{"id":22108,"date":"2011-03-16T11:11:38","date_gmt":"2011-03-16T10:11:38","guid":{"rendered":"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/perche-i-meridionali-divennero-terroni\/"},"modified":"2011-03-16T11:11:38","modified_gmt":"2011-03-16T10:11:38","slug":"perche-i-meridionali-divennero-terroni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/perche-i-meridionali-divennero-terroni\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 i meridionali divennero Terroni"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-22107\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"CopertinaTerroni\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/CopertinaTerroni.jpg\" width=\"246\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/CopertinaTerroni.jpg 300w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/CopertinaTerroni-184x300.jpg 184w\" sizes=\"auto, (max-width: 246px) 100vw, 246px\" \/>Pino Aprile, nel saggio pubblicato da Piemme, svela i soprusi che il Sud sub\u00ec dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. <br \/>di <strong>Mariella Arcudi <\/strong><br \/>  <!--more-->  Centocinquant\u2019anni dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia e una \u201cquestione meridionale\u201d mai risolta. Le incongruenze in questo paese sembrano non avere mai fine. Un secolo e mezzo fa si \u00e8 combattuta un\u2019estenuante guerra d\u2019unificazione, ma ancora si discute se dividere la nazione in due: l\u2019Italia del Nord e quella del Sud. Discussione pi\u00f9 che mai fomentata da una parte della classe politica, la quale, non essendo capace d\u2019interpretare quelle che sono le vere sfide che attendono l\u2019Italia in Europa e nel mondo, spreca tempo prezioso riducendo il dibattito politico a un interminabile conflitto tra \u201cnordisti\u201d e \u201csudisti\u201d. <br \/>Di tutto questo \u2013 e di molto altro \u2013 parla Pino Aprile, giornalista e scrittore, nel suo incisivo pamphlet Terroni. Tutto quello che \u00e8 stato fatto perch\u00e9 gli italiani del Sud diventassero \u201cmeridionali\u201d (Piemme, pp. 306, \u20ac 17,50), ripercorrendo la storia dell\u2019unificazione senza omettere n\u00e9 motivazioni n\u00e9 fatti che hanno portato al compimento dell\u2019Italia come un solo stato, ma non come un solo popolo. <\/p>\n<p>Le verit\u00e0 rimosse \u2013 Nei primi capitoli lo studioso chiarisce preliminarmente quali siano le proprie convinzioni di fondo, asserendo: \u00abNoi siamo per l\u2019Italia una e indivisibile: \u00e8 nata con i soldi che ci hanno preso e con il nostro sangue. La federazione andava fatta prima, non dopo che ci hanno fregato tutto\u00bb. Un\u2019affermazione da noi pienamente condivisa! Aprile, aprendo il capitolo Dispari opportunit\u00e0, scrive che \u00abil Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi [&#8230;]. L\u2019impoverimento del Meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. La ragione dei pratici; quella dei romantici era un ideale. Vinsero entrambi\u00bb. Ma a che prezzo? Il Regno di Sardegna aveva appena finito di combattere le due guerre d\u2019indipendenza contro l\u2019Impero austriaco e si ritrov\u00f2 cos\u00ec con grossi debiti e le casse vuote. Intanto il Regno delle Due Sicilie prosperava sotto i Borboni e gli ideali di una sola Italia, sostenuti soprattutto da Giuseppe Mazzini, incalzavano. Quale migliore combinazione politica ed economica poteva dare inizio alla guerra di \u201cliberazione\u201d del Sud dai Borboni e all\u2019unificazione d\u2019Italia? Sarebbe stato anche storicamente opportuno, se non fosse successo che, come afferma Aprile, \u00abnegli stati via via annessi alla nascente Italia, appena arrivavano i Piemontesi, spariva