{"id":36384,"date":"2012-03-11T10:51:42","date_gmt":"2012-03-11T09:51:42","guid":{"rendered":"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/vidya-unesperienza-tattile-2\/"},"modified":"2012-03-11T10:51:42","modified_gmt":"2012-03-11T09:51:42","slug":"vidya-unesperienza-tattile-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/vidya-unesperienza-tattile-2\/","title":{"rendered":"Vidya &#8211; un\u2019esperienza \u2018tattile\u2019"},"content":{"rendered":"\n<p>Esploreremo insieme la relazione esistente tra alcuni tratti caratteristici della grande dea nell\u2019India antica e la specifica qualit\u00e0 della coscienza che emerge nell\u2019esperienza yogica.<\/p>\n<p>Nell\u2019immobilit\u00e0 viva dell\u2019asana si rende accessibile una percezione della realt\u00e0, una modalit\u00e0 conoscitiva non mediata dalla logica discorsiva e dall\u2019approccio intellettuale che caratterizza il funzionamento ordinario della coscienza. Lo Yoga dischiude l\u2019accesso a un\u2019integrazione profonda delle dinamiche somato-psichiche (nota 1) e ad una capacit\u00e0 percettiva diretta e spontanea, di natura originariamente fisica, ma transmodale, ovvero con ripercussioni psichiche complesse, allo stesso modo della gestualit\u00e0 che contraddistingue una mudra o della vocalit\u00e0 che connota un mantra nello Yoga propriamente tantrico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-36236\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"ohm_ta\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/ohm_ta.jpg\" height=\"550\" width=\"385\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/ohm_ta.jpg 385w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/ohm_ta-210x300.jpg 210w\" sizes=\"auto, (max-width: 385px) 100vw, 385px\" \/>Questa modalit\u00e0 della coscienza yogica non richiede un impegno o uno sforzo volontario per aver luogo, si manifesta naturalmente, intensamente ed istantaneamente in una condizione di passivit\u00e0 e rilassamento sensoriale, quando le tensioni muscolari si sciolgono nella ricettivit\u00e0 spaziosa e accogliente, propria dell\u2019asana. La postura yoga assume dunque la funzione di contenitore &#8211; o meglio di grembo vero e proprio &#8211; di questa condizione dell\u2019essere, la nuda percezione di essere, che costituisce gi\u00e0 di per s\u00e9 un risveglio dell\u2019intelligenza del corpo e il modo primigenio di conoscere noi stessi e il mondo. Abbandonarsi in questa condizione non \u00e8 inerzia, ma far spazio ad accogliere una motilit\u00e0 cosciente, ci\u00f2 che nella tradizione tantrica medievale del Kashmir viene chiamato spanda, la vibrazione originaria della vita che \u00e8 al tempo stesso la coscienza nella sua forma energetica. Riscontriamo tale aspetto di istantaneit\u00e0 e sensorialit\u00e0 non mediata in tutta la ritualit\u00e0 tantrica connessa al culto della dea e alla dea in persona, in quanto energia cosciente, manifesta e tangibile.<\/p>\n<p><strong>La \u2018concretezza\u2019 e la fisicit\u00e0 dell\u2019India religiosa<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 nota l\u2019attitudine \u2018concreta\u2019, diremmo quasi \u2018tattile\u2019 della forma mentis indiana. Il divino viene abitato, toccato, sentito, annusato, gustato, pi\u00f9 che evocato o pensato. Gli stessi rshi, i \u2018veggenti\u2019 vedici, nella loro visione intuitiva del divino non vedevano soltanto mentalmente, ma erano \u2018posseduti\u2019, abitati dalla loro visione: un\u2019esperienza conoscitiva che implicava la sinergia di corpo e mente. Altro esempio, che ci avvicina alla specifica relazione che intendiamo qui esplorare: nel culto tantrico della dea, essa viene lavata, le si d\u00e0 da mangiare e da bere proprio come ad una presenza viva, che va mantenuta e accudita, senza mai dare per scontato il suo abitare realmente l\u2019icona che la rappresenta. Sempre