A fronte di una situazione disperata per il popolo palestinese, sotto l’assedio dell’esercito israeliano, Messina ha fatto sentire la propria voce a sostegno della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla.
Circa venti barche, dopo la partenza da Siracusa e Augusta, si uniranno in mare aperto con le unità partite da Tunisi e dalla Grecia, e cercare di raggiungere Gaza.
Nel sit-in organizzato a Messina, sono stati trattati i temi drammatici del momento. Al centro, la disperazione della gente di Gaza. Sullo sfondo, i rischi cui vanno incontro barche ed equipaggi, alla luce di quanto successo in precedenza. Per questo, sabato 20 settembre, in previsione dell’ingresso delle barche in acque internazionali, a Messina è previsto un corteo organizzato dal coordinamento Messina con la Palestina, con raduno alle ore 17,30 a Piazza Antonello: “Fermiamo il genocidio”.
Laddove la politica latita, provvede la gente comune e si mobilitano gli attivisti. In un momento in cui l’umanità sta crollando, c’è chi cerca di tirarla su, facendo tutto quanto è nelle proprie possibilità. Una straordinaria mobilitazione popolare sta accompagnando la Global Sumud Flotilla, una missione massiccia ed estesa, che racchiude varie realtà internazionali, tra cui la Flotilla Coalition, che a giugno e luglio scorsi, con le imbarcazioni Madleen prima e la Handala dopo, aveva provato a infrangere il blocco israeliano. Operazioni conclusesi entrambe con l’assalto alle imbarcazioni in acque internazionali ad opera dei militari israeliani, con il sequestro dei mezzi e l’arresto dei membri dell’equipaggio, poi rimpatriati. Questa missione ha le stesse finalità, con la differenza che le barche saranno intorno a 60, partite da vari porti del mediterraneo, su cui prendono posto attivisti provenienti da 44 paesi. Numeri importanti, che danno forza e speranza in un momento cruciale. Obiettivo: infrangere in maniera non violenta il blocco infernale intorno a Gaza, portare aiuti umanitari alla popolazione flagellata dall’assedio israeliano, e soprattutto attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media internazionali su quanto sta succedendo in Palestina. Un’impresa ardua, considerando che già nel porto di Tunisi due barche provenienti dalla Spagna, tra cui l’ammiraglia della spedizione, hanno subito attentati con incendio e danneggiamento. Ma stavolta il mondo è con loro: le barche verranno seguite a distanza da ogni continente e le mobilitazioni non si stanno facendo attendere.
Anche in riva allo Stretto, attraverso il coordinamento Messina – Palestina, gli attivisti hanno fatto sentire la propria voce, in segno di sostegno e solidarietà verso questa coraggiosa operazione, particolarmente carica di rischi e densa d’umanità.
Alla Passeggiata a mare, di fronte alla prefettura, è stato dato vita ad un sit-in, colorato da bandiere palestinesi e striscioni, ma soprattutto animato di indignazione, con pensieri e riflessioni per quanto sta accadendo in quella parte di Medio Oriente afflitto dalla sofferenza, con decine di migliaia di persone uccise: uomini, donne, bambini e bambine palestinesi, vittime innocenti di uno sterminio, un genocidio.
Patrizia Maiorana, Circolo Arci Thomas Sankara di Messina, sugli ultimi accadimenti in Tunisia: “Un drone ha lanciato una bomba e colpito un’imbarcazione, che ha preso fuoco. È stato un sabotaggio. Il Governo tunisino aveva fatto finta di essere solidale con la Flotilla, invece ha fatto propaganda per Israele. Hanno dichiarato che l’incendio è stato provocato da una sigaretta…” La supposta strategia di Israele: “L’esercito e la marina si stanno già schierando per bloccare la Flotilla”. Cosa fare: “È importante che in tutto il mondo, e anche noi, qui, esprimiamo la nostra solidarietà. Occorre fare pressione sul nostro Governo affinché assieme agli altri governi attivi le vie diplomatiche. A bordo ci sono parlamentari ed eurodeputati di tutta Europa”.
