{"id":242833,"date":"2020-06-05T12:42:13","date_gmt":"2020-06-05T10:42:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/?p=242833"},"modified":"2020-06-05T12:42:13","modified_gmt":"2020-06-05T10:42:13","slug":"storie-ditalia-il-5-giugno-quando-venne-uccisa-mara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/storie-ditalia-il-5-giugno-quando-venne-uccisa-mara\/","title":{"rendered":"STORIE D&#8217;ITALIA &#8211; Il 5 giugno&#8230; quando venne uccisa Mara"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/scomunicando-mara-cagol.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-242834\" src=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/scomunicando-mara-cagol-300x127.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"127\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/scomunicando-mara-cagol-300x127.jpg 300w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/scomunicando-mara-cagol-768x325.jpg 768w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/scomunicando-mara-cagol-1024x434.jpg 1024w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/scomunicando-mara-cagol.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<div>La cascina Spiotta \u00e8 ancora l\u00e0, in cima alla collina. Al di l\u00e0 dei giudizi politici o morali, delle fazioni. Ricordare quei fatti, la cronaca, le respondsabilit\u00e0 di quel tempo&#8230; fanno parte delle <em>storie d&#8217;Italia<\/em>. Ed \u00e8 giusto\u00a0 conoscerle.<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<blockquote>\n<div><b><u>di SERGIO AMENDOLIA<\/u><\/b><\/div>\n<\/blockquote>\n<div><a href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-89.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-242841\" src=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-89.jpg\" alt=\"\" width=\"188\" height=\"268\" \/><\/a><\/div>\n<div>Tra i dolci paesaggi delle langhe, circondata dagli alberi e con un grande prato davanti c&#8217;\u00e8 cascina Spiotta. Irriconoscibile rispetto alle foto che finirono sui giornali oltre 40 anni fa. Quel 5 giugno 1975 ad Acqui se lo ricordano ancora: il rapimento, gli spari, la morte sull\u2019erba per un carabiniere e per quella giovane donna. Il grave ferimento di altri militari della pattuglia. La paura e la rabbia dall\u2019una e dall\u2019altra parte. Era il battesimo di sangue delle Brigate Rosse. Molti storici hanno definito il tragico evento della cascina Spiotta come la fine di un\u2019epoca e l\u2019inizio di un\u2019altra. Quell\u2019idea quasi romantica di cavalcare la rivoluzione di classe, nata nel 1966 con la prima occupazione dell\u2019universit\u00e0 di Trento, alimentata dai tumulti del \u201968 e dalle grandi proteste operaie dei primi anni \u201970, stava per segnare il passo ad un lungo periodo di buio e di terrore.<\/div>\n<div>La notte della Repubblica, che avrebbe lasciato disseminati per le strade italiane centinaia di morti tra gente comune, opposte fazioni politiche e uomini delle istituzioni.<\/div>\n<div>E comunque si vogliano leggere e interpretare i cosiddetti \u201canni di piombo\u201d quel tragico evento di cascina Spiotta rester\u00e0 legato per sempre all\u2019immagine di una ragazza riversa sul prato in una giornata di sole, i jeans arrotolati, le scarpe di corda, il viso solcato da un rivolo di sangue.<\/div>\n<div>Cos\u00ec \u00e8 morta quel giorno Margherita Cagol, nome di battaglia Mara, fondatrice del nucleo storico delle Brigate Rosse, capo della colonna torinese.<\/div>\n<div>La prima donna ad aver scelto la lotta armata, la prima a morire.<\/div>\n<div class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-242840\" src=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-300x233.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"233\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-300x233.jpg 300w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/div>\n<div>Margherita nasce a Trento l\u20198 aprile 1945 in una famiglia della media borghesia.