{"id":155347,"date":"2017-10-04T12:23:22","date_gmt":"2017-10-04T10:23:22","guid":{"rendered":"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/?p=155347"},"modified":"2017-10-04T12:23:22","modified_gmt":"2017-10-04T10:23:22","slug":"un-brolese-vincenzino-gumina-la-sua-storia-la-tragedia-del-vajont-raccontata-luciano-armeli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/un-brolese-vincenzino-gumina-la-sua-storia-la-tragedia-del-vajont-raccontata-luciano-armeli\/","title":{"rendered":"UN BROLESE: VINCENZINO GUMINA &#8211; La sua storia, la tragedia del Vajont&#8230; raccontata da Luciano Armeli"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/vincenzino-gumina-morto-longarone-lapide.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-78934\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/vincenzino-gumina-morto-longarone-lapide-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/vincenzino-gumina-morto-longarone-lapide-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/vincenzino-gumina-morto-longarone-lapide.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&#8220;Vajont: quando il destino spos\u00f2 il sogno e la morte&#8221; \u00e8 il titolo del lungo artico, pubblicato lo scorso 2 Ottobre 2017, dallo scrittore Luiciano Armeli Iapichino, su www.antimafiaduemila.com che tratta appunto della<strong>\u00a0storia del professore brolese Vincenzo Gumina, con le i<\/strong><strong>nterviste a Gioacchino Bratti, Toni Sirena e Antonino Speziale<\/strong><!--more--><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vajont-luciano-armeli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-155489\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vajont-luciano-armeli-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vajont-luciano-armeli-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vajont-luciano-armeli.jpg 588w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Questa storia giunge direttamente dagli archivi di quella memoria popolare gelosamente custodita nel cuore di chi ha vissuto nel periodo del secondo dopoguerra, testimone di un\u2019Italia che \u201carrancava\u201d nella pianificazione della ricostruzione.<\/p>\n<p>Una storia in cui una qualche anomalia nell\u2019ingranaggio che regola la sorte degli uomini ha unito dinanzi a Dio, alla Storia\u00a0\u2013 quella con la \u201cS\u201d maiuscola\u00a0\u2013 e per sempre, la speranza della realizzazione di un sogno alla morte. Uno sponsale sepolcrale nazionale.<\/p>\n<p>Una storia in cui \u201cuomini\u201d delle Istituzioni sarebbero potuti essere processati con l\u2019infamante accusa di \u201ccrimine contro l\u2019umanit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Una storia che inizia nelle pastoie della burocrazia; due lettere formali, due richieste, due progetti di quell\u2019Italia post-bellica inizialmente diversi per forma e contenuto, \u201clontani\u201d nel tempo e nello spazio, \u201cfermi\u201d nei cassetti di due rispettivi Ministeri, che finiranno per ricongiungersi con l\u2019avallo del destino in uno dei giorni pi\u00f9 funerei della Repubblica: il 9 ottobre del 1963.<\/p>\n<p>La prima missiva \u2013 e facciamo qualche passo indietro \u2013 \u00e8 \u201cspedita\u201d da un certo conte\u00a0<strong>Volpi di Misurata\u00a0<\/strong>il 22 giugno del 1940 ed \u00e8 indirizzata al ministero dei Lavori Pubblici a Roma.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vincenzino-gumina-lapide.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-155490\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vincenzino-gumina-lapide-300x137.