nella ritualit\u00e0 tantrica: il calice sacro (kundagola) che contiene spesso un liquido alcolico, diviene per tutta la durata della puja (nota 2) la dimora effettiva del dio o della dea e il liquido, la divinit\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 quindi transustanziazione, come nel rito della messa in Occidente, in cui il pane e il vino si trasformano a un certo punto nel corpo e nel sangue di Cristo; il liquido contenuto nella coppa \u00e8 gi\u00e0 la divinit\u00e0 fin dall\u2019inizio, in tutta la sua concretezza, senza necessit\u00e0 di mediazione trasformante.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-9248\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"ohm.ht2\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/ohm.jpg\" height=\"547\" width=\"399\" \/>Possiamo riscontrare tale attitudine \u2018concreta\u2019 anche nel significato della postura yoga: l\u2019asana come spazio sacro in cui il divino (nota 3) viene concretamente accolto, celebrato, contemplato, incarnato in senso letterale dallo yogin. In asana il corpo dello yogin \u00e8 il luogo del risveglio della coscienza e dunque la sede per contemplare e conoscere la realt\u00e0 cos\u00ec com\u2019\u00e8, la sua naturale sacralit\u00e0, a cominciare proprio dal corpo nel luogo pi\u00f9 intimo, l\u2019area viscerale, connessa all\u2019energia della terra e alla femminilit\u00e0 in generale. Percepire la naturale vitalit\u00e0 di quel luogo \u00e8 gi\u00e0 contemplazione, \u00e8 gi\u00e0 conoscenza, \u00e8 gi\u00e0 Yoga.<\/p>\n<p><strong>Yoni pitha: la porta della conoscenza<\/strong><\/p>\n<p>La condizione della coscienza che qualifica l\u2019asana \u00e8 caratterizzata da una modalit\u00e0 percettiva che possiamo collegare all\u2019energia femminile, alla dea in senso lato. La percezione di s\u00e9, la sensazione di essere vivi, emerge in modo particolarmente vivido nella regione addominale, l\u2019area del baricentro, ci\u00f2 che pi\u00f9 propriamente ci connette alla terra, alla gravit\u00e0, alla femminilit\u00e0. E\u2019 l\u2019area che tradizionalmente abbraccia i primi tre cakra e include la zona genitale.<\/p>\n<p>L\u2019area dei visceri, molto irrorata e strutturata in un\u2019abbondante rete di cellule nervose, \u00e8 spesso chiamata proprio per questa sua organizzazione neurale \u2018il secondo cervello\u2019. (nota 4) Da essa emerge tutta una serie di informazioni elaborate che costituiscono gi\u00e0 una conoscenza sui generis. La percezione profonda di quest\u2019area che l\u2019immobilit\u00e0 in asana fa emergere rappresenta cio\u00e8 un primo accesso alla comprensione di s\u00e9 e del mondo, una forma di conoscenza che potremmo definire primordiale, nutrita cio\u00e8 dal ritmo antico della pulsazione originaria, a noi noto gi\u00e0 nel grembo materno, prima ancora di imparare il ritmo del respiro vero e proprio.<\/p>\n<p>Tale ritmo primitivo \u00e8 generatore di veri e propri modelli cognitivi complessi.<\/p>\n<p>Nei templi ind\u00f9 si entra scalzi, si tocca con la mano il pavimento all\u2019interno del tempio, si accosta la fronte a terra. Senza dubbio tali comportamenti evidenziano, tra l\u2019altro, la volont\u00e0 di toccare direttamente la matrice del divino. I piedi, la parte del nostro corpo che ci connette propriamente con la terra, nel recinto sacro del tempio attivano una relazione concreta con la divinit\u00e0. La testa, la mente razionale, viene depositata e abbandonata come un\u2019offerta al suolo durante tutto il tempo rituale, divenendo secondaria la sua funzione, cos\u00ec centrale nel modo ordinario di rapportarci alla realt\u00e0. Nell\u2019iconografia tradizionale, la dea Kali brandisce una spada e una testa mozzata, mentre Chinnamasta (la Decapitata), altra rappresentazione della dea, recide la sua propria testa. Gi\u00e0 nell\u2019India vedica il sacrificio per