{"id":43661,"date":"2012-10-01T19:51:50","date_gmt":"2012-10-01T17:51:50","guid":{"rendered":"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/inchieste-il-principe-nero-del-duemila\/"},"modified":"2012-10-01T19:51:50","modified_gmt":"2012-10-01T17:51:50","slug":"inchieste-il-principe-nero-del-duemila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/inchieste-il-principe-nero-del-duemila\/","title":{"rendered":"LE INCHIESTE DI MAZZEO &#8211; Il principe nero del Duemila"},"content":{"rendered":"<p> <\/em> <\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">\u201c<strong>Una  figura inquietante, quanto mai sfuggente ed enigmatica, dotata di  sorprendenti attitudini relazionali e di non comuni abilit\u00e0. Un soggetto  che, anche a cagione della sua qualit\u00e0 professionale di avvocato ed  uomo d\u2019affari, nonch\u00e9 dell\u2019ampia e di certo ambigua rete relazionale  sviluppata, si \u00e8 attivato, con manifesta sistematicit\u00e0, a tutela delle  istanze criminali del sodalizio di appartenenza (la \u201cfamiglia\u201d  barcellonese) e delle congreghe mafiose alleate\u2026<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">I  magistrati della Direzione distrettuale antimafia hanno le idee chiare  sullo spessore dell\u2019uomo-guida della pi\u00f9 potente delle organizzazioni  criminali della provincia di Messina. Rosario Pio Cattafi, l\u2019avvocato  imprenditore proprietario terriero investitore finanziario e astuto  riciclatore della mafia di Barcellona Pozzo di Pozzo, la pi\u00f9 nera e  stragista, in <em>costante contatto<\/em> con i vertici di Cosa nostra catanese e palermitana.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">L\u2019operazione-blitz  delle forze dell\u2019ordine \u201cGotha 3\u201d e per Cattafi si sono (ri)aperti i  cancelli del carcere, frantumando sapienti accordi  politico-istituzionali e lucrosissimi affari, discariche di inerti e  rifiuti a Mazzarr\u00e0 Sant\u2019Andrea, prestigiosi hotel a cinque stelle a  Portorosa di Furnari, un megaparco commerciale nella citt\u00e0 del Longano,  chiss\u00e0 quale altro ecomostro ancora a Milazzo. Sembrava intoccabile.  Invincibile. Innominabile. Oggi appare come un patriarca sconfitto,  piegato, smascherato, tradito. Il re-boss, forse, \u00e8 nudo.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">E Barcellona  torna a respirare. Finalmente.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Numerosi i collaboratori di giustizia e i testimoni che hanno delineato le  caratteristiche e le funzioni di quello che \u00e8 stato per anni dominus  incontrastato della mafia messinese. \u201cCattafi \u00e8 il cassiere della  \u201cfamiglia\u201d barcellonese\u201d, ha raccontato l\u2019ex affiliato al clan catanese  Alfio Giuseppe Castro. <em>\u201cEra la persona di assoluta fiducia che  aveva il compito di ricevere tutti i proventi delle attivit\u00e0 illecite.  Mi si fece capire come quella persona che si presentava cos\u00ec distinta ed  apparentemente al di fuori di ogni sospetto in realt\u00e0 gestiva l\u2019intera  organizzazione\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\"><em>\u201cNino  Santapaola, fratello di Benedetto, mi disse che Saro Cattafi si era  interessato con la sua famiglia a delle operazioni di smaltimento di  rifiuti tossici che dovevano essere interrati\u201d<\/em>, ha rivelato Eugenio  Sturiale, altro collaboratore etneo. \u201c<em>Mi disse esplicitamente che il  barcellonese era per l\u2019organizzazione un veicolo per riciclare denaro  sporco. I Santapaola guadagnavano una montagna di soldi provento delle  loro attivit\u00e0 illecite. Consideravano Cattafi non organico alla loro  famiglia dal momento che non vi era stata una formale affiliazione, ma  in ogni caso per loro era un soggetto su cui potevano contare al 100%,  altrimenti non gli avrebbero mai affidato i loro soldi. Nino Santapaola  mi disse anche che Saro Cattafi era in ottimi rapporti con la famiglia  Madonia di  Caltanissetta e che stava bene con i palermitani ed in particolare con i  Corleonesi, quindi con Vitale e Bagarella\u201d.