Una sala raccolta ma vibrante, un pubblico attento e partecipe, una scrittrice capace di trasformare la memoria in narrazione viva: si è svolta ieri al Museo del Costume e della Moda Siciliana di Mirto la presentazione dei libri di Silvia Palombi, autrice di Pacchetti, cani e altre questioni (QED Edizioni, 2024) e curatrice del memoir Una vita perbene di Piergiuseppe Palombi.
Un incontro definito dalla stessa autrice come: “bello, dinamico, intenso, profondo”.
La scrittrice, per le un, lieto ritorno a Mirto dove aveva già presentato “fuori posto”, ha ringraziato con affetto Mario Gugliotta, organizzatore della serata, l’assessora Donatella Sgrò, presente con professionalità e partecipazione, e Donatella Ingrillì, che ha dato voce alle pagine dei libri con una lettura intensa e sentita. Un ringraziamento speciale è andato anche a Massimo Scaffidi, che ha condotto l’incontro “con la cura e la profondità” qualità scrive la scrittrice “che mi avevano già colpito durante la presentazione di Fuori posto”.
Prima di entrare nel cuore dei due testi, la serata ha offerto l’occasione per approfondire un genere letterario tornato oggi centrale: il memoir. Che come ha spiegato Silvia Palombi non è un’autobiografia “totale”, ma un racconto in prima persona che seleziona un periodo, un tema, un rapporto fondamentale. È selettivo – sceglie un filo rosso; interpretativo – indaga il significato dei fatti; letterario – usa le tecniche del romanzo pur restando ancorato al reale. E forse proprio per questo, oggi, il memoir è ascoltato più che mai: in un mondo veloce, restituisce profondità, lentezza, senso. E la Palombi è davvero brava a scrivere seguendo e annotando questi fili.
“Pacchetti”: aprire un ricordo per aprire una vita
In Pacchetti, cani e altre questioni, Silvia Palombi costruisce un romanzo-memoir in cui la protagonista, Vittoria, apre un pacchetto rimasto chiuso per trent’anni. È un gesto semplice ma simbolico, che dà avvio a un viaggio tra città, amori difficili, animali che diventano bussola emotiva, pandemie, perdite, rinascite. Palombi intreccia autobiografia, riflessione filosofica e osservazione contemporanea. Vittoria è personaggio e, allo stesso tempo, specchio della vita di tutti: un alter ego narrativo che attraversa il disordine dell’esistenza per restituirgli un senso nuovo. Nell’incontro mirtese sono emerse domande sulla memoria, sulla spiritualità, sul ruolo delle città, sul rapporto tra narrazione e identità, sulla fragilità di oggi. Temi che hanno dato vita a un dialogo ricco tra pubblico e autrice.
“Una vita perbene”: un padre, una generazione, un secolo
Parte della serata, anzi si è partiti proprio da qui, ha affrontato Una vita perbene, una serie di appunti scritti dal padre dell’autrice, Piergiuseppe Palombi, nato nel 1919 e testimone diretto di un’Italia che ha conosciuto guerra, dittatura, ricostruzione, sacrificio, lentezza. Nel museo di Mirto – luogo dedicato alla tradizione e alla memoria materiale della Sicilia – il racconto di un uomo del Novecento ha trovato una risonanza particolare: la storia di una generazione che, pur senza retorica, conosceva il valore del lavoro, della pazienza, della dignità. Palombi, nel riassemblare queste pagine, ha compiuto un atto di cura filiale e storica: salvare una voce capace di parlare ancora al presente. E infatti molte domande della serata hanno riguardato proprio l’attualità del libro: la memoria collettiva, la velocità che brucia tutto, la resilienza, la responsabilità verso chi verrà dopo.
Non è casuale che una serata centrata sulla memoria si sia svolta a Mirto, in un territorio – quello nebroideo e, più in generale, siciliano – in cui il rapporto tra passato e presente rimane molto forte.
La Sicilia, e Mirto in particolare, negli ultimi anni, sta vivendo: una riscoperta delle radici nella cultura, nell’artigianato, nelle tradizioni popolari; una volontà di valorizzare i piccoli borghi, come Mirto, destinazioni sempre più attrattive per turismo lento e iniziative culturali; un desiderio di raccontarsi, attraverso festival, musei diffusi, associazioni locali; un lavoro delle istituzioni per riportare al centro la cultura come infrastruttura sociale. E nella sala del museo c’era davvero, ieri sera, uno spaccato di una società multiculturale, intrisa di umanità e interessi che rendono il paese accogliente, diverso, vivo e attrattivo.
Ed il Museo del Costume e della Moda Siciliana, con il suo patrimonio tessile e antropologico, è uno dei simboli di questa rinascita culturale. Ospitare la presentazione di un memoir su identità, memoria e passaggi generazionali significa inserirsi perfettamente in questa traiettoria.
Un incontro che resta
La serata si è chiusa con un clima di intensa reciprocità: il pubblico ha ascoltato, chiesto, condiviso; l’autrice ha risposto con autenticità e profondità e le “frittelle di gira e bieta” al termine dell’incontro sono state un “rituale” perfetto che parlava “popolare” di terra e ricordi.
E Silvia Palombi, lasciando Mirto, ha confessato la speranza di ricevere qualche fotografia della sala:
“Qualcuno avrà fatto foto… chissà se me le manderà.”
Un’immagine semplice, quasi un fotogramma familiare, che racconta il senso di questa tappa: un paese che accoglie, una scrittrice che si mette in ascolto, due libri che uniscono passato e presente, memoria e futuro.
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