C’è un’attività che, al netto delle pesanti traversie giudiziarie e delle storiche sconfitte politiche che hanno segnato la biografia di Franco Giorgio Freda tra gli anni Sessanta e Ottanta, rischia di rimanere come la sua traccia più duratura e paradossalmente sotterranea.
È la sua veste di editore
O, per usare una sua fulminea definizione, di «edituo-autocrate». A riaccendere i riflettori su questo aspetto della sua poliedrica e discussa figura è un’intervista curata dal professor Marco Leonardi, docente di Storia medievale all’Università di Catania, pubblicata sulle pagine del quotidiano La Sicilia qualche giorno fa.
Al centro del colloquio non ci sono le cronache giudiziarie del passato, ma i tipi delle «Edizioni di Ar» e la recentissima ristampa, nel 2026, di un volume che ha segnato la controcultura più radicale del Novecento: La disintegrazione del sistema.
L’artigianato del libro contro il quietismo del presente
Il catalogo delle Edizioni di Ar è da sempre un unicum nel panorama editoriale italiano. Libri curatissimi in ogni dettaglio formale, quasi plastico, accompagnati da prefazioni di altissimo profilo stilistico e contenutistico. Una scelta editoriale radicale, avulsa dalle logiche industriali della grande distribuzione, orientata alla riproposizione di un pensiero antimoderno che affonda le radici in Platone, Nietzsche, Evola e Guénon.
La ristampa di La disintegrazione del sistema (proposto nel 2026 a 20 euro per 220 pagine) si inserisce proprio in questa visione.
Scritto nel 1969, il testo è stato a lungo un pamphlet “fantasma”: letto avidamente, nel corso dei decenni, persino da chi poi sarebbe entrato nelle stanze dei bottoni della politica nazionale, ma mai citato pubblicamente per non sfigurare davanti al tribunale del senso comune e del “quieto vivere”. Secondo l’editore padovano, la riproposizione di questo testo oggi non è un’operazione nostalgica, ma un atto di attualità volto a «liberarci dal servaggio privatistico e individualistico del presente», scardinando la seduzione esercitata dal denaro per riscoprire una sintonia profonda tra lo Stato e la Comunità.
Il palinsesto e la vocazione: la ricetta per un’editoria fuori dal coro
L’approfondimento guidato da Leonardi si sposta poi sulla funzione pedagogica dell’editoria d’area. Sollecitato sugli esiti delle ultime consultazioni referendarie che vedono un ritorno dei giovani al protagonismo politico, Freda isola dal proprio catalogo due testi cardine, considerati come un’opera unitaria e tormentosa: gli Appunti e i Pensieri Antimoderni del pensatore colombiano Nicolás Gómez Dávila, pilastri per la costruzione di una “Vita con la Maiuscola”.
Appena ristampato “La disintegrazione del sistema” vero e proprio memoriale politico esistenziale
L’intervista si chiude con un consiglio che è anche una severa lezione di metodo per chiunque oggi voglia cimentarsi con la scrittura di temi scottanti o apertamente invisati al “politicamente corretto”. La ricetta dell’anziano editore evoca un rigore d’altri tempi, lontano anni luce dalla fretta espressiva dei social network:
«Prima di pubblicare anche una sola riga, leggere e rileggere tra le 50 e le 100 volte quello che si intende ‘esternare’. Un testo è un palinsesto, la risultanza di idee che vivono nella parola scritta».
Nelle parole di Freda, la scrittura non può essere segmentata nella frenesia mercantile dei tempi attuali. Solo chi conserva una visione totale della Politica intesa come vocazione esistenziale può permettersi il lusso della scorrettezza politica, sorretto da una coscienza di alto profilo. Un monito che, al di là delle aspre contrapposizioni ideologiche che il suo nome evoca, fotografa l’essenza profonda e quasi ascetica dell’artigianato del libro.
