RIFLESSIONI AD ALTA VOCE – “La scuola non può essere intimidita né piegata alla propaganda”
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RIFLESSIONI AD ALTA VOCE – “La scuola non può essere intimidita né piegata alla propaganda”

Quelle di Mariangela Gallo

Spero che la scuola italiana non si lasci intimidire e continui a promuovere un’educazione di qualità e inclusiva.

È da questa affermazione netta che prende avvio la riflessione della docente Mariangela Gallo, un intervento che non è solo una presa di posizione personale, ma un richiamo civile al ruolo autentico della scuola in una democrazia.

Secondo Gallo, il momento storico che stiamo attraversando impone grande attenzione, soprattutto quando il dibattito pubblico sull’istruzione viene orientato più dalla propaganda che dal confronto costruttivo.

«È preoccupante vedere un Ministro della Pubblica Istruzione che, anziché favorire un dibattito rispettoso e aperto, sceglie di cavalcare l’onda del nazionalismo e di strumentalizzare la cultura per fini propagandistici».

Il cuore della critica riguarda il linguaggio e le narrazioni che rischiano di alimentare divisioni profonde. «Bisogna stare molto attenti – avverte la docente – perché questa deriva, in particolare l’islamofobia, può innescare sentimenti di odio e razzismo». Un pericolo che, secondo Gallo, non è astratto ma concreto, soprattutto quando viene legittimato da chi ricopre ruoli istituzionali.

Emblematico, in questo senso, è il riferimento alla polemica sul giuramento del sindaco di New York sul Corano. «Per il ministro – scrive Gallo – quel gesto sarebbe un atto di blasfemia che mina i cosiddetti “valori occidentali”». Una lettura che la docente ribalta con forza: «Per me è blasfemo chi giura sulla Costituzione per poi, subito dopo, calpestarla».

Nel suo intervento emerge una concezione chiara della funzione educativa: «La scuola dovrebbe essere il luogo dove i miti culturali vengono estirpati, non inneggiati». Non uno spazio di celebrazione identitaria, dunque, ma un laboratorio critico in cui si imparano il confronto, la complessità e il rispetto delle differenze.

Da qui l’auspicio finale, che è anche un appello al mondo della scuola nel suo insieme: «Ci auguriamo che, al di là dei proclami politici, nelle nostre scuole si continui a valorizzare l’educazione interculturale come strumento di crescita e di sviluppo, e non come bersaglio della propaganda partitica».

Parole che richiamano docenti, studenti e istituzioni a una responsabilità comune: difendere la scuola come spazio libero, pluralista e inclusivo. Perché è lì, tra i banchi, che si costruisce non solo il futuro dell’istruzione, ma quello della convivenza democratica.

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Spero che la scuola italiana non si lasci intimidire e continui a promuovere un’educazione di qualità e inclusiva.
Tuttavia, oggi è preoccupante vedere un Ministro della Pubblica Istruzione che, anziché favorire un dibattito costruttivo e rispettoso, scelga di cavalcare l’onda del nazionalismo e di strumentalizzare la cultura per fini propagandistici.
Inoltre, bisogna stare molto attenti, perché la sua islamofobia potrebbe innescare sentimenti di odio e razzismo. La posizione nei confronti del Sindaco di New York, il quale ha giurato sul Corano, per lui è un atto di blasfemia, che mina i “valori occidentali”.
Per me è blasfemo chi giura sulla Costituzione per poi, subito dopo, calpestarla..
“Caro” ministro, La scuola dovrebbe essere un luogo dove i miti culturali vengano estirpati e non inneggiati. Ci auguriamo, al di là dei suoi proclami, che nelle nostre scuole si continui a valorizzare l’educazione interculturale come strumento di crescita e di sviluppo, al di là della sua propaganda partitica
5 Gennaio 2026

Autore:

redazione


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