{"id":34843,"date":"2012-02-03T08:38:52","date_gmt":"2012-02-03T07:38:52","guid":{"rendered":"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/lasana-dello-yoga-riflessioni-e-libere-associazioni-sul-tema\/"},"modified":"2012-02-03T08:38:52","modified_gmt":"2012-02-03T07:38:52","slug":"lasana-dello-yoga-riflessioni-e-libere-associazioni-sul-tema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/lasana-dello-yoga-riflessioni-e-libere-associazioni-sul-tema\/","title":{"rendered":"L\u2019asana dello yoga &#8211; Riflessioni e libere associazioni sul tema"},"content":{"rendered":"<p> <strong>L\u2019asana \u00e8 il seggio che ospita il dio. <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>E\u2019 l\u00ec che il dio viene finalmente a riposare, quando tutto \u00e8 stato fatto e allora pu\u00f2 stare, senza fare pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p>Quando tutto \u00e8 tranquillo possiamo sederci con lui al centro del nostro corpo, nel nostro seggio interno. Atha yoga anushasanam, recita lo Yoga sutra, adesso la relazione ha inizio: un dialogo silenzioso, sottile, che passa attraverso la vita interna. Ora tutto \u00e8 pronto, il rito pu\u00f2 incominciare.<br \/><strong><br \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-34841\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"kurma\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/kurma.png\" height=\"180\" width=\"300\" \/>Il varco<\/strong><\/p>\n<p>Quando entriamo nell\u2019asana c\u2019\u00e8 un momento di passaggio, che fa parte anch\u2019esso dell\u2019atto rituale: il corpo e la mente si aggiustano per trovare una sistemazione comoda, da poter mantenere e dalla quale poter osservare, indisturbati, quello che c\u2019\u00e8, nella quale poter finalmente sentire in tutta libert\u00e0 come la vita si vuole manifestare in noi.<\/p>\n<p>Quando ci permettiamo questo, c\u2019\u00e8 tutta un\u2019intensit\u00e0 vibrante che si rivela, difficile da definire piacevole o spiacevole, \u00e8 la sensazione stessa di essere vivi.<\/p>\n<p>La fase di assestamento nell\u2019asana, di durata variabile, \u00e8 importante come la posizione finale che riusciamo a trovare: ugualmente importante da gustare e abitare, anche se sfuggente come l\u2019indefinitezza di un crepuscolo, quando dal giorno si passa alla notte o viceversa. Tutto \u00e8 incerto, tutto si sta formando, come in una nascita, e proprio per questo \u00e8 cos\u00ec facile lasciarsi sfuggire questo momento o maltrattarlo come qualcosa che \u2018non \u00e8 niente di particolare\u2019.<\/p>\n<p>Dare valore a tale passaggio sfumato come una mezza stagione, porter\u00e0 una misteriosa vastit\u00e0 all\u2019asana vero e proprio, perch\u00e9 non avremo tralasciato niente di ci\u00f2 che sta intorno e ogni piccolo frammento di esistenza sieder\u00e0 con noi \u2018sul seggio del dio\u2019.<\/p>\n<p>E\u2019 interessante quindi accompagnare con sollecitudine, senza fretta o ansia di sicurezza questa fase di aggiustamento, \u201cSii paziente con tutto ci\u00f2 che \u00e8 incerto nel tuo cuore\u201d, come consiglia il poeta[1].<\/p>\n<p>Nell\u2019incertezza c\u2019\u00e8 gi\u00e0 in modo sottile tutta la pienezza della posizione completa col vantaggio di non essere distratti dalla sua forma compiuta e appariscente.<\/p>\n<p>Da non dimenticare poi che la perfetta postura yoga \u00e8 in realt\u00e0 una non-postura. Il cammino verso la liberazione \u00e8 isomorfo al riassorbimento cosmico (samhara), affermano gli antichi testi. Proprio allo stesso modo, da quel crogiolo indefinito che porter\u00e0 a un nuovo ciclo di forme, il corpo arriva alla fine del processo a scomparire nel riposo dell\u2019asana: dimentichiamo il piccolo corpo col quale ordinariamente ci identifichiamo per trovare un\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 vasta in virt\u00f9 della posizione \u2018seduta\u2019.