{"id":48529,"date":"2013-02-28T08:36:57","date_gmt":"2013-02-28T07:36:57","guid":{"rendered":"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/28-febbraio-1975-a-roma-veniva-ucciso-mikis-mantakas\/"},"modified":"2013-02-28T08:36:57","modified_gmt":"2013-02-28T07:36:57","slug":"28-febbraio-1975-a-roma-veniva-ucciso-mikis-mantakas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/28-febbraio-1975-a-roma-veniva-ucciso-mikis-mantakas\/","title":{"rendered":"28 febbraio 1975 &#8211; A Roma veniva ucciso Mikis Mantakas"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<h3>\u201c<em>Muore giovane chi \u00e8 caro agli Dei<\/em>\u201d<br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">Menandro<\/span><\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-33719\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"ACCA-LARENTIA-manifesto-723x1024\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/ACCA-LARENTIA-manifesto-723x1024.jpg\" height=\"197\" width=\"323\" \/>A volte spero davvero che il commediografo ateniese abbia ragione;  spero davvero che ci sia un posto, oltre la morte, dove i torti, il  dolore e le ingiustizie subite in questa vita vengano in qualche modo  azzerate e ripagate.<\/p>\n<p>E\u2019 questa, difatti, la sola tenue speranza che ci  porta a ricordare e commemorare una lunga serie di eventi della storia  dell\u2019uomo, dalle stragi pi\u00f9 atroci ed indiscriminate che hanno colpito  intere popolazioni fino a delitti molto meno sanguinosi, ma non per  questo meno crudeli.<\/p>\n<p>Oggi, in particolare, &#8211; dice Andrea su uno dei tanti blog che in questio giorni sono pieni del triplice &#8220;presente&#8221; o dei ricordi di quegli anni &#8211; il nostro anelito di speranza \u00e8 dedicato al  ricordo di Mikis Mantakas, che come tanti aktri ragazzi, s\u00ec, prima ancora che militanti persero la vita in quegli anni, e primo fra tutti i ricordi vanno a Francesco  Ciavatta, Stefano Recchioni e Franco Bigonzetti: avrebbero avuto tutta la vita davanti, un\u2019intera esistenza che a  loro \u00e8 stata negata dal bruciante gelo delle pallottole.<\/p>\n<p>Dobbiamo sperare che per loro ci sia stato un  futuro migliore in un altro luogo, lontano dall\u2019orrore che ha segnato la  loro morte, decretata solo per il fatto di essere militanti del MSI,  militanti fascisti.<\/p>\n<p>Il 28 febbraio 1975, a via Ottaviano,  Roma, veniva assassinato Mikis Mantakas, ventiduenne studente greco,  figlio di antifascisti che hanno abbandonato il proprio Paese, ma  nondimeno avviatosi sulla strada giusta e pertanto iscritto al Fuan.<\/p>\n<p>In  quei giorni era in corso il processo di primo grado contro Achille  Lollo, uno degli assassini dei fratelli Mattei, arsi vivi nella strage  di Primavalle.<\/p>\n<p>Un massacro aberrante commesso da figli dell&#8217;alta  borghesia romana nei confronti di un ragazzo e di un bambino di un  quartiere popolare, colpevoli di essere fascisti e, in quanto tali,  degni di essere eliminati.<\/p>\n<p>In nome, ovviamente, della \u201clotta di classe\u201d e della \u201cdittatura del proletariato\u201d.<\/p>\n<p>Nei  giorni precedenti, l&#8217;aula del tribunale in cui si celebrava il processo  era stata contesa tra gli amici delle vittime e i sostenitori  dell&#8217;assassino.<\/p>\n<p>Un plotone di fuoco si  present\u00f2 a prima mattina davanti a piazzale Clodio, sede del tribunale, e  spar\u00f2 sui G.O. di via Sommacampagna ma miracolosamente senza fare  vittime.<\/p>\n<p>L&#8217;azione si ripet\u00e9 poco dopo davanti alla sede del Msi Prati; i  difensori della sezione assalita dai complici di Lollo, usciti per  fronteggiarli, vennero bersagliati da colpi di pistola. Mikis fu colpito  alla testa, il proiettile gli esplose il cervello.<\/p>\n<p>Uno dei partecipanti  all&#8217;omicidio, Fabrizio Panzieri, fu catturato praticamente sul posto;  ma la magistratura di allora, fedele alla linea che andava di moda, lo  rilasci\u00f2.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi Panzieri verr\u00e0 condannato per l&#8217;appartenenza alle  formazioni armate dell&#8217;Ucc ma riparer\u00e0 in Africa e poi in America  Centrale.<\/p>\n<p>Con Panzieri, condannato in\u00a0 contumacia ad una pena  irrisoria anche per \u201cconocorso morale\u201d per l&#8217;assassinio di Mikis, sar\u00e0  identificato e condannato, sempre in contumacia, Alvaro Lojacono che,  intanto, \u00e8 passato alle Brigate Rosse e che sar\u00e0 poi condannato, sempre  in contumacia, all&#8217;ergastolo per la strage di via Fani.<\/p>\n<p>Lojacono se  la caver\u00e0 in quanto, come cittadino svizzero, non verr\u00e0 estradato in  Italia n\u00e9 dalle autorit\u00e0 elvetiche n\u00e9 in seguito da quelle francesi.<\/p>\n<p>Una  decina d&#8217;anni orsono, mentre si trovava in stato di fermo in Corsica,\u00a0  lasci\u00f2 trapelare che poteva rilasciare qualche \u201crivelazione\u201d scomoda su  figure prestigiose.<\/p>\n<p>Lasci\u00f2 infatti comprendere che sarebbe stato aiutato  a lasciare l&#8217;Italia, via l&#8217;Algeria, da stretti ed influenti amici di  suo padre, alto dirigente napoletano del partito comunista.<\/p>\n<p>Quale che  sia la consistenza della \u201crivelazione\u201d minacciata da Lojoacono, di  sicuro c&#8217;\u00e8 che gli assassini di Mikis Mantakas, come quelli dei fratelli  Mattei, come quelli di Ciavatta, Bigonzetti e Recchioni, come quelli di  Zicchieri, come quelli di tanti altri, praticamente di tutti i  fascisti, sono rimasti impuniti.<\/p>\n<p>Per avere un&#8217;idea del come e del  perch\u00e9 \u00e8 indispensabile leggere \u201cAcca Larentia quello che non \u00e8 stato  mai detto\u201d ad opera di Valerio Cutonilli e Luca Valentinotti, per le  edizioni Trecento.