<\/em><\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Per Carmelo Bisognano, gi\u00e0 ai vertici della \u201cfamiglia\u201d criminale dei cosiddetti <em>mazzarroti<\/em>, Cattafi \u00e8 il \u201cnumero uno\u201d dell\u2019organizzazione barcellonese ed \u00e8 \u201cil contatto diretto con le istituzioni deviate,  la politica, la pubblica amministrazione, la magistratura e le forze  dell\u2019ordine\u201d. Un cassiere-riciclatore in grado di agganciare le  istituzioni e i potentati politici, giudiziari ed imprenditoriali, la  borghesia mafiosa siciliana e quella con salde radici nel nord Italia.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Una <em>specie di jolly<\/em>, lo ha definito Eugenio Sturiale, forte dei  \u201csuoi rapporti con i servizi segreti\u201d e gli apparati deviati dello Stato  e appunto per questo stimato e riverito dai fratelli Santapaola e dal  loro fedele alleato a Catania, Aldo  Ercolano.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">A  riferire delle contiguit\u00e0 del boss barcellonese con i Servizi, ci aveva  gi\u00e0 pensato molti anni prima il collaboratore Maurizio Avola, gi\u00e0  spietato killer delle \u201cfamiglie\u201d etnee. In un\u2019intervista rilasciata al settimanale <em>Sette<\/em> del <em>Corriere della Sera<\/em> nel  maggio 1998, Avola si era soffermato sugli incontri al vertice che Cosa  nostra teneva settimanalmente in un autogrill dell\u2019autostrada  Catania-Palermo alla vigilia delle stragi di Capaci e via d\u2019Amelio.  \u201cC\u2019erano i rappresentanti delle varie province\u201d, ha raccontato. \u201cE c\u2019era  Cattafi che era uno  molto potente, per noi era pi\u00f9 importante degli altri uomini d\u2019onore  perch\u00e9 eravamo convinti che fosse legato ai servizi segreti e anche alla  massoneria. Rappresentava l\u2019anello di congiunzione tra la mafia e il  potere occulto\u201d.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Due  mesi pi\u00f9 tardi, Avola ritorn\u00f2 sull\u2019argomento nel corso di un  interrogatorio con la sostituta procuratrice di Barcellona, Silvia  Bonardi, e il commissario Paolo Sirna. \u201cSo, per quello che mi ha detto  Calogero Campanella, che Cattafi apparteneva ai servizi segreti, che  scambiava favori con personaggi dei servizi\u201d, ha dichiarato Avola. \u201cCi  faceva dei favori, degli omicidi e loro ci facevano passare della droga,  coprivano i reati diciamo. I favori li faceva ai servizi segreti. E  loro in compenso, se lui passava delle armi o grossi quantitativi di  droga, non lo arrestavano. Davano il passaggio libero\u201d.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Bisogna  fare ancora qualche passo indietro nel tempo per comprendere come,  quando e perch\u00e9 il rampollo di una delle pi\u00f9 onorate famiglie della  borghesia barcellonese decise di varcare il <em>limes<\/em> tra il lecito e  l\u2019illecito, il legale e l\u2019illegale, il Bene e il Male. La zona d\u2019ombra  risale ai primi anni \u201970, quando Cattafi si muoveva con disinvoltura  all\u2019interno del variegato arcipelago neofascista e neonazista che mise  sotto scacco la vita dell\u2019Ateneo di Messina tessendo diaboliche alleanze  con gli affiliati alle \u2018ndrine calabresi, le prime \u201cfamiglie\u201d del  messinese, i circoli esoterici pi\u00f9 reazionari e i doppi e tripli agenti  segreti delle cellule militari e paramilitari filo-atlantiche.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Rosario  Cattafi, al tempo studente di giurisprudenza e militante  della destra eversiva, fu protagonista di azioni squadriste, pestaggi  di giovani di sinistra, risse aggravate e danneggiamenti.