<\/p>\n<p>Come tutto ci\u00f2 che si \u00e8 formato giunge a decomporsi, a ritornare spazio e libert\u00e0, cos\u00ec il corpo scompare nell\u2019asana, lasciando in essere la nuda vibrazione dell\u2019esistenza. Il processo dell\u2019asana comprende dunque la fase indistinta di ingresso nella posizione, la sua forma compiuta e stabile e il suo morbido destrutturarsi fino a divenire spazio vivo.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-20417\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"brolo_yoga\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/brolo_yoga.jpg\" height=\"272\" width=\"400\" \/>Il divino che \u00e8 in noi<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019India religiosa gli dei abitano il corpo. \u201cGli dei sono nel corpo come le vacche nella stalla\u201d recita l\u2019Atharva Veda; il corpo, identico alla creazione, \u00e8 in senso concreto la sede del cosmo.<\/p>\n<p>Esiste dunque una corrispondenza, una geografia mistica del corpo, ogni parte del quale \u00e8 un pitha, un \u2018seggio\u2019 e un tirtha, un \u2018guado\u2019 o punto di trascendenza verso l\u2019immensit\u00e0 del creato. Ritroviamo questi \u2018luoghi sacri\u2019 sia nel corpo umano sia disseminati lungo la terra d\u2019India come nel corpo di una Grande Madre. In particolare nel corpo umano le divinit\u00e0 \u2018locali\u2019 sono raffigurate sedute, potremmo dire \u2018nel seggio\u2019, nell\u2019asana. Lo yoga si propone di individuare e risvegliare questi luoghi divini all\u2019interno del corpo e la posizione seduta viene a rappresentare l\u2019attitudine regale: \u00e8 il riposo della contemplazione, quando ogni gesto \u00e8 stato compiuto e allora se ne possono gustare i frutti in pace, senza che alcun desiderio o scopo turbino questa pace viva.<\/p>\n<p>Nella concretezza che caratterizza l\u2019azione sacra del rituale ind\u00f9 (puja) il piedistallo o il contenitore della divinit\u00e0 \u2018seduta\u2019 divengono essi stessi la divinit\u00e0 per tutta la durata del rito. Allo stesso modo l\u2019asana non \u00e8 solo il trono in cui il dio prende dimora, ma il corpo stesso del dio. Il divino \u00e8 proprio in tutto. Potremmo in tal senso definire l\u2019asana quella particolare condizione di equilibrio in cui mente e corpo si rivelano come aspetti diversi di un unico processo, di natura eminentemente psichica e mistica.<br \/><strong><br \/>Conoscenza e azione<\/strong><\/p>\n<p>Durante il rituale yogico il corpo diviene kshetra, il campo, lo spazio consacrato nel quale la divinit\u00e0 intesa come coscienza presente e vibrante viene a dimorare per tutta la durata dell\u2019asana e lo yogin diviene in asana il \u2018Conoscitore del campo\u2019 (kshetra-jna)[2].<\/p>\n<p>L\u2019asana si configura dunque come la condizione della conoscenza, della ricerca di s\u00e9 in senso proprio. Secondo i testi tradizionali dello yoga[3] ci\u00f2 che conduce alla liberazione, a svelarci la nostra natura autentica, \u00e8 l\u2019unione di conoscenza e pratica, con un lieve vantaggio per l\u2019atto conoscitivo rispetto alla prassi: occorre l\u2019intuizione conoscitiva primaria della nostra origine divina per poterci sedere sul seggio del dio &#8211; l\u2019asana &#8211; e intraprendere la pratica dello yoga; il percorso vero e proprio si compie per\u00f2 solo attraverso l\u2019azione. La conoscenza fondamentale \u00e8 inoltre gi\u00e0 in nostro possesso, non \u00e8 qualcosa da dover acquisire all\u2019esterno di noi, \u00e8 nascosta in noi \u2018come il burro nel latte\u2019: dimorando in asana, essa semplicemente si rivela, nello spazio interno del corpo.<\/p>\n<p>Il radicamento, la relazione con la terra che ospita il corpo, \u00e8 un elemento portante della prassi yogica. La terra che sostiene il corpo in asana diviene simbolicamente il fondamento che sostiene il tempio &#8211; se possiamo azzardare un\u2019associazione tra tempio e corpo dello yogin &#8211; e quest\u2019ultimo diventa il sostegno dell\u2019attitudine interna che lo yoga induce.