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"137\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vincenzino-gumina-lapide-300x137.jpg 300w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/vincenzino-gumina-lapide.jpg 378w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La seconda \u00e8 spedita a cavallo tra la primavera e l\u2019estate del 1963 ed \u00e8 scritta per mano di un professore siciliano,\u00a0<strong>Vincenzo Gumina<\/strong>, agli uffici scolastici della provincia di Belluno.<\/p>\n<p>Due missive che, a distanza di due decenni l\u2019una dall\u2019altra, riceveranno dalla Storia medesima risposta.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 in realt\u00e0 spedita dalla SADE, la\u00a0<em>Societ\u00e0 Adriatica di Elettricit\u00e0<\/em>, di cui il Volpe era stato fondatore, e mirava a ottenere l\u2019autorizzazione governativa per la costruzione di un invaso alto 200 metri in cui sarebbero confluiti i deflussi del Piave e dei suoi affluenti a scopo idroelettrico: la cosiddetta Diga del Vajont.\u00a0 Dopo una prima, forzata e \u201cillecita\u201d concessione del 1943, l\u2019approvazione definitiva porter\u00e0 la firma del Presidente della Repubblica,\u00a0<strong>Luigi Einaudi<\/strong>, il 21 marzo del 1948 (fonte Tina Merlin,\u00a0<em>Sulla pelle viva, come si costruisce una catastrofe<\/em>, Milano 1983).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"http:\/\/www.antimafiaduemila.com\/images\/stories\/manifestazioni\/2017\/20171002-vajont-immagini\/5.jpg\" alt=\"5\" width=\"425\" height=\"309\" \/><\/p>\n<p>La seconda \u00e8 inviata da un giovane laureato in Scienze farmaceutiche di un piccolo comune della zona tirrenica del messinese,\u00a0<strong>Brolo<\/strong>, che ha tanta voglia, dopo supplenze saltuarie, di ricevere un incarico annuale in una delle scuole del nord della penisola. Anche la provincia di Belluno, con richiesta formale inoltrata nel 1963, rientra tra quelle ambite. Lo stipendio di un docente del tempo si aggirava intorno alle sessantamila lire circa, uno stimolo pi\u00f9 che incoraggiante\u00a0<em>per metter su famiglia<\/em>.<\/p>\n<p>Chi \u00e8\u00a0<strong>Vincenzo Gumina<\/strong>?<\/p>\n<p>\u00c8 il primogenito di una famiglia di piccoli commercianti d\u2019agrumi che, nella precariet\u00e0 esistenziale della Sicilia degli anni cinquanta, sorretta da contadini, pescatori, muli e tanta fatica, ha la fortuna, unitamente ai fratelli Enrico e Peppino, di affermarsi negli studi. Il padre, infatti, Don Giuseppe, riesce con il binomio sacrificio-duro lavoro a \u201cspedire\u201d i tre figli in collegio \u2013 cosa che per quei tempi era per molti un\u2019utopia improponibile \u2013 riuscendo tirare su un magistrato, un medico e un professore. A differenza dei due fratelli dal carattere pi\u00f9 riservato \u2013 Peppino, il medico, si affermer\u00e0 in seguito negli Usa \u2013 Vincenzo \u00e8 il pi\u00f9 allegro, amante della vita, un elegantone che all\u2019occorrenza, all\u2019insaputa del padre regolarmente preoccupato per l\u2019indole meno docile del figlio, scorrazza con la sua Guzzi lungo la litoranea che si affaccia dinanzi alle Eolie, Brolo, Gliaca, Gioiosa Marea, muovendo dal bar di Donna Rosa che \u00e8 il luogo di ritrovo con gli amici in paese.<\/p>\n<p>Tra essi,\u00a0<strong>Nino Speziale<\/strong>, \u00e8 uno dei pi\u00f9 cari. E una sera di settembre di quel 1963, Vincenzo e Nino, anch\u2019egli insegnante, decidono di visionare la pellicola del maestro neorealista\u00a0<strong>Roberto Rossellini<\/strong>,\u00a0<em>Roma citt\u00e0 aperta<\/em>, in programma al cinema di Gioiosa Marea, distante una decina di chilometri. La pioggia e un guasto alla moto non fermano l\u2019entusiasmo dei giovani che, sotto un unico ombrello, raggiungono a piedi e in un\u2019ora circa la loro destinazione. In quell\u2019ultimo incontro, mesto anche per la visione del film, i due amici vivono le \u201cangosce\u201d e le attese di quanto il destino da l\u00ec a breve riserver\u00e0 loro: Nino andr\u00e0 a insegnare a Stromboli, Vincenzo ricever\u00e0 il suo primo incarico annuale, come il suo cuore sperava, a Longarone, nel bellunese. Ha trentatr\u00e9 anni. I due non si rivedranno mai pi\u00f9!