LIBRI – ‘Il cacciatore ricoperto di campanelli’

(…) Non credo che per diventare scrittori si debba indulgere nella frequentazione di scrittori e di ambienti intellettuali, e voglio sottolineare che diffido degli scrittori inclini alla debolezza dello scoutismo, sia pure perché stipendiati apposta da una casa editrice…

Così scriveva Aldo Busi presentando Il cacciatore ricoperto di campanelli di Giuseppe Lo Presti.

Un piccolo romanzo uscito alla chetichella per gli Oscar Originals nel 1990 e diventato – forse grazie anche alla prefazione e all’interessamento dello scrittore bresciano – un piccolo caso editoriale.

Tanto ‘caso’ che in più di vent’anni nessuno si è preso la briga di ripubblicarlo (in verità qualche tentativo c’è stato, ma poi abortito) e negli ambienti delle ‘rarità’ ha ormai raggiunto quotazione ragguardevoli.

Ma cos’ha di tanto speciale da renderlo così unico? Busi dice: una grammatica deficitaria e una propensione alla lamentazione esistenziale, nefandezze che si possono scontare solo con la morte.

Ed aveva ragione nella sua lucidità profetica: Lo Presti morì, non ancora quarantenne, nel 1995 dopo essere stato più volte in carcere per rapina e perché ritenuto terrorista di destra.

Ancora Busi: la formula terrorismo di destra non mi ha mai incuriosito più di tanto. C’era un testo, mi bastava, e lo scrittore uomo mi interessa tanto di meno della sua capacità di scrivere e, visto che lo deve pur fare da qualche parte, che lo faccia in prigione a Prato non lo pregiudica di meno che lo stesse facendo al Grand Hotel et de Milan.

L’unicità del romanzo è intuibile anche dalle stesse parole dell’autore: Ho pensato molti libri, ma non ne ho mai scritti, neanche uno. Questo sarà l’unico, servirà mai?

Servì a lui per poco tempo, in quei rari periodi in cui era fuori dal carcere, e servì anche al provinciale ambiente editoriale che all’improvviso si trovò di fronte ad un inusuale e scorticante racconto di uno scrittore preda delle sue ossessioni.

I critici nostrani tirarono fuori di tutto, scomodando l’empireo letterario: da Celine a Dostoevskij. Ritrovando ne Il cacciatore una costruzione estetica dal ritmo decisamente linguistico, una tavolozza di sfumature tendenti al grigio con sbandamenti nero-seppia, un’etica volutamente border-line che assume in alcuni tratti una confessione al limite della criminalità (di nuovo Busi: C’è stato uno scambio di lettere e il sentore precedentemente avvertito di avere a che fare con un criminale, forse con un assassino nonché ingenuo idealista…).

Idealismo certo portato alle estreme conseguenze ed esplicitato sin dall’inizio con quelle parole che sono nello stesso tempo una premessa, ma anche un sorta di sigillo esistenziale: In questo racconto troverete l’angoscia fisica e psicologica di un Uomo che scopriva lentamente le meraviglie del suo animo destinandolo alla totale incomprensione.

Di sicuro c’è nella testa del protagonista un’attitudine persino intellettualmente brillante all’indulgenza e allo stesso modo alla dannazione: disturba ne Il cacciatore il continuo piagnisteo dell’incomunicabilità e nello stesso tempo affascina quel carattere portato alla sfrontatezza assoluta che può preludere a qualsiasi esito.

Il romanzo è – in poche parole – circoscritto a tre punti focali: il protagonista, la madre e lo psicoterapeuta (chiamato Dottor A). Dove il secondo, la genitrice appunto, riscontra nei comportamenti quasi adolescenziali del figlio, addirittura vere e proprie dislocazioni mentali (può essere sintomo di malattia l’aver distrutto volutamente un vaso orientale solo per attirare proustianamente l’attenzione di una madre?).