<\/p>\n<div id=\"content\" class=\"narrowcolumn\">\n<div class=\"post\">\n<div class=\"entry\">\n<h2><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-19315\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"cuori_neri\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/cuori_neri.jpg\" height=\"218\" width=\"140\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-48526\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"libro-acca-larenzia-07012011_thumb_medium400_566\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/libro-acca-larenzia-07012011_thumb_medium400_566.jpg\" height=\"219\" width=\"155\" \/>Libri<\/h2>\n<p> <span style=\"font-size: 18pt;\"><strong>Luca Telese ricostruisce in \u00abCuori neri\u00bb i ventuno delitti di cui furono vittime giovani di destra<\/strong><\/span> <\/p>\n<div class=\"doc\">\n<div class=\"articolo\">\n<div class=\"testo\">\n<div class=\"p\"><\/div>\n<div class=\"p\"><\/div>\n<div class=\"p\">L\u2019altro Sessantotto.<\/div>\n<div class=\"p\">La faccia nascosta degli anni Settanta.<\/div>\n<div class=\"p\">La met\u00e0 taciuta della memoria intera.<\/div>\n<div class=\"p\">Cuori neri, monumentale libro da  800 pagine e tre anni di lavoro, \u00e8 un\u2019opera sotto certi aspetti  definitiva: le storie dei ventuno militanti del Msi assassinati tra il  1970 \u2014 Ugo Venturini, colpito alla testa da una bottiglia mentre  proteggeva Almirante in un comizio a Genova (\u00abforse l\u2019ho tirata io\u00bb  racconta ora Carlo Panella, giornalista Mediaset ed ex dirigente di  Lotta continua) \u2014 e il 1983 \u2014 Paolo Di Nella, fascista ventenne assistito  in agonia dal presidente partigiano Pertini\u2014 vi sono ricostruite fin  nei minimi dettagli.<\/div>\n<div class=\"p\">Sotto altri aspetti, per\u00f2, Cuori neri riapre un capitolo  ancora da scrivere.<\/div>\n<div class=\"p\">Perch\u00e9 getta una luce talora inquietante sulla  disonest\u00e0 intellettuale e sull\u2019oblio, su ventuno morti \u00abdemonizzati dai  loro nemici e dimenticati da tutti gli altri\u00bb, spesso vittime anche di  un\u2019accurata opera di rimozione e talora mistificazione, di cui l\u2019autore  accusa una parte non secondaria della sinistra: l\u2019assassino non pu\u00f2  essere un compagno, dev\u2019essere stata una faida interna tra fascisti  (accade per i fratelli Mattei, per Carlo Falvella, per Graziano  Giralucci eGiuseppe Mazzola prime vittime delle Br, per Mario Zicchieri,  per Mikis Mantakas). E a rendere se possibile pi\u00f9 interessante il  quadro \u00e8 il fatto che l\u2019autore non ha ancora 36 anni, quindi non  appartiene alla generazione di cui scrive, n\u00e9 condivide la formazione  intellettuale e politica dei \u00abcuori neri\u00bb.<\/div><\/div>\n<div class=\"testo\"><\/div>\n<div class=\"articolo\"><\/div>\n<div class=\"articolo\">Luca Telese ha invece una storia di sinistra,  \u00e8 stato capufficio stampa di Rifondazione, ha scritto sul manifesto e  sull\u2019Unit\u00e0, ora lavora al Giornale ma i suoi due primi libri sono  biografie di Cofferati e di Lula.<\/div>\n<div class=\"articolo\">Dalla campagna innocentista per Lollo,  Sclavo e Grillo condotta da intellettuali talora consapevoli della loro  colpevolezza per il rogo di Primavalle, a quella meno nota ma  altrettanto incredibile \u2014 riletta con gli occhi di oggi \u2014in favore  dell\u2019assassino di Carlo Falvella, che mentre \u00e8 in carcere per omicidio  vince il premio Viareggio per le sue poesie politiche (e viene accostato  da Giorgio Caproni, Camilla Cederna e Alberto Moravia ora a Ungaretti,  ora a Gozzano, ora a Gramsci); dal surreale dibattito seguito alla morte  di Stefano Cecchetti, figlio di comunisti, reo di frequentare il bar  dei neri (i militanti scrivono a Lotta continua o telefonano a Radio  Onda Rossa: \u00abChi se ne frega se era o no fascista, lui l\u00ec non ci doveva  stare\u00bb), alle solidariet\u00e0 che ancora a fine anni Ottanta vengono  riservate agli assassini di Ramelli.<\/div>\n<div class=\"articolo\">\u00abFantasmi del passato: arresti in  Dp per l\u2019antifascismo di dieci anni fa\u00bb titola Reporter. Il manifesto  ironizza sul giudice Salvini, oggi molto apprezzato a sinistra ma di cui  allora Giovanna Pajetta scrive che \u00absu Salvini circola una battuta: \u00e8  occupato, sta firmando un mandato di cattura contro se stesso\u00bb. E il  mite Mario Capanna: \u00abLa mobilitazione antifascista di quegli anni \u00e8  troppo importante per poter essere lasciata stravolgere da un\u2019inchiesta  giudiziaria\u00bb.<\/div>\n<div class=\"testo\"><\/div>\n<div class=\"articolo\"><\/div>\n<div class=\"articolo\">Indimenticabile poi l\u2019arringa dell\u2019avvocato Pecorella,  oggi legale e deputato di Berlusconi, che difendendo uno degli  aggressori del bar Porto di Classe (il gruppo \u00e8 lo stesso dell\u2019omicidio  Ramelli, che stavolta ha lasciato sul terreno un ragazzo destinato a  restare paralizzato) sostiene: \u00abTogliere spazio e agibilit\u00e0 ai fascisti  non \u00e8 un reato,ma una legittima applicazione di un principio  costituzionale (&#8230;).<\/div>\n<div class=\"articolo\">Come si vede, dunque, anche assaltare un bar  poteva avere un fine di alto valore morale e sociale\u00bb. Telese racconta  con uno stile molto personale, talora enfatico ma sempre efficace,  sommando testimonianze raccolte di prima mano, cronache dell\u2019epoca, atti  giudiziari, volantini, slogan, canzoni, racconti dei protagonisti e dei  loro parenti, amici, eredi. C\u2019\u00e8 Cossiga che sfugge a un\u2019agguato dei Nar  a Porta del Popolo, e rivela di aver coperto e forse salvato il  capitano Sivori, l\u2019agente che ad Acca Larentia spara sui missini in  rivolta davanti ai cadaveri di due camerati e ne uccide un terzo,  Stefano Recchioni (l\u2019allora ministro dell\u2019Interno dispone che sia  mandato in vacanza per sottrarlo alla rappresaglia).<\/div>\n<div class=\"testo\"><\/div>\n<div class=\"articolo\"><\/div>\n<div class=\"articolo\">Ci sono i ragazzi neri diventati deputati di An,  alcuni dei quali non hanno perso nulla dell\u2019antica tracotanza (come  l\u2019onorevole neoborbonico Losurdo che racconta sghignazzando di quando  dai tetti di Pavia spar\u00f2 razzi sulla folla che ascoltava il comizio di  Alekos Panagulis, avversario dei colonnelli greci).<\/div>\n<div class=\"articolo\">C\u2019\u00e8 Assunta  Almirante, che entra in scena nei ricordi dei militanti sbigottiti \u00abcon  una specie di tunica con le frange, una roba un po\u2019 etnica, oggi si  direbbe fricchettona\u00bb.