Il convegno “Criminalità nazionale e transnazionale: strumenti e obiettivi in Italia e in Europa”, che si è tenuto oggi all’Università di Messina, segna un momento storico nella lotta alle associazioni mafiose. Parole di grande significato sono venute da Giuseppe Antoci, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, che ha sottolineato come questa città stia diventando di nuovo protagonista di una svolta epocale, paragonabile per simboleggiare la Conferenza di Messina del 1955.
L’eredità simbolica della Conferenza di Messina
La Conferenza del 1955 fu fondamentale per l’Europa: i ministri degli Esteri della CECA si riunirono a Messina e Taormina per rilanciare il processo di integrazione europea, gettando le basi per la nascita della Comunità economica europea e dell’Euratom. Antoci ha richiamato quell’esperienza: oggi, ha detto, è necessario fare della Sicilia e di Messina non solo un luogo di memoria, ma un punto di avvio per nuovi impegni legislativi e per una cooperazione concreta che risponda alla criminalità sempre più globale.
Strumenti UE in primo piano: ProtectEU e AMLA
Durante il convegno sono stati evidenziati alcuni strumenti europei che possono fare la differenza:
ProtectEU: la strategia europea di sicurezza interna presentata dalla Commissione lo scorso aprile, che punta a migliorare la governance della sicurezza interna, anticipare le minacce, rafforzare collaborazione, condivisione dell’intelligence e strumenti giuridici più incisivi.
AMLA (Autorità Europea Antiriciclaggio), già istituita, come altra leva fondamentale per contrastare il riciclaggio internazionale e i traffici di denaro sporco.
Antoci ha ribadito che, pur essendo questi strumenti fondamentali, non bastano da soli: serve un quadro comune robusto, norme che integrino il reato associativo, politiche condivise, e una direzione strategica che intrecci legislazione, cooperazione giudiziaria e strumenti operativi.
Presenze di rilievo e dichiarazioni
Tra i presenti al convegno:
Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo, che ha ricordato come l’esperienza italiana, in particolare siciliana, sia un punto di riferimento nella lotta alle mafie, e come non sia accettabile che la criminalità transnazionale trovi rifugio in alcuna parte dell’Europa.
Giovanni Melillo, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, che ha richiamato la crescente pericolosità delle strutture mafiose che si integrano tra loro, usano le nuove tecnologie, e operano al di là dei confini nazionali.
Matteo Piantedosi, Ministro dell’Interno, e Alessandro Chiocchetti, Segretario Generale del Parlamento Europeo, che hanno sostenuto l’importanza di un salto di qualità legislativo, compresa la revisione della direttiva anticorruzione e l’inserimento del reato associativo nella normativa UE.
Nel suo intervento, Antoci ha auspicato che la direttiva anticorruzione, attualmente in fase avanzata di negoziazione, rappresenti effettivamente un salto qualitativo. Ha sottolineato inoltre che i cittadini europei attendono non solo parole, ma atti concreti: leggi, strumenti giudiziari, cooperazione fra magistrature, polizie, agenzie UE. Vi è stata anche una richiesta forte alla dimensione culturale: la lotta alle mafie non si compie solo in aula di tribunale, ma anche nei territori, nelle scuole; con legalità vissuta e non solo proclamata.
Rimette Messina sulla mappa europea come luogo simbolico ma anche operativo di impegno antimafia.
Raccoglie strumenti concreti già disponibili o in corso di definizione a livello UE (ProtectEU, AMLA, cooperazione giudiziaria con Eurojust, agenzie di polizia come Europol) che, se utilizzati insieme, possono migliorare la risposta al crimine organizzato transnazionale.
Punta su una visione che integra normativa, cultura, responsabilità istituzionale e partecipazione civica.
Oggi a Messina non si è solo discusso di “strumenti e obiettivi”: si è gettata la sfida che resta aperta. Perché non servono solo eventi simbolici, ma passo dopo passo trasformazioni concrete.
Come settant’anni fa quella Conferenza gettò le fondamenta dell’Europa, oggi da Messina possa partire un’altra spinta decisiva: verso un’Europa che non tolleri le mafie, che rafforzi le sue leggi, che protegga i cittadini e restituisca dignità e sicurezza.