Il Dottor A si trova ad affrontare una personalità in apparenza scissa, ma lucida soprattutto nella sua capacità affabulatoria: In realtà, sono vecchio come il mondo. Ma se le piacciono le cifre, sappia che avrò trent’anni soltanto tra qualche mese. Un terzo di anno che non si è ancora vissuto, rappresenta molto per un uomo come me…

Il protagonista, pur convinto della sua pochissima aderenza al mondo, ha necessità di scoprire il limite delle sue possibilità. Senza tema di irragionevolezza: Avevo tre strade, Dottore: il sapere, l’amore e l’azione. Il sapere è troppo poco, troppo magro; lei è abbastanza informato! Me ne sono nutrito fino alla nausea, sono sempre gli stessi piatti. L’amore… ho fatto fiasco, Dottore, lo confesso senza vergogna e senza rimpianto. Anche se mia madre non mi avesse tagliato la strada, avrei fatto fiasco ugualmente… Resta l’azione. Ammetta che non devo dichiararmi sconfitto prima di aver esaurito le mie forze.

Questo libro non va raccontato, va soltanto letto nella sua continua ed inarrestabile discesa negli inferi: dove l’Uomo (maiuscolo, perché il protagonista sembra rappresentare se stesso come forma comune di aggregazione per i perdenti) è paradossalmente incline agli altri, ma l’inclinazione nasconde una tremenda minaccia. Fascinatoria, come può essere il Male.

Ebbene, io amo gli uomini perché non posso amare altro, e poi mi sono accorto fin troppo bene che essi valgono molto di più dei vostri cani e delle porcellane cinesi. Attento, Dottore, non confonda con l’amore cristiano. Il mio è terribile. E’ l’amore del rospo con i moscerini. Tutti quelli che si mostrano devono essere presi. La mia forza non ha più limiti… Da principio ho tentato di adescarli con la lingua, non ci sono cascati. Li avrò col veleno. L’essenziale, Dottore, è averli…

Dunque ‘cacciatore’ perché è un predatore che non agisce nell’oscurità, ma davanti a tutti, come se volesse rivelarsi, dunque ricoperto di campanelli, per farsi annunciare. L’annunciazione che decreta la nascita di uomo nuovo (superuomo?). In fondo come Hannibal Lecter…

L’edizione da noi considerata è:

Giuseppe Lo Presti
Il cacciatore ricoperto di campanelli
Oscar Originals Mondadori 1990.

scritto da Alfredo Ronci

fonte www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=classico.

Lo_Presti_GiuseppeGIUSEPPE LO PRESTI:

Nasce ad Alcamo il 20 gennaio 1958

Muore a Sanremo il 28 agosto 1995

Trasferitosi in Torino dopo il terremoto del Belice del 1968, non poté completare neppure gli studi elementari.

Nel capoluogo piemontese, dopo aver per alcuni anni lavorato presso una pasticceria, presenta domanda di arruolamento nell’esercito.

Ma, prima ancora di essere sottoposto a visita medica, viene arrestato per rapina ed attività sovversive.

Collaborerà, dai penitenziari italiani, nei quali ha trascorso circa undici anni, con diverse testate di destra, tra cui «Candido» (Milano), «Il Borghese» (Milano) e il mensile «Avanguardia» (Trapani).

A seguito di una grave malattia, all’inizio degli anni Novanta ottiene la detenzione domiciliare.

Tra i suoi inediti vi sono alcuni romanzi, dei racconti, pagine di diario e corrispondenza.

OPERE

– L’indominio della discordanza, Saluzzo, Barbarossa, 1986 (prima ed. del successivo romanzo);

– Il cacciatore ricoperto di campanelli, pref. di A. Busi, Milano, Mondadori, 1990;

– Dopo (racconto), in Ai margini, Milano, F. Angeli, 1991, p. 109-130 e, poi, col titolo Trattamento educativo a Pianosa, in «Il racconto», Milano, 1, novembre 1993, n° 6, p. 34-46.

CRITICA

– G. TERRACCIANO, “L’indominio della discordanza”, «Orion», novembre 1986, n° 26;

– E. GAGLIANO, Il terrorista nero si arrabbia in un romanzo, «La Stampa», Torino, 20 gennaio 1990;

– A. BUSI, E io punto sul nero, «Epoca», 28 gennaio 1990;

– A. ORTOLEVA, Volevo rovesciare il mondo. Ho rimorso di aver fallito, «Giornale di Sicilia», 12 febbraio 1990;

– F. BREVINI, Principianti assoluti: ma il migliore è quello in nero, «Il Corriere della Sera», Milano, 25 febbraio 1990;