<\/p>\n<p>La Storia, infatti, come accanita giocatrice di carte, aiutata dall\u2019arroganza di chi, narcotizzato da fetidi business inconciliabili con imprese titaniche, sfida il limite umano, le leggi naturali e le imperscrutabili volont\u00e0 della Trascendenza, cala il nefasto poker del Tristo Mietitore alla nazione confezionando una catastrofe di dimensioni bibliche: il\u00a0<strong>disastro Vajont<\/strong>.<\/p>\n<p>Una pagina tra le pi\u00f9 scarnificanti del nostro paese, quasi duemila morti, la geografia di un\u2019area montana stravolta per sempre, una vetta \u2013 il Toc &#8211; che si fa valle, le voci di allarme e paura mortificate dalle logiche del potere, un processo farsa e un protagonista tra i tanti che indosser\u00e0 al meglio la maschera per eccellenza della meschinit\u00e0 umana, quella della vergogna,\u00a0<strong>Giovanni Leone<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"http:\/\/www.antimafiaduemila.com\/images\/stories\/manifestazioni\/2017\/20171002-vajont-immagini\/7.jpg\" alt=\"7\" width=\"434\" height=\"328\" \/><\/p>\n<p>La giustizia delle vittime negata per sempre.<\/p>\n<p>E tra esse quelle di Vincenzo Gumina, il professore che aveva sognato di diventare professore!<\/p>\n<p>Giunto a Longarone appena in tempo per l\u2019inizio delle lezioni fissato per il I ottobre, solo dopo qualche giorno, verr\u00e0 anch\u2019egli\u00a0<em>travolto dalle acque funeste del Vajont<\/em>\u00a0cos\u00ec come recita l\u2019epigrafe della sua tomba nel piccolo comune siciliano.<\/p>\n<p><strong>Enrico<\/strong>\u00a0\u2013 che dopo qualche anno andr\u00e0 a recuperare anche la salma dell\u2019altro fratello, Peppino, scomparso anch\u2019egli prematuramente in America &#8211; insieme al padre parte alla ricerca del compianto che verr\u00e0 \u201cindividuato\u201d dopo qualche settimana in quella surreale colata di fango che ha cancellato, comprese alcune frazioni, i comuni di Erto, Casso e Longarone. Intanto anche la Sicilia, come tutte le regioni d\u2019Italia, piange i morti del Vajont. In casa Gumina, inizialmente, la televisione rimane spenta affinch\u00e9, fin quando sar\u00e0 possibile, la madre di Vincenzo che pure sa della destinazione professionale del figlio, non venga anch\u2019essa travolta dalla disperazione. Le notizie gli altri familiari le apprendono dalle tv dei vicini, in particolare degli Speziale.<\/p>\n<p>E il destino, forse nelle tragedie, tenta di salvare la \u201cfaccia\u201d non potendo lavare la coscienza, compiendo un piccolo \u201cmiracolo\u201d: l\u2019amico\u00a0<strong>Nino<\/strong>\u00a0che intanto da Stromboli aveva saputo dell\u2019immane tragedia nazionale attraverso la sua radiolina, rientra in treno a Brolo dopo qualche tempo senza avvisare la moglie. Le comunicazioni con le isole, in quel nefasto Sessanta, erano rare e attivate tramite un ponte radio con Messina: una signorina gestiva le comunicazioni facendo da tramite tra destinatari e riceventi. Giunto alla stazione di Brolo nel tardo pomeriggio di un giorno come tanti, Nino sente il tocco funereo delle campane: \u00e8 ancora in tempo per dare l\u2019ultimo saluto all\u2019amico Vincenzo, compagno di avventura, di sogno e collega sfortunato di cui proprio in quell\u2019ora vespertina di quell\u2019autunno tetro si celebravano le esequie.