Fotonotizie

PUNTI DI VISTA – Qualcosa da dire sul programma e sulle “primarie” che verranno

SUL PROGRAMMA E SULLE PRIMARIE DELLA SINISTRA/CAMPO PROGRESSISTA

Dalla distanza di Londra, ma con uno sguardo ancora profondamente radicato nella realtà italiana, l’avvocato siciliano Basilio Scaffidi consegna alla nostra redazione una riflessione lucida e senza filtri sullo stato della sinistra e sulle sue prospettive. Un intervento che parte dall’attualità politica per mettere in discussione metodo, alleanze e identità di un campo progressista che appare ancora alla ricerca di sé stesso.

la nota

Anche alla luce del recente esito referendario e delle dinamiche da cui è scaturito, due righe senza alcuna pretesa e con la consapevolezza che ci saranno possibili stupidaggini e, sicuramente, enormi semplificazioni. Ma siamo in democrazia e magari, per una combinazione fortuita, qualcuno potrà condividere.

IL PROGRAMMA

Il programma dovrà dire senza mezzi termini e senza peli sulla lingua quello che la sinistra non dovrebbe mai rinunciare a dire: vogliamo una società più equa e meno diseguale; pertanto, non possiamo che essere contro i grandi profitti e contro i grandi patrimoni (e ciò ovviamente non significa affatto essere contro le imprese, anzi, credo sia proprio il contrario); vogliamo i salari minimi; vogliamo di nuovo una forma di credito universale per chi non può nemmeno comprarsi il pane; vogliamo una scuola di alto livello sia per il figlio dello spazzino sia per quello di Luxottica; vogliamo che possano curarsi allo stesso modo sia l’anziano Flavio Briatore sia chi ha una pensione minima.

La pace nel mondo, le tematiche ambientali, i diritti LGBT, l’antifascismo, i valori della nostra Costituzione, la laicità dello Stato sono temi fondamentali, che devono andare di pari passo con la giustizia sociale e la lotta alle disuguaglianze, e per questo è necessario che la sinistra recuperi un rapporto di onestà con il proprio elettorato, a cominciare dalle priorità che si vogliono dare e da come le si vogliono narrare.

E quando parlo di elettorato della sinistra, non mi riferisco solo agli intellettuali (del resto, in questo periodo storico, non vedo come un intellettuale possa essere di destra, ma non voglio entrare in un campo minato adesso…), ma mi riferisco ai giovani che non possono permettersi di pagarsi l’affitto (figuriamoci di comprarsi casa), alla gente che non arriva a fine mese, ai precari, ecc.

“Il mondo al contrario”, per me, è proprio quello in cui questa gente non vota più a sinistra ma si sente rappresentata dal populismo di destra.

LE ALLEANZE O CAMPO LARGO

Temere di perdere questo impalpabile quanto fantomatico elettorato moderato, e quindi tenersi dentro Renzi e Calenda (quest’ultimo, poi, si è già tirato fuori da solo), che — senza volergli fare la lista dei difetti — sono semplicemente gente di centro-destra, avrà sempre come inevitabile conseguenza quella di perdere la vera base elettorale, cioè quella che ho già indicato sopra.

Insomma, perché temere di perdere gente che insieme ha il 5%, ma che con certezza ti toglie il 15%?!

Detto questo su Renzi e Calenda, ovviamente il PD non potrà non riconoscere la presenza, al suo interno, di persone che ancora non condannano con fermezza Israele e Netanyahu, di persone che sono contrarie al salario minimo, di persone che non sono disposte a colpire i grandi patrimoni, e di persone che, fino a qualche giorno fa, hanno votato per la nomina di Gasparri a Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa.

Per costoro, nella migliore delle ipotesi, valgono le stesse identiche osservazioni fatte su Renzi e Calenda.

LE PRIMARIE ED EVENTUALI ALTRI METODI PER LA SCELTA DEL LEADER

Le opposizioni non potevano partire nel modo peggiore se non nel discutere con quali mezzi andrebbe scelto il futuro leader di una coalizione che ancora non ha nulla da proporre e non sa esattamente nemmeno quale sia la sua futura composizione.