eccellenza consisteva nella decapitazione della vittima, Il tantrismo esalter\u00e0 ancor pi\u00f9 questa offerta sacrificale e cruenta, poich\u00e9 il sangue, concreto simbolo di vita e di morte, \u00e8 strettamente collegato all\u2019elemento femminile, centrale nella simbologia tantrica: sangue vivo della nascita, sangue mestruale, sangue scuro nello scioglimento della morte. La regione addominale-genitale rappresenta il luogo originario della conoscenza, che l\u2019atto rituale risveglia. Proprio in tal senso, con ogni probabilit\u00e0, i visceri dell\u2019animale sacrificato costituivano la parte eccellente e pi\u00f9 prelibata dell\u2019offerta.<\/p>\n<p>L\u2019asana si configura come il luogo del contatto. Il corpo tocca terra, il seggio, l\u2019adhara, il fondamento che sostiene la vitalit\u00e0 cosciente, raccolta e accolta nella postura.<\/p>\n<p>Dal basamento di questa \u2018tattilit\u00e0\u2019 sorretta e immobile si risveglia spontaneamente nell\u2019area addominale un\u2019intensit\u00e0 vitale, ci\u00f2 che nella tradizione esoterica viene chiamata Kundalini, la potenzialit\u00e0 latente della vita stessa, la dea nel suo aspetto corporeo. Il suo ridestarsi viene percepito come calore, rumore, vibrazione, movimento ascendente dai visceri alle regioni \u2018celesti\u2019 del corpo umano e in questo palpito ardente ritroviamo tutta la passionalit\u00e0 e il simbolismo del sangue connesso con la dea (nota 5). Secondo la tradizione indiana la nostra origine \u00e8 il cielo, le nostre radici affondano negli spazi siderali, come nel mitico albero capovolto aswattha, di cui fanno gi\u00e0 cenno scritture molto antiche (nota 6). Il \u2018viaggio di ritorno\u2019 della coscienza verso l\u2019alto \u00e8 innescato dal fermento vitale nelle regioni basse del corpo, che l\u2019immobilit\u00e0 nell\u2019asana alimenta come un\u2019attizzatoio su un fuoco che crepita. Quel fervore lievitante induce una qualit\u00e0 percettiva che diverr\u00e0 materia di arricchimento conoscitivo ed elaborazione concettuale. Il \u2018ritorno al cielo\u2019 della nostra coscienza porta a maturazione una consapevolezza pi\u00f9 vasta: non \u00e8 solo ritrovare l\u2019origine, ma una capacit\u00e0 conoscitiva che ha abitato, trasformandosi, l\u2019intensit\u00e0 viscerale della terra. L\u2019asana si configura come il luogo, l\u2019alveo o grembo di questo risveglio trasformante.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-36237\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"ohm_lotus\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/ohm_lotus.jpg\" height=\"557\" width=\"415\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/ohm_lotus.jpg 415w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/ohm_lotus-224x300.jpg 224w\" sizes=\"auto, (max-width: 415px) 100vw, 415px\" \/>Un \u2018viaggio iniziatico\u2019: scendere nella terra per ritrovare il cielo<\/strong><\/p>\n<p>Nel tempio ind\u00f9 di Kamakhya in Assam, custode secondo la tradizione della yoni, la vulva stessa della dea, il pitha, ovvero la cella oscura che custodisce la yoni \u00e8 sotto il livello del terreno, radicato nella terra, una sorta di matrice originaria. In generale in tutti i templi dedicati alle diverse manifestazioni della Shakti, il garbha grha (cellula madre) ovvero il luogo pi\u00f9 sacro e intimo, \u00e8 interrato. I colori della struttura templare e delle vesti dei sacerdoti votati alla dea sono il giallo ocra e il rosso scuro, associati tradizionalmente alla terra e alla radice della vita: muladhara, il primo cakra, situato a guisa di vero fondamento alla base della colonna vertebrale del corpo umano. Secondo la fisiologia mistica, tutti i cakra successivi, che si collocano dentro la colonna in successione ascensionale non fanno che prolungare la forza della pulsazione addominale, trasfondendo l\u2019energia vitale ovunque nel corpo.