{"id":18750,"date":"2010-12-30T09:25:17","date_gmt":"2010-12-30T08:25:17","guid":{"rendered":"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/lumanitario-diventa-militare-civile\/"},"modified":"2010-12-30T09:25:17","modified_gmt":"2010-12-30T08:25:17","slug":"lumanitario-diventa-militare-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/lumanitario-diventa-militare-civile\/","title":{"rendered":"L\u2019\u201cumanitario\u201d diventa militare-civile"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-8365\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"antonio_mazzeo\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Antonio_Mazzeo.jpg\" width=\"100\" height=\"100\" \/>di Antonio Mazzeo  <!--more-->  <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-16007\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"guerra_e_pace\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/guerra_e_pace.jpg\" width=\"199\" height=\"143\" \/>Le crisi economiche, sociali e politiche generate dalla diffusione generalizzata delle politiche neoliberiste e la contemporanea crisi ideale e d\u2019identit\u00e0 delle organizzazioni di massa della sinistra (partiti, sindacali, ecc.) &#8211; fenomeni che hanno segnato l\u2019ultimo trentennio &#8211; non potevano non segnare la mission, i percorsi e l\u2019agire delle Organizzazioni non governative (ONG). Sviluppatesi in buona parte tra la fine degli anni \u201970 e i primi anni \u201980 per ripensare i modelli di sviluppo, sostenere le lotte di liberazione nel Sud del mondo e svolgere opera di sensibilizzazione contro le feroci dittature al potere in Asia, Africa e America latina, sono veramente poche le ONG che oggi s\u2019interrogano sugli scopi sempre meno \u201cumanitari\u201d dei donanti e cofinanziatori dei propri programmi e progetti nel Sud del mondo. Complice poi la sempre maggiore dipendenza dalle sempre pi\u00f9 scarse risorse finanziarie dei soggetti pubblici (l\u2019Unione Europea e, in Italia, la DGCS Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri), le ONG si sono lasciate trascinare dalle logiche e le strategie di riacquisizione dell\u2019egemonia in alcune aree geografiche ritenute \u201cprioritarie\u201d dai donanti non per l\u2019oggettiva gravit\u00e0 delle condizioni di vita delle popolazioni ma perch\u00e9 sempre pi\u00f9 spesso caratterizzate da governi deboli o disponibili alla firma di accordi di \u201clibero commercio\u201d per perpetuare il saccheggio delle transnazionali.\u00a0<\/p>\n<p>Mentre all\u2019interno delle ONG tende a scomparire qualsivoglia dibattito sull\u2019origine dei finanziamenti e le reali finalit\u00e0 sociali, politiche ed economiche dei progetti e\/o delle controparti locali, si fa sempre pi\u00f9 affannosa la ricerca delle \u00abopportunit\u00e0\u00bb rappresentate dalla partnership strategica con il mondo del profit, banche, holding e imprese private in testa. Pecunia no olet e, di conseguenza, si assiste alla moltiplicazione di programmi d\u2019intervento e \u201ccooperazione\u201d con la sponsorizzazione dei grandi gruppi finanziari ed industriali dall\u2019assai discutibile responsabilit\u00e0 sociale ed etica (in Italia, perfino, il colosso petrolifero ENI o il gruppo Finmeccanica a capo del complesso militare industriale).