<\/p>\n<p>Lo Sthalapurana, antico testo che riporta le norme e i miti all\u2019origine della costruzione del tempio ind\u00f9 descrive l\u2019area di base, le fondamenta sulle quali si erger\u00e0 la struttura templare. Il corpo dello yogin, allo stesso modo del tempio, \u00e8 un mandala, uno psico-cosmogramma, le cui parti ripetono quindi il cosmo stesso, sono il cosmo stesso. L\u2019area di base del tempio \u00e8 quadrata &#8211; come lo \u00e8 la Terra nella cosmologia indiana &#8211; e sostiene il tempio come l\u2019asana sostiene il dio che vi prende dimora durante il rito yogico. Se la terra \u00e8 l\u2019asana, il tempio situato sulla terra \u00e8 il corpo dello yogin, che nella tenuta della posizione viene a incarnare il garbhagrha, la cellula matrice o sancta sanctorum, vero centro di tutto il mandala e sede della divinit\u00e0.<\/p>\n<p>Da questo centro si erge nell\u2019iconografia tradizionale l\u2019axis mundi che collega terra e cielo, come la colonna vertebrale nel corpo dello yogin. Uno dei modi di definire la prassi yogica \u00e8 in effetti il processo di interiorizzazione che conduce alla \u2018coscienza del centro\u2019, di quel luogo segreto e intimo che i testi tradizionali identificano con l\u2019universo stesso. Nei riti descritti dallo Sthalapurana, durante la consacrazione del tempio la divinit\u00e0 \u2018si installa\u2019 nella cellula matrice attraverso un rituale complesso, la pranapratistha; allo stesso modo durante il rito yogico dell\u2019asana il corpo dello yogin subisce una trasformazione che lo rende \u2018sede divina\u2019: si risveglia in lui una coscienza pi\u00f9 vasta, che potremmo chiamare \u2018coscienza della totalit\u00e0\u2019[4].<\/p>\n<p>Con il termine postura yoga si intende secondo tale prospettiva un\u2019esperienza piuttosto articolata che non riguarda esclusivamente n\u00e9 prevalentemente una forma fisica, come prevede l\u2019interpretazione pi\u00f9 comune e diffusa di questa esperienza, quanto invece uno stato coscienziale risvegliato, un\u2019attitudine interiore di tale portata che arriva a coinvolgere tutto il nostro essere, incluso il corpo fisico.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Alcune interpretazioni dell\u2019asana<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-14270\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"images\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/images.jpg\" height=\"194\" width=\"259\" \/>Il raja yoga di Patanjali colloca l\u2019asana al terzo posto in un percorso costituito di otto elementi.<\/p>\n<p>Essi non sono probabilmente da intendersi esclusivamente come una scala progressiva in sequenza, ma piuttosto come otto varchi per accedere all\u2019unica condizione della liberazione in vita (jivanmukti). L\u2019autore e uno dei suoi commentatori pi\u00f9 autorevoli, Vyasa, che con ogni probabilit\u00e0 \u00e8 lo stesso Patanjali, non spendono molte parole per descrivere la posizione yoga: solo tre sutra sono dedicati all\u2019asana[5].<\/p>\n<p>Innanzi tutto ci viene detto che la postura deve essere stabile e confortevole (sthira-sukham). Tale condizione presuppone il raggiungimento di un equilibrio interno tra mente e corpo, saper calibrare con maestria l\u2019impegno fisico, n\u00e9 poco n\u00e9 troppo intenso, affinch\u00e9 la mente si possa stabilire in esso con agio, non distratta da alcunch\u00e9: niente \u00e8 fuori, la mente \u00e8 tutta nel corpo, il corpo tutto nella mente. Questa ricerca, prettamente psichica, ha gi\u00e0 in s\u00e9 la qualit\u00e0 dell\u2019enstasi unificante (samadhi).