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">La prima denuncia nei suoi confronti risale al  7 dicembre 1971: insieme ad alcuni camerati barcellonesi appartenenti  ad Ordine nuovo, ai calabresi Pasquale Cristiano (vicesindaco di  Ferruzzano e presidente del Fuan di Messina, l\u2019organizzazione  universitaria del Msi-Dn) e Francesco Prota (vicino agli ambienti di  Avanguardia Nazionale e del Fronte nazionale di Junio Valerio Borghese),  al mistrettese Pietro Rampulla (oggi all\u2019ergastolo quale artificiere  della strage di Capaci), Cattafi fu accusato dell\u2019aggressione di cinque  studenti innanzi alla Facolt\u00e0 di lettere.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Otto mesi di reclusione (pena  sospesa) la condanna emessa dal Tribunale di Messina per aver cagionato  \u201clesioni personali e  volontarie lievi e continuate\u201d.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">l 21 febbraio 1972, Rosario Cattafi  venne denunziato per un altra grave aggressione ai danni di un giovane  universitario. Un anno pi\u00f9 tardi, nel corso di una perquisizione  notturna della polizia alla Casa dello studente, il barcellonese fu  identificato insieme a Basilio Pateras, militante delle organizzazioni  neofasciste greche <em>Esesi<\/em> e <em>Quattro Agosto<\/em>, occupante  abusivo degli alloggi universitari.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Il 22 marzo 1973, Cattafi, Pateras,  Pietro Rampulla e un\u2019altra trentina di militanti neri invasero con la  forza i locali del Magistero.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Tollerate  e protette dalle forze dell\u2019ordine e dai vertici accademici, le  organizzazioni neofasciste decisero di radicalizzare i mezzi e le forme  di lotta. Dalle spranghe e le catene si pass\u00f2 alle armi e agli attentati  incendiari. Il 27 aprile 1973, Rosario Cattafi venne coinvolto in una  misteriosa sparatoria all\u2019interno della Casa dello studente. Secondo  quanto ricostruito dagli inquirenti, egli si era recato in compagnia del  calabrese Prota nell\u2019alloggio occupato da Pasquale Cristiano per  provare un mitra \u201cStern\u201d contro alcune suppellettili. Consequenziale una  seconda condanna, un anno e otto mesi di reclusione per detenzione e  porto d\u2019arma illegali. Il successivo 3 maggio, durante una perquisizione  dell\u2019abitazione di Cattafi fu rinvenuta una pistola calibro 7,65 di  fabbricazione spagnola. Arrestato e processato per direttissima,  ricevette una mitissima ammenda di 200 mila lire.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Le  due ultime sentenze di condanna furono appellate dall\u2019allora  procuratore generale della Repubblica, Aldo Cavallari, che denunci\u00f2  pubblicamente lo \u201cstato di extraterritorialit\u00e0\u201d in cui era caduto  l\u2019ateneo di Messina.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">\u201cC\u2019\u00e8 una mafia universitaria irriducibile,  selvaggia, ladra, prevaricatrice, che impone la sua volont\u00e0 e la legge  della violenza, che vive e prospera per l\u2019omert\u00e0 generale dell\u2019atterrita  classe studentesca, dei dirigenti, degli impiegati amministrativi e  anche dei rappresentanti del corpo accademico\u201d, scrisse il dottor  Cavallari. \u201cLe forze che potrebbero porre un valido argine al dilagare  di questo potere mafioso nella Casa dello studente sarebbero la  magistratura e la polizia, ma l\u2019una e l\u2019altra non avvertirono, nei  confronti della classe  studentesca, quell\u2019esigenza di repressione e prevenzione che pure si  avverte nei confronti dei delinquenti appartenenti ad altra classe  sociale\u201d. Solo dopo la requisitoria del magistrato, il 27 febbraio 1976,  il Senato accademico decise di sospendere gli studenti coinvolti in  episodi di squadrismo, primo fra tutti il Cattafi che dovr\u00e0 attendere  pi\u00f9 di vent\u2019anni per completare gli studi di giurisprudenza e divenire  avvocato.