<\/div>\n<div>E\u2019 l\u2019ultima di tre figlie, il padre gestisce una profumeria e la madre lavora in una farmacia. Una famiglia molto unita e religiosa: scuola e lavoro durante la settimana, messa in chiesa alla domenica, vacanze estive negli scout o in colonia.<\/div>\n<div>Margherita quando non studia fa volontariato insieme ad un padre gesuita negli ospizi di Trento.<\/div>\n<div>Pratica sport, scia, gioca a tennis, ama fare trekking in montagna.<\/div>\n<div>La chitarra classica \u00e8 la sua grande passione, \u00e8 talmente dotata da eccellere a livello nazionale, si esibisce perfino all\u2019estero.<\/div>\n<div>Potrebbe diventare un naturale sbocco lavorativo se la ragazza non decidesse di iscriversi alla facolt\u00e0 di sociologia dell\u2019universit\u00e0 di Trento. E\u2019 l\u2019origine di tutto. In quegli anni l\u2019ateneo \u00e8 un\u2019autentica fucina di idee: tanto all\u2019avanguardia per la formazione dei futuri quadri del nuovo capitalismo industriale, quanto un sottobosco ideologico e antagonista per il \u201868 italiano.<\/div>\n<div>Tra i professori ci sono Romano Prodi e Beniamino Andreatta, tra gli studenti Renato Curcio e Mauro Rostagno.<\/div>\n<div>Margherita conosce Curcio con il quale ben presto si lega sentimentalmente. Lei \u00e8 bella, di una bellezza tranquilla, non appariscente. Capelli neri e occhi verdi, un viso minuto. E\u2019 seria, riservata, si trova subito bene con quel ragazzo che sembra avere sempre un\u2019ombra di malinconia negli occhi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><a href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-242837\" src=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-4-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-4-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-4-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-4.jpg 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/div>\n<div>\u00c8 il gennaio 1966, gli studenti decidono di occupare l\u2019universit\u00e0. Margherita \u00e8 fra loro anche se ogni giorno, entro le 19.00, deve per forza rientrare a casa dai genitori. L\u2019anno successivo comincia a collaborare al giornale \u00abLavoro Politico\u00bb che nel 1968 diventa un periodico di riferimento per la sinistra. Si laurea il 29 luglio del 1969 con la tesi \u201cQualificazione della forza lavoro nelle fasi dello sviluppo capitalistico\u201d. Uscir\u00e0 con 110 e lode e saluter\u00e0 tutti con il pugno chiuso: \u201cmi ha spiazzato \u2013 ricorder\u00e0 il rettore Francesco Alberoni \u2013 non credevo fosse cos\u00ec politicizzata\u201d.<\/div>\n<div>Il primo agosto Margherita e Renato si sposano in Chiesa, con rito misto cattolico-valdese (Curcio proviene da Torre Pellice) nell\u2019antico monastero di San Romedio, luogo incantato della Val di Non.<\/div>\n<div>Dopo un breve viaggio di nozze si trasferiscono a Milano, dove Mara ha vinto una borsa di studio di due anni per un corso di sociologia. Studia la vita di fabbrica, coltivando il suo impegno politico in maniera sempre pi\u00f9 pressante.<\/div>\n<div class=\"separator\"><\/div>\n<div><a href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-242839\" src=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-2-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-2-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-2.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/div>\n<div>L&#8217;8 settembre 1969 Margherita Cagol, Renato Curcio ed altri fondano il Collettivo Politico Metropolitano (CPM) venendo introdotti nelle fabbriche milanesi: SIT Siemens, Alfa Romeo, Marelli; conoscono Mario Moretti e Alberto Franceschini. Siamo in pieno \u201cautunno caldo\u201d, scaduto il contratto nazionale dei metalmeccanici le proteste ed i disordini si susseguono incessanti. Il 12 dicembre del 1969 accade qualcosa che cambier\u00e0 per sempre il destino di questa generazione di giovani e dell\u2019Italia intera: in piazza Fontana scoppia una bomba che uccide diciassette persone e ne ferisce novanta.