Posta la premessa di cui sopra, va ricordato che la nostra è una Repubblica parlamentare: questo significa che il Presidente del Consiglio dei Ministri (che non è un “Premier”, ed è una pessima definizione che ormai utilizzano tutti come sinonimo, ma non lo è affatto) non è scelto nelle urne, ma viene nominato dal Presidente della Repubblica, il quale lo nomina perché ritiene che lo stesso avrà la fiducia in Parlamento.

Pertanto, la prassi politica incentrata sulla necessità di individuare un leader, un capo carismatico, l’uomo o la donna “forte”, che ha avuto inizio trent’anni fa con Berlusconi, a mio giudizio non è in linea con lo spirito della nostra Costituzione.

Perché continuare a credere che avere un leader sia fondamentale? Ciò è tipico dei popoli immaturi: è istinto tribale, è ammirazione per il capo tribù con la clava più pesante.

Io preferirei una coalizione che mi dica: “Questo è il programma, questi sono i partiti che compongono la coalizione e che hanno sottoscritto detto programma, e ciascuno di essi ha il suo leader nominato internamente dai propri iscritti. Il Presidente del Consiglio sarà il leader del partito che avrà preso più voti o quello verso il quale ci sarà la maggiore convergenza tra i partiti”.

Nelle democrazie avanzate come la Germania funziona più o meno così.

OSSERVAZIONI FINALI

A questo, però, è doveroso aggiungere che il primo partito dell’opposizione (almeno secondo gli attuali sondaggi) è anche quello che, molto più degli altri, ha bisogno di una vera e propria epurazione (vedasi quanto detto sopra).

È un partito che deve smetterla di temere di perdere gente come Delrio o come Casini (giusto per citare alcuni di quelli che hanno dato la fiducia a Gasparri); è un partito che deve smetterla di cercare di piacere anche a quel tipo di italiano borghese di mezza età, evasore, abusivo e furbetto. E andrebbe anche ridefinito il concetto di moderato che, in Italia, sembra assumere ormai la connotazione di ‘furbetto’, quando non c’è nulla di piu’ moderato che desiderare una davvero società equilibrata.

La politica è un gioco di conflitti, dove ci sono vincitori e perdenti: non possono vincere i giovani, i disoccupati, i precari, chi non ha nemmeno una casa, chi deve attendere mesi per ricevere cure, chi non ha i capitali minimi per poter mettere su un’impresa, se non si è disposti a scontentare i detentori di grandi patrimoni, coloro che evadono, coloro che prosperano con il voto di scambio e con la mazzetta elargita al politico.

Elly Schlein, dunque, trovi il coraggio di fare non solo ciò che è giusto, ma anche ciò che è assolutamente vitale per la credibilità del suo partito.

 

 

Redazione Scomunicando.it

Recent Posts

YACHT CLUB CAPO D’ORLANDO – Eolian Cup, trofeo Franco Costa a fine maggio la 5^ edizione

YACHT CLUB CAPO D’ORLANDO - Eolian Cup, trofeo Franco Costa a fine maggio la 5^…

10 ore ago

SANT’AGATA MILITELLO – Rotary Club, presentato il romanzo “Agguato all’ora sesta”

SANT’AGATA MILITELLO - Rotary Club, presentato il romanzo “Agguato all’ora sesta”

10 ore ago

SICILIA – Strutture ricettive: Schillaci (M5S), abrogate le norme regionali che penalizzavano i gestori di b&b, case vacanza e affittacamere

SICILIA - Strutture ricettive: Schillaci (M5S), abrogate le norme regionali che penalizzavano i gestori di…

10 ore ago

ARCI ME – “Dalla Nakba al genocidio” incontro di approfondimento sul conflitto israelo-palestinese

ARCI ME – “Dalla Nakba al genocidio” incontro di approfondimento sul conflitto israelo-palestinese

10 ore ago

BANDO ISI – Oltre 25 milioni di euro destinati a migliorare la sicurezza delle imprese e dei lavoratori siciliani

BANDO ISI - Oltre 25 milioni di euro destinati a migliorare la sicurezza delle imprese…

10 ore ago

FESTA DEL MEDICO – I nomi dei 30 candidati. Lunedì 18 al Palacultura con guest star Enzo Iacchetti

FESTA DEL MEDICO - I nomi dei 30 candidati. Lunedì 18 al Palacultura con guest…

10 ore ago