<\/p>\n<p>Il tempio si configura come il fondamento che accoglie la dea, l\u2019asana come l\u2019alveo che contiene, come in una gestazione custodita, il corpo dello yogin.<\/p>\n<p>Il percorso rituale che si dipana per cunicoli stretti e lunghi circondati da grate, che conducono fino alla yoni nel tempio di Kamakhya viene &#8211; non a caso &#8211; chiamato darshana, intendendo con tale appellativo una sorta di tragitto iniziatico che porta, dopo alcune ore di lento cammino, a vedere e toccare insieme nell\u2019umidit\u00e0 buia della terra la vulva della dea, datrice di vita e di morte, ma anche di conoscenza. I pellegrini incuneati negli stretti passaggi che si snodano lungo tutto lo spazio templare, perdono a poco a poco l\u2019ordinaria percezione del tempo. Il rito ricorda una vera e propria nascita e ha un profondo impatto nella vita inconscia di chi vi si sottopone: stretti come dentro il canale del parto, si vive verso la fine del cammino un\u2019ambascia archetipica: nell\u2019ultimo buio cunicolo, si sosta in silenzio, chiusi a chiave ad aspettare, con la paura di soffocare l\u00ec sotto, mentre sale alla mente l\u2019immagine degli animali che, in un\u2019area del tempio poco lontana e preposta a tale scopo, quotidianamente vengono sacrificati alla dea, dispensatrice di vita, ma anche assetata di sangue. Tutto si conclude invece favorevolmente, avvolti dall\u2019oscurit\u00e0 calda e bagnata della cavit\u00e0 sotterranea, come al termine di una iniziazione al femminile. \u2018Toccare\u2019 in tale esperienza coincide con \u2018vedere\u2019 e la porta di ingresso in questa conoscenza \u2018integrata\u2019 \u00e8 il grembo della dea. In asana, parallelamente, la percezione calda e viscerale del centro dell\u2019addome dischiude una sensibilit\u00e0 integrata e globale che va a coinvolgere anche i cakra superiori e la funzione razionale, diffondendosi dal basso verso l\u2019alto.<\/p>\n<p>Le brocche tondeggianti usate per contenere l\u2019acqua nell\u2019India autoctona, raffiguravano un corpo femminile nudo decapitato (nagna kabandha) che esibiva la vulva, accovacciato a terra nella posizione della partoriente o dell\u2019amante (uttanapad). L\u2019eliminazione della testa, sostituita in alcune raffigurazioni da un fior di loto (padma), ricorda la pi\u00f9 tarda iconografia della gi\u00e0 menzionata dea tantrica Chinnamasta. Fare a meno della testa significa, come abbiamo visto, riporre la massima fiducia in una coscienza ctonia che precede l\u2019approccio intellettuale, associato alla dimensione uranica, celeste, maschile. Padma, che viene a sostituire la funzione razionale, non rappresenta soltanto il fiore del loto ma nel linguaggio esoterico indica allo stesso tempo sia l\u2019organo genitale femminile, sia vidya, la conoscenza in senso proprio. La modalit\u00e0 conoscitiva che padma rappresenta \u00e8 \u2018integrata\u2019: il fior di loto nasce nell\u2019oscuro fango dello stagno e cresce ascendendo verso la luce, schiudendo i petali sulla immacolata superficie dell\u2019acqua. Attraverso un\u2019esperienza \u2018viscerale\u2019, la percezione della vitalit\u00e0 organica in asana, si dischiude, parallelamente, una sintesi conoscitiva che integra la funzione intellettuale.<br \/>La tradizione tantrica considera la vulva come \u2018la bocca inferiore della yogini\u2019, yoginivaktra. Ed \u00e8 proprio attraverso questa \u2018bocca inferiore\u2019 (adhovaktra) che l\u2019adepto pu\u00f2 accedere alla dottrina segreta pi\u00f9 profonda, un insegnamento che non \u00e8 solo pensato, ma toccato, vissuto, potremmo aggiungere \u2018goduto\u2019. L\u2019equazione vulva-conoscenza era del resto nota in tutte le societ\u00e0 arcaiche dove il regressus ad uterum era allegoria di rinascita allo stato iniziatico. Nell\u2019India brahmanica il rituale iniziatico (diksha) si configurava