<\/p>\n<p>Lo scoppio delle cosiddette \u201cguerre umanitarie\u201d (in ex Jugoslavia, Kosovo, ecc.), il consolidamento della dottrina dell\u2019intervento militare USA-NATO-UE, con o senza il pass del Consiglio di sicurezza dell\u2019ONU per \u00abristabilire ovunque democrazia, sicurezza e legalit\u00e0\u00bb (Afghanistan, Iraq, Somalia), la strumentalizzazione delle crisi alimentari e dei disastri sempre pi\u00f9 impropriamente \u201cnaturali\u201d per legittimare l\u2019occupazione militare di regioni di rilevanza\u00a0 strategica (Sri Lanka, Filippine, Darfur e recentemente Haiti), hanno ulteriormente contribuito ad emarginare quasi totalmente i soggetti e le esperienze realmente democratici e con aspirazioni di trasformazione sociale, locali e internazionali. Si \u00e8 reso vita difficile se non impossibile alle ONG che tentano d\u2019intervenire in modo autonomo nei Paesi vittima di conflitto, grazie ad una vera e propria paramilitarizzazione degli \u201caiuti\u201d e della \u201ccooperazione\u201d. Gli eserciti possono e devono fare tutto: bombardare e ricostruire, affamare e sfamare, assetare e dissetare, togliere e dare speranze. Gli organismi non governativi e le agenzie delle Nazioni Unite, se proprio vogliono, possono operare sempre e quando l\u2019intervento sia compatibile e funzionale alle strategie militari ed economiche delle coalizioni occupanti e dei fedeli partner in loco, a condizione di accettare le scorte dei blindati e dei militari o di body guard privati.<\/p>\n<p>Il governo italiano segue in maniera del tutto subalterna la visione di una \u201ccooperazione allo sviluppo\u201d funzionale alle logiche del mercato globale e della guerra \u201cpreventiva e permanente\u201d. A met\u00e0 novembre 2009, nel corso dell\u2019ultima riunione annuale della DGCS, sono state formalizzate le linee guida del piano che sar\u00e0 presto implementato: tagli sostanziali ai finanziamenti pubblici e dirottamento dei fondi a favore delle missioni delle forze armate all\u2019estero; utilizzo di contributi di aziende e industrie private; ONG ed associazioni di volontariato sostituite preferibilmente da universit\u00e0 e istituti di ricerca; sempre meno progetti a medio-lungo termine e priorit\u00e0 agli interventi d\u2019emergenza nelle aree geografiche d\u2019interesse per l\u2019economia nazionale e rigorosamente sotto il controllo di Washington e della NATO. Non \u00e8 casuale che Afghanistan e Pakistan assorbiranno buona parte delle scarsissime risorse destinate allo \u201csviluppo\u201d nel 2010. Per l\u2019Afghanistan, in particolare, \u00e8 stato approvato un contributo di 4 milioni di euro che sar\u00e0 gestito dal Fondo di ricostruzione della Banca Mondiale, a cui si aggiunger\u00e0 un finanziamento di 667 mila euro per un programma di \u00abformazione a distanza tramite la televisione Radio education\u00bb. Per il Pakistan \u00e8 stato approvato invece un credito d\u2019aiuto di 20 milioni di euro per \u00abl\u2019inclusione sociale e l\u2019occupazione nella provincia nord-occidentale di frontiera\u00bb, iniziativa dai contorni assai ambigui a cui il governo italiano aveva gi\u00e0 concesso un credito di 40 milioni nel luglio 2009.<\/p>\n<p>Anche se non viene esplicitato nei documenti ufficiali, la tendenza \u00e8 quella di giungere ad assegnare la pianificazione, direzione e realizzazione degli interventi direttamente a task-force \u201cmiste\u201d, composte da militari e civili, riproducendo in scala minore quanto gli Stati Uniti d\u2019America stanno sviluppando in Medio Oriente, Africa, America latina e Caraibi grazie alla partnership tra i comandi regionali delle forze armate e USAID, l\u2019Agenzia federale per gli aiuti allo sviluppo. Il Mali \u00e8 uno dei luoghi dove la Farnesina sta sperimentando il nuovo modello di cooperazione joint venture con ONG, militari, aziende, universit\u00e0 pubbliche e strutture sanitarie private. Questo paese tra i pi\u00f9 poveri e militarizzati del continente africano e principale partner degli Stati Uniti nella campagna contro il \u201cterrorismo\u201d e le organizzazioni islamiche radicali, \u00e8 teatro di un\u2019inedita \u201cmissione umanitaria\u201d denominata