Gli interventi di Antoci
Introduzione di Antoci all’arrivo di Metsola
E adesso mi rivolgo a Lei Signora Presidente. È per me motivo di profondo orgoglio accoglierla e darle il benvenuto nella sua autorevole veste di Presidente del Parlamento Europeo. La sua presenza qui a Messina non è soltanto un atto di partecipazione, ma un gesto che ha un significato storico. È la conferma che il Parlamento europeo non dimentica i territori più esposti e non considera periferici i temi della legalità e della giustizia. Oggi, con la sua presenza, dimostra che la lotta alla criminalità organizzata non è questione di singoli Stati, ma battaglia comune di tutta l’Europa. La Sicilia, terra di straordinaria bellezza, è stata troppo spesso ferita dalla violenza delle mafie. Ma da questa stessa terra sono partiti esempi, sacrifici e leggi che hanno fatto scuola in tutto il mondo. Si sacrifici, tanti sacrifici di uomini, donne e famiglie i cui componenti hanno perso la vita o che hanno perso la libertà. Da questa terra meravigliosa, Signora Presidente, è anche partita la nostra battaglia a salvaguardia del Fondi Europei per l’Agricoltura.
Si, proprio da questa provincia Presidente. A giugno dello scorso anno, al mio arrivo a Bruxelles, rimasi quasi un’ora nel suo ufficio e Lei mi ha riempito il cuore della sua grande umanità. Le dissi che stavo vivendo questo nuovo corso della mia vita come un servizio. Così le dissi mentre ero frastornato dalla nuova esperienza che mi aspettava. Per qualche giorno mi chiedevo: “ma cosa ci faccio qui? Dove sono i miei studenti che ogni giorno incontro in giro per l’Italia? Ma poi è arrivato il 19 luglio, tre giorni dopo il nostro insediamento ufficiale, commemorammo in seduta Plenaria a Strasburgo la strage di via d’Amelio e Lei parlando si commosse e le se spezzo la voce dalla commozione.
Lì ho capito cosa ci facessi in Parlamento europeo e ho capito che è possibile, con la sua guida forte e lungimirante, trasformare quel sacrificio di tanti e di tanti che non ci sono più, in amore e impegno. Signora Presidente, a nome della città di Messina, delle istituzioni italiane presenti, dei nostri graditi ospiti e mio personale, Le rivolgo il più deferente saluto e il più caloroso ringraziamento.
La sua presenza oggi illumina questa giornata e conferisca ad essa il più alto autorevole respiro internazionale. Benvenuta a Messina, benvenuta in Sicilia, benvenuta in una terra che oggi, anche grazie a Lei, sente di essere il cuore pulsante dell’Europa. Grazie, grazie a nome di tutti noi.”
Introduzione Antoci Convegno Messina
Buongiorno a tutti, prima di iniziare le mie introduzioni, permettetemi un saluto e un ringraziamento al Sig. Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per la sua presenza che testimonia l’attenzione che il Ministro riserva alla lotta alle mafie rinvigorendo così ancor di più il nostro impegno. Grazie a S.E. l’Arcivescovo Giovanni Accolla per le sue parole illuminanti. Al Presidente Nazionale della Corte dei Conti dott. Carlino, al Procuratore Generale Aggiunto presso la Suprema Corte di Cassazione Giulio Romano, al Signor Capo della Polizia Prefetto Vittorio Pisani ai procuratori, ai procuratori distrettuali, magistrati e a tutte le altre autorità civili, militari e religiose presenti che ci onorate con la Vostra presenza.