come una sorta di gestazione ed era previsto che l\u2019adepto assumesse in alcune fasi del rito la posizione raggomitolata del feto. Per la nascita di un corpo nuovo, \u2018consacrato\u2019 (dikshita) era necessario diventare tutt\u2019uno con la matrice; la scena sacrificale si trasformava di fatto nella matrice stessa. Il sadhana dello Yoga si profila senz\u2019altro nella sua accezione pi\u00f9 autentica come una via iniziatica facendo propria l\u2019indicazione di trasformare, abitando l\u2019asana, l\u2019attitudine mentale e il corpo nella postura che lo contiene, in una nuova modalit\u00e0 sensitiva, foriera di conoscenza. Interessante a proposito del femminile come matrice di una nuova coscienza, l\u2019esistenza in epoca vedica, ma probabilmente anche in tempi pi\u00f9 antichi, di una dea Jnah (= conoscenza), termine da cui deriva etimologicamente la parola \u2018donna\u2019.<\/p>\n<p>Nell\u2019asana, proprio come avviene nel caso di un concreto luogo fisico, la coscienza risvegliata si installa, quindi vi dimora per un certo tempo, ed infine lascia la sua sede, come accomiatandosi al termine del rito che si \u00e8 compiuto.<\/p>\n<p>Ritrovando la coscienza ordinaria, un\u2019impronta rimane per\u00f2 impressa nella psiche, come una sorta di sigillo della trasformazione avvenuta. Queste tre fasi della coscienza in asana, possono essere associate in qualche modo alla discesa della dea, che durante l\u2019atto rituale, viene ad \u2018abitare\u2019 il luogo sacrificale per tutta la sua durata e quindi si congeda una volta esaurito il tempo del rito. Secondo la prospettiva presa in esame l\u2019esperienza yogica si configura come desha (luogo) e kshetra (campo), luogo e spazio rituale preposto all\u2019attivazione della coscienza, originariamente \u2018viscerale\u2019, che si sviluppa nella permanenza in asana, proprio come in un grembo che la custodisce e la nutre, fino alla completa maturazione e integrazione.<br \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-36238\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"gioioa\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/gioioa.jpg\" height=\"50\" width=\"50\" \/><\/p>\n<p>Note<\/p>\n<p>1) Cfr. intorno a tutta la problematica della coscienza e alle sue connessioni con il corpo fisico: W.Van Lysebeth, Yoga Al cuore dell\u2019essere, Mursia 2011 e J. Tolja-F. Speciani, Pensare col corpo, Zelig 2000.<\/p>\n<p>2) La puja in India \u00e8 la cerimonia di adorazione, resa di omaggio e culto di una divinit\u00e0.<\/p>\n<p>3) intendiamo con il termine \u2018divino\u2019 l\u2019accesso a una dimensione essenziale e profonda della realt\u00e0, che non necessariamente comporta l\u2019adesione ad uno specifico credo religioso.<\/p>\n<p>4) Cfr. E. Soresi, Il cervello anarchico, Utet, Frontiere 2005.<\/p>\n<p>5) La metafora sessuale e la passione desiderante nella sua accezione pi\u00f9 universale sono alla base della simbologia connessa con il risveglio della Kundalini.<\/p>\n<p>6) Si parla del mitico \u2018albero rovesciato\u2019 gi\u00e0 nel Rg Veda, nella Katha e nella Maitri Upanishad. Questo simbolo \u00e8 noto anche nella tradizione mistica occidentale, ne fa cenno ad esempio Platone nel Timeo.i dell\u2019art. 7 e seguenti del D.Lgs. n. 196\/2003, si precisa che i dati personali acquisiti dal Comune di Brolo saranno trattati esclusivamente per le finalit\u00e0 connesse alla procedura concorsuale e che lo stesso trattamento sar\u00e0 improntato a liceit\u00e0 e correttezza, nella piena tutela dei diritti dei concorrenti e della loro riservatezza<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p><strong><em>Gioia Lussana<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Laureata cum laude in indologia con R.Gnoli; nel 1987 \u00e8 stata  co-fondatrice dell\u2019A.Me.Co. (Associazione per la meditazione di  consapevolezza) con Corrado Pensa e per oltre 20 anni ha sperimentato la  pratica della meditazione vipassana con maestri del buddhismo  contemporaneo (tra i quali J.Goldstein, C.Titmuss, J.Kornfield,  C.Feldman, S.Batchelor, A.Sumedho). Ha approfondito l\u2019esperienza del  silenzio e della consapevolezza direttamente con R.P. Kaushik e Vimala  Thakar e ha potuto ascoltare dal vivo gli insegnamenti di J.Krishnamurti  in Svizzera.