La carenza di medici di base sul territorio Nebroideo torna a infiammare il dibattito politico e sociale.
Al centro del caso c’è la situazione di San Piero Patti, dove il trasferimento di alcuni medici di medicina generale ha innescato un duro botta e risposta tra il deputato regionale di Sud chiama Nord, Matteo Sciotto (che aveva sul caso già fatto una prima interrogazione parlamentare), e i camici bianchi operanti sul territorio,con la replica a quanto pubblicato dalla stampa del dottor Salvatore Giorgio Scaffidi.
Se da un lato la politica lancia l’allarme per il rischio di isolamento sanitario, dall’altro la classe medica rivendica il lavoro quotidiano a presidio della comunità.
Su un punto, però, entrambi convergono nettamente: la problematica c’è ed è reale.
L’affondo politico: «Posti scoperti e cittadini costretti a spostarsi»
A sollevare il caso è stato l’onorevole Matteo Sciotto, tornato alla carica dopo un’interrogazione parlamentare depositata lo scorso 1° aprile. «Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta e la situazione è peggiorata», dichiara il deputato di ScN. Secondo quanto denunciato da Sciotto, dal 31 marzo 2026 uno dei medici del comune si è trasferito, lasciando il posto scoperto; a questo si sarebbe aggiunta la chiusura dell’ambulatorio di un secondo professionista.
Una contingenza che, secondo l’esponente politico, costringerebbe molti residenti a spostarsi nei comuni limitrofi anche per semplici visite di routine, gravando soprattutto sulle fasce più deboli come anziani, disabili e malati cronici.
Da qui la nascita di una raccolta firme tra la popolazione e il deposito di una nuova interrogazione indirizzata al Presidente della Regione e all’Assessore alla Salute per chiedere incarichi provvisori immediati. «Il diritto alla salute non può essere un privilegio», incalza Sciotto.
La replica del Medico: «La Casa di Comunità è attiva, nessuno è senza assistenza»
A stretto giro è arrivata la ferma replica e richiesta di precisazione da parte del dottor Salvatore Giorgio Scaffidi, Medico di Medicina Generale operante nel comune.
Il professionista, pur confermando e non nascondendo la reale sussistenza della problematica («Pur essendo nota la criticità determinata dal trasferimento di alcuni colleghi…»), ci tiene a rassicurare i cittadini e a difendere l’onore della categoria.
«I cittadini di San Piero Patti non sono stati lasciati privi di assistenza sanitaria. Presso la Casa di Comunità, lo scrivente, unitamente ad altri colleghi, garantisce attività assistenziale a favore della popolazione, assicurando prescrizioni terapeutiche, controlli clinici e le prestazioni sanitarie necessarie, con particolare attenzione ai pazienti fragili, anziani e affetti da patologie croniche».
Il dottor Scaffidi si è detto profondamente turbato sul piano professionale dalla narrazione emersa, – ma questa fotografa il disagio reale – spiegando quella che a suo dire è un’informazione parziale rischia di trasmettere l’idea errata che il territorio sia totalmente sguarnito di punti di riferimento sanitari.
Un territorio fragile che attende soluzioni definitive
La lettera del medico si chiude con un chiaro ramoscello d’ulivo teso al buonsenso, che fotografa perfettamente lo stato dell’arte: da un lato si comprendono pienamente le preoccupazioni della cittadinanza e la necessità di individuare soluzioni stabili per potenziare la sanità locale, ma dall’altro va riconosciuto il filtro fondamentale e lo sforzo dei professionisti della Casa di Comunità, in prima linea per fare in modo che nessuno rimanga escluso dalle cure. La palla passa adesso alla Regione: la problematica di base resta sul tavolo e l’auspicio di medici, politica e residenti è che le istituzioni regionali intervengano al più presto per coprire stabilmente i vuoti in organico.