<\/p>\n<p>Una \u201ctoppa\u201d del destino che ha voluto \u201criunire\u201d nella tragedia, sorretta dalle toccanti parole del direttore didattico di Sant\u2019Angelo di Brolo, Prof. Zaccone, i due inseparabili compagni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"http:\/\/www.antimafiaduemila.com\/images\/stories\/manifestazioni\/2017\/20171002-vajont-immagini\/2.jpg\" alt=\"2\" width=\"444\" height=\"334\" \/><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec \u00e8 finito Vincenzino<\/em>\u00a0ha raccontato il prof. Speziale in una lunga e interessante intervista.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si \u00e8 sbriciolato nella colata di fango di Longarone, dove\u00a0<em>lo spostamento d\u2019aria ha persino strappato, oltre i vestiti, anche la pelle dei morti<\/em>, e improvvisati\u00a0<em>cartelli cercavano, sin da subito, di restituire degnit\u00e0 ai luoghi laddove affiorava un mozzicone di muro o di pavimento<\/em>\u00a0\u2013 cos\u00ec\u00a0<strong>Gioacchino Bratti<\/strong>, superstite e, saltuariamente, sindaco di Longarone dal \u201975 al 2000, che raggiunto al telefono ha rammentato i momenti pi\u00f9 drammatici di quella che di certo rester\u00e0 la pi\u00f9 indelebile delle sue notti marchiata negli occhi e nell\u2019animo, e del post tragedia.<\/p>\n<p><em>Abitavo nella parte alta del paese con i miei genitori, dove mi ero trasferito nel 1954, e quella sera preparavo uno degli ultimi esami all\u2019universit\u00e0 di letteratura francese. La fortuna \u00e8 stata che eravamo fuori dal raggio d\u2019azione dell\u2019acqua. Ricordo<\/em>, continua il professore,\u00a0<em>che le bare giunsero dalle falegnamerie di Treviso, Padova e Vicenza. <\/em><\/p>\n<p><em>Sulla diga si scherzava pure: \u201cAndremo in barca fino a Venezia\u201d si diceva ma forse non si percep\u00ec<\/em>\u00a0concretamente\u00a0<em>ci\u00f2 che poi \u00e8 successo, tanto che tutti quella sera andarono a dormire tranquilli. Longarone<\/em>, prosegue Bratti nella lunga intervista rilasciatami qualche tempo fa,\u00a0<em>era un paese tranquillo che aveva la sua economia industriale gi\u00e0 prima del disastro grazie all\u2019insediamento di alcuni stabilimenti. Le difficolt\u00e0 permanevano nelle frazioni. Dal punto di vista sociale, tutto si muoveva attorno alla figura del sindaco e del parroco e delle festivit\u00e0, tra le quali storica \u00e8 quella della quarta domenica di luglio. Il peso della ricostruzione \u00e8 gravato principalmente sui miei predecessori. Giovanni Leone? Una cosa vergognosa.<\/em>\u00a0E ancora:\u00a0<em>Chi ha perso un familiare nella tragedia continua a fare testimonianza. Oggi una parte delle nuove generazioni \u201cvive\u201d la memoria. Li chiamano \u201cinformatori del Vajont\u201d<\/em>\u00a0<em>e<\/em>\u00a0accompagnano anche i visitatori nei luoghi del disastro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"http:\/\/www.antimafiaduemila.com\/images\/stories\/manifestazioni\/2017\/20171002-vajont-immagini\/6.jpg\" alt=\"6\" width=\"448\" height=\"328\" \/><\/p>\n<p>E a proposito di memoria, di questa triste pagina italiana ha lasciato ai posteri con i suoi scritti un dettagliato resoconto a difesa e in onore di tutti quegli esseri semplici che in questa vicenda sono stati umiliati dallo Stato e dalla Giustizia,\u00a0<strong>Tina Merlin<\/strong>, la partigiana giornalista dell\u2019Unit\u00e0 processata nel 1959 e poi assolta per i suoi articoli di denuncia sul pericolo che la costruzione dell\u2019invaso del Vajont andava svelando anno dopo anno.<\/p>\n<p>A completamento di questo \u201cviaggio\u201d nel tempo in memoria del Prof. Vincenzo Gumina, si riporta l\u2019interessante conversazione avuta con un altro testimone \u201cspeciale\u201d del caso Vajont,\u00a0<strong>Toni Sirena<\/strong>, figlio di Tina, anch\u2019egli giornalista.