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POLITICA & SOCIALE – Le riflessioni di un docente, impegnato in politica, sulla rissa di Piazza Trifilò: “Serve un impegno collettivo, non scorciatoie”

A prendere posizione è il Prof. Fabio Cannizzaro, docente e componente della Segreteria Provinciale del PRC di Messina, che in una lettera aperta affronta con lucidità e profondità il tema della violenza giovanile e della sicurezza.

Serve un impegno collettivo, non scorciatoie

La rissa dello scorso 19 agosto in Piazza Trifilò continua a far discutere e ad alimentare un dibattito che ormai ha travalicato i confini cittadini, toccando l’intero comprensorio nebroideo. A prendere posizione è il Prof. Fabio Cannizzaro, docente e componente della Segreteria Provinciale del PRC di Messina, che in una lettera aperta affronta con lucidità e profondità il tema della violenza giovanile e della sicurezza.

“Non bastano reazioni di pancia”

La recente rissa ha generato, come era normale che fosse, tutta una serie di polemiche – scrive Cannizzaro –. Fatto salvo che sarà la magistratura a individuare eventuali responsabilità, appare necessario non limitarsi alle reazioni emotive, tra disgusto e paura, che invocano provvedimenti draconiani o un ritorno al passato idealizzato. Occorre ragionare, meglio se insieme, sulle cause profonde di un malessere diffuso.”

Il docente mette in guardia dal ridurre il fenomeno a una questione puramente locale: “Sbagliano coloro che vorrebbero confinare il dibattito alla sola realtà orlandina. La violenza giovanile è un problema diffuso, che supera i confini amministrativi di una città o di un’altra.”
In questo senso, Cannizzaro richiama come esempio le parole del sindaco di Torrenova, Salvatore Castrovinci, che nei giorni scorsi aveva sottolineato il ruolo cruciale dell’educazione familiare, riconoscendo che il problema “non riguarda solo la sicurezza urbana, ma le fondamenta educative trasmesse ai ragazzi”.

Famiglie al centro del cambiamento

Proprio sul ruolo delle famiglie Cannizzaro insiste con forza: “La scuola, la magistratura e le Forze dell’Ordine hanno compiti importanti, ma parziali. Non possono e non devono sostituire la responsabilità educativa delle famiglie. Né basterà invocare pene più severe, abbassamento della soglia di punibilità o coprifuoco temporanei. Serve qualcosa di strutturale, che riporti le famiglie a essere protagoniste attive nella formazione dei giovani.”

La proposta: assemblee aperte e coinvolgimento reale

Il professore avanza anche una proposta concreta: “Perché non pensare ad assemblee pubbliche con le famiglie, organizzate nei diversi centri, con il supporto di équipe di specialisti? Si potrebbe favorire la partecipazione anche attraverso incentivi concreti, come sgravi fiscali per i nuclei che vi prendono parte. L’errore più grande sarebbe delegare in toto la soluzione del problema alla scuola: sarebbe un’illusione comoda ma fallimentare.”

Una riflessione che guarda oltre l’emergenza

La lettera aperta si chiude con un monito: “Se davvero vogliamo imparare qualcosa da quanto accaduto a Capo d’Orlando, dobbiamo evitare scorciatoie qualunquistiche. Serve un impegno collettivo, che ricostruisca un patto educativo tra famiglie, istituzioni e comunità.” Con le parole del Prof. Cannizzaro, il dibattito sulla violenza giovanile assume così una dimensione più ampia e profonda: non solo ordine pubblico e repressione, ma una riflessione sul ruolo delle famiglie, sulla responsabilità collettiva e sulla necessità di costruire risposte durature.

Redazione Scomunicando.it

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