la cassa; ma nulla di paragonabile alle razzie e ai massacri compiuti al Sud\u00bb (a tal proposito cfr. Lorenzo Del Boca, Indietro Savoia, Piemme). Cos\u00ec, i debiti del Nord furono pagati per il 60 per cento dal Regno delle Due Sicilie, solo per il 4 per cento dal Piemonte e appena per l\u20191 per cento dalla Lombardia. <\/p>\n<p>L\u2019impoverimento del Sud \u2013 Per ottenere questo non ci si fece scrupolo di perpetrare ogni sorta di eccidi e distruzioni. Con il sangue degli sconfitti si appag\u00f2 la sete dei vincitori. Tutto ci\u00f2 che avvenne da quel momento in poi, con tutti i governi susseguitisi nel tempo (ventennio fascista compreso) fu solo l\u2019impoverimento del Sud e l\u2019arricchimento del Nord. Come ben documenta l\u2019autore, al Settentrione andarono le industrie, le infrastrutture e i soldi, mentre al Sud rimase la povert\u00e0 e l\u2019immigrazione. Il governo borbonico aveva istituito il pagamento di dazi doganali sui prodotti importati dall\u2019estero; dopo l\u2019unificazione, il governo italiano abol\u00ec tutti i dazi, danneggiando l\u2019economia meridionale e determinando cos\u00ec l\u2019impoverimento e il conseguente fenomeno migratorio dei contadini meridionali. Inesorabilmente il Meridione divenne \u00abarea geografica per piazzare le merci del Nord e per la fornitura di braccia e clienti\u00bb e la sua economia fu subordinata al resto d\u2019Italia (come giustamente sostenuto nel 1930 anche da Antonio Gramsci ne La questione meridionale, Editori Riuniti). Un secolo e mezzo di storia italiana e un paese costruito su queste \u201cbasi\u201d, su queste \u201cverit\u00e0\u201d, hanno provocato il divario odierno tra Settentrione e Meridione: un Sud povero e ozioso, un Nord ricco e operoso, e a ci\u00f2 quasi tutti, meridionali compresi, sembrano essersi, ormai, assuefatti. <\/p>\n<p>Un regno alquanto ricco \u2013 Il re Ferdinando II, oltre la corona, possedeva anche un regno dalla Campania alla Sicilia entro il quale sorgevano industrie tessili e siderurgiche. In particolare, ricordiamo le acciaierie di Mongiana e Ferdinandea in Calabria e di Pietrarsa in Campania, nonch\u00e9 il cantiere-arsenale di Castellammare (dove venne costruita la flotta navale mercantile pi\u00f9 importante al mondo). Da Napoli a Palermo fiorivano distese di giardini d\u2019agrumi pregiati ed era florido l\u2019artigianato, tra i pi\u00f9 ammirati in Europa. Napoli (ora piena di spazzatura per un\u2019\u201cemergenza rifiuti\u201d che dura da vent\u2019anni e che serve \u201csolo\u201d ai politici per attingere voti) era una delle citt\u00e0 europee pi\u00f9 belle e progredite, ricca d\u2019arte (vedi il teatro San Carlo) e persino dotata dell\u2019illuminazione a gas delle strade. Il Regno delle Due Sicilie era abbastanza opulento, esportava merci e prodotti industriali (non mafia e spazzatura) e aveva stipulato un proficuo accordo economico con la Francia (cancellato dopo l\u2019Unit\u00e0 e riscritto in favore del Nord): tutto ci\u00f2 manteneva le casse dello Stato e delle banche piene di oro e denaro! I privilegi dei nobili e dei ricchi erano indubbiamente tanti, e non c\u2019era molta libert\u00e0 politica, ma la gente che lavorava nelle industrie e nelle campagne meridionali aveva certamente qualcosa da difendere dai suoi \u201cfratelli italiani\u201d.