René Abu Rub, attivista palestinese che vive a Messina, è tra le anime del coordinamento. La sua fede è la parola Sumud, simbolo di questa missione: “Non è solo una parola, è una pratica quotidiana, una scelta politica, un respiro collettivo. Significa resistenza, radicamento, significa non arrendersi mai. È una parola che oggi attraversa i confini”. Qualche esempio: “È il contadino che torna a coltivare gli ulivi dopo che i bulldozer li avevano sradicati. Una madre che ricostruisce la propria casa pietra dopo pietra. Sumud è forza e dignità. Le barche non portano solo medicine e viveri, ma il messaggio che nessun popolo può essere soffocato per sempre. La Flotilla è un atto di coraggio internazionale”. La situazione: “Israele – prosegue Abu Rub – gode dalla complicità di molti governi occidentali, oltre quelli arabi, governi che parlano di pace ma intanto vendono armi, che parlano di diritti ma voltano lo sguardo altrove. Non può esserci nazionalità quando un popolo viene privato della propria libertà e dei propri diritti. Il silenzio in questo caso è complicità. Noi diciamo con chiarezza, basta all’occupazione e ai bombardamenti. Scegliamo di non tacere, di non essere complici”. Cosa fare: “Boicottare le aziende complici di Israele e fare pressione politica sui governi, educare alla memoria e alla giustizia. Sumud è una pratica quotidiana, una chiamata al coraggio”. Come accaduto altre volte, l’attivista palestinese ha portato la voce di Zakaria Bakr, pescatore di Gaza con il quale è sempre in contatto. Le sue parole dicono tutto: “Mi stanno bombardando… Ho paura, ma non di morire, perché dall’altra parte è probabile che trovi una vita migliore. Ho paura di perdere la mia famiglia o che moriamo tutti. Mi fa paura vedere la gente morire accanto a me”. Ancora René: “Mai più tacere. Mettiamo un limite allo stato sionista. Gaza non è lontana da noi…Oggi è lì, ma domani la guerra può essere qui”.
Carmen Cordaro, avvocata e storica attivista Arci: “La Global Sumud Flotilla sta facendo quello che i governi e il nostro governo non vogliono fare. Noi siamo la Flotilla di terra al fianco della Sumud Flotilla di mare. Dobbiamo essere pronti a intervenire, a scendere in piazza, a bloccare tutto. Invitiamo i sindacati di base e la CGIL a dichiarare lo sciopero generale. La Flotilla quasi certamente verrà attaccata, quindi dobbiamo prepararci. Abbiamo previsto una mobilitazione generale a Messina, un corteo a sostegno di ciò che dovrebbe accadere. O lo facciamo noi, o non lo fa nessuno”.
Alice Camardella, giovane attivista: “Si sta impedendo l’arrivo degli aiuti a Gaza. Giorgia Meloni continua a dire che gli aiuti, noi italiani, li abbiamo mandati tramite scatole paracadutate dal cielo. Si vanta anche d’aver inviato 200 tonnellate di cibo. Briciole, rispetto alle oltre 300 tonnellate raccolte a Genova in 5 giorni. Sotto quelle scatole di cibo che si schiantano a terra, la gente muore”. Il metodo corretto: “Ci sono centinaia di camion bloccati al confine con Gaza, pieni di cibo che marcisce. Per questo le persone sono costrette a prendere il mare e rischiare la vita”. L’attacco ai media nazionali e locali: “C’è gente che parla dell’inutilità della Flotilla, di quanto questo sia attivismo da performance e che la gente rischia la vita per farsi vedere…” La giovane attivista poi denuncia le ipocrisie di Stato: “Diamo armi a Israele e poi mandiamo briciole di cibo alle persone che stiamo contribuendo ad affamare. Qualche volta ci prendiamo anche qualche bambino mutilato da ospitare nei nostri ospedali, così ci laviamo la coscienza. Ora chiediamo chiarezza. Se volete il genocidio, non fate finta di essere dalla parte dei civili. Se invece siete dalla parte della gente che soffre, fate transitare verso Gaza la Global Sumud Flotilla”.
Corrado Speziale
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