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Lasciate  l\u2019universit\u00e0 e Barcellona Pozzo di Gotto, Rosario Cattafi raggiunse  prima Milano e poi la Svizzera, dimostrando un\u2019invidiabile conoscenza  delle leggi e dei mercati finanziari. Ma anche una innata capacit\u00e0 di  districarsi tra le differenti fazioni criminali, tra i vincitori e i  vinti, gli astri nascenti e le stelle cadenti del firmamento di Cosa  nostra. Gli inquirenti sospettano che sin dalla seconda met\u00e0 degli anni  \u201970, il barcellonese potrebbe essere stato uno dei capi di una presunta associazione riconducibile  a Benedetto Santapaola, operante nel capoluogo lombardo e in altre  citt\u00e0 del  territorio nazionale ed estero, \u201cfinalizzata alla commissione di  estorsioni, omicidi, corruzioni, detenzioni di armi da guerra\u201d.  Un\u2019organizzazione che avrebbe pure trafficato in stupefacenti e gestito  case da gioco illegali, autrice finanche del sequestro, nel gennaio  1975, dell\u2019imprenditore Giuseppe Agrati, rilasciato dopo il pagamento di  un riscatto di due miliardi e mezzo di vecchie lire. Nel maggio 1984,  Cattafi e gli altri presunti appartenenti alla cellula in odor di mafia  furono raggiunti da un mandato di cattura firmato dal pm Francesco Di  Maggio, anch\u2019egli originario di Barcellona PG e figlio dell\u2019ex maresciallo della locale stazione dei Carabinieri.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Cattafi,  al tempo, risiedeva in Svizzera e ci\u00f2 gli consent\u00ec di sfuggire  all\u2019ordine di arresto del Tribunale di Milano. Qualche giorno dopo per\u00f2  fu la Procura di Bellinzona ad emettere un\u2019ordinanza cautelare nei suoi  confronti per reati in materia di stupefacenti. Ma durante l\u2019inchiesta  spunt\u00f2 pure un documento attestante una mediazione operata dal Cattafi  per la cessione di una partita di cannoni prodotti dalla \u201cOerlikon  Suisse\u201d all\u2019emirato di Abu Dhabi. La prima grande operazione d\u2019export di  armi da guerra del barcellonese.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Il  successivo 30 maggio, Cattafi fu raggiunto in carcere nel Cantone  Ticino dal giudice Di Maggio. Impossibile sapere, ancora oggi, quali  furono le domande e cosa rispose l\u2019indagato. Il verbale  dell\u2019interrogatorio fu trattenuto dalle autorit\u00e0 elvetiche. Da una  relazione di servizio a firma di tale \u201cOliver\u201d della Sezione Speciale  Anticrimine di Torino, si evince tuttavia che Cattafi ammise di essere  l\u2019intestatario di un conto corrente sospetto aperto tra il \u201877 e il \u201878  presso il Credito Svizzero di Bellinzona, denominato <em>Valentino<\/em>.  Lo stesso conto di cui aveva parlato ai giudici uno stretto conoscente  del barcellonese, Giovanni De Giorgi, operatore finanziario milanese  dedito ai trasferimenti di valuta da e per l\u2019estero.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">\u201cLavoravo  per conto del signor Shammah e il mio compito era di tenere la  contabilit\u00e0 e di prendere il danaro dai clienti importanti tra i quali  c\u2019erano il costruttore romano Caltagirone e Boatti Petroli\u201d, spieg\u00f2 De  Giorgi.<em> <\/em>\u201cIo stesso e in pi\u00f9 occasioni, ho prelevato danaro  proveniente dalla Svizzera per conto del Cattafi, che non voleva  comparire\u201d. Per effettuare questi prelievi, il barcellonese telefonava  ad un funzionario di banca che prima prelevava le somme dal conto e poi  faceva un bonifico all\u2019operatore milanese. Dopo essere entrato in  possesso del denaro contante, De Giorgi lo consegnava direttamente al  Cattafi. Una parte di esso serviva al periodico mantenimento dei  latitanti dei clan catanesi.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">\u201cCattafi  si recava spesso nei casin\u00f2 di Saint Vincent e Campione d\u2019Italia e in  vacanza in Costa Azzurra; ben presto mi resi conto di come costui fosse  un giovane appartenente ad organizzazioni di tipo mafioso e che  disponeva di amicizie e denaro della mafia\u201d, ha aggiunto De Giorgi.  \u201cCattafi riferiva tranquillamente, anzi si vantava, della sua  appartenenza al clan mafioso facente capo all\u2019allora latitante Nitto  Santapaola, per il quale svolgeva mansioni di consulente e operatore  finanziario. In pratica si occupava del reinvestimento in attivit\u00e0  pulite del denaro proveniente dai crimini commessi dal Santapaola e dai  suoi affiliati, nonch\u00e9 svolgeva il ruolo di garante in casi in cui  l\u2019organizzazione doveva trattare affari con altre organizzazioni o con  qualche soggetto  esterno\u201d.<em> <\/em>Sempre secondo l\u2019operatore<em>, <\/em>\u201cSantapaola lo  onorava della sua presenza in Milano, in pi\u00f9 occasioni anche da  latitante. Si fidava a tal punto tanto da farsi accompagnare da lui  quando doveva fare shopping. Cattafi mi riferiva della cosa come onore  riservato a pochi membri dell\u2019organizzazione\u201d.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Le  autorit\u00e0 elvetiche concessero l\u2019estradizione in Italia di Rosario  Cattafi solo il 18 settembre 1884 e con esclusivo riferimento al reato  di concorso nel sequestro Agrati. Il 30 aprile 1986, il giudice Di  Maggio avanz\u00f2 per\u00f2 richiesta di sentenza di proscioglimento. Quattro  mesi pi\u00f9 tardi il giudice istruttore del Tribunale di Milano, Paolo  Arbasino, dichiar\u00f2 non doversi procedere contro l\u2019indagato per  \u201cinsufficienza di prove\u201d.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Francesco  Di Maggio e Rosario Cattafi s\u2019incrociarono ancora durante le indagini  sull\u2019efferato omicidio del procuratore capo di Torino, Bruno Caccia,  avvenuto il 26 giugno 1983. Lo ha raccontato al <em>Corriere della sera<\/em> (8 giugno 1995), l\u2019allora sostituto procuratore di Barcellona Olindo  Canali, condannato in primo grado a due anni per falsa testimonianza  commessa nel corso del processo <em>Mare Nostrum<\/em>. \u201cFu Di Maggio ad  arrestare Cattafi nell\u201985 per l\u2019inchiesta sull\u2019omicidio Caccia a Torino.  Fu il giudice istruttore ad assolverlo, ma rimase dentro per un anno\u201d. In verit\u00e0,  Cattafi non venne arrestato a seguito dell\u2019assassinio del magistrato, per\u00f2 fu interrogato in carcere dai pubblici ministeri milanesi titolari dell\u2019inchiesta.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">\u00c8  ancora Giovanni De Giorgi a offrire elementi inediti sull\u2019ambiguo ruolo  assunto da Rosario Cattafi nell\u2019indagine sui mandanti e gli esecutori  dell\u2019attentato mortale al procuratore di Torino. \u201cAd un certo punto  riferii al Cattafi che Enrico Mezzani, persona che frequentavamo a  Milano, era un agente dei servizi e che da lui in cambio di notizie  avremmo potuto ottenere vantaggi\u201d, ha spiegato l\u2019operatore finanziario.  \u201cInizialmente il Cattafi prov\u00f2 a cavalcare la cosa, pi\u00f9 che altro dando  notizie inerenti organizzazioni mafiose avversarie della sua; \u00e8 in  questo contesto che indic\u00f2 come autori dell\u2019omicidio del giudice Caccia i  Ferlito\u201d. Informazioni sugli acerrimi nemici di Santapaola dunque, in  cambio di vantaggi e favori, primo fra tutti l\u2019impegno (poi disatteso)  del  Mezzani, sedicente agente del Sisde, alla concessione del porto d\u2019armi  al barcellonese. E in piena guerra tra spioni e controspioni, il 17  aprile 1984 Enrico Mezzani rivel\u00f2 al giudice Di Maggio di aver appreso  da Cattafi che il medesimo nell\u2019estate del 1983 aveva partecipato ad una  riunione, \u201cpresenti tra gli altri Nitto Santapaola ed un parlamentare  democristiano\u201d, in cui si era parlato di una fornitura di armi destinate  all\u2019esecuzione di un attentato ai danni dell\u2019allora giudice istruttore  Giovanni Falcone.