<\/div>\n<div>L\u2019opinione pubblica \u00e8 disorientata, i depistaggi, la morte dell\u2019anarchico Pinelli, l\u2019arresto di Pietro Valpreda. Ha inizio la strategia della tensione. I militanti della sinistra extra-parlamentare si riuniscono in convegni, a Pecorile parlano per la prima volta di strage di Stato, di reazione ad un sistema imperialista capace di sacrificare chiunque pur di mantenere il potere, discutono di lotta armata e di clandestinit\u00e0. Margherita partecipa e intanto scrive lunghe lettere ai familiari, in particolare alla madre, alla quale confessa che la sua coscienza sta cambiando, che Milano le appare sempre pi\u00f9 \u201c\u2026 un mostro feroce che divora tutto ci\u00f2 che di naturale, di umano e di essenziale c\u2019\u00e8 nella vita. Milano \u00e8 la barbarie, \u00e8 la vera faccia della societ\u00e0 in cui viviamo \u2026 Questa societ\u00e0 \u2026 ci toglie la possibilit\u00e0 di coltivare la famiglia, di coltivare noi stessi, le nostre esigenze, i nostri bisogni, ci reprime \u2026 ha estremo bisogno di essere trasformata da un profondo processo rivoluzionario \u2026. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile fare per combattere questo sistema \u00e8 dovere farlo perch\u00e9 questo io credo sia il senso della nostra vita.\u201d<\/div>\n<div>La militanza passa dalle parole ai fatti. In una malandata Fiat 850, nel traffico di piazzale Loreto, il 29enne Renato Curcio fa un cenno a Margherita, all\u2019epoca 25enne e al compagno Alberto Franceschini, 23 anni: \u201c\u00e8 l\u00ec che le brigate partigiane hanno appeso a testa in gi\u00f9 Mussolini e la Petacci\u201d. Si guardano in silenzio. Ma certo, brigata \u00e8 il nome giusto. Brigata e poi? Rossa, propone Margherita. Gli altri annuiscono.<\/div>\n<div>E\u2019 fatta. Cos\u00ec nascono le Brigate Rosse. Come simbolo la stella a cinque punte iscritta in un cerchio, la stessa utilizzata dai Tupamaros uruguaiani. Margherita sceglie il suo nome di battaglia: Mara. E\u2019 il 17 settembre 1970 quando iniziano le prime azioni: Franceschini e la Cagol danno fuoco all\u2019auto del capo del personale della SIT-Siemens, Giuseppe Leoni, colpevole di aver fatto fotografare i partecipanti ai picchetti e di averli poi licenziati. Comincia la propaganda: Curcio, il teorico del gruppo, scrive il volantino di rivendicazione. A novembre viene diffuso alla Pirelli un comunicato con la stella a 5 punte in cui compaiono i nomi dei capi e dei crumiri da punire. Qualche giorno dopo bruciano anche le macchine del capo della vigilanza, Ermanno Pellegrini e del dirigente Enrico Loriga. Gli atti di \u201cpunizione\u201d sulle auto dei dirigenti proseguono per tutto il 1971, seguiti da volantini di rivendicazione ma stigmatizzati dai giornali come puro e insignificante teppismo.<\/div>\n<div>Mara in quell\u2019anno rimane incinta, \u00e8 felice, lei e Renato fanno progetti, pensano a come conciliare la cura di un bambino con gli impegni politici. Sar\u00e0 difficile ma in fondo non c\u2019\u00e8 stata fino ad ora alcuna scelta irrevocabile, questo figlio pu\u00f2 rimettere in discussione tutto. Invece al sesto mese Mara cade dal motorino e perde il bambino. Da l\u00ec in poi la sua vita comincia a correre, gi\u00e0 l\u2019anno seguente, il 2 maggio, i Carabinieri scoprono il covo di via Boiardo a Milano ed entrano in possesso di tutti i nomi dei capi storici. Mara e Renato passano alla clandestinit\u00e0.