<\/p>\n<p><strong>Chiedo: un ricordo di Tina, un momento in particolare, un idillio quotidiano, un prezioso insegnamento, la sua determinazione, un aspetto del suo carattere, il suo rapporto con il Trascendente e con l\u2019essere umano?<\/strong><\/p>\n<p><em>Pi\u00f9 che un episodio particolare, io ricordo con piacere il rapporto strettissimo, direi fisico, che legava mia madre alla terra. Alla \u201csua\u201d terra, intesa come terra di origine, ma anche alla terra come campagna, come natura. <\/em><\/p>\n<p><em>Il senso profondo delle sue origini contadine non l\u2019aveva mai perso. E dunque terra come potenza creatrice, nutritrice, ma anche come radice prima di una cultura contadina-montanara, fatta di lavoro duro, spesso di sofferenza e povert\u00e0, ma anche di solidariet\u00e0 e in grado di riscattarsi da un presunto destino di sottomissione, come la Resistenza aveva dimostrato. Forse qualcosa di \u201ctrascendente\u201d c\u2019era pure in tutto ci\u00f2, ovvero nella terra e nella natura, anche se lei, nata in una famiglia cattolica di contadini poveri, non aveva davvero alcun rapporto n\u00e9 con dio n\u00e9 con la chiesa, pur ritenendo che la fede (se sincera e non ipocrita) poteva essere una motivazione \u201crivoluzionaria\u201d, di giustizia sociale.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"http:\/\/www.antimafiaduemila.com\/images\/stories\/manifestazioni\/2017\/20171002-vajont-immagini\/4.jpg\" alt=\"4\" width=\"352\" height=\"260\" \/><\/p>\n<p><strong>Come ha traghettato, Tina, in termini di pace interiore (se \u00e8 riuscita a farlo) la tragedia del Vajont nel corso della sua vita? Ha, nonostante la sua umile ma potente opera di denuncia, serbato qualche senso di colpa?<\/strong><br \/>\n<em>Ho sentito spesso dire da molti che chiunque aveva vissuto quella tragedia era rimasto contagiato per sempre dalla \u201cmalattia del Vajont\u201d. Questo \u00e8 vero per Tina Merlin, ma anche per Mario Fabbri, per i giornalisti che hanno scritto le cronache di quei giorni (da Mario Passi a Cibotto), tutti segnati per sempre dall\u2019orrore e dall\u2019ingiustizia di quella vicenda. Mia madre si \u00e8 sempre fatta una colpa di non essere riuscita a convincere di quanto stava accadendo sul Vajont, di non aver fatto abbastanza per evitarlo. Lo ha anche scritto sull\u2019Unit\u00e0, nei giorni della tragedia. E negli anni successivi, quando sembrava che il Vajont fosse finito nell\u2019ormai ingombro dimenticatoio delle vergogne e dei delitti nazionali, viveva con sofferenza questa rimozione politica, e spesso anche personale di molti. Questa \u00e8 stata certamente la motivazione per scrivere \u201cSulla pelle viva\u201d, libro che, peraltro, fece fatica a pubblicare. La \u201criscoperta\u201d del Vajont avviene solo dopo, grazie a Marco Paolini e Rai3. Le avrebbe fatto piacere sapere che il Vajont sarebbe ritornato a reclamare il suo posto nella coscienza nazionale.<\/em><\/p>\n<p><strong>Le nuovi generazioni (e le valli) che ricordo hanno di Tina? <\/strong><\/p>\n<p><strong>Hanno ereditato la sua determinazione nel pretendere giustizia?