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Secondo  De Giorgi, Cattafi avrebbe informato Mezzani pure su Angelo Epaminonda,  il personaggio di punta della malavita milanese negli anni \u201980. Grosso  trafficante di stupefacenti, Epaminonda si era inserito con successo nel  controllo delle case da gioco del nord Italia, alleandosi con le  famiglie mafiose siciliane e con i clan aventi la loro sede operativa  nell\u2019autoparco di Milano. Epaminonda fu il primo a descrivere  l\u2019escalation criminale in Lombardia del giovane Cattafi. Interrogato nel  dicembre 1984 da Francesco Di Maggio, Epaminonda raccont\u00f2 che qualche  tempo prima si erano presentati al suo cospetto il catanese Salvatore  Cuscun\u00e0 inteso <em>Turi Buatta<\/em> e Rosario \u201cSaro\u201d Cattafi, per  proporgli di cogestire un\u2019attivit\u00e0 di cambio assegni presso il casin\u00f2 di  Saint Vincent.  \u201cDopo i primi convenevoli, nel corso dei quali Saro mi spieg\u00f2 di essere  legato strettamente a Nitto Santapaola, mi feci indicare i termini del  progetto. Saro disse che agiva in societ\u00e0 con altra persona ben  introdotta nei casin\u00f2. Trattai gli interlocutori con sufficienza per far  intendere che la proposta non era di mio interesse, almeno nei termini  della societ\u00e0 tra noi. Rammento ancora che Saro mi disse di essere in  buoni rapporti con la Guardia di finanza, che era stata messa una taglia  per la mia cattura e che avrebbe potuto interferire per avere notizie  su come la Finanza si muoveva. Risposi che la cosa non mi interessava,  che la Finanza avrebbe potuto fare il suo lavoro tranquillamente, anche  perch\u00e9 io avevo da vedermela con altre forze di Polizia. Io temevo che  gli emissari del gruppo Santapaola, e tra questi Saro, tendessero a  stringere rapporti con me, per poi farmi catturare\u201d.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">A  Milano, Cattafi pot\u00e9 pure contare sulla fiducia dei rappresentanti  delle \u2018ndrine (per il collaboratore Franco Brunero il barcellonese era  legato ai calabresi facenti capo ai Ruga, \u201ccollegati a loro volta a  Santapaola tramite tale Paolo Aquilino\u201d) e, contestualmente, degli  esponenti di punta della vecchia e nuova mafia palermitana. Sin dai  primi anni \u201970, il capoluogo lombardo era stato scelto quale base  operativa e finanziaria dai boss Gaetano  Fidanzati, Alfredo e Giuseppe Bono, Gerlando Alberti senior, Enrico e  Antonino Carollo. Milano e la Svizzera erano tappe delle missioni  d\u2019oltre Stretto di Stefano Bontate, il \u201cprincipe di Villagrazia\u201d,  un\u2019ossessione malcelata per la caccia e le macchine di grossa cilindrata, alla guida della Cupola sino alla sua morte, il 23 aprile 1981, quando fu assassinato dai Corleonesi di Riina e Provenzano.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Nel dicembre 1997, il falsario Federico Corniglia ammise davanti ai pubblici ministeri Alberto Nobili e Antonio Ingroia di essere entrato in contatto con numerosi esponenti della mafia siciliana. \u201cConobbi in particolare il capo mafia Stefano Bontate, al quale consegnai due  false carte d\u2019identit\u00e0 svizzere\u201d, ha raccontato. \u201cIn quella stessa  occasione notai che il Bontate era in compagnia di uno studente di  Barcellona, che si chiamava Saro Cattafi. Era un uomo di fiducia del  mafioso palermitano, tanto che si <em>occup\u00f2<\/em> <em>di gestire<\/em> in  qualche modo, un grosso debito che tale Gianfranco Ginocchi aveva  contratto nei confronti di quel capo mafia\u201d. Il Ginocchi,  ucciso il 15 dicembre 1978, era un agente di cambio con importanti  relazioni con gli istituti di credito svizzeri e aveva compiuto  operazioni di riciclaggio per conto della stesso Bontate. \u201cGinocchi  aveva gli uffici in via Cardinal Federico, proprio alle spalle della  Borsa. Cattafi addirittura, si install\u00f2 a casa di questo Ginocchi perch\u00e9  doveva una cifra a Bontate. Non poteva assolvere per\u00f2 a questo debito e  lui era proprietario di una terra edificabile nel comune di Milazzo,  dove adesso \u00e8 stato edificato un grande albergo, e gli cedettero questa  terra, cio\u00e8 sotto minacce, ma proprio fu l\u2019uomo che fu mandato<em>\u2026 <\/em>Il  Cattafi era uno di quei soggetti che ho visto poi arrivare delle volte  col denaro, nel senso che aveva il compito specifico di trasferire  materialmente i soldi all\u2019estero; si trattava, in sostanza, di uno  spallone\u201d.