<\/div>\n<div class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-242838\" src=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-3-205x300.jpg\" alt=\"\" width=\"205\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-3-205x300.jpg 205w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-3.jpg 252w\" sizes=\"auto, (max-width: 205px) 100vw, 205px\" \/><\/a><\/div>\n<div>Ne parlano a lungo ma l\u2019ipotesi di fare un altro figlio \u00e8 definitivamente tramontata. Non ci sono pi\u00f9 margini, la lotta armata \u00e8 ormai definitiva. In una delle molte lettere ai genitori Mara scrive: \u201c \u2026 Cari genitori non pensate per favore che io sia incosciente. Grazie a voi sono cresciuta istruita, intelligente e soprattutto forte. E questa forza in questo momento me la sento tutta. \u00c8 giusto e sacrosanto quello che sto facendo, la storia mi da ragione come l\u2019ha data alla Resistenza del \u201945. Ma voi direte, sono questi i mezzi da usare? Credetemi, non ce ne sono altri \u2026\u201d<\/div>\n<div>In Italia proseguono gli atti di contestazione e di violenza per tutto il 1972, le sigle di gruppi armati di destra e sinistra nascono come funghi: Giangiacomo Feltrinelli viene trovato ucciso a Segrate, esploso mentre prepara un attentato ad un traliccio; a Milano viene ucciso il commissario Calabresi. Le neonate brigate di Curcio e Mara proseguono per\u00f2 con atti dimostrativi, senza macchiarsi di sangue. Ormai ricercati, Curcio e la Cagol si trasferiscono a Torino, lei diventa capo della colonna torinese mentre a Milano restano Franceschini e Moretti. Comincia la penetrazione informativa negli stabilimenti Fiat di Mirafiori e Lingotto. Mara, nelle sue costanti lettere, continua a rassicurare i genitori, dice che vorrebbe passare un po\u2019 di tempo a casa, ma loro leggono i giornali e temono il peggio, non sanno come comportarsi con questi due ragazzi che si sono messi in testa di cambiare il mondo e adesso hanno il mondo contro. Nell\u2019autunno 1973 l\u2019economia mondiale attraversa la sua crisi pi\u00f9 grave dal 1929. La guerra arabo-israeliana fa lievitare i prezzi del petrolio. L\u2019inflazione \u00e8 fuori controllo, l\u2019anno seguente toccher\u00e0 il 23%. A novembre il Governo vara il decreto \u201cAusterity\u201d: niente auto la domenica, insegne spente a partire dalle 22.00, strade a illuminazione ridotta, chiusura serale di radio e televisione. Ma sono i lavoratori a pagare il prezzo pi\u00f9 caro dei sacrifici, la Fiat \u00e8 pronta a licenziare, Agnelli ventila la cassa integrazione, il rinnovo del contratto non arriva ed i turni in fabbrica sono massacranti, il sindacato \u00e8 in difficolt\u00e0. Mirafiori viene occupata per tre giorni con bandiere rosse sui tetti e operai padroni dei reparti. Cortei. Assemblee. La Cagol e Curcio organizzano il sequestro di Ettore Amerio, capo del personale della Fiat Mirafiori. L\u2019interrogatorio sul fascismo nella Fiat, sui licenziamenti e sulla cassa integrazione, la condanna del sistema oppressivo dei padroni e infine il rilascio dell\u2019ostaggio dopo 8 giorni. Segue il volantino di rivendicazione. Il metodo funziona, d\u00e0 visibilit\u00e0, la gente inizia a parlarne. Il 18 aprile 1974 le BR sequestrano a Genova il giudice Mario Sossi, membro del MSI e pubblico ministero in processi contro gruppi terroristici di sinistra. E\u2019 l\u2019operazione Girasole, condotta con l\u2019obiettivo di \u201ccolpire al cuore lo Stato\u201d. E a questo punto lo Stato comincia a prendere coscienza del problema, il Generale Dalla Chiesa costituisce il primo nucleo Carabinieri antiterrorismo. E\u2019 il vero salto di qualit\u00e0. Si cerca di contrattare il rilascio di alcuni terroristi detenuti, minacciando di uccidere l\u2019ostaggio nel caso in cui le istituzioni non scendano a patti. Lo stesso giudice scrive lettere e appelli dalla prigionia perch\u00e9 le istituzioni si prendano le loro responsabilit\u00e0. Lo Stato finge di cedere ma in realt\u00e0 all\u2019ultimo momento non libera i detenuti. Per