OLTRE L’EMERGENZA – A Brolo, Francesco Mastrolembo: «rifugi climatici» diventano un palliativo senza cura strutturale
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OLTRE L’EMERGENZA – A Brolo, Francesco Mastrolembo: «rifugi climatici» diventano un palliativo senza cura strutturale

Uno spunto di riflessione

La colonnina di mercurio sale, l’asfalto si fa rovente e le città si riscoprono vulnerabili. Di fronte a ondate di calore sempre più aggressive, la decisione dell’ amministrazione comunale  brolese di istituire e aprire “rifugi climatici” — spazi pubblici al chiuso climatizzati attrezzati per offrire refrigerio — rappresenta senza dubbio un’iniziativa meritevole, una prima risposta emergenziale necessaria per tutelare i cittadini più fragili.

Tuttavia, quando l’eccezionale diventa quotidiano, la gestione dell’emergenza non può sostituire la pianificazione.

È questa la riflessione espressa da Francesco Mastrolembo, ingengere informatico con occhio attento all’ambiente, che solleva un tema cruciale: «I rifugi climatici sono una buona iniziativa, ma se non accompagnati da interventi strutturali, sono solo un palliativo».

Se l’obiettivo è difendere davvero la vivibilità dei nostri centri urbani, occorre passare dalla logica del “riparo temporaneo” a quella della trasformazione strutturale del territorio.

La scelta del verde: l’equivoco delle palme e il valore dell’ombra

Il primo nodo strutturale solevato da Mastrolembvo pubblicxamemte sui social riguarda la gestione e la qualità del verde pubblico. Per decenni, l’arredo urbano di molte piazze e viali del Sud Italia ha privilegiato piante dal forte impatto esotico o geometrico, prime fra tutte le palme. Ma, come evidenzia con pragmatismo Mastrolembo:

«Magari cominciamo a riforestare con alberi decenti: le palme, ahimè, non fanno ombra».

In molte parti d’Europa e del mondo, le politiche di forestazione urbana non rispondono a criteri meramente estetici, ma bioclimatici. Piantare alberi ombreggianti, a chioma densa e ramificata, significa abbattere localmente la temperatura al suolo anche di diversi gradi grazie all’evapotraspirazione e alla creazione di vere e proprie barriere solari. Il costo di impianto e manutenzione è del tutto simile a quello di specie ornamentali inefficienti, ma i benefici ambientali, sociali e sanitari per la cittadinanza sono triplicati.

Liberare il suolo: de-impermeabilizzazione e pareti bianche

Accanto alla riforestazione consapevole, la lotta alle “isole di calore” urbane richiede di agire direttamente sui materiali che accumulano e irradiano calore:

Rimuovere l’asfalto superfluo: L’eliminazione del manto bituminoso dove non strettamente necessario, a favore di pavimentazioni drenanti o manti erbosi, impedisce al terreno di immagazzinare calore durante il giorno per poi rilasciarlo di notte.

La rivoluzione del bianco: Spingere per la tinteggiatura di bianco degli immobili — a partire dagli edifici pubblici — rappresenta una soluzione a bassissimo costo e ad altissimo rendimento. Sfruttando l’effetto albedo, le superfici chiare riflettono la radiazione solare anziché assorbirla, riducendo drasticamente il surriscaldamento interno degli stabili e la necessità di ricorrere a impianti di condizionamento energivori.

La voce dei cittadini: suggerire per amministrare meglio

Le buone pratiche di adattamento climatico non sono segreti industriali; sono realtà consolidate in decine di paesi che hanno scelto di ridisegnare i propri spazi a misura d’uomo. In questo scenario, il ruolo della cittadinanza attiva diventa vitale. Non si tratta di sterile lamentela, ma di stimolo costruttivo: è sufficiente che i cittadini suggeriscano e indichino chiaramente agli amministratori locali come spendere bene le risorse pubbliche. Evidenziare che valide alternative esistono, che l’ombra di un albero frondoso è un diritto urbano e che l’urbanistica deve adattarsi al clima che cambia è l’unico modo per pretendere città più fresche, più sane e, semplicemente, più umane. A non farlo notare, d’altronde, non ci guadagna nessuno e a volte basta non tagliare gli alberi. Si inixza così.

15 Luglio 2026

Autore:

redazione


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