Attualita

LE CANZONI DEL FESTIVAL 2 – Italo Zeus: Altra immersione “semiseria” tra cantanti e canzoni

Dopo il primo round di ieri (nove brani), ecco l’analisi di altre dieci proposte in gara.

In ordine alfabetico, partendo da Fulminacci

Fulminacci – “Stupida fortuna”

Voto: da 6 a 8

Con lui i giornalisti traballano. Bene, così sappiamo che andrà benissimo. A me piace molto.

Racconta il tempo che passa: “Sono dove sono stato ieri…”, “E adesso il tempo è solo un mucchio di secondi”. Questo culto del passato arieggia spesso nei testi di quest’anno. E il Festival di Sanremo intercetta sempre lo stato d’animo collettivo.

C’è voglia di tornare alle immagini belle, non agli errori. Agli attimi sereni, ai tramonti che restano nella memoria e tornano sempre, qualunque cosa accada. Ripartire dai momenti migliori, dagli amori semplici.

Fulminacci non è mai banale. È onesto, sognatore. Metrica compatta, assonanze ben calibrate, ripetizioni funzionali. Una ballata ritmica. E già questo basta.

J-AX – “Italia Starter Pack”

Voto: 5 / 5½

Brano country: già questa è una novità per lui. Parla del “pacchetto base”, dell’appartenenza a una categoria.

Però il pezzo sembra non funzionare del tutto. J-AX canta — cosa che non ha sempre fatto — e affronta l’attualità con la solita ironia, quasi satira (ops, parola proibita). Ma non basta. C’è anche il coro da stadio, il classico “pa-pa-pa”.

Lo aspettiamo per la scelta musicale coraggiosa, ma a naso non è Taylor Swift.

LDA & AKA 7even – “Poesie clandestine”

Voto: da 4 a 5

Devo trattenermi, perché un’accoppiata così mi sembrava difficile da immaginare. Forse sono prevenuto. Vediamo.

Entrambi firmano il brano, ma il mood neomelodico — con qualche parola in napoletano — è evidente. I ragazzi provano ad andare oltre, ed è ammirevole. Però non sembra bastare.

Mi fermo qui. Non ho esagerato, vero?

Leo Gassmann – “Naturale”

Voto: da 5 a 6

Terza volta a Sanremo: una vittoria tra i Giovani (io preferivo “Nuove Proposte”), il resto meno fortunato.

Piace ai ragazzi — e non solo — anche grazie alla fiction Il Professore. Figlio di Alessandro e nipote del grande Vittorio, ha scelto la musica, ma ha dimostrato di saper recitare nel biopic su Franco Califano. Rischio enorme, superato bene.

“Naturale” è un brano alla Jovanotti: positivo, speranzoso. Cita immagini come le Piramidi, le Tuileries, l’eyeliner. La voce resta roca per tutto il tempo, con atmosfere vagamente jazz. Racconta un amore finito che non finisce.

Può piacere o no. Ma va?

Levante – “Sei tu”

Voto: da 7 a 8

Unica cantautrice pura: musica e parole sue. Testo asciutto, essenziale, mai banale. Si spoglia degli orpelli, mette in primo piano la voce — finalmente valorizzata — e nel finale arriva un acuto che sorprende.

Brano non semplice, ma potente. La cantautrice siciliana non delude mai.

Luchè – “Labirinto”

Voto: da 3 a 5

Pensavo di essere l’unico a trovarlo un po’ presuntuoso. Scrive: “Io mi distinguo tra i pochi che osano… non conta l’ego, contano i concetti”. Mah.

C’è Petrella tra gli autori, quindi radio e fan non mancheranno. Non canta in napoletano, ma le cadenze restano. Non è un difetto: anche noi siciliani camuffiamo la tarantella, la si trova persino nella prima Carmen Consoli rock.

Però non mi sembra memorabile. Parlo da ascoltatore, non da ufficio stampa.

Malika Ayane – “Animali notturni”

Voto: da 6½ a 8

Scrittura corale, ma lei resta sinonimo di eleganza. Quando la sento penso sempre a Paolo Conte: “La tua voce è come una carezza di velluto”.

Titolo che richiama il film di Tom Ford, stilista-regista attento a misura e geometria. Le stesse qualità che ritrovo in Malika.

Qui vira verso un funky anni ’70, con un ululato trasformato in sample, sorprendentemente efficace. Ricordate quando a Sanremo l’orchestra lanciò gli spartiti in aria? Momento storico.

Io ci credo.

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”

Voto: tra 4 e 7½

I gusti sono gusti. Bel testo, senza ambizioni poetiche alte ma sincero. Per la prima volta scrive anche lei, portando autobiografia. La musica è firmata anche dal fratello — Thasup — e dal fidanzato. Aria di casa, ma di livello.

Ritornello che si apre in perfetto stile sanremese. Dice di sentirsi più matura. E si sente.

Maria Antonietta & Colombre – “La felicità è basta”

Voto: tra 5 e 7

Non li conoscevo bene: bella sorpresa. Non sono i Coma_Cose, il mondo è diverso.