Mara Cagol questo pu\u00f2 bastare, perch\u00e9 comunque le istituzioni hanno dimostrato di voler trattare. In disaccordo con Mario Moretti che vuole ancora uccidere l\u2019ostaggio, il 23 maggio Sossi viene liberato. La settimana dopo esplode a Brescia una bomba in piazza della Loggia, provocando otto morti e un centinaio di feriti. Nel giugno \u201974 il primo passo falso delle Brigate Rosse avviene a Padova, quando il gruppo armato di Susanna Ronconi e Roberto Ognibene assalta, senza alcuna autorizzazione da parte dei capi milanesi e torinesi, la sede del Msi uccidendo due militanti. Il gruppo storico \u00e8 contrario, l\u2019imbarazzo \u00e8 totale ma Curcio decide comunque di non rendere pubbliche le fratture interne e rivendica l\u2019atto con un comunicato (il gesto gli coster\u00e0 28 anni di carcere per concorso morale in omicidio non premeditato). Il 4 agosto un altro ordigno squassa il treno Italicus lasciando dodici morti e quarantotto feriti. Il nucleo antiterrorismo di Dalla Chiesa nel frattempo muove le prime pedine: l\u20198 settembre 1974 Renato Curcio e Alberto Franceschini vengono arrestati dai Carabinieri a Pinerolo. Si fanno fregare dal pi\u00f9 improbabile degli infiltrati: Silvano Girotto, alias padre Leone, alias frate Mitra e chiss\u00e0 cos\u2019altro. Proprio quel tipo che a Mara non piaceva, quello che con le sue spacconerie aveva incantato tutti ma non lei. Troppo convinto, troppo autoreferenziale, si dichiarava ex rapinatore, ex legionario, ex guerrigliero, grande esperto di armi e tuttavia Renato voleva metterlo alla prova. Fatto sta che tra i suoi tanti incarichi, Girotto aveva omesso di dire che era anche un collaboratore dell\u2019Arma. I due vengono bloccati sulla loro 128 blu, mentre chiacchierano tranquilli ad un passaggio a livello chiuso, nelle campagne appena fuori dalla cittadina torinese. Senza essersi accorti di nulla, senza nemmeno il tempo di reagire, vengono agguantati dai militari in borghese: un paio di pugni a Franceschini mentre Curcio rimane incredulo e immobile al volante. Mario Moretti sfugge al\u2019arresto, probabilmente perch\u00e9 avvertito da una telefonata di uno sconosciuto. Nonostante lui dichiarer\u00e0 di aver cercato senza riuscirvi di avvertire Curcio, l\u2019ambiguit\u00e0 sulla figura del futuro capo delle BR non l\u2019abbandoner\u00e0 mai pi\u00f9, negli anni a venire.<\/div>\n<div class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-242836\" src=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-6-300x188.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-6-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-112-6.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/div>\n<div>L\u2019arresto dei due capi storici si somma ad altri arresti importanti in varie parti d\u2019Italia. Ora le BR sono davvero in difficolt\u00e0. Il loro futuro \u00e8 nelle mani di Mara. Da sola ha la responsabilit\u00e0 della colonna torinese e deve riannodare le fila di un\u2019organizzazione allo sbando. Inoltre cosa penseranno i suoi genitori di lei ora che suo marito \u00e8 in carcere e tutti i giornali li dipingono come pericolosi sovversivi? Mara prende la decisione: ha bisogno di Renato al suo fianco, bisogna assaltare il carcere di Casale Monferrato e liberarlo; la struttura \u00e8 vulnerabile, poco sorvegliata. Moretti \u00e8 perplesso, la definisce un\u2019azione emotiva, alla Bonnie &amp; Clyde, troppo rischiosa e troppo personalistica. E se va male le BR sono finite. Tre mesi di discussioni ma alla fine Mara la spunta, l\u2019azione si far\u00e0 e sar\u00e0 lei ad organizzarla. E\u2019 il 18 febbraio 1975, una ragazza bionda si avvicina al portone del carcere. Suona, \u00e8 giorno di visite, ha con s\u00e9 un involucro: \u201cper favore mi apra. Devo consegnare questo pacco a mio marito\u201d. Nulla di strano, la donna \u00e8 carina e sorridente. Pochi secondi ed il piantone fa scattare la serratura. Si ritrova con un mitra puntato al petto \u201cstai buono o sei morto\u201d dice la ragazza. Due uomini vestiti con le tute blu della SIP appoggiano una scala sul muro e tagliano i fili del telefono. Margherita e un altro compagno entrano, si fanno aprire un secondo cancello. Ora sono nel corridoio dove si affacciano alcune celle. Fanno mettere tutti al muro, ma Curcio non si vede. \u201cRenato dove sei?