<\/p>\n<p>Garibaldi e i Mille \u2013 A differenza di Carlo Pisacane, che nel 1957 aveva tentato di scatenare una rivolta contro i Borboni a Sapri, fallendo nel peggiore dei modi, l\u2019Eroe dei Due Mondi nel 1860 cominci\u00f2 l\u2019impresa dei Mille dalla Sicilia. Egli, ben coadiuvato dai fedelissimi Giovanni Corrao, Francesco Crispi e Rosolino Pilo, sapeva che in Sicilia Francesco II non era molto amato: qui era pi\u00f9 facile organizzare una sommossa, sfruttando il malcontento della popolazione e potendo contare anche sull\u2019aiuto dei \u201cpicciotti\u201d del posto, oltre che di alcune nazioni europee avverse ai Borbone. Secondo Aprile, infatti, \u00abla sorte del Regno \u00e8 stata decisa e preparata da Gran Bretagna, Francia, massoneria [&#8230;] e Piemonte\u00bb. L\u2019autore, inoltre, asserisce che, prima dello sbarco dei Mille, \u00able spie e gli agitatori di Cavour sono gi\u00e0 stati in Sicilia e nel Napoletano, hanno allertato idealisti cospiratori e fatto promesse, distribuito soldi, stretto accordi con malavita e possidenti\u00bb. <\/p>\n<p>La conquista del Sud&#8230; \u2013 Se Garibaldi riusc\u00ec a giungere senza problemi a Marsala fu perch\u00e9 venne protetto dalle navi inglesi e non fu intercettato da quelle borboniche, quasi certamente corrotte: Aprile sostiene, infatti, che diversi generali borbonici furono comprati col denaro piemontese e favorirono la marcia trionfale di Garibaldi. Non si tratt\u00f2, dunque, di un\u2019impresa eroica, ma di una campagna militare abilmente orchestrata da Cavour! Non a caso, appena Garibaldi giunse a Napoli, Vittorio Emanuele II si affrett\u00f2 a scendere con l\u2019esercito verso il Mezzogiorno e imped\u00ec al generale di proseguire verso Roma, impossessandosi del Regno delle Due Sicilie. Lo stesso Garibaldi, otto anni dopo, si dichiar\u00f2 in parte pentito di aver \u201cliberato\u201d il Sud, affermando quanto segue: \u00abgli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ci\u00f2 non rifarei oggi la via dell\u2019Italia meridionale, temendo d\u2019essere preso a sassate\u00bb. <\/p>\n<p>&#8230;e la legittima difesa! \u2013 Il Regno delle Due Sicilie si difese strenuamente dai suoi \u201cliberatori\u201d, e non soltanto con l\u2019esercito, ma con ogni mezzo. I pochi briganti che fino al 1860 si aggiravano nel Sud in cerca di ventura dopo l\u2019Unit\u00e0 aumentarono di numero e si trasformarono nei pi\u00f9 efficaci difensori del territorio. Aprile ritiene, infatti, che \u00abl\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia [&#8230;] non debell\u00f2 il \u201cbrigantaggio\u201d ma lo gener\u00f2\u00bb, sostenendo che, tra il 1861 e il 1865, i briganti furono perlopi\u00f9 \u00abpatrioti e cittadini che non accettarono la fine delle libert\u00e0, del benessere e dei diritti\u00bb. Essi ricevettero presto l\u2019aiuto e il sostegno della gente che li vedeva come liberatori dalla miseria e dall\u2019oppressione, ancor pi\u00f9 aumentata con l\u2019arrivo dei \u201cfratelli d\u2019Italia\u201d. La repressione del brigantaggio raggiunse livelli d\u2019iniquit\u00e0 esagerati, anche perch\u00e9 colp\u00ec la popolazione civile. Aprile la paragona, non a torto, alle stragi commesse dai nazisti contro gli ebrei e ad altre ancora che i vincitori, in tutte le guerre, hanno compiuto. Quanti di noi, studiando a scuola la Storia, hanno letto cosa avvenne a Bronte, a Casalduni, a Isernia, a Pontelandolfo, a Rionero in Voltura, ecc.? Eccidi, distruzioni, stragi. Ci domandiamo chi fra briganti e piemontesi fosse in fondo peggiore&#8230; Come dimenticare l\u2019assedio di Gaeta tra novembre del 1860 e febbraio del 1861 da parte delle truppe sabaude guidate dal generale Enrico Cialdini? L\u2019assedio dur\u00f2 centodue giorni, settantacinque dei quali trascorsi dagli abitanti sotto i bombardamenti. Alla fine si contarono circa milleseicento caduti e ottocento feriti nelle fila dell\u2019esercito borbonico, con oltre cento morti tra la popolazione civile.