– L FONTE, “L’indominio della discordanza”, «Avanguardia», Trapani, febbraio 1990;

– C. TOSCANI, Mi definiscono il nuovo Genet, che baggianata, «La Provincia», 8 marzo 1990;

– F. ROAT, Il cacciatore ricoperto di campanelli, «Questo Trentino», 9 marzo 1990;

– M. CALABRETTA, Alla ricerca dell’io in conflitto col mondo, «Il Popolo», Roma, 20 marzo 1990;

– A. TRUZZI, Amore-odio per la madre, «L’Arena», 22 marzo 1990;

– B. BENVENUTO, Debuttanti: tutti professionisti, ma manca il «grande autore·, «il moderno», 23 marzo 1990, n° 26;

– E. PACCAGNINI, Dimensione onirica con i campanelli, «Il Sole 24 ore», Milano, 1 aprile 1990;

– G. PAMPALONI, Lo scrittore è proprio “3 magnific”, «Il Giornale», 1 aprile 1990;

– Il cacciatore ricoperto di campanelli, «Latina Oggi», 12 aprile 1990;

– A. SIOLI, Il cacciatore ricoperto di campanelli, «Amica», 16 aprile 1990;

– G. PACCHIANO, Eloqui notturni di un visionario, da «Repubblica», 28 aprile 1990;

– A. AMBROSIONI, Se le illusioni cadana in frantumi, «11 Secolo d’Italia», 6 maggio 1990;

– M.G. RABIOLO, Un “cacciatore” fra pazzia e diversità, «Corriere del Ticino», 9 maggio 1990;

– V. SPINAZZOLA, Quando la mamma ama troppo, «1’Unità», 23 maggio 1990;

– G. DELL’ARTI, Il silenzio di Marianna, «La Repubblica», 25 maggio 1990;

– C. TOSCANI, Lo Presti: Il cacciatore ricoperto di campanelli, «Gazzetta di Parma», 6 giugno 1990;

– G. DELL’ARTI, Ma io difendo i vizi di Gassman, «La Repubblica», 8 giugno 1990;

– M. TRECCA, A denti stretti, «Gazzetta del Mezzogiorno», 11 giugno 1990;

– F. MANNONI, Un profeta indifeso uscito dall’inferno, «La Provincia», 1 luglio 1990;

– G. PONTIGGIA, Il cacciatore ricoperto di campanelli, «Il Sabato», 15 settembre 1990;

– D. SCAUA, Laretorica dell’anticonformismo di un giovane votato alla follia, «la Sicilia», 16 settembre 1990;

– F. GABRIELLI, Il cacciatore ricoperto di campanelli, «Studi Cattolici», settembre 1990;

– G.F. GRECHI, Una saggezza non in cattedra, «Il Giorno», 11 novembre 1990;

– Manette al terrorista-scrittore, «La Stampa», 7 dicembre 1990;

– C. CASALI, Ex terrorista nero “vuota il sacco”, «La Gazzetta di Firenze», 23 dicembre 1990;

– M. PONTE, Finisce in cella la carriera del rapinatore scrittore, da «Repubblica», Roma, 21 febbraio 1991;

– A. CONTI, Arrestato Lo Presti, terrorista e romanziere, «La Stampa», Torino, 21 febbraio 1991;

– L FONTE, Pino Lo Presti è fuori dalla redazione, «Avanguardia», maggio 1991;

– G. ROMAGNOLl, Criminali americani, miliardari senza un soldo, «La Stampa», 16 ottobre 1991;

– R. CROVI, Evviva, non scrive per mestiere, «L’Espresso», Milano, 24 ottobre 1993;

– M. TRISCHETTA, Figli del secolo, «Cronache parlamentari siciliane», Palermo, dicembre 1993;

– Morto a Sanremo Lo Presti scrittore visionario di Alcamo, «Giornale di Sicilia», 7 settembre 1995;

– Morto lo scrittore Giuseppe Lo Presti, «La Stampa», 7 settembre 1995;

– Morto a Sanremo Lo Presti scrittore visionario di Alcamo, «Il Bonifato», settembre 1995;

– D. FONTE, Pino Lo Presti non è più con noi, «Avanguardia», Trapani, ottobre 1995, p. 29.

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