Ridare la luce. Organizzata e realizzata dall\u2019Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani (AFMAL), dal Ministero Affari Esteri, dall\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0, dall\u2019Aeronautica militare e dall\u2019Esercito italiano, la \u201cmissione\u201d vede come sponsor l\u2019industria militare Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica), che ha pure sfruttato l\u2019occasione per inviare in Mali il nuovo prototipo di velivolo da trasporto tattico C-27J \u201cSpartan\u201d nel tentativo di promuovere la sua vendita nel continente nero.<\/p>\n<p>Secondo il capitano Erminio Englearo, addetto stampa dello Stato maggiore dell\u2019Aeronautica, Ridare la luce ha come obiettivi \u00abla cura delle popolazioni del deserto del Sahel dalle malattie della vista, lo svolgimento di operazioni di chirurgia generale e lo scambio di conoscenze su nuove tecniche operatorie tra medici e infermieri italiani e maliani\u00bb. Molto pi\u00f9 esplicito sulle reali finalit\u00e0 della massiccia presenza militare nella missione \u00e8 per\u00f2 il generale Vincenzo Camporini, Capo di Stato maggiore della difesa, giunto in Mali nel novembre 2009 insieme ai vertici della Direzione Generale per la Cooperazione. \u00abConsidero questo genere di attivit\u00e0 \u2013 ha dichiarato &#8211; parte integrante dello scopo di una forza armata perch\u00e8 ridurre il disagio sociale nelle zone dove pu\u00f2 radicarsi il terrorismo \u00e8 funzionale alla prevenzione di conflitti\u00bb. Vecchio assunto teorico-strategico quello di Camporini, oggetto di analisi nei manuali anti-guerriglia delle truppe francesi in Algeria, dei berretti verdi in Vietnam, degli agenti CIA e dei \u201cconsiglieri militari\u201d statunitensi ospiti delle dittature\u00a0 dell\u2019America latina negli anni \u201960, \u201970 e \u201980. Oggi \u00e8 tema di approfondimento dei corsi destinati agli ufficiali africani che il Comando delle forze armate degli Stati Uniti per l\u2019Africa (AFRICOM) organizza con sempre pi\u00f9 frequenza in tutto il continente. AFRICOM, tenta infatti di rendere digeribile la politica di penetrazione strategica degli Stati Uniti in Africa alternando le esercitazioni militari e la fornitura di sistemi d\u2019arma con microinterventi sanitari a favore delle popolazioni locali.<\/p>\n<p>L\u2019interventismo militare nel continente \u00e8 stato giustificato prima dall\u2019amministrazione Bush e poi da quella Obama con buona parte delle cosiddette \u201cminacce\u201d utilizzate per le operazioni di guerra in Medio Oriente: il terrorismo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa, l\u2019espansione del fondamentalismo islamico, la difesa degli interessi economici (accesso all\u2019energia), il narcotraffico, ecc.. Si fa per\u00f2 sempre pi\u00f9 enfasi (si leggano in proposito le dichiarazioni del generale James Jones, Comandante supremo alleato in Europa SACEUR, rese davanti al Congresso USA nel settembre del 2006) all\u2019esigenza di intervenire a 360 gradi, contro il \u00abcontrabbando, la pirateria marittima e la pesca illegale\u00bb; per arginare i \u00abcrescenti flussi migratori\u00bb e perfino per lottare contro la \u00abfame, i disastri ambientali, la tratta delle persone e le principali epidemie\u00bb che affliggono il continente. \u201cMinacce\u201d dunque che mescolano insieme, esemplificandoli, fenomeni notevolmente complessi. L\u2019Africa si trasforma di conseguenza nel laboratorio sperimentale per l\u2019implementazione dello strumento militare-civile \u201cumanitario\u201d: \u00e8 stato fatto da Washington prima con le operazioni in Mozambico, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo ed Uganda, successivamente in Darfur e Somalia. E in alcune di queste \u201cmissioni\u201d ipocritamente definite di \u00abpeacekeeping\u00bb o di \u00absostegno alimentare e sanitario delle popolazioni\u00bb, il Pentagono \u00e8 riuscito a coinvolgere la Forza d\u2019Intervento Rapido (NRF) costituita dalla NATO, utilizzata alternativamente nelle operazioni di guerra in Afghanistan e in alcune gravi emergenze per calamit\u00e0 (l\u2019uragano Katrina a New Orleans, il terremoto in Pakistan ed Haiti, ecc.).