<\/p>\n<p>La legge Pica \u2013 Due anni dopo la proclamazione del Regno d\u2019Italia, il parlamento nomin\u00f2 una commissione d\u2019inchiesta per studiare il fenomeno del brigantaggio e chiarirne le cause. La relazione finale, affidata a Giuseppe Massari, propose per l\u2019immediato una legge speciale fortemente repressiva, per debellare ogni sacca di resistenza. Il 15 agosto 1863 venne varata la legge Pica, dal nome del suo promotore, il deputato abruzzese Giuseppe Pica. Il provvedimento legislativo aveva come titolo Procedura per la repressione del brigantaggio e dei camorristi nelle Provincie infette (per la prima volta si faceva cenno al fenomeno del camorrismo, associando cos\u00ec i briganti che si opponevano all\u2019esercito piemontese alla criminalit\u00e0 comune) e sospendeva temporaneamente nel Sud i diritti costituzionali previsti dallo Statuto albertino. La competenza di arrestare e giudicare i briganti pass\u00f2 ai tribunali militari: chi fosse stato qualificato come brigante, anche se non c\u2019erano prove certe, poteva essere fucilato; chiunque avesse fatto opposizione armata all\u2019arresto, o fosse solamente sospettato di collaborazione con i briganti, finiva ai lavori forzati; venivano obbligati al domicilio coatto i vagabondi, i nullafacenti e tutti coloro che erano sospettati di simpatizzare per i briganti. <\/p>\n<p>Le cifre delle stragi \u2013 Aprile, riportando le cifre ufficiali, ricorda che in soli nove mesi ci furono \u00abquasi novemila fucilati, poco meno di undicimila feriti, oltre seimila incarcerati, quasi duecento preti, frati, donne e bambini uccisi\u00bb. Il Sud, quindi, \u00abdivenne terra desolata: corpi lasciati a imputridire in piazza, altri carbonizzati nelle decine di paesi arsi, colonne vaganti di decine di migliaia di profughi\u00bb. Almeno quarantuno paesi meridionali furono distrutti dagli invasori. Lo storico Franco Molfese, autore dell\u2019importante Storia del brigantaggio dopo l\u2019unit\u00e0 (Feltrinelli), stima che nel 1865, alla fine della repressione, furono circa quattordicimila i meridionali che complessivamente vennero uccisi, arrestati o che si consegnarono spontaneamente alle autorit\u00e0 di polizia. Un discorso a parte lo merita la storia dei deportati. Essi spesso non erano briganti, ma soldati che avevano militato nell\u2019esercito borbonico e si erano poi rifiutati di arruolarsi con i piemontesi. Il trattamento che fu loro riservato, per\u00f2, non si rivel\u00f2 meno indegno. Si diede inizio a una deportazione di massa nei campi di concentramento del Nord, in Emilia, Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte. Il forte di Fenestrelle, a circa settanta chilometri da Torino, divenne una delle principali prigioni, assurgendo a simbolo del martirio imposto agli ex militi borbonici. La fortezza \u00e8 localizzata sui monti ai confini con la Francia ed \u00e8 caratterizzata da una lunga schiera di costruzioni separate, che si estendono in Val Chisone a quasi duemila metri d\u2019altezza. Qui ufficiali, sottoufficiali e soldati perirono di fame, freddo e maltrattamenti, come in tanti altri lager sabaudi. Ma le cifre ufficiali dei prigionieri deceduti non si conoscono, perch\u00e9, come ricorda Aprile, \u00abnon li registravano, li facevano sparire e basta (a Fenestrelle, nella calce viva: la vasca \u00e8 ancora l\u00ec, dietro la chiesa)\u00bb. <\/p>\n<p>Il gioco dei ruoli \u2013 Il Sud accett\u00f2 la sconfitta, e accett\u00f2 anche di essere sottomesso. Le ragioni? Aprile nel capitolo Educazione alla minorit\u00e0 ne individua molte e si sofferma in particolare sulle tesi avanzate dal saggista, nonch\u00e9 redattore della nostra rivista LucidaMente, Piero Bocchiaro, il quale, nel libro Psicologia del male (Laterza), cerca di spiegare le motivazioni che stanno