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Gli inquirenti accertarono che Gianfranco Ginocchi era interessato a due societ\u00e0 finanziarie, la <em>Royal Italia S.p.a.<\/em> e l\u2019<em>Euro management Italia S.p.a. &#8211; International Selective<\/em>,  i cui nomi erano emersi nell\u2019ambito delle indagini sull\u2019omicidio di un  altro boss del firmamento di Cosa nostra, Giuseppe Di Cristina, eseguito  a Palermo il 30 maggio 1978. Al momento della morte, Di Cristina era in  possesso di due assegni circolari di 10 milioni di lire ciascuno che  erano stati negoziati sul conto corrente delle predette societ\u00e0 assieme  ad una partita di altri assegni circolari per un importo complessivo di  tre miliardi di lire. L\u2019allora giudice di Palermo, Giovanni Falcone,  appur\u00f2  che il denaro proveniva da un vasto traffico di droga svolto tra Malta,  la Sicilia e gli Stati Uniti d\u2019America dal gruppo mafioso  Inzerillo\u2013Spatola-Bontate.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Negli anni del <em>boia chi molla<\/em> e degli assalti dei calabro-barcellonesi all\u2019Ateneo e alla Casa dello  studente di Messina, Stefano Bontate e la \u201cfamiglia\u201d di Santa Maria del  Ges\u00f9, cos\u00ec come i Santapaola e gli Ercolano, erano di casa nella citt\u00e0  dello Stretto. Il collaboratore Francesco Marino Mannoia rifer\u00ec delle  preziose amicizie in loco di Stefano Bontate. Il padre, don Francesco  Paolo Bontate, fu ricoverato dal 22 agosto 1973 al 25 febbraio 1974,  data del decesso, presso la divisione di neurologia dell\u2019ospedale  \u201cRegina Margherita\u201d di Messina, di cui era primario il professore Matteo  Vitetta e presso la quale lavorava come tecnico Santo Sfameni, il  mammasantissima di Villafranca Tirrena. Alla masseria di don Santo  bivaccava la borghesia mafiosa peloritana: giudici,  docenti universitari, medici, professionisti, militari, carabinieri,  politici del pentapartito, fascisti di vecchia data e ordinovisti.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">E  pure qualche amico e sodale dell\u2019avvocato Rosario Pio Cattafi.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">Inchiesta pubblicata in <em>I Siciliani giovani<\/em>, n. 8, settembre 2012.<\/p>\n<p class=\"yiv507893313MsoNormal\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><strong>Mafia,  eversione nera, contatti coi servizi deviati; cannoni fra  Svizzera e  Arabia, Santapaola, armi per gli attentati&#8230; Di tutto  questo si parla  quando si parla di Rosario Cattafi, il \u201cboss dei boss\u201d  con capitale  Barcellona<\/strong><em \/>  <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[],"class_list":["post-43661","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-c34-cronaca-regionale"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>LE INCHIESTE DI MAZZEO - Il principe nero del Duemila - Scomunicando<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/inchieste-il-principe-nero-del-duemila\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"LE INCHIESTE DI MAZZEO - Il principe nero del Duemila - Scomunicando\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Mafia, eversione nera, contatti coi servizi deviati; cannoni fra Svizzera e Arabia, Santapaola, armi per gli attentati... 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