L’intervista
Ecco la trascrizione integrale e fedele del testo dell’articolo
di MARCO LEONARDI
Come presentare, ai nostri lettori, quell’aristòs di Franco Freda, pensatore ed editore avulso, per scelta di vita orientata alla riproposizione dell’ancestrale in ogni aspetto dell’esistenza? Nel descrivere una personalità così poliedrica e parimenti monoforme, vengono in mente il Tommaso d’Aquino assertore dell’unità nella varietà, seguito dal Luigi Pirandello di «Uno, nessuno e centomila». Classe 1941, padovano doc in quanto formatosi nella coesistenza tra le fondamenta cattoliche e il profondo pensiero antimoderno, targato Guenon, Evola, Spengler, senza mai distogliere lo sguardo e la meditazione da Platone e da Nietzsche. Il nome di Franco Giorgio Freda rimarrà legato al periodo della Storia d’Italia compreso tra gli Anni Sessanta e gli Ottanta del Ventesimo Secolo.
Dai processi per la strage di Piazza Fontana, in relazione ai tragici eventi nella Milano del 1969, allo scioglimento del «Fronte Nazionale», soppresso per Decreto del Ministero dell’Interno nel 2000, di traversie e sconfitte, il militante-studioso ne ha conosciute a iosa. Sic transit gloria mundi? La sua attività di editore, o, per dirla con le sue annotazioni, di «edituo-autocrate», sarà di certo la più bella tra le eredità lasciate dallo studioso padovano alle nuove generazioni. Libri curatissimi in ogni dettaglio, corredati da prefazioni di alto profilo nei contenuti e nello stile. Per i tipi delle «Edizioni di Ar», è stato appena ristampato «La disintegrazione del sistema», vero e proprio memoriale politico, esistenziale, sapienziale, a firma di chi aveva dichiarato guerra al presente. Edito per la prima volta nel 1969, questo libro è stato letto anche da quanti, pochi decenni dopo, entreranno nelle «stanze dei bottoni», mai facendone menzione, al fine di non “sfigurare” dinanzi al “tribunale” più spietato che esista, quello del senso comune, in grado di comminare pene severissime a quanti “disturbino” un mai definito “quieto vivere”.
Abbiamo intervistato Franco Giorgio Freda a proposito della nuova edizione dell’opera «La Disintegrazione del Sistema» (Edizioni di Ar, Padova 2026, pp. 220, Euro 20).
Dott. Freda, dopo la prima edizione del 1969 e la ristampa del 2000, ritorna in libreria «La disintegrazione del sistema», testo ormai introvabile che ha fatto la storia della controcultura giovanile nei “ribelli” Anni Sessanta e Settanta del Novecento. Per quali finalità ripubblicare, nel 2026, un titolo così discusso e osteggiato?
«“La disintegrazione del sistema” è un testo attualissimo per liberarci dal servaggio privatistico e individualistico del presente, rappresentato dalla seduzione stregonica esercitata dal denaro. Assimilare questo libro porta alla riscoperta della Res Publica, ovvero alla riscoperta di una nuova sintonia tra la Comunità e lo Stato».
Gli esiti sorprendenti dell’ultima consultazione referendaria hanno riportato alle “luci della ribalta” un nuovo protagonista: i giovani. Se Lei volesse consigliare un libro dal ricchissimo catalogo della Sua casa editrice, indirizzato alla formazione dei giovani, quale sceglierebbe?
«Seleziono due libri, in quanto complementari e formanti un’opera unitaria. Mi riferisco agli «Appunti» e ai «Pensieri Antimoderni» di Nicolás Gómez Dávila. La profondità di un testo come questo, tormentoso e tormentante ad un tempo, suscita interrogativi per vivere, affrontare e costruire una Vita con la Maiuscola».
Quale suggerimento darebbe l’anziano ed esperito editore Freda ad un giovane, magari desideroso di pubblicare i suoi lavori su temi scottanti e invisi al politicamente corretto?
«Prima di pubblicare anche una sola riga, leggere e rileggere tra le 50 e le 100 volte quello che si intende “esternare”. Un testo è un palinsesto, un testo è la risultanza di idee che vivono nella parola scritta. Leggere, meditare, ponderare quale lemma adottare siano alla base dello scrivere! Solo chi ha una visione totale della Politica, dicasi la vocazione a concepire e vivere l’esistenza nella sua totalità, mai segmentata nei mille rivoli della frenesia mercantile dei tempi attuali, potrà scrivere su temi politicamente scorretti con una coscienza di alto profilo».
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