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 viene confermato dal secondo sutra patanjaliano che tratta della postura in cui si afferma pi\u00f9 esplicitamente che l\u2019equilibrio raggiunto tra sforzo e rilassamento dischiude a poco a poco un agio ancora pi\u00f9 profondo: la condizione di ananta samapatti, ovvero come commenta Bhoja, l\u2019esperienza dell\u2019infinito.<\/p>\n<p>La percezione del corpo si dissolve in una coscienza allargata, ci\u00f2 che abbiamo precedentemente chiamato \u2018coscienza della totalit\u00e0\u2019, che supera i confini conosciuti della percezione comune.<\/p>\n<p>Il terzo sutra connota ancor pi\u00f9 chiaramente la condizione unificata che accompagna la tenuta dell\u2019asana: lo yogin non \u00e8 pi\u00f9 turbato dalla differenza tra gli opposti (piacevole\/spiacevole, ecc.) che caratterizza l\u2019esperienza ordinaria. Niente \u00e8 escluso, tutto \u00e8, senza preferenze, lo spazio dell\u2019asana. Di pi\u00f9: in seno alla coscienza che tutto abbraccia, la forza centrifuga bivalente dei due opposti che trascinano in due direzioni contrastanti, ha come effetto imprevisto l\u2019incremento della stabilit\u00e0 nel centro dell\u2019asana.<\/p>\n<p>Qualche secolo dopo Patanjali, ritroviamo un\u2019interessante interpretazione del termine asana nell\u2019India medievale, in particolare nella tradizione tantrica non duale dello shivaismo kashmiro.<\/p>\n<p>Ecco cosa afferma Kshemaraja, eminente discepolo di Abhinavagupta, nel suo commento agli Shiva sutra: una volta che si \u00e8 assestato, seduto comodamente nell\u2019asana (asanasthah), lo yogin \u2018si immerge nel lago\u2019 di questa coscienza allargata, senza sforzo, come scivolandoci dentro, in uno stato di completo assorbimento che tutto include. Kshemaraja precisa che a questo punto viene abbandonata ogni azione o tecnica specifica e lo yogin si lascia tutto permeare di ci\u00f2 che &#8211; gi\u00e0 semplicemente nell\u2019asana &#8211; \u00e8 lo stato psichico unificato proprio della meditazione[6].<\/p>\n<p>Quando questa esperienza avvolge lo yogin anche solo per un istante un grande passaggio \u00e8 stato compiuto: si \u00e8 conosciuto qualcosa di nuovo, proprio come quando da bambini si impara a camminare, e il corpo e la mente non lo dimenticano pi\u00f9.<\/p>\n<p>La nuova conoscenza rimane impressa nelle profondit\u00e0 della psiche, pronta a riemergere spontaneamente quando se ne presenter\u00e0 nuovamente l\u2019opportunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-5887\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"1\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/1.jpg\" height=\"301\" width=\"404\" \/>Il significato del rito<\/strong><\/p>\n<p>Il potente impatto dell\u2019asana nella ricerca spirituale dello yogin sta proprio nell\u2019abbandono senza riserve che sopraggiunge, quasi inaspettato, quando l\u2019intento iniziale e lo sforzo di interiorizzazione proprio dello yoga sono stati adeguatamente impostati.<\/p>\n<p>Ma anche l\u2019impostazione iniziale dell\u2019azione fa parte a tutti gli effetti del rito yogico e, proprio in virt\u00f9 di ci\u00f2, partecipa di questa qualit\u00e0 di abbandono.<\/p>\n<p>Non si tratta infatti dell\u2019azione comune che sorge in vista di un obiettivo da dover raggiungere: ha la natura del paradosso, sorge con lo scopo del risveglio e nello stesso tempo \u00e8 senza scopo, non vuole trovare proprio niente, poich\u00e9 noi siamo gi\u00e0 \u2018risvegliati\u2019, siamo gi\u00e0 il nostro centro e questo centro \u00e8 dappertutto, in noi e intorno a noi. Si tratta solo di essere ricettivi a questa realt\u00e0. Anzi, a dirla tutta, la sensazione \u00e8 che l\u2019asana sthira sukha sia una condizione preesistente alla nostra azione: noi semplicemente la scopriamo e vi andiamo a dimorare, ma l\u2019asana \u2018\u00e8 gi\u00e0 l\u00ec\u2019, potremmo quasi dire malgrado la nostra azione, quale che sia.