\u201d grida. E\u2019 al piano superiore, scende con un balzo. Ora sono fuori, diretti ad Alassio. Tutto si \u00e8 svolto in pochi minuti. Un\u2019azione perfetta. Senza sparare un colpo. Il blitz ha una grande risonanza sui giornali. Dopo tante sconfitte le Brigate Rosse si rifanno un po\u2019 d\u2019immagine, grazie anche al corollario romantico di una donna che, armi in pugno, libera il suo uomo. Persino il giudice di sorveglianza mentre interroga Franceschini ha parole di ammirazione per la \u201cmagnifica donna\u201d che ha guidato il commando. Ora per\u00f2 le Brigate Rosse sono a corto di denaro e decidono di finanziarsi con un rapimento. Si pensa a Vittorio Vallarino Gancia, l\u2019industriale dello spumante. Chiederanno un riscatto di un miliardo di lire. Il sequestro \u00e8 deciso per il 4 giugno 1975, Gancia viene bloccato sulla sua Alfetta in una strada di campagna con la scusa di lavori in corso. Uno dei finti operai agita una bandierina rossa mentre con l\u2019altra mano gli fa cenno di rallentare. L\u2019industriale ferma l\u2019auto, un uomo esce da un furgone che lo precedeva, rompe il suo finestrino e gli punta una pistola alla tempia. Gancia viene caricato su una Fiat 124 verde oliva, manette ai polsi e coperta in faccia. Viene portato in una vecchia casa colonica da ristrutturare vicino a Canelli, che tre anni prima Mara aveva comprato per 6 milioni di lire, sotto il falso nome di Marta Caruso. E\u2019 la Cascina Spiotta. I vicini descriveranno la proprietaria come una bella ragazza, gentile e sempre disponibile, che quando arrivava si metteva subito a lavorare i campi sorridendo, facendosi aiutare a curare la vigna ed a coltivare qualche verdura. Gancia viene chiuso in una stanzetta, un materasso e una coperta, un catino all\u2019angolo. A custodirlo rimangono Mara ed un altro brigatista, mai identificato. Ma quella mattina qualcosa va storto: la Fiat 124 che sta tornando dopo aver scaricato l\u2019ostaggio tampona una Fiat 500, tra Canelli e Cassinasco. Sono le 13.00. I due a bordo della 124 hanno fretta di andarsene, firmano una dichiarazione di responsabilit\u00e0 su un foglietto e rassicurano il guidatore della 500, Cesarino Tarditi professione idraulico. Questi per\u00f2 non si fida e, appena i due si allontanano, chiama lo stesso i Carabinieri. La Fiat 124 con il cofano ammaccato viene rintracciata, c\u2019\u00e8 un uomo solo a bordo. E\u2019 un normale controllo ma l\u2019individuo si spaventa e scappa. La fuga per\u00f2 dura poco, l\u2019auto si schianta e appena viene preso Massimo Maraschi, 22enne di Lodi, si dichiara prigioniero politico.<\/div>\n<div class=\"separator\"><\/div>\n<div><a href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dalfonso.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-242842\" src=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dalfonso-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dalfonso-218x300.jpg 218w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dalfonso.jpg 291w\" sizes=\"auto, (max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/><\/a><\/div>\n<div>I due carabinieri, sbigottiti, avvertono immediatamente la centrale. Ci vuole poco a collegare il sequestro Gancia: l\u2019area viene subito raggiunta dagli uomini del Generale Dalla Chiesa. La caccia comincia: le colline vengono suddivise in settori, le localit\u00e0 isolate, le cascine, le abitazioni