Scrivono entrambi. Insieme nella vita da 15 anni, ma carriere soliste. Nel 2025 un album in coppia, ora Sanremo. Portano una marcetta ironica su base elettronica.

“La felicità me la prendo e basta, siamo vivi no? E allora?”

Potrebbero essere il beat dell’anno. Senza cuoricini.

Michele Bravi – “Prima o poi”

Voto: tra 5 e 7

Da lui ci si aspetta poco, poi arriva il buon brano. Voce elegante, sottovalutata. Etichettato come “il cantante sempre triste”, lui stesso ironizza: “Se cantassi il Ballo del qua qua diventerebbe una tragedia”.

Testo delicato: “Sono sotto casa tua e ti vorrei citofonare, ma non so più il tuo nome a forza di chiamarti amore”.

Resta nel suo range emotivo, e forse per questo la stampa lo trova prevedibile. Io non sono così sicuro.

Sono stato un po’ distratto in questi giorni, ma Carlo Conti l’ha già detto: conta la canzone, non chi la canta?

Italo Zeus

Chi è Italo?

 Tra palcoscenico e visione: tecnica, passione e cuore

Ci sono professionisti che attraversano il mondo dello spettacolo. E poi ci sono quelli che lo abitano davvero. Italo Zeus appartiene alla seconda categoria: autore, regista, insegnante, uomo di teatro e di cinema con oltre venticinque anni di esperienza costruiti passo dopo passo, tra set, palcoscenici e aule scolastiche.

Laureato in Lettere Moderne – indirizzo Discipline dello Spettacolo – all’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi dedicata al mito di Orfeo nel Novecento tra musica, cinema, teatro e letteratura, Zeus ha costruito la sua identità culturale su basi profonde. A questa si aggiunge il diploma di specializzazione in narrativa e sceneggiatura al CentroLab di Roma, dove ha studiato con maestri come Domenico Starnone e Andrea Purgatori.

Una formazione che racconta già una vocazione: unire parola, immagine e suono.

Il cinema e la televisione: il mestiere sul campo

Il suo percorso professionale attraversa tutti i ruoli del set: assistente alla regia in produzioni Rai di grande rilievo, tra cui serie televisive dirette da Vittorio Sindoni e Marco Risi, video assistant in videoclip musicali, attore in fiction e film per la TV.

Ma è nella scrittura e nella regia che emerge la sua cifra più personale. Dal lungometraggio “Ogni giorno come se fosse l’ultimo” ai cortometraggi premiati come “Il viaggio della crisalide”, fino ai lavori riconosciuti in festival nazionali e internazionali, Zeus dimostra una capacità rara: coniugare struttura tecnica e tensione emotiva. E lui non smette di ricordare Walter Manfrè, regista, uomo di cultura e grandi intuizioni che definisce come “il mio maestro anche di vita”.

I riconoscimenti – tra cui premi per la regia e menzioni per la sceneggiatura – non sono soltanto attestati di qualità, ma il segno di una coerenza autoriale costruita nel tempo.

Se il cinema è costruzione e montaggio, il teatro è respiro.

 E Italo Zeus dal teatro non si è mai allontanato. Aiuto regia in grandi produzioni, attore in testi di Sciascia e nei classici, autore e regista di musical e spettacoli originali – tra cui un lavoro dedicato a Mia Martini – ha attraversato i palcoscenici con la consapevolezza di chi considera la scena un atto civile prima ancora che artistico.

Diciotto edizioni dell’Acquarius Festival come direttore artistico raccontano non solo organizzazione e competenza, ma una visione culturale: creare comunità attraverso l’arte.

Negli ultimi anni, accanto al lavoro creativo, si è consolidata la dimensione dell’insegnamento nelle scuole. Lettere, Storia dell’Arte, progetti PON di cinema e teatro. Non una parentesi, ma una naturale estensione del suo percorso.

Perché insegnare, per chi viene dal teatro e dal cinema, significa consegnare strumenti di lettura del mondo. Significa educare allo sguardo, alla parola, alla responsabilità narrativa.

Dal punto di vista tecnico, Italo Zeus è un professionista completo: competenze di regia, sceneggiatura, montaggio (Premiere), pianificazione produttiva (Movie Magic), esperienza organizzativa, direzione artistica, conoscenza musicale. Parla inglese fluentemente, ha dimestichezza con la composizione e con la costruzione drammaturgica.

Ma ciò che distingue il suo percorso è un elemento meno misurabile: il cuore.

Nella sua biografia torna spesso un filo rosso – la memoria, il mito, la fragilità umana, la trasformazione (la crisalide, il viaggio, l’ultimo giorno). I suoi lavori non sono esercizi di stile, ma tentativi di raccontare l’essere umano nei suoi passaggi più delicati.

Italo Zeus è un uomo che ha scelto lo spettacolo non come carriera, ma come forma di vita. Con disciplina tecnica e con quella dose di inquietudine creativa che appartiene solo a chi crede davvero nel potere delle storie.

E forse è proprio questa la sua cifra più autentica: trasformare esperienza in racconto, e racconto in responsabilità culturale.

da leggere

 

Redazione Scomunicando.it

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