<\/p>\n<p>La modalit\u00e0 con cui gli Stati Uniti stanno portando a termine questo pericolosissimo programma di emarginazione della societ\u00e0 civile nei teatri pi\u00f9 \u201ccaldi\u201d del pianeta, traspare dalle parole di Theresa Whelan, assistente del Dipartimento della Difesa per gli affari africani. Riferendosi alle nuove \u201cminacce\u201d che pongono agli Stati Uniti il \u00abdovere di intervenire nel continente\u00bb (letteralmente AIDS, malaria, tubercolosi e trasformazioni demografiche), Whelan ha dichiarato che il Comando militare USA in Africa deve \u00abcombinare funzioni militari e civili\u00bb; per questo \u00e8 composto da \u00abesperti nel campo dell\u2019intelligence, della diplomazia, della sanit\u00e0 e dell\u2019aiuto umanitario provenienti dal Dipartimento di Stato, dai Dipartimenti alla salute, ai servizi sociali e all\u2019energia, da USAID\u00bb. \u00abAFRICOM \u2013 ha aggiunto l\u2019assistente &#8211; coordiner\u00e0 gruppi di addestramento, consulenza, affari civili, aiuto medico e veterinario. Esso far\u00e0 da interfaccia con altre agenzie governative e gruppi umanitari non-governativi negli sforzi da portare avanti nel continente\u00bb. Ancora pi\u00f9 esplicito il generale James Jones, secondo cui \u00abAFRICOM ha come priorit\u00e0 quello di aumentare la capacit\u00e0 delle nazioni africane nel condurre operazioni di mantenimento della pace e di pronto intervento in caso di crisi, particolarmente attraverso l\u2019Unione Africana ed altre organizzazioni regionali, di proteggere le risorse naturali e di promuovere la stabilit\u00e0 fornendo consulenza ed assistenza sanitaria sui temi quali l\u2019AIDS, il colera, la malaria e le altre malattie che hanno conseguenze umanitarie e strategiche\u00bb.<\/p>\n<p>Le finalit\u00e0 dichiaratamente neoliberiste della \u201ccooperazione\u201d USA, nell\u2019ottica dell\u2019accelerazione dei processi di privatizzazione globale delle risorse naturali e dei servizi (sanit\u00e0, educazione, ecc.), sono state sottolineate dalla responsabile di USAID per l\u2019Africa, Katherine Almquist, in occasione di un vertice militari-civili tenutosi presso il Comando AFRICOM di Stoccarda, il 17 ottobre 2008. \u00abAbbiamo consulenti tecnici distaccati presso il Combined Joint Task Force-Horn of Africa a Gibuti, per operare in partnership con le forze amate a favore della promozione della sicurezza della nostra nazione e dei nostri alleati in Africa\u00bb, ha affermato Almquist. \u00abGli Stati Uniti hanno giustamente identificato lo sviluppo come una componente integrale della propria sicurezza nazionale. Il Presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, in un suo recente intervento, ha identificato le sfide maggiormente critiche negli Stati che si caratterizzano per la loro fragilit\u00e0, cio\u00e8 quelle riguardanti la governance, l\u2019economia e la sicurezza, elementi strettamente collegati tra loro. Noi dobbiamo prendere seriamente in considerazione l\u2019appello di Zoellick per una differente struttura che costruisca la sicurezza, la legalit\u00e0, la governance e l\u2019economia, aldil\u00e0 di come intendiamo oggi la sicurezza o lo sviluppo. Zoellick utilizza l\u2019espressione \u201csecuring development\u201d per