sospette vengono controllate a tappeto. Il giorno dopo, 5 giugno 1975, il Tenente Umberto Rocca comandante della Compagnia CC di Acqui Terme, dopo aver celebrato la Festa dell\u2019Arma, esce di pattuglia con la Fiat 127 di servizio, a bordo anche il Maresciallo Rosario Cattafi e gli Appuntati Giovanni d\u2019Alfonso e Pietro Barberis. Alle 11.30 arrivano alla cascina Spiotta, uno degli obiettivi di sua competenza da controllare. Mara sta riposando, ha fatto il turno di guardia di notte, il suo compagno che avrebbe dovuto darle il cambio, si \u00e8 appisolato e non vede avvicinarsi i carabinieri. Il Maresciallo bussa alla porta e Mara si affaccia per un istante rimanendo sgomenta.<\/div>\n<div><a href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-345.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-242843\" src=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/mara-cagol-345.jpg\" alt=\"\" width=\"226\" height=\"296\" \/><\/a><\/div>\n<div>All\u2019interno il trambusto \u00e8 indescrivibile. L\u2019uomo prende la pistola mitragliatrice M1 e 4 bombe a mano SRCM, Mara borsetta e mitra a tracolla, in mano pistola e valigetta. Lui propone di ammazzare l\u2019ostaggio, la Cagol si rifiuta: \u201cGancia non si tocca, non c\u2019entra niente e la sua vita non deve essere messa a repentaglio\u201d. Aprono la porta e l\u2019uomo lancia la prima bomba a mano che esplode sui militari: tra le urla il braccio sinistro del tenente si stacca di netto e l\u2019occhio sinistro \u2013 che perder\u00e0 &#8211; gli si riempie di sangue. Il Maresciallo \u00e8 colpito da diverse schegge in tutto il corpo ma da terra reagisce al fuoco. I due brigatisti corrono verso le auto parcheggiate, l\u2019Appuntato d\u2019Alfonso si para loro davanti e spara, ma viene colpito da una raffica alla testa, al torace e all\u2019addome. Morir\u00e0 poco dopo lasciando una moglie e tre figli. Mara ed il compagno raggiungono la Fiat 128, partono ma finiscono contro la 127 dell\u2019Arma con cui l\u2019Appuntato Barberis sta sbarrando la strada. L\u2019uomo esce dall\u2019auto e grida \u201csiamo feriti, ci arrendiamo\u201d. Barberis cessa il fuoco e intima di alzare le mani. Dopo pochi passi l\u2019individuo, facendosi scudo della donna, estrae un\u2019altra bomba e la lancia verso il carabiniere, il quale, scartando di lato, evita l\u2019impatto e ricomincia a sparare. Mara Cagol viene colpita in torsione, sotto l\u2019ascella, il colpo perfora il torace ed esce orizzontalmente dalla parte del dorso. Muore praticamente sul colpo.<\/div>\n<div><a href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/br-mara.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-242844\" src=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/br-mara.jpg\" alt=\"\" width=\"269\" height=\"187\" \/><\/a><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il secondo brigatista invece si dilegua nei boschi. Il sedicente fuggitivo scriver\u00e0 poi un rapporto a Curcio, in seguito ritrovato in un covo e reso pubblico, nel quale dichiarer\u00e0 che mentre stava scappando si accorgeva che Mara non era con lui, voltandosi la vedeva seduta sull\u2019erba con le mani in alto. Riprendendo la fuga avrebbe immediatamente sentito uno, forse due colpi secchi. Secondo lui Mara era stata giustiziata. Tale versione, per quanto dubbiosa vista la traiettoria dei proiettili e la posizione del cadavere, viene subito rivendicata in un comunicato delle BR. Per il giudice Caselli il brigatista fuggitivo aveva la necessit\u00e0 di fornire all\u2019organizzazione una valida scusa per aver lasciato da sola la ragazza, dopo essersene addirittura fatto scudo. Tuttavia l\u2019opinione pubblica rimane talmente scossa che vivr\u00e0 per molti anni con il sospetto che quel giorno lo Stato abbia voluto giustiziare freddamente la pasionaria delle Brigate Rosse. Da quel momento la direzione strategica del movimento passa nelle mani dell\u2019ala militarista, capeggiata da Mario Moretti. Sei mesi dopo Curcio viene arrestato a Milano insieme alla sua nuova compagna, Nadia Mantovani. Inizia la lunga fase degli omicidi e del sangue, la strada del non ritorno.