<\/p>\n<p>In questa prospettiva lo yoga \u00e8 solo una delle tante opportunit\u00e0 di verificare che nessuna pratica \u00e8 davvero indispensabile: essere, stare, \u2018sedersi\u2019 \u00e8 gi\u00e0 sufficiente. La prassi yogica in senso lato &#8211; e l\u2019asana per rimanere al nostro tema specifico &#8211; che pur intraprendiamo per risvegliare la coscienza, si presentano dunque come azione fine a se stessa, danzare per il semplice gusto di danzare, pura espressione ludica dell\u2019arte di vivere.<\/p>\n<p>Quando un albero viene reciso alla base, c\u2019\u00e8 un attimo non prevedibile in cui il tronco rimane come sospeso nell\u2019aria e immobile prima di abbandonarsi alla forza di gravit\u00e0 e al contatto con la terra.<\/p>\n<p>Ugualmente nell\u2019asana lo yogin sperimenta un\u2019imperscrutabile sospensione partecipe, come un distacco dalla condizione conosciuta e ordinaria di percezione delle cose, prima che sopravvenga, non meccanicamente, l\u2019abbandono tra le braccia di una coscienza pi\u00f9 vasta. Subito dopo questo sussulto meravigliato dell\u2019anima che si abbandona, si dischiude la dimensione unificata cui allude Kshemaraja. Siamo nella regalit\u00e0 dell\u2019asana, ma questo livello di esperienza non \u00e8 qualcosa che si possa raggiungere volontariamente, n\u00e9 \u00e8 alla portata di tutti.<\/p>\n<p>Come in ogni percorso di ricerca interiore noi possiamo in realt\u00e0 soltanto predisporre le cose, mettere in ordine la nostra stanza e fare pulizia di quello che non serve, ma quando tutto \u00e8 stato fatto, possiamo solo stare, senza pi\u00f9 ricercare un obiettivo qualsiasi, senza pi\u00f9 desiderare che arrivi questo o quello.<\/p>\n<p>Nella sospensione aperta c\u2019\u00e8 gi\u00e0 tutto il significato dell\u2019asana come rito. Abbiamo preparato il corpo e la mente e adesso semplicemente, con partecipazione, lasciamo andare, molliamo tutto: in una resa senza condizioni il corpo nell\u2019asana diviene offerta a ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 grande di noi. L\u2019esperienza yoga consiste nel vissuto non stereotipato di questo abbandono partecipe.<\/p>\n<p>Il dischiudersi, dopo questo abbandono, di una coscienza pi\u00f9 vasta, cui alludono sia Patanjali sia Kshemaraja non \u00e8 scontato, n\u00e9 accessibile a ogni ricercatore del profondo, ma \u00e8 piuttosto un dono che in taluni casi semplicemente accade.<\/p>\n<p>E\u2019 per\u00f2 importante sottolineare che gi\u00e0 l\u2019aver predisposto consapevolmente le cose fino a questo punto, con attitudine aperta e non finalizzata, ci permetter\u00e0 di assaporare la sacralit\u00e0 dell\u2019asana.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 gi\u00e0 l\u2019atto di resa, coraggiosa e fidente, verso l\u2019ignoto che fa dell\u2019esperienza yogica un\u2019intuizione conoscitiva, un rito.<\/p>\n<p>L\u2019etimologia del termine yoga ci evoca l\u2019azione di imbrigliare, legare, aggiogare. Questo, come abbiamo visto, \u00e8 ci\u00f2 che occorre fare all\u2019inizio: lo sforzo di direzionare l\u2019azione verso l\u2019interiorit\u00e0, in una attitudine semplificante, anche se fin dall\u2019inizio \u00e8 presente la gratuit\u00e0 dell\u2019intento.<\/p>\n<p>La radice yam che caratterizza alcuni termini dell\u2019ashtanga yoga di Patanjali (yama, niyama, pranayama, samyama) evoca proprio il controllo, tirare coscientemente le redini della nostra cavalcatura per andare nella direzione voluta senza disperdere le energie altrove.<\/p>\n<p>Ma arriva il momento che yoga diventa inequivocabilmente vi-yoga: tutto si disgrega, si smantella nel senza forma.<\/p>\n<p>Una volta che la posizione \u00e8 raggiunta, le redini vanno mollate. Non siamo pi\u00f9 noi che guidiamo, la prospettiva viene invertita e in questa fase yoga \u00e8 lasciarsi portare verso qualcosa che non dipende pi\u00f9 dal nostro controllo.