagliari hanno costruito. Sandokan Silvestri, ex giocatore del Milan ma anche ottimo allenatore, aveva visto più volte Riva, fino a convincersene definitivamente durante un raduno della Nazionale di Serie C a Coverciano e di fatto convincendo il presidente Arrica, abilissimo uomo mercato, a darsi da fare per l’acquisto. Fu Sandokan a curare la fragile psiche del campione nascente, intrattenendosi regolarmente a cena con lui al refettorio dei giovani del Cagliari. Silvestri se ne è andato nel 2002, Arrica nel 2011: dolori infiniti per Gigi. La Sardegna da allora è il suo guscio.

 

Ma non vinse solo per Riva quello scudetto il Cagliari. Anzi. Riva aveva già vinto due volte la classifica cannonieri, ma il Cagliari non aveva vinto lo scudetto. Vinse anche e soprattutto per una delle più straordinarie difese mai viste, con Albertosi in porta e Cera libero (dopo l’infortunio di Tomasini) dietro Martiradonna, Niccolai e Zignoli. 11 gol presi in 30 giornate: 0,37 a ogni partita, un record eccezionale. Gigi Riva raccontava sempre: “A quei tempi, a inizio partita, i difensori col tacco tiravano un solco parallelo all’area di rigore e dicevano all’attaccante: se lo oltrepassi ti tronco”. E infatti Gigi ci avrebbe poi rimesso gambe e carriera.

Sinceramente non ho mai creduto alla storia che i carabinieri avessero approfittato dell’Amsicora strapieno all’inverosimile per lo scudetto del Cagliari, per arrestare un po’ di pregiudicati e latitanti. Né tantomeno che si fossero fatti convincere da un paio di loro ad andare a farsi firmare autografi durante la festa della squadra, prima di essere tradotti in carcere. Ma anche questo ci dà ormai la dimensione della leggenda.
Nessuno scudetto italiano è mai arrivato a tali livelli, diventando epopea. Una conquista sociale prima ancora che sportiva. Una delle canzoni più belle scritte sopra l’impresa  di Scopingno & C è “Quando Gigi Riva tornerà” di Piero Marras. “Tornerà la voglia di sognare quando Gigi Riva tornerà. Crescerà la solidarietà, ci sarà un po’ più di umanità quando Gigi Riva tornerà”. Quello scudetto si porta dietro una grande felicità ma anche un’infinita malinconia.
Fra le mille cose che scrisse Brera di quell’impresa: “Il Cagliari è la primissima squadra vittoriosa nell’area dello scirocco…” Cagliari è all’altezza di Taranto, non fu solo l’isola, ma anche il meridione che si faceva avanti. Il vento del sud che arrivò a scompigliare l’Italia intera.
Pubblicato oggi su https://www.repubblica.it/a firma di FABRIZIO BOCCA

 

Da Albertosi a Riva, le leggende dello scudetto del Cagliari

Enrico Albertosi – Il classico portiere guascone, da sigaretta sempre in bocca, pronto a sfidare la sorte come gli attaccanti avversari.
Mario Martiradonna – Una tipologia di marcatore abbastanza in voga negli anni 60/70, non statuario ma arcigno, per usare un termine un po’ desueto ma molto in voga nell’epoca, sempre pronto a mordere la caviglie
Giulio Zignoli – Per i compagni il ‘pretino’, per la faccia da ragazzo perbene, da chierichetto. Una aspetto che celava doti agonistiche importanti.
Pierluigi Cera – La sua interpretazione del ruolo di libero è rivoluzionaria
Comunardo Niccolai – Nome atipico, datogli dal padre antifascista in onore della Comune socialista di Parigi del 1871. Fama ancora più atipica: ‘re dell’autogol’.
Giuseppe Tomasini – E’ uno dei lumbard che una volta arrivato a Cagliari non se ne è più andato.
Angelo Domenghini – E’ uno di quelli arrivati al Cagliari per ‘vincere’ lo scudetto. Infaticabile, dotato di istinto del gol, anche se al Cagliari, chiamato ad agire in un ruolo di supporto a Riva e Gori,
Olinto de Carvalho ”Nenè” – Per descriverlo come giocatore basta cercare in rete una azione che anticipa di quasi tre anni lo scudetto.  Personaggio inimitabile, con le sue stravaganze e le sue superstizioni, per un periodo va anche in tv (con la Gialappa’s a Mai dire Mondiali).
Sergio Gori – Faccia da attore pasoliniano, attaccante. Nell’anno scudetto deve svolgere il ruolo più facile ed al tempo stesso più difficile: fare la spalla a Gigi Riva
Ricciotti Greatti:  Nove stagioni in rossoblù dove chiude la propria carriera nel ’72. Il tasso tecnico molto elevato di cui è dotato è decisivo nella sua carriera. Un regista classico, molto attento anche alla fase difensiva. Il faro di quel Cagliari.
Gigi Riva – Raramente una squadra, una regione, un popolo, si sono identificati in un singolo giocatore come il Cagliari con Gigi Riva. Una carriera da record legata alla Sardegna ed alla Nazionale, della quale è il miglior marcatore della storia.
Manlio Scopigno – L’allenatore filosofo. “E’ stato un allenatore avanti coi tempi”. La stagione dello scudetto la vede per 5 mesi dalla tribuna, complice una squalifica dopo un Palermo-Cagliari nel quale apostrofa l’arbitro con frasi decisamente poco gentili. Ma anche in quella circostanza sdrammatizza con una battuta: “Dalla tribuna si vede meglio…”.
Gli altri protagonisti
Il portiere di riserva, Adriano Reginato. Eraldo Mancin. Cesare Poli. Mario Brugnera. Corrado NastasioMoriano Tampucci.

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