<\/strong><\/p>\n<p><em>La \u201criscoperta\u201d del Vajont \u00e8 anche coincisa con la \u201criscoperta\u201d di Tina Merlin. Credo che ora la sua figura sia oggi molto conosciuta soprattutto tra i giovani, non solo nella sua provincia di origine, Belluno, e nel Veneto. Al suo nome, fra l\u2019altro, si sono intitolati vie, centri culturali, palazzi pubblici, biblioteche, locali scolastici. Sono state scritte molte tesi di laurea, ogni anno sul Vajont e su Tina Merlin vengono portati avanti ricerche e lavori nelle scuole. Sono usciti anche alcuni libri sulla vita di Tina Merlin (mi fa piacere ricordare almeno l\u2019ultimo, \u201cQuella del Vajont. Tina Merlin, una donna contro\u201d, di Adriana Lotto, ed. Cierre). Molto attiva \u00e8 l\u2019Associazione culturale intitolata a lei. Penso che grazie a queste importanti attivit\u00e0, la figura di Tina Merlin sia diventata per molti un esempio di coraggio e tenacia nel denunciare i soprusi e rivendicare giustizia. L\u2019importante \u00e8 per\u00f2 evitare di farne un mito, di ridurla a una \u201cgiornalista d\u2019assalto\u201d in cerca di scoop, a un\u2019eroina che si batte da sola contro tutti. O addirittura alla \u201cCassandra del Vajont\u201d come qualcuno ogni tanto la definisce ancora. Odiava questa definizione: Cassandra \u00e8 condannata dagli dei a vedere il futuro e a non essere creduta; ma nella vicenda del Vajont tutti sapevano e vedevano, e non c\u2019era nessuna condanna degli dei ad un destino ineluttabile e inevitabile. Anche per questo la vicenda del Vajont \u00e8 pi\u00f9 complicata, pi\u00f9 disperante e pi\u00f9 grave.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"http:\/\/www.antimafiaduemila.com\/images\/stories\/manifestazioni\/2017\/20171002-vajont-immagini\/9.jpg\" alt=\"9\" width=\"354\" height=\"260\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Chi \u00e8 Toni Sirena oggi? <\/strong><\/p>\n<p><strong>Cosa vede di diverso tra l\u2019Italia di quel tempo e quella di oggi?<\/strong><br \/>\n<em>Sono un sessantenne che, dopo aver fatto il giornalista, non ha perso la curiosit\u00e0 per i fatti e per la gente che \u00e8 alla base del mestiere di giornalista. Adesso per\u00f2 mi dedico a ricerche pi\u00f9 approfondite, in qualche modo storiche. Attualmente, per esempio, mi sto dedicando a ricostruire la storia delle dighe e degli impianti idroelettrici della provincia di Belluno, soprattutto perch\u00e9, ritengo, non si capisce davvero il Vajont se lo si isola come un episodio e non lo si inserisce nel contesto generale: che \u00e8 un contesto di sfruttamento totale della montagna, di potentati economici e finanziari, di assenza di controlli, di complicit\u00e0 da parte dello Stato, di sistematica violazione delle leggi, oltre che dei diritti delle popolazioni. E su questo c\u2019era, all\u2019epoca, una dura battaglia da parte delle popolazioni, dei Comuni, di molte forze politiche (e non solo dei comunisti). Insomma, Tina Merlin non era sola. Il problema \u00e8: il Vajont ha insegnato qualcosa? Io penso che oggi i meccanismi, fatte le necessarie distinzioni, siano gli stessi.<\/em><\/p>\n<p><strong>Secondo Toni Sirena, c\u2019\u00e8 un\u2019involuzione ancor pi\u00f9 negativa nella tutela dello \u201cStato\u201d oggi verso i suoi cittadini?<\/strong><br \/>\n<em>Quando dico che i meccanismi di fondo sono gli stessi, intendo dire che la lontananza dello Stato, anzi l\u2019occupazione dello Stato da parte di interessi privati, non si \u00e8 interrotta dopo il Vajont. Direi che si \u00e8 aggravata, nel senso che, dopo la fine dei partiti di massa (che in qualche modo veicolavano un controllo, anche se spesso non garantivano automaticamente un risultato) \u00e8 arrivata l\u2019epoca degli affari personali e personalissimi, della corruzione diffusa, grande e piccola. E\u2019 un problema enorme: etico, ma soprattutto politico, cio\u00e8 del funzionamento della democrazia. Bisognerebbe rimettere al centro i territori, invece si continua ad andare nella direzione opposta, pensando che sia una semplificazione. Invece non esistono scorciatoie, almeno in democrazia. Faccio solo un esempio, ancora prendendo spunto dal Vajont: l\u2019impianto del Vajont rispondeva ad un interesse nazionale? Se s\u00ec, l\u2019interesse nazionale doveva avere un limite nella difesa del territorio e delle vite umane? Poteva l\u2019interesse nazionale conciliarsi con l\u2019interesse locale? Oppure l\u2019interesse nazionale era anche un criminale paravento dietro il quale si nascondevano gli interessi di una societ\u00e0 per azioni, di un gruppo economico-finanziario che si avvaleva di connivenze negli apparati dello Stato e di un sistema corruttivo? Mi sembrano questioni davvero molto attuali.