alla base di taluni incomprensibili comportamenti umani. Lo studioso parla del ruolo che tutti, prima o poi, finiscono con l\u2019accettare e che genera, infine, il loro conseguente contegno. I meridionali hanno accettato ci\u00f2 che gli \u00e8 stato imposto, sentendosi subordinati totalmente ai settentrionali: \u00abIl ruolo ha sostituito la persona. Ci sono oppressori e oppressi. Per giustificare i continui abusi, i primi hanno bisogno di vedere gli altri come esseri inferiori\u00bb. Secondo Aprile, \u00e8 proprio questo che \u00e8 accaduto e che ancora accade: il Nord, una volta vinta la guerra, ha assunto il ruolo di \u201ccarnefice\u201d, mentre il Sud ha accettato quello di \u201cvittima\u201d. L\u2019autore, inoltre, non tralascia mai di parlare delle responsabilit\u00e0 che la classe politica ha avuto nel generare la \u201cquestione meridionale\u201d, raccontando tutto ci\u00f2 che essa, colpevolmente e consapevolmente, non ha realizzato nel Sud: banche, industrie, ospedali, porti, strade, scuole, tratti ferroviari (solo per citare le infrastrutture che in un paese civile sono davvero essenziali).<\/p>\n<p>Prospettive per il futuro \u2013 Aprile ricorda che nel 1950, durante il VI governo De Gasperi, venne fondata la Cassa del Mezzogiorno, l\u2019ente pubblico per lo sviluppo economico del Meridione che avrebbe dovuto colmare l\u2019enorme divario esistente tra due Italie. L\u2019esperimento dur\u00f2 circa quaranta anni, durante i quali venne sperperato un\u2019enorme quantit\u00e0 di soldi pubblici dagli stessi politici meridionali. Essi non seppero realizzare le opere per le quali fu stanziato il denaro, che invece and\u00f2 a riempire le tasche del malaffare e dell\u2019illegalit\u00e0 (vedi, ad esempio, la costruzione e manutenzione dell\u2019\u201cAutostrada del sole\u201d), mentre la disoccupazione e il lavoro nero raggiunsero percentuali altissime. La Cassa del Mezzogiorno chiuse i battenti nel 1992 e la politica meramente assistenzialistica fall\u00ec miseramente per colpa di amministratori collusi con la criminalit\u00e0 organizzata, ma da allora camorra, Cosa nostra e \u2019ndrangheta continuano a soffocare il Sud, mantenendolo con la paura e la violenza in una condizione di arretratezza che, a sua volta, incrementa la criminalit\u00e0. Aprile chiude il suo pamphlet ribadendo l\u2019augurio che l\u2019Italia rimanga una e repubblicana, con una classe dirigente degna di questo nome. Tuttavia, nello stesso tempo, sostiene che, anche se essa dovesse in futuro dividersi, il Sud potrebbe comunque risollevarsi, sfruttando le risorse naturali e umane che possiede: terre fertili, natura incontaminata, sbocco sul mare illimitato e tanta gente onesta. L\u2019autore, in conclusione, ricorda con forza la frase che Borsellino pronunci\u00f2 poco tempo prima di essere ucciso: \u00abUn giorno, questa terra sar\u00e0 bellissima\u00bb.(lucidamente)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pino Aprile, nel saggio pubblicato da Piemme, svela i soprusi che il Sud sub\u00ec dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. di Mariella Arcudi<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":22107,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[37307,3255,19660,16886,22726,37310,29264,37309,37311,2444,5578,37308,36699],"class_list":["post-22108","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-c47-tutto-libri","tag-divennero","tag-edizioni","tag-i","tag-meridionali","tag-perche","tag-piemme","tag-pino-aprile","tag-pubblicato","tag-questione-meridionale","tag-scomunicando","tag-sud","tag-terroni","tag-unita-ditalia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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