sottolineare la nozione di simultaneit\u00e0 nell\u2019indirizzo a favore della sicurezza e dello sviluppo durante la fase di transizione dal conflitto alla pace e, successivamente, della stabilit\u00e0 affinch\u00e9 lo sviluppo possa affermarsi. Cos\u00ec noi di USAID applaudiamo agli interventi dei militari USA nel continente africano, in particolare alle operazioni realizzate a fianco dello loro controparti in Ghana, Senegal, Benin, Botswana e Kenya, preparando i militari delle nazioni africane ad affrontare le pesantissime sfide del 21\u00b0 secolo in settori come il controterrorismo, la lotta al narcotraffico, gli interventi di peacekeeping e la sicurezza marittima (ossia la cosiddetta \u201clotta alla pirateria\u201d NdA)\u00bb.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 specificatamente dal punto di vista della \u201ccooperazione\u201d, viene segnalato il complesso piano infrastrutturale finanziato e coordinato da USAID e dal Comando AFRICOM, e realizzato nella regione sub-sahariana dagli uomini dell\u2019US Army Engineers, il corpo d\u2019ingegneria dell\u2019esercito statunitense. Attualmente sono in via di esecuzione 44 progetti nelle regioni pi\u00f9 remote del Mali e del Niger: si tratta della costruzione di 32 pozzi d\u2019acqua, 7 scuole, 2 piccoli presidi sanitari e 2 \u201cbanche di sementi\u201d, costo totale 1,7 milioni di dollari. \u00abQuesti progetti beneficeranno gli abitanti, i nomadi Tuareg e i Wodaabe\u00bb, ha affermato Darrell Cullins, responsabile progetti in Africa del distretto europeo dell\u2019US Army Engineers. Per \u00abpromuovere la libert\u00e0 economica ed investire sul capitale umano\u00bb, il Mali \u00e8 stato inoltre inserito dal Dipartimento di Stato tra i paesi del cosiddetto Millennium Challenge Account, il piano di \u00abriduzione della povert\u00e0 e di promozione della crescita economica a livello internazionale\u00bb avviato nel 2004. Sono previsti interventi per 461 milioni di dollari, finalizzati in particolare all\u2019irrigazione di un\u2019area di 15.000 ettari per la produzione di riso e all\u2019installazione di attrezzature nell\u2019aeroporto internazionale di Bamako per il trasferimento dei prodotti ai mercati esteri. Accanto allo sviluppo delle monoculture per l\u2019esportazione, USAID sta inoltre incoraggiando le \u00abpolitiche di alleggerimento dello Stato nell\u2019economia\u00bb, promuovendo i programmi di privatizzazione dei servizi e lo smantellamento di molte grandi imprese statali.<\/p>\n<p>L\u2019intervento di Washington non si fermer\u00e0 tuttavia alle regioni sub-sahariane. \u00abPer il futuro lavoro nel continente &#8211; ha aggiunto Darrell Cullin &#8211; l\u2019US Army Enginners ha firmato un Multiple Award Task Order Contract (MATOC) che prevede il design e i lavori di realizzazione e manutenzione d\u2019infrastrutture e di servizi destinati alla popolazione africana, per cui \u00e8 prevista una spesa di 14,8 milioni di dollari entro il settembre del 2011. Il MATOC operer\u00e0 principalmente in Niger, Ciad, Mali, Senegal, Marocco, Mauritania, Tunisia, Gabon, Ghana, Nigeria e Liberia, con la collaborazione dei militari presenti in Corno d\u2019Africa e dell\u2019US Navy\u00bb. Cooperazione, dunque, sempre pi\u00f9 mercificata e militarizzata.