<\/p>\n<p>Quando questo processo di abbandono profondo si innesca, diremmo quasi spontaneamente, l\u2019asana rituale come sacrificio di s\u00e9 e offerta diviene a tutti gli effetti celebrazione della vita stessa.<br \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-34842\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"gioia_lussana\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/gioia_lussana.jpg\" height=\"135\" width=\"180\" \/><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>[1] R.M.Rilke: Lettere a un giovane poeta.<\/p>\n<p>[2] Cfr. Bhagavad-gita, 13.1<\/p>\n<p>[3] Ci riferiamo ad esempio a due Upanishad yogiche: Yogatattva (1.5 e 6) e Amrtabindu (1.18-20)<\/p>\n<p>[4] Riprendiamo questa definizione dal linguaggio caro ad un Maestro contemporaneo di yoga in Occidente, Antonio Nuzzo, che nel suo insegnamento, prevalentemente orale, si riferisce in modo inequivocabile alla \u2018spiritualit\u00e0 dell\u2019asana\u2019.<\/p>\n<p>[5] II, 46, 47 e 48<\/p>\n<p>[6] Cfr. Shivasutravimarshini di Kshemaraja. In particolare il sutra III, 18. Raffaele Torella sta per pubblicare una nuova edizione degli Shiva sutra con il commento di Kshemaraja con la casa editrice Adelphi.<\/p>\n<div id=\"showHeader\" class=\"block ui-widget\">\n<div class=\"block-header ui-widget-header ui-corner-all\">\n<h2>Gioia    Lussana<\/h2>\n<\/p><\/div><\/div>\n<div id=\"showDetail\" class=\"block ui-widget\">\n<div class=\"block-detail ui-widget-content ui-corner-all\">\n<p>\u00a0Laureata con lode in Indologia con Raniero Gnoli\u00a0 con una tesi di filosofica sul tantrismo shivaita kashmiro.<\/p>\n<p>Nel  1987 \u00e8 stata co-fondatrice dell\u2019A.Me.Co. (Associazione per la  meditazione di consapevolezza) con Corrado Pensa  e per oltre 20 anni   ha approfondito la pratica della meditazione vipassana con maestri del  buddhismo contemporaneo italiani e stranieri.<\/p>\n<p>Ha concluso un iter di  formazione nell\u2019ambito del taoismo cinese tradizionale con il Maestro Li  Xiao Ming, ottenendo il Diploma intermediate riconosciuto  dall\u2019Universit\u00e0 di Pechino, interessata soprattutto all\u2019approfondimento  delle pratiche energetiche e meditative proprie del Qi Gong.<\/p>\n<p>Insegnante yoga riconosciuto dalla Confederazione Italiana Yoga, formatasi con Antonio Nuzzo (Advaita Yoga Sangha)<\/p>\n<p>Tiene  regolari corsi di yoga a Roma con l\u2019universit\u00e0 Popolare (Upter) ed \u00e8  insegnante nella scuola di formazione dell\u2019Upter per insegnanti yoga.<\/p>\n<p>Collabora con la pubblicazione di articoli alla rivista di spiritualit\u00e0 Appunti di Viaggio.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottobre  2010 ha vinto un concorso di dottorato di ricerca presso l\u2019Universit\u00e0  La Sapienza di Roma sotto la guida del prof. Raffaele Torella in  filosofia indiana.<\/p>\n<p>\u00a0fonte facebook &#8211; tramite Sabrina Provasoli<\/p>\n<p> <a href=\"http:\/\/www.upter.it\/\" target=\"__blank\"> <\/a><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-34840\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"asana_mare\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/asana_mare.jpg\" height=\"221\" width=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/asana_mare.jpg 600w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/asana_mare-300x221.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>di Gioia Lussana  <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":34840,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[59],"tags":[34459,48081,48080,48082,48079,23688,20613,23687,2444,19739],"class_list":["post-34843","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-c81-benessere","tag-asana","tag-atharva-veda","tag-gioia-lussana","tag-kshetra-jna","tag-patanjali","tag-provasoli","tag-raja","tag-sabrina","tag-scomunicando","tag-yoga"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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