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Ha concluso un iter di formazione nell\u2019ambito del  taoismo cinese tradizionale con il Maestro Li Xiao Ming, ottenendo il  diploma intermediate riconosciuto dall\u2019Universit\u00e0 di Pechino. In questo  percorso ha studiato con particolare interesse le pratiche energetiche e  meditative proprie del Qi Gong.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Insegnante yoga della F.M.Y.,  formatasi con Antonio Nuzzo (Advaita Yoga Sangha), ha successivamente  proseguito la ricerca dello yoga con altri insegnanti, tra i quali: Eric  Baret, Daniel Odier, Willy Van Lysebeth (ha intervistato questi ultimi 3  per la rivista Appunti di Viaggio), Donna Farhi, Boris Tatsky.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Tiene regolari corsi di yoga a Roma con l\u2019Universit\u00e0 Popolare  (Uptersport) dove \u00e8 anche docente nella scuola di formazione per  insegnanti yoga.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Nell\u2019ottobre 2010 ha vinto un concorso di dottorato  di ricerca presso l\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma sotto la guida del  prof. Raffaele Torella in filosofia indiana.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>tratto da Yoga e Solidariet\u00e0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-9248\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"ohm\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/ohm.jpg\" height=\"259\" width=\"259\" \/>di Gioia Lussana   <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9248,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[59],"tags":[34459,37518,48694,48695,2444,18192,48693,48691,48692,19739],"class_list":["post-36384","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-c81-benessere","tag-asana","tag-gioioa","tag-kundalina","tag-lussana","tag-scomunicando","tag-solidarieta","tag-tattile","tag-viaggio-inizitico","tag-vidya","tag-yoga"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Vidya - un\u2019esperienza \u2018tattile\u2019 - Scomunicando<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/vidya-unesperienza-tattile-2\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Vidya - un\u2019esperienza \u2018tattile\u2019 - Scomunicando\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"di Gioia Lussana\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/vidya-unesperienza-tattile-2\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Scomunicando\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2012-03-11T09:51:42+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/ohm.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"599\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"821\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"admin\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"admin\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"13 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/scomunicando.hopto.org\\\/notizie\\\/vidya-unesperienza-tattile-2\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/scomunicando.hopto.org\\\/notizie\\\/vidya-unesperienza-tattile-2\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"admin\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/scomunicando.hopto.org\\\/notizie\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/cfb4a75638f3252e061caf894655edb6\"},\"headline\":\"Vidya &#8211; 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