<\/div>\n<div>La figura di Mara Cagol resta ancora oggi ben impressa nell\u2019immaginario collettivo, tanto che perfino lo scrittore Umberto Eco ha affermato che, una volta scoperto che la moglie di Fr\u00e0 Dolcino (Margherita Boninsegna), anch\u2019essa trentina, aveva lo stesso nome di Margherita Cagol ed era morta in condizioni analoghe, l\u2019ha espressamente citata nel suo romanzo \u201cIl nome della rosa\u201d. Per molti anni la stampa nazionale la dipinger\u00e0 come la donna che per amore \u00e8 stata disposta a tutto, perfino a sparare, negandole quell\u2019autonomia di pensiero e di iniziativa che ha invece caratterizzato tutte le sue scelte.<\/div>\n<div>Un mazzo di rose rosse verr\u00e0 ritrovato davanti alla cascina Spiotta l\u2019indomani della sparatoria e cos\u00ec il 5 giugno di ogni anno, per molti anni.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Sergio Amendolia<\/div>\n<div><\/div>\n<div><u>Bibliografia<\/u><\/div>\n<div>Stefania Podda, Nome di battaglia Mara, Sperling &amp; Kupfer;<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Piero Agostini, Mara Cagol. Una donna nelle prime Brigate Rosse, Marsilio &#8211; temi;<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Gian Carlo Caselli, Le due guerre, Melampo;<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Giorgio Bocca, Noi terroristi, Garzanti.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"separator\"><\/div>\n<div>\n<div><b><u>L&#8217;autore dell&#8217;articolo <\/u><\/b><\/div>\n<div><b><u>SERGIO AMENDOLIA<\/u><\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<div>Nato 55 anni fa a Genova, sposato con 2 figli, 2 gatti e un cane, ho sempre guardato con stupore l&#8217;orizzonte e tutto ci\u00f2 che quella linea rappresenta e contiene, convinto che dove il cielo finisce si celano sempre spazi e tempi lontani, spesso inesplorati o conosciuti poco e male. Forse per questo mi attira l&#8217;impostazione di questo blog ed i veli della Storia che gli articolisti provano spesso a sollevare, perch\u00e9 conoscere \u00e8 importante e aiuta a capire ci\u00f2 che siamo e come lo siamo diventati. Oltre alla nostra bella Italia ed alla sua impareggiabile ricchezza di arte e storia, mi affascinano molto gli scenari mozzafiato dell&#8217;Ovest Americano. In questi ultimi anni ne ho percorsi alcuni, ancora una volta cercando di varcare orizzonti i cui contorni sfuggono in continuazione, dimensioni che ho provato a malapena ad intuire nei volti dei nativi che ancora oggi si incontrano nelle riserve: a volte duri, scolpiti e aridi come i monoliti di arenaria rossa, probabilmente gli unici in grado di metabolizzare la sensazione di infinito che pervade quelle terre lontane. Per questo mi piace, quando il tempo libero me lo permette, collaborare con riviste e pagine web, tentando di approfondire le vicende che hanno caratterizzato la storia di quei popoli d&#8217;oltreoceano, in particolare l&#8217;epopea del West, con un occhio particolare agli uomini e alle donne che la vissero davvero, fuori dai luoghi comuni e dai grandi miti costruiti da Hollywood.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>tratto da<\/p>\n<p>https:\/\/viaggiatoricheignorano.blogspot.com\/2019\/05\/nome-di-battaglia-mara.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cascina Spiotta \u00e8 ancora l\u00e0, in cima alla collina. Al di l\u00e0 dei giudizi politici o morali, delle fazioni. Ricordare quei fatti, la cronaca, le respondsabilit\u00e0 di quel tempo&#8230; fanno parte delle storie d&#8217;Italia. 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