<\/div>\n<div class=\"articolo\">E c\u2019\u00e8 il marito Giorgio, di cui non si tacciono  gli aspetti che possono apparire odiosi\u2014a cominciare dalla spedizione  contro l\u2019universit\u00e0 occupata nel 1968\u2014ma che in molte pagine del libro  giganteggia.<\/div>\n<div class=\"articolo\">Interrompe la campagna elettorale per vegliare Venturini  ferito, poi porta a vivere per anni a casa sua il figlio Walter; paga  sino alla morte \u2014 e all\u2019insaputa di donna Assunta \u2014 un vitalizio alle  famiglie Giralucci e Mazzola; invita a cena i genitori di Falvella (il  padre morir\u00e0 suicida); il pi\u00f9 piccolo dei fratelli Mattei e la sorella  di Mario Zicchieri raccontano di lui come di una persona di famiglia; e  quando all\u2019autogrill di Cantagallo (Bologna) i camerieri comunisti si  rifiutano di servirlo, mentre il seguito strepita e minaccia \u2014 e  qualcuno organizzer\u00e0 una spedizione punitiva \u2014 Almirante si alza senza una  parola e rasserena la moglie: \u00ab\u00c8 normale, \u00e8 la battaglia politica\u00bb.<\/div>\n<div class=\"testo\"><\/div>\n<div class=\"testo\">Alla sua ombra cresce un giovane Gianfranco Fini,  gi\u00e0 allora il pi\u00f9 intelligente, anche se ai camerati appare pi\u00f9 che  altro pavido: cos\u00ec lo aggrediscono quando si oppone alla rappresaglia  per la morte di Mantakas.<\/div>\n<div class=\"testo\">In via Acca Larentia c\u2019\u00e8 anche lui, ma non in  giaccone militare, in mimetica o in maglione come gli altri; con un  impermeabile bianco (e viene colpito alla gamba da un candelotto  lacrimogeno sparato dagli agenti).<\/div>\n<div class=\"testo\">Ma quando appare la firma dei Nar,  Nuclei armati rivoluzionari, Fini scrive sulla rivista Dissenso che  \u00abpotrebbe essere una sigla inventata dal regime\u00bb; e nell\u2019anniversario di  Acca Larentia \u00e8 lui, con Gasparri e Urso, a insistere per tenere  comunque una manifestazione vietata, a prezzo della vita del giovane  Alberto Giaquinto e contro la volont\u00e0 di Fioravanti e Mambro (che  racconta di aver condannato per questo Urso a morte, senza avere il  coraggio di eseguire la sentenza.<\/div>\n<div class=\"testo\">\u00abDavvero? Ma se veniva a mangiare la  pasta alla norma a casa mia!\u00bb, sobbalza il viceministro quando Telese  intervistandolo glielo racconta).<\/div>\n<div class=\"testo\"><\/div>\n<div class=\"testo\">Poi ci sono loro, i \u00abcuori neri\u00bb.<\/div>\n<div class=\"testo\">Raffigurati com\u2019erano: talora criminali, talora innocenti; talora  decisi a mimare la guerra civile dei padri, talora ansiosi di trovare un  ponte con i coetanei di sinistra.<\/div>\n<div class=\"testo\">Anche perch\u00e9 alcuni erano cresciuti  nelle loro fila. In un elenco che forse qualcuno tenter\u00e0 di smentire,  Telese annovera Gianni De Michelis, i deputati diessini Massimo Brutti e  Vincenzo Siniscalchi, Mario Moretti, Renato Curcio, il cantante Sergio  Caputo. Enrico Montesano esordisce nel \u00abvariet\u00e0 di destra\u00bb di Pingitore  su raccomandazione del padre, portiere nel palazzo dove ha sede l\u2019Msi.<\/div>\n<div class=\"testo\">E  Michele Placido racconta di aver fatto politica nella Giovane Italia:  \u00abNessuno finora me l\u2019avevamai chiesto; altrimenti avrei detto la  verit\u00e0\u00bb.<\/div>\n<div class=\"testo\"><\/div>\n<div class=\"articolo\"><\/div>\n<div class=\"articolo\">Il libro di Luca Telese, \u00abCuori neri\u00bb Sperling &#038; Kupfer<\/div>\n<div class=\"testo\"><\/div>\n<div class=\"testo\"><\/div>\n<div class=\"testo\">Aldo Cazzullo<\/div><\/div><\/div>\n<p> <span style=\"font-size: 18pt;\"> <\/span><span style=\"font-size: 18pt;\"> <\/span><span style=\"font-size: 18pt;\"> <\/span><span style=\"font-size: 18pt;\"> <\/span><span style=\"font-size: 18pt;\"> <\/span>  <\/p>\n<table class=\"contentpaneopen\">\n<tbody>\n<tr> <\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p> <span style=\"font-size: 18pt;\"> <\/span> <\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-19320\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"mini_cuori_neri2\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/mini_cuori_neri2.jpg\" height=\"750\" width=\"300\" \/><\/strong><\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong>ACCA LARENZIA. QUELLO CHE NON E\u2019 STATO MAI DETTO<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><em>Di Valerio Cutonilli e Luca Valentinotti<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a id=\"myphotolink\" href=\"http:\/\/www.areanazionale.it\/photo.php?pid=1912&#038;id=100001893752059\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/sphotos.ak.fbcdn.net\/hphotos-ak-snc4\/hs265.snc4\/39609_100564473350011_100001893752059_1912_7706502_n.jpg\" border=\"0\" height=\"161\" width=\"139\" \/><\/a><\/p>\n<p>A distanza di oltre tre decenni,  l\u2019eccidio di via Acca Larenzia non ha colpevoli.<\/p>\n<p>Restano ignoti gli  assassini di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. Cos\u00ec come per la  giustizia italiana non ha un volto il responsabile dell\u2019omicidio di  Stefano Recchioni, avvenuto poche ore dopo l\u2019attentato.<\/p>\n<p>Questo libro  rappresenta un tentativo di saldare il debito di verit\u00e0 che ogni uomo  libero ha contratto la sera del 7 gennaio \u201978.\u00a0 L\u2019inizio somiglia quasi a  un racconto. Viene ricostruita nel dettaglio l\u2019ultima giornata delle  vittime e di quanti sono sopravvissuti all\u2019attentato.<\/p>\n<p>Emergono sullo sfondo i mille incroci  del destino che hanno accompagnato i tre ragazzi del FDG  all\u2019appuntamento con la morte. La tragedia di Acca Larentia comincia nei  primi giorni del \u201978 ed \u00e8 avvolta nel clima avvelenato degli anni di  piombo.<\/p>\n<p>L\u2019attesa del compromesso storico pare non essere neppure turbata  dall\u2019opera di macelleria umana consumata al Tuscolano. Ma gli spari di  quella serata, rimasti sordi agli orecchi della classe politica  italiana, riesploderanno con maggior fragore solo due mesi pi\u00f9 tardi. Il  16 marzo \u201978, con l\u2019agguato brigatista di via Fani, la storia italiana  devia improvvisamente il suo corso.