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"http:\/\/www.antimafiaduemila.com\/images\/stories\/manifestazioni\/2017\/20171002-vajont-immagini\/3.jpg\" alt=\"3\" width=\"392\" height=\"289\" \/><\/p>\n<p><strong>Una considerazione su Giovanni Leone.<\/strong><br \/>\n<em>Leone era all\u2019epoca presidente del Consiglio e assicur\u00f2 a Longarone: \u201cGiustizia sar\u00e0 fatta\u201d. Poi al processo dell\u2019Aquila l\u2019avvocato Leone fu il capo del collegio di difesa dell\u2019Enel, nel frattempo subentrato alla Sade. Un perfetto \u201cesempio\u201d di coerenza. Ma le cose andavano, e vanno ancora, cos\u00ec. Tra 1925 e 1928 Giuseppe Volpi, capo della Sade, fu ministro delle Finanze e come tale firmava, insieme al ministro dei Lavori pubblici (peraltro da sempre in stretti rapporti con Volpi) i decreti di concessione per l\u2019uso di acque pubbliche alle societ\u00e0 elettriche, tra le quali la \u201csua\u201d Sade. Quanto ad oggi, i conflitti di interesse sono all\u2019ordine del giorno. Non bisogna stancarsi di denunciarli, ma soprattutto di \u201ccostruire\u201d, quotidianamente, la democrazia.<\/em><\/p>\n<p><strong>Foto \u00a9 Ansattll<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/luciano-armeli-iapichino-2017.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-141894\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/luciano-armeli-iapichino-2017-300x298.jpg\" alt=\"\" width=\"197\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/luciano-armeli-iapichino-2017-300x298.jpg 300w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/luciano-armeli-iapichino-2017-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/luciano-armeli-iapichino-2017-200x200.jpg 200w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/luciano-armeli-iapichino-2017-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/luciano-armeli-iapichino-2017.jpg 748w\" sizes=\"auto, (max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Pubblicato su gentile concessione dell&#8217;Autore<\/p>\n<p>www.antimafiaduemila.com\/<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>da leggere anche<\/p>\n<p>http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/ricordando-il-vajont-e-brolo-quella-mattina-pianse-un-suo-figlio\/<\/p>\n<p>http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/brolesi-morire-per-un-lavoro\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Vajont: quando il destino spos\u00f2 il sogno e la morte&#8221; \u00e8 il titolo del lungo artico, pubblicato lo scorso 2 Ottobre 2017, dallo scrittore Luiciano Armeli Iapichino, su www.antimafiaduemila.com che tratta appunto della\u00a0storia del professore brolese Vincenzo Gumina, con le interviste a Gioacchino Bratti, Toni Sirena e Antonino Speziale<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":78934,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[35,6,62431,62118],"tags":[45725,2444,57551,76127],"class_list":["post-155347","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-c57-babylon","category-s9-cultura","category-fotonotizie","category-in-evidenza","tag-luciano-armeli","tag-scomunicando","tag-vajont","tag-vincenzino-gumina"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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