Consentitemi un saluto speciale al Segretario Generale del Parlamento Europeo Alessandro Chiocchetti che ci ha omaggiato della sua presenza e del suo intervento introduttivo. A lui vorrei consegnare i sentimenti di gratitudine per le parole che mi ha rivolto ed esprimere, in questa sede, l’orgoglio per noi italiani di gioire per il fatto che ai vertici dell’amministrazione del Parlamento Europeo oggi siede una eccellenza italiana come lui. Il mio grazie sincero ancora a chi ha portato i saluti istituzionali. Le loro parole hanno dato voce al legame profondo che unisce le istituzioni della città e del territorio a questo impegno comune contro la criminalità organizzata. Consentitemi un pensiero speciale alla Rettrice Giovanna Spatari e a tutta l’Università di Messina che oggi ci accoglie in questa magnifica Aula Magna e al Procuratore Distrettuale Antimafia di Messina Antonio D’Amato che hanno condiviso con me la visione e lo sforzo organizzativo che ci hanno portato fin qui nonchè al dott. Apollonio che, oltre ad aver maturato insieme a noi questa giornata curerà la stesura degli atti del convegno. Non è casuale che tutto questo avvenga qui, a Messina. Settant’anni fa questa città fu protagonista di una scelta epocale: la Conferenza di Messina del 1955. Allora, in un’Europa ferita dalla guerra, si comprese che la strada della rinascita passava dall’unione, dalla cooperazione, dalla fiducia reciproca. Quella “Carta di Messina” fu fonte di ispirazione per i Trattati di Roma e quindi per l’inizio del progetto europeo. Oggi, da questo stesso luogo, raccogliamo quell’eredità simbolica per affrontare una sfida diversa, ma non meno decisiva e cioè quella della lotta alle associazioni mafiose e a qualsiasi forma di criminalità organizzata transnazionale. L’Italia, nella sua storia recente, ha dimostrato che il crimine può essere combattuto; certo non è stato facile, né indolore. Penso ai tanti sacrifici di servitori dello Stato, ai magistrati, ai giornalisti, agli uomini delle forze dell’ordine, alle vittime innocenti e a tutti quei cittadini comuni che hanno perso la vita per difendere il diritto e la libertà. Sacrifici, che io e la mia famiglia conosciamo bene, sacrifici di tanti che hanno contribuito a costruire un sistema di norme e di istituzioni che oggi rappresenta un modello. Tutto ciò, è stato frutto di lotte durissime, ma oggi costituisce un patrimonio giuridico e civile che molti Paesi europei e non guardano come esempio da seguire.
Proprio sabato in Egitto presiedendo la commissione di cui mi onore essere presidente, e che si occupa anche di sicurezza nelle due sponde del mediterraneo, i leader dei governi di quei paesi mi hanno espresso l’esigenza di acquisire norme nuove e forti contro la corruzione e la criminalità. È da questo patrimonio, a volte costruito con il sangue, che dobbiamo partire. Da quelle conquiste che hanno reso l’Italia un laboratorio avanzato nella lotta alle mafie, possiamo da ciò trarre ispirazione per costruire e migliorare un vero modello europeo. Ma possiamo mai immaginare che oggi qualcuno pensi che la lotta alle mafie sia un problema locale o nazionale? E’ per questo che abbiamo fortemente voluto questa giornata. Grazie agli illustri relatori e ai nostri moderatori: giornalisti di grande esperienza; Obiettivo del convegno non sarà solo quello di essere un’occasione di analisi, ma diventare un laboratorio di proposte. Infatti, è proprio per questo che, come dicevo prima, saranno pubblicati gli atti del convegno proprio al fine di dare una giusta e concreta prosecuzio ai nostri odierni lavori. Ringrazio di cuore i giornalisti accreditati e radio radicale che sta seguendo in diretta il convegno.
Vedete, il Parlamento europeo ha fatto scelte importanti in questi anni come quella di potenziare le agenzie Europol, Eurojust e Eppo. È stata anche da poco istituita l’AMLA, la nuova Autorità europea antiriciclaggio la cui Presidente Szego è oggi qui con noi e alla quale auguriamo buon lavoro. Sono strumenti fondamentali, ma da soli non bastano. Serve un quadro organico di regole e di politiche comuni e in questo senso è molto attesa è la nuova strategia europea per la sicurezza interna, ProtectEU. È una base importante, che va rafforzata con coraggio politico e visione strategica pensando finalmente all’inserimento del reato associativo. L’obiettivo deve essere duplice: da un lato armonizzare le legislazioni e gli strumenti giudiziari, dall’altro rafforzare il coordinamento a livello europeo ed extraeuropeo, perché le mafie operano ormai su scala globale. Ma non dobbiamo dimenticare un aspetto decisivo: la lotta alle mafie non è soltanto repressione, non è soltanto processo penale. È anche cultura della legalità, educazione civica, impegno sociale. La vera vittoria arriverà quando la legalità sarà patrimonio condiviso, quando ciascuno sentirà la responsabilità di difendere le regole e il bene comune. E proprio da questa città, che settant’anni fa partì la scintilla dell’Europa, vogliamo pensare che oggi l’Europa, sulla lotta al crimine organizzato transazionale riparta con forza da Messina. Dunque, lanciamo un messaggio forte e chiaro.
La legalità è il fondamento della democrazia e dello Stato di diritto europeo. La criminalità organizzata si combatte con coraggio, disciplina e onore.
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