<\/p>\n<p>Dato che anche la \u201csicurezza\u201d non deve sfuggire alle regole del mercato \u201cglobale\u201d, specie a partire dall\u2019attacco USA e NATO in Afghanistan ed Iraq, societ\u00e0 contractor e mercenari sono chiamati ad assumere un ruolo sempre maggiori nelle operazioni belliche e negli interventi \u201cumanitari\u201d. Per restare in Africa, \u00e8 alla tristemente nota DynCorp che il Pentagono ha assegnato l\u2019addestramento, l\u2019equipaggiamento e il sostegno logistico della fallimentare \u201cmissione di pace\u201d dell\u2019Unione Africana in Somalia. L\u2019amministrazione Bush ha versato alla societ\u00e0 della Virginia, pi\u00f9 di 10 milioni di dollari per l\u2019acquisto di tende, generatori e veicoli da destinare alla peacekeeping force, e per garantire la movimentazione dei mezzi e del personale militare africano. Il Pentagono ha poi sottoscritto con DynCorp un contratto per oltre 20 milioni di dollari per il supporto alle \u00aboperazioni di sorveglianza, addestramento e peacekeeping\u00bb di alcuni importanti partner regionali (principalmente Etiopia e Liberia).<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 sfacciato quanto USAID in collaborazione con l\u2019agenzia per le Nazioni Unite per la lotta alla droga e al Crimine UNDOC sta implementando in Colombia, paese leader della crociata USA contro i governi progressisti della regione andina e dei Carabi. Nel paese sotto assedio del narco-paramilitarismo, USAID e UNDOC hanno stretto un\u2019alleanza con la Casino Global Sourcing, azienda locale della transnazionale \u201cCasino\u201d che possiede la catena di supermercati \u2018Exito\u2019 (quelli nazionalizzati da Ch\u00e1vez in Venezuela), per promuovere una serie di programmi di \u00abaiuto a favore dei campesinos colombiani\u00bb in vista dell\u2019incremento delle produzioni e del loro posizionamento nei punti vendita \u201cCasino\u201d in Colombia e all\u2019estero. Secondo quanto pubblicato dalla stampa colombiana, lo scorso anno il Grupo Casino ha esportato 1.360.000 chili di banane e 1,2 milioni di chili di gamberi, per un totale di circa 5 milioni di dollari. Per il 2010, si spera di triplicare il valore delle esportazioni e di diversificare ulteriormente la tipologia dei prodotti.<\/p>\n<p>Peccato che molte delle piccole e medie imprese di campesinos siano sorte solo dopo il varo nel 2005 della cosiddetta \u201cLey de Justicia y Paz\u201d, voluta da Alvaro Uribe per favorire la smobilitazione delle maggiori organizzazioni paramilitari. All\u2019impunit\u00e0 per i gravi crimini commessi si \u00e8 cosi aggiunta la possibilit\u00e0 di accedere ad ingenti contributi finanziari internazionali e, oggi, anche alla grande distribuzione. Senza che ci\u00f2 abbia assolutamente rappresentato lo smantellamento delle paramilizie e una pur minima riduzione dei massacri della popolazione civile e delle comunit\u00e0 indigene e dell\u2019omicidio selettivo o della sparizione forzata di leader comunitari e sindacali. Violazioni inaudite dei diritti umani che Washington continua a voler ignorare. Agli aiuti di USAID si aggiungeranno le centinaia di milioni di dollari del Pentagono per creare 7 nuove basi aeree in Colombia. Ancora una volta la politica del bastone e della carota.<\/p>\n<p> Pubblicato in Guerre &#038; Pace n. 158, aprile-maggio 2010.<br \/>Per ulteriori approfondimenti http:\/\/antoniomazzeoblog.blogspot.com\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Mazzeo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8365,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[4621,4597,33180,33161,2444,33181],"class_list":["post-18750","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-c34-cronaca-regionale","tag-antonio-mazzeo","tag-guerra","tag-guerra-e-pace","tag-missioni","tag-scomunicando","tag-umanitarie"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L\u2019\u201cumanitario\u201d diventa militare-civile - Scomunicando<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/lumanitario-diventa-militare-civile\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L\u2019\u201cumanitario\u201d diventa militare-civile - 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