<\/p>\n<p>Il libro, a un certo punto, sembra  quasi cambiare pelle. Si trasforma in un\u2019inchiesta che parte dallo  studio della sigla usata per la rivendicazione.<\/p>\n<p>Chi sono i Nuclei Armati  per il Contropotere Territoriale?<\/p>\n<p>L\u2019ennesimo gruppetto di terrorismo  diffuso sorto e sciolto in poche settimane?<\/p>\n<p>Oppure dietro i NACT agisce una  struttura ben pi\u00f9 articolata che compie attentati a Roma, contro i  giovani di destra, sin dall\u2019inizio degli anni settanta?<\/p>\n<p>Dalle ricerche  effettuate negli archivi storici del Tribunale di Roma sono emerse  verit\u00e0 clamorose. Molte cose non ci sono state mai dette sull\u2019eccidio di  via Acca Larentia.<\/p>\n<p>Troppe. A partire dal percorso compiuto dalla  famigerata Skorpion, la pistola mitragliatrice usata nell\u2019attentato e  poi scomparsa nel nulla per molti anni.\u00a0<\/p>\n<p>Ma non solo. Dalle informative  che la Questura di Roma invi\u00f2 all\u2019epoca all\u2019Ufficio Istruzione si  apprende l\u2019esistenza di una pista sconosciuta all\u2019opinione pubblica.\u00a0  Una pista che poi trover\u00e0 conferma nelle deposizioni rese in altri  processi da alcuni protagonisti del terrorismo rosso.<\/p>\n<p>Dichiarazioni  esplicite che compongono un mosaico piuttosto nitido. Solo che nessuno,  fino ad oggi, ce l\u2019ha voluto far vedere.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<h1>Nicola Rao si immerge negli Anni di Piombo vissuti a destra<\/h1>\n<p><em>di\u00a0Andrea Curreli<\/em><\/p>\n<p>Negli anni Settanta nelle strade di Roma e in quelle di molte  citt\u00e0 d\u2019Italia si spara per uccidere.<\/p>\n<p>La violenza politica \u00e8 lentamente  scivolata dagli scontri armati di bastoni agli agguati a colpi di  pistola. Una sorta di Selvaggio West che \u00e8 stato consegnato alla storia  con la dicitura di \u201cAnni di piombo\u201d. La lotta armata \u00e8 ormai una realt\u00e0  consolidata a sinistra quando anche i neofascisti decidono di percorrere  questa sanguinosa strada.<\/p>\n<p>La svolta armata di Concutelli e quella molto  pi\u00f9 dura dei Nuclei Armati Rivoluzionari sono il tema portante del  libro\u00a0<em>Il piombo e la celtica<\/em> (Sperling&#038;Kupfer editore, 2009) scritto da Nicola Rao. Il testo \u00e8 l\u2019ultimo atto della \u201ctrilogia della celtica\u201d (<em>La fiamma e la celtica<\/em> del 2006 e <em>Il sangue e la celtica<\/em> del 2008) e conclude la vasta analisi condotta dal giornalista sul neofascismo italiano dalle origini ai giorni nostri.<\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 descrivere il quadro politico che l\u2019Italia viveva nei cosiddetti \u201cAnni di Piombo\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNella met\u00e0 degli anni Settanta il Paese \u00e8 in fibrillazione. L\u2019Italia  appartiene all\u2019Alleanza Atlantica, ma \u00e8 una zona di frontiera nel quale  si contrappongono due visioni del mondo completamente diverse. E\u2019 anche  il Paese con il pi\u00f9 grande partito neofascista, il MSI, e il pi\u00f9 grande  partito comunista del mondo occidentale. Per questo si vivono grandi  paure: da un lato quello che l\u2019Italia diventi comunista e dall\u2019altro che  ci sia una svolta totalitaria di destra con un colpo di stato. In  questo clima nelle grandi citt\u00e0 inizia una guerra civile minore che ha  per protagonisti i pi\u00f9 giovani e come campi di battaglia le strade, le  scuole e le universit\u00e0. Roma \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 violenta anche perch\u00e9 qui il  numero dei neofascisti \u00e8 abbastanza grosso da poter reagire\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quindi conferma la teoria di Mario Fioravanti, pap\u00e0 di  Valerio e Cristiano, che ha sempre sostenuto che se i suoi figli fossero  vissuti in un\u2019altra citt\u00e0 diversa da Roma probabilmente non sarebbero  divenuti terroristi<\/strong><\/p>\n<p>\u201cPer 12-13 anni Roma \u00e8 stato un campo di battaglia prima tra bande opposte, poi tra giovani e servitori dello Stato\u201d.<\/p>\n<p><strong>Come si arriv\u00f2 a quel punto e di chi furono le responsabilit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSe un fenomeno storico viene analizzato a freddo, \u00e8 possibile stabilire  chiaramente dinamiche e concatenazioni. Ma sei stai dentro questo  fenomeno \u00e8 molto pi\u00f9 complicato. Centinaia di ragazzini che giravano per  strada armati riuscivano a passare inosservati. Sembra assurdo oggi ma  questo era il clima allora. I Nar erano noti a molti nell\u2019ambiente, ma  rappresentavano un mistero per i magistrati. Mario Amato ad esempio non  avendo alcun elemento sui Nar ipotizz\u00f2 una unitariet\u00e0 e una sorta di  cupola a destra che in realt\u00e0 non esisteva\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il giudice Amato fu ucciso dai Nar, quando i neofascisti decidono di sparare contro lo Stato?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cI Nar hanno iniziato colpendo gli avversari, ma poi Valerio Fioravanti  decise di fare il salto di qualit\u00e0 ed emulare le Brigate Rosse nella  lotta allo Stato. I Nar volevano cos\u00ec dimostrare di essere rivoluzionari  e antiborghesi. Al tempo stesso volevano prendere le distanze dagli  stragisti e da coloro che avevano avuto rapporti con lo Stato. Il  risultato \u00e8 stato che alla fine della loro storia combattevano una  guerra privata contro l\u2019antiterrorismo\u201d.<\/p>\n<p><strong>La lotta armata al sistema venne teorizzata prima dei Nar da Pierluigi Concutelli<\/strong><\/p>\n<p>\u201cConcutelli \u00e8 considerato dagli stessi Nar il loro padre politico. Il  suo percorso inizia come quello di tanti neofascisti con gli scontri con  i compagni, il mito del principe Borghese, la militanza nel Msi per poi  arrivare all\u2019esperienza in Ordino nuovo. E\u2019 il primo insieme a Mario  Tuti a indicare nelle Br un modello da imitare. Per questo nel 1976  uccide il giudice Vittorio Occorsio, il pm del processo sul Movimento  Politico Ordine Nuovo. E\u2019 una scheggia impazzita, ma anche un uomo con  una forte personalit\u00e0 . Voleva dimostrare che anche i fascisti, in  quanto rivoluzionari, fanno la lotta armata\u201d.<\/p>\n<p><strong>Oggi sarebbe difficile immaginare che coesistessero nelle stesse sezioni romane i Fini o gli Urso e i Fioravanti<\/strong><\/p>\n<p>\u201cE\u2019 successo anche a sinistra. Ma la vicinanza fisica non coincide con  un comune modello di vita. Dubito che Almirante o Romualdi approvassero  una scelta di quel tipo e questo \u00e8 testimoniato dalla richiesta della  pena di morte per i terroristi e dall\u2019invocazione alla massima durezza  nei confronti dei terroristi neri\u201d.<\/p>\n<p><strong>In pi\u00f9 parti del suo libro diversi intervistati mettono in  discussione la sentenza della strage di Bologna che condannato  Fioravanti, Mambro e Ciavardini perch\u00e9 esecutori materiali. Qual \u00e8 il  suo giudizio?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cTendo a escludere che siano i Nar gli esecutori della strage di Bologna  del 2 agosto 1980. I Nar sono divenuti assassini per seguire una  rottura plateale con la vecchia destra stragista e per essere contro lo  Stato e non al suo servizio. Non ha senso dal punto di vista storico e  politico che un gruppo terroristico che \u00e8 nato con questa idea poi  decida di fare una strage. Anche dal punto di vista giudiziario, la  testimonianza di Massimo Sparti appare insufficiente per condannare una o  pi\u00f9 persone per una strage di questa portata\u201d.<\/p>\n<p><strong>Facendo un parallelo con il terrorismo rosso, quello di  matrice neofascista sembra pi\u00f9 una reazione contro i compagni che  ammazzavano i camerati e contro lo stato che in qualche modo tollerava<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCi sono tre elementi che distinguono il terrorismo nero da quello  rosso. Sicuramente fu un terrorismo di reazione. Erano anni in cui  l\u2019antifascimo militante era un pensiero dominante che portava a definire  malato chi si definiva di destra o fascista. Quando la violenza  esplode, e in quegli anni era arrivata ai massimi livelli, \u00e8 difficile  dire chi abbia iniziato. Gli altri elementi sono poi l\u2019emulazione verso  le Br e la ricerca di discostarsi dalla vecchia destra. Questi sono gli  elementi principali ma ce ne sono anche altri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quali sono?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cL\u2019et\u00e0 media dei militanti dei Nar era molto bassa.<\/p>\n<p>Basta pensare che  quando Valerio Fioravanti viene arrestato ha solo 23 anni ma ha commesso  moltissimi crimini. I militanti rossi hanno 10 o 15 anni in pi\u00f9. Questo  spiega anche la differente consapevolezza politica dei brigatisti e la  pochezza politica e culturale dei Nar. I Nar sono stati un fenomeno  limitato nel tempo e nello spazio. Infine le Brigate rosse avevano  l\u2019obiettivo preciso di abbattere il sistema per costituire uno stato  comunista. Quella dei Nar \u00e8 stata una guerra nichilista\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-48527\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"scontri_thumb_medium350_201\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/scontri_thumb_medium350_201.jpg\" height=\"201\" width=\"350\" \/><\/p>\n<\/p><\/div><\/div>\n<div class=\"post\"><\/div>\n<div class=\"post\"><strong><span style=\"font-size: 18pt;\">UNA RECENSIONE ORIGINALE &#8220;IL PIOMBO E LA CELTICA&#8221; DI MARCO PALOMBI IN UNA LETTURA FILOSOFICA ONIRICA DEL LIBRO.<\/span><\/strong><\/div>\n<div class=\"post\"><\/div>\n<div class=\"post\">\n<div class=\"entry\">\n<p>Accade a volte nella vita di una nazione, se \u00e8 lecito al  proposito parafrasare il Gadda di \u2018Eros e Priapo\u2019, che \u201dun cupo e  scempio Eros\u201d prevalga \u2018\u2019sui motivi di Logos\u201d.<\/p>\n<p>E ancor peggio: di come  pure Eros finisca per voltarsi in Priapo, copra cio\u00e8 lo spazio che passa  da giovane potenza creatrice, per quanto un po\u2019 ottusa, a libidine  senescente, oscena, puramente teatrale e perci\u00f2 sterile.<\/p>\n<p>A pensarci bene \u00e8 forse questo l\u2019aspetto che prima balza agli occhi  leggendo \u2018Il piombo e\u00a0la celtica\u2019, ultimo atto della trilogia (dopo i  precedenti lavori \u2018La fiamma e la celtica\u2019 e \u2018Il sangue e la celtica\u2019)  che il giornalista del Tg2 Nicola Rao ha dedicato all\u2019estrema destra,  quella politica e quella armata, del dopoguerra.<\/p>\n<p>Il sogno allucinato di quanti tra la fine dei Sessanta e l\u2019inizio dei  Settanta parlavano di rivoluzione nazionale, pensando di poterla fare  insieme ai colonnelli, a qualche barba finta e ai settori pi\u00f9 reazionari  del potere economico era ancora un sogno politico intimamente  incoerente, ispirato solo dallo spettro comunista aggirantesi- comme il  faut- per l\u2019Europa, ma all\u2019interno di un solco politico e culturale, il  Logos appunto, ben presente nella storia continentale.<\/p>\n<p>A un certo punto tutto questo, quasi di colpo, non esiste pi\u00f9 ed \u00e8 da  allora, pi\u00f9 o meno alla met\u00e0 degli anni Settanta, che riprende il  racconto interrotto da Rao nel suo libro precedente:chi cerchi una  logica a quel che legge che non stia nelle ragioni personali, le pi\u00f9  disparate peraltro, di chi agisce non riuscir\u00e0 a trovarla, chi cerchi  politica ancor meno, sempre meno con lo scorrere degli eventi.<\/p>\n<p>L\u2019impulso  che spinge le nuove leve della destra armata, in odio ai \u2018tramoni\u2019  delle generazioni precedenti, allo scontro frontale e omicida con la  realt\u00e0 \u00e8 un atto di ribellione tanto disperato quanto stupido, eppure  creativo nel momento in cui sceglie come obiettivo in primo luogo se  stesso, la propria storia. E\u2019 Eros. E\u2019 il momento, dopo i fasti pi\u00f9  sanguinari dell\u2019antifascismo militante e modaiolo, in cui comincia  l\u2019incubazione di quella piccola trib\u00f9 che diventeranno i Nar e, accanto a  loro, spesso insieme a loro, il gruppo di via Siena e l\u2019ultimo rivolo  \u2018politico\u2019 rappresentato da Terza Posizione.<\/p>\n<p>Nel racconto di Rao si susseguono un po\u2019 a casaccio- ma accaddero a  casaccio- violenze di strada, sparatorie, omicidi, \u2019salti al bancone\u2019  (rapine in banca), vendette per strada e in carcere in un susseguirsi  psicotico in cui basta un sospetto, un \u2019si dice\u2019, il venticello della  calunnia a scatenare l\u2019assassinio, non di rado nel corpo della persona  sbagliata.<\/p>\n<p>Non \u00e8 mai chiaro in questa soria perch\u00e8 e a quale fine le  cose accadono.<\/p>\n<p>Francesca Mambro, riferendosi al massacro del capitano  Francesco Straullu e del suo autista, spiega:\u201dOrmai io andavo avanti pi\u00f9  che altro per mostrare a Valerio e agli altri che erano dentro che non  ci eravamo dimenticati di loro, che eravamo ancora forti.<\/p>\n<p>Certe cose, in  realt\u00e0, le abbiamo fatte pi\u00f9 per questo che per altro\u201d. Messa cos\u00ec, non  \u00e8 un caso che quella storia\u00a0si sia conclusa in un vortice di pentimenti  spesso poco attendibili e quasi mai disinteressati.<\/p>\n<p>Il momento creativo di quella violenza, peraltro, dur\u00f2 solo un  attimo, forse quello prima del primo sparo: in un mattino Eros si era  gi\u00e0 voltato in Priapo. Il mucchio selvaggio per\u00f2 perdura, osceno e  intollerabile, per qualche anno: il tempo di portare a perdersi altri  \u2018pischelli\u2019 e nella bara altre vittime. Fino alla sparatoria e ai morti  insensati di Alessandria (1985), fino alle rapine degli anni \u201890 che \u2018Il  piombo e la celtica\u2019 sfiora con l\u2019appendice dedicata alla morte di Elio  Di Scala, Kapplerino. Una corsa all\u2019ombra di Priapo. E\u2019 una metafora,  certo. ma \u00e8 anche larga parte della storia umana.<\/p>\n<p>Marco Palombi, <em>\u2018Il Foglio\u2019<\/em> del 30-10-2009<\/p>\n<\/p><\/div><\/div>\n<div class=\"post\">\n<h3 id=\"post-45\"><\/h3>\n<p> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-44465\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"tatuaggio_thumb_medium300_216\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/tatuaggio_thumb_medium300_216.jpg\" height=\"216\" width=\"300\" \/> <\/p>\n<div class=\"entry\">\n<p>E I RAGAZZINI SI DIEDERO ALLE ARMI\u2026DA OGGI IN LIBRERIA \u2018IL  PIOMBO E LA CELTICA\u2019, IL TERZO VOLUME SUL NEOFASCISMO DI NICOLA RAO.  L\u2019AUTORE RACCONTA IL TERRORISMO NERO E LO SPONTANEISMO ARMATO FACENDO  PARLARE I PROTAGONISTI DELLA STAGIONE DI TRAGICA VIOLENZA POLITICA  SVOLTASI TRA\u00a0 IL 1976 E IL 1983.<\/p>\n<p>L\u2019autore, Nicola Rao, spiega nell\u2019introduzione che l\u2019idea di questo  suo ultimo lavoro viene da lontano:\u201dHa cominciato a frullarmi per la  testa fin da quando ho mosso i primi passi nel giornalismo, alla fine  dell\u201986.<\/p>\n<p>Ma l\u2019accarezzavo gi\u00e0 prima.<\/p>\n<p>A far scattare la molla era stato  un libro di Giorgio Bocca pubblicato nel marzo 1985. Si intitolava \u2018Noi  terroristi. 12 anni di lotta armata ricostruiti e discussi con i  protagonisti\u2019.<\/p>\n<p>Una delle pi\u00f9 prestigiose firme del giornalismo italiano  aveva tentato (e realizzato) un\u2019operazione incredibile: descrivere il  terrorismo (rosso in quel caso) con le parole di chi lo aveva vissuto  direttamente\u2026\u2019.<\/p>\n<p>Cosa ne emergeva? \u2018Ne fuoriusciva &#8211; riconosce Rao &#8211; anche il ritratto  di una generazione di militanti politici che avevano portato al limite  estremo l\u2019eredit\u00e0 della guerra civile e della Resistenza.<\/p>\n<p>Di giovani  che, in alcuni casi, avevano semplicemente realizzato quello che molti,  troppi intorno a loro e prima di loro avevano predicato e teorizzato.  L\u2019avversario politico visto come un nemico da abbattere, l\u2019altro da s\u00e8  (che fosse un servitore dello Stato, un politico democristiano, un  giovane militante di destra poco importava) non percepito come una  persona, ma solo come un simbolo da annientare. E poi la spaventosa  approssimazione con cui talvolta venivano decisi a tavolino gli omicidi o  le gambizzazioni, l\u2019amore quasi maniacale di alcuni di loro per le armi  da fuoco, un desiderio di distruzione e autodistruzione che rasentava  il nichilismo\u2019.<\/p>\n<p>Da queste impressioni l\u2019idea di Rao di compiere un\u2019operazione analoga  su una vicenda parallela e tutta italiana che pochi davvero conoscevano  e avevano potuto interpretare nel verso giusto: quella del terrorismo  nero e dello spontaneismo armato. Se infatti la cosiddetta lotta armata  di estrema sinistra (quella delle Br, di Prima Linea etc) \u00e8 stato un  fenomeno espressosi anche altrove, si pensi solo alla Germania della  Baader-Meinhof, il terrorismo di destra \u00e8 stato un fenomeno  manifestatosi soltanto nel nostro Paese e che, anche per questo, va  adeguatamente raccontato e spiegato. \u2018Un terrorismo- precisa Rao-  minore, poco conosciuto e indagato. Un terrorismo spontaneo, di strada,  animato da giovani, in molti casi addirittura minorenni, che ha avuto,  fondamentalmente, come scenario, la Capitale\u2019.<\/p>\n<p>Da tutto questo nasce quindi \u2018Il piombo e la celtica\u2019. Storie di  terrorismo nero: dalla guerra di strada allo spontaneismo armato\u2019  (Sperling&#038;Kupfer, pp480, 16 pagine a colori con foto inedite, euro  18,00), da oggi in tutte le librerie.<\/p>\n<p>Un libro che conclude la trilogia  sul neofascismo dell\u2019autore- dopo i precedenti \u2018La fiamma e la celtica\u2019,  la storia politica, culturale e umana della destra dal \u201845 al 2006 e  \u2018Il sangue e la celtica\u2019, sugli anni sessanta e i primissimi settanta,  la stagione della cosiddetta \u2019strategia della tensione\u2019- e che,stavolta,  rivela come storicamente appropriato il riferimento al simbolo della  celtica come segno di un\u2019epoca quale quella che va dai primi anni  settanta al 1982.<\/p>\n<p>Non a caso nel libro, intervistato dall\u2019autore, Biagio Cacciola-  presidente del Fuan, l\u2019organizzazione degli universitari di destra, a  Roma tra il 1976 e il 1979- ricorda come, a partire dal \u201877, quel  simbolo cominci\u00f2 a diffondersi tra i giovani di destra non solo a Roma:  fino a quel momento usata soprattutto dagli ambienti rautiani che  premevano sulla rottura con il vecchio neofascismo nostalgico, \u2018verr\u00e0  accostata automaticamente, tra i neofascisti romani, al Fuan.<\/p>\n<p>Tanto che  molti pischelli della Capitale finiranno per ribattezzarla la \u2018fuanina\u2019 o  la medaglietta del Fuan e i muri di Roma saranno, per molti anni,  riempiti di scritte con una croce celtica e la sigla Fuan ai quattro  angoli del simbolo\u2019.<\/p>\n<p>E per dirla tutta, nonostante quel simbolo fosse-  come dimostrano con evidenza anche alcune fotografie a colori allegate  al libro di Rao- sempre in primo piano negli striscioni e nelle bandiere  presenti ai comizi di Almirante, a un certo punto i vertici del Msi  arrivano, con tanto di circolari interne, a interdirne l\u2019uso.<\/p>\n<p>E il  motivo fu proprio la presenza di un manifesto con la croce celtica nelle  fotografie diffuse sui giornali dopo il ritrovamento di un  appartamento-covo di terroristi di destra.<\/p>\n<p>Un testo assai utile, quindi, questo \u2018Il piombo e la celtica\u2019 perch\u00e8  consente per la prima volta in maniera completa ed esaustiva, di  ripercorrere la vicenda dei protagonisti di quella stagione attraverso  un\u2019ampia documentazione, testimonianze dirette e inedite e un ritmo  narrativo che consente di leggere le quasi cinquecento pagine come se si  trattasse di un action movie.<\/p>\n<p>Sinora d\u2019altronde, a questa vicenda non  erano dedicati troppi libri: il best seller \u2018A mano armata. Vita  violenta di Giusva Fioravanti0, scritto dal giornalista Giovanni  Bianconi e pubblicato nel lontano 1992,e i due libri consecutivi \u2018Destra  estrema e criminale\u2019 del 2007 e \u2018Neri!\u2019 dello scorso anno, scritti a  quattro mani da Mario Caprara e Gianluca Semprini per la Newton Compton.<\/p>\n<p>Bibliografia a cui si potrebbe aggiungere, ma come trasposizione  letteraria, il romanzo \u2018Il sogno cattivo\u2019 di Francesca D\u2019Aloja edito da  Mondadori tre anni fa, l\u2019unico caso in cui l\u2019esperienza dello  spontaneismo armato \u00e8 stata in qualche modo assunta a materia  d\u2019ambientazione narrativa.<\/p>\n<p>Il libro di Nicola Rao ha il merito, quindi, di squarciare il velo di  una difficolt\u00e0 giornalistica- e forse pure storiografica- ad afferrare  fino in fondo l\u2019universo di riferimento e il contesto sociale e politico  che, solo, possono davvero spiegare i fatti raccontati.\u00a0 Intanto, la  scelta di aprire il\u00a0saggio con due cartine di Roma corredate dalle date e  dai riferimenti di tutta una serie di vicende che vanno grosso modo dal  1971 al 1983 spiega- da subito- che la cosiddetta guerra per bande e la  successiva fase dello spontaneismo armato sono questioni soprattutto  romanocentriche con una sola grande appendice su Milano.<\/p>\n<p>Ci sono poi  riferimenti a Trieste, al Veneto, alla Sicilia, a Torino e qualche altro  squarcio in altre aree, ma finalmente viene spiegato una volta per  tutte che quel clima sanguinoso e tragico non \u00e8 stato percepito allo  stesso modo in tutta Italia ma ha avuto il suo acme e quasi tutta la sua  manifestazione nelle due grandi metropoli del Paese.<\/p>\n<p>E Rao riesce,  oltretutto, a dare ragione del contesto che, a un certo punto, fece  impazzire tutto.<\/p>\n<p>\u2018Nelle prime ore del mattino del 27 ottobre 1972, molte  zone di Roma e dintorni- leggiamo nelle prime pagine de \u2018Il piombo e la  celtica\u2019- sono illuminate dagli incendi contemporanei di ben otto  sezioni del Msi.<\/p>\n<p>Bruciano la sezione Flaminio e quella di Montesacro.  Saltano in aria anche le sezioni di Talenti, del Tufello, di viale  Marconi e di Torpignattara.<\/p>\n<p>Vengono date alle fiamme le sezioni delle  vicine Grottaferrata e Ciampino.<\/p>\n<p>Che ci sia una regia unica dietro  quegli attentati non c\u2019e\u2019ombra di dubbio.<\/p>\n<p>I colpevoli non verranno mai  individuati, ma dopo quella notte, a Roma nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima.<\/p>\n<p>I  militanti missini, incattiviti, reagiranno con pestaggi e violenze, alle  quali risponderanno i gruppi piu\u2019 duri dell\u2019ultrasinistra, alzando il  tiro\u2026\u2019. Vale la pena di leggere anche le successive annotazioni di Rao  secondo cui alcuni anni dopo le rivelazioni (anche se mai provate) del  colonnello Antonio Viezzer, ex ufficiale del Sid, il servizio segreto  militare, indicheranno negli ambienti dei servizi gli autori degli  attentati.<\/p>\n<p>Il motivo? \u2018La volont\u00e0 di attribuirne la responsabilit\u00e0 ai  rossi per alimentare la strategia della tensione e dare forza agli  opposti estremismi.<\/p>\n<p>Cosa puntualmente avvenuta\u2019.<\/p>\n<p>Rao racconta, quindi, l\u2019escalation dell\u2019antifascismo militante, dal  rogo di Primavalle dell\u2019aprile 1973, alla \u2018battaglia\u2019 di San Giovanni di  Dio del dicembre 1974, in cui l\u2019impegno dei missini di difendere  l\u2019agibilit\u00e0 di un comizio di Pino Rauti- Almirante era d\u2019accordo, se si  andava avanti cos\u00ec si sarebbe proceduto alla chiusura di tutte le  sezioni della Capitale-\u00a0 sfocia in una serie di incidenti. \u201824 feriti,  di cui\u00a0 3\u00a0da colpi di pistola,\u00a037 fermati,\u00a09 arrestati, quasi due ore-  scrive Il Messaggero il giorno dopo- di scontri violenti.<\/p>\n<p>Questo il  bilancio dei gravi incidenti avvenuti ieri mattina a Monteverde, nel  corso di un comizio tenuto dal deputato missino Pino Rauti a piazza San  Giovanni di Dio. Gli incidenti si sono avuti quando un gruppo di  trecento aderenti a movimenti politici della sinistra extraparlamentare  ha tentato di interrompere il comizio e si \u00e8 scontrato con quasi  altrettanti missini presenti nella piazza\u2019.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto interessante di  tutta la\u00a0vicenda \u00e8 costituito, secondo Rao, anche da una dichiarazione  del vicesegretario missino Pino Romualdi, che attaccando le forze  dell\u2019ordine accusate di essere intervenute blandamente e in ritardo,  minaccia:\u2019D&#8217;ora in poi, se lo Stato non ci difender\u00e0, lo faremo da  soli\u2026\u2019. Affermazione che rispecchiava probabilmente lo stato d\u2019animo di  molti giovani e giovanissimi pressati in quei mesi da una recrudescenza,  nelle scuole e nelle strade, dell\u2019antifascismo militante.<\/p>\n<p>Comincer\u00e0 a intensificarsi l\u2019attivit\u00e0 dei Gruppi Operativi e dei  Volontari Nazionali in funzione difensiva,ma per qualcuno sar\u00e0 l\u2019inizio  dell\u2019abitudine alle armi. Tanto che le uccisioni di giovani missini\u00a0come  Ramelli, Zicchieri e Mantakas, daranno l\u2019idea di citt\u00e0- Roma e Milano-  diventate quasi teatro di una guerra civile. Sino al trauma, \u00a0quasi un  punto di non ritorno, del 7 gennaio 1978: tre ragazzi uccisi, di cui uno  per il piombo sparato da un carabiniere. Certo, niente pu\u00f2 giustificare  il passaggio di ragazzi e minorenni alla lotta armata, alle rapine, a  sparare su presunti avversari. A partire dal 1976- l\u2019omicidio di  Vittorio Occorsio, il secondo magistrato ucciso in Italia da terroristi,  in questo caso da un terrorista di destra- ma, soprattutto, dopo il  1978 con le azioni dei Nar si esprime, soprattutto a Roma, la vicenda  dello spontaneismo armato.<\/p>\n<p>Rao, trent\u2019anni dopo, riporta le parole dei protagonisti, anche  quelle scritte come nel caso della lettera inviata all\u2019autore, nel 1987,  da Roberto Nistri, all\u2019epoca uno dei leader dell\u2019estremismo nero e oggi  militante della sinistra antagonista:\u2019Tutti erano mossi- spiegava dieci  anni dopo quegli eventi- da un desiderio comune: quello di scrollarsi  di dosso le etichette di \u2019servi dello Stato\u2019, di \u2018guardie bianche\u2019 del  regime, o peggio di \u2019stragisti\u2019, che per anni erano state attaccate a  tutto ci\u00f2 che di illegale veniva fuori dall\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Credo che questo  fosse l\u2019unico denominatore comune di tutti quelli che hanno gravitato  intorno all\u2019esperienza Nar\u2019. Anche per questo ragazzi poco pi\u00f9 che  adolescenti finirono per morire o uccidere in nome della politica.  \u2018Questo libro- conclude Rao- \u00e8 dedicato a tutti coloro che hanno  sofferto per quelle vicende, indipendentemente dallo schieramento  politico o dalla posizione che ricoprivano. Nella speranza che passi un  messaggio, forte e chiaro nella sua semplicit\u00e0: mai pi\u00f9 morire di  politica. Mai pi\u00f9\u2019.<\/p>\n<p>Luciano Lanna su <em>\u2018Il secolo d\u2019Italia\u2019<\/em> del 29-09-2009<\/p>\n<\/p><\/div>\n<p class=\"postmetadata\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-48528\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"franco-bigonzetti_thumb_medium144_200\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/franco-bigonzetti_thumb_medium144_200.jpg\" height=\"200\" width=\"144\" \/><\/p>\n<p class=\"postmetadata\">\u00a0<\/p>\n<\/p><\/div>\n<div class=\"post\">\n<div class=\"entry\">\n<p>ROMA NERA A MANO ARMATA, IL \u00a0LIBRO DI RAO<\/p>\n<p>\u00c8 una sorta di \u201cromanzo criminale\u201d, tutto al nero,  e a base di deliri ideologico-generazionali, annegati in troppo sangue.  \u00c8 una storia essenzialmente romana, e alcune foto tratte anche  dall\u2019archivio del <em>Messaggero<\/em> come quella che ritrae Fabrizio  Zani, personaggio centrale nella vicenda dell\u2019estremismo di destra degli  anni \u201970 e \u201980 rendono ancora pi\u00f9 terribilmente accattivante il nuovo  libro di Nicola Rao.<\/p>\n<p>S\u2019intitola <em>Il piombo e la celtica<\/em>, esce  marted\u00ec prossimo per Sperling&#038;Kupfer (482 pagine, 18 euro) ed \u00e8  opera di un ottimo giornalista del Tg2, che conosce millimetro per  millimetro la storia del terrorismo nero.<\/p>\n<p>Si narra della nascita dei Nar, delle loro azioni e dell\u2019insieme  dell\u2019estremismo di destra in armi, e la scrittura del tutto ha un forte  ritmo giornalistico. Diventa cronaca forsennata di abbagli e di  tragedie, di spari e di retate, di fughe e di tentativi di dare un senso  all\u2019irrazionale, ma finisce per dare a <em>Il piombo e la celtica<\/em>anche  lo status di un vero e proprio saggio di storia di \u201clunga durata\u201d. Che  s\u2019inserisce nel solco di altre due opere di Rao. Prima <em>La fiamma e la celtica<\/em>, che narrava gli aspetti politici e culturali del neofascismo.<\/p>\n<p>Poi <em>Il sangue e la celtica<\/em>, che fra gli anni \u201960 e i primi \u201970 ripercorreva lo stragismo e il golpismo.<\/p>\n<p>E ora <em>Il piombo e la celtica<\/em>,  in cui si muovono i nuovi terroristi neri mettendo a ferro e fuoco  insieme ai dirimpettai dell\u2019estremismo di sinistra una Roma che \u00e8 quella  descritta dalla cartina impressionante con cui si apre questo volume di  Rao. Una freccia ti porta a via Ottaviano, in Prati, e leggi: \u00ab28  febbraio \u201975, morte di Mikis Mantakas\u00bb. Altra freccia, su Balduina: \u00ab30  settembre \u201977, morte di Walter Rossi\u00bb. Quartiere Trieste: \u00ab28 maggio  \u201980, assalto dei Nar ai poliziotti di pattuglia davanti al liceo Giulio  Cesare\u00bb (insomma, uccisione di \u00abSerpico\u00bb). Appio-Tuscolano: \u00ab7 gennaio  \u201978, strage di Acca Larentia\u00bb. E via cos\u00ec. Le morti dei neri, le morti  dei rossi, le morti di giudici come Occorsio o come Amato a Montesacro e  la scena di questo assassinio, cos\u00ec come molte altre, \u00e8 montata da Rao  con tecnica cinematografica o da telegiornalismo d\u2019inchiesta e da \u00abNotte  della Repubblica\u00bb.<\/p>\n<p>Ma il rigore del racconto, la sequenza delle imprese di Giusva  Fioravanti, della Mambro e dei loro sodali, l\u2019uso dei testimoni e delle  parole dei protagonisti anche quelle scritte come nel caso della  bellissima lettera inviata a Rao da Roberto Nistri (uno dei leader  dell\u2019estremismo nero di quegli anni), non scadono mai nel grand guignol o  nell\u2019amarcord a buon mercato (del tipo: indimenticabili quegli anni\u2