Terracini, Nenni, De Gasperi, Togliatti, Saragat, Croce, Calamandrei…… eletti nella prima elezione a suffragio universale dopo il ventennio fascista, il conflitto mondiale e la guerra di liberazione hanno fatto parte della dell’Assemblea costituente che ha scritto la Costituzione. Concetto Marchesi, l’intellettuale comunista studioso di letteratura latina, ha rivisto il testo per mitigare il tono burocratico e renderlo leggibile e comprensibile a tutti.
Ora si parla di riforma della Costituzione (sarebbe più corretto dire “riscrittura” ) e saranno all’opera 40 parlamentari nominati dal parlamento che, a sua volta, è stato nominato dalle segreterie dei partiti. Chi saranno? Calderoli, Quagliarello, Finocchiaro, Cesa, Bondi….. chi ne curerà la stesura? La Gelmini? C’è da preoccuparsi!
La Costituzione non è un testo da modificare per accomodarlo alle situazioni contingenti e per risolvere le diatribe tra i partiti.
Le modifiche attuate negli ultimi anni ( federalismo e revisione del titolo quinto) si sono distinte per pressapochismo e inadeguatezza.
Per scrivere una Costituzione è necessario si verifichi una reale rottura con il passato (nel 1948 era la rottura con il fascismo), che ci sia un reale coinvolgimento popolare (nel 1946 si è eletta l’Assemblea Costituente), che ci sia una tensione morale e una voglia di ricostruire nuovi rapporti sociali e politici.
Non vedo nessuna di queste condizioni e mi preoccupa il pensiero che una congrega di amici distanti dalle esigenze del paese e preoccupati a garantire l’impunibilità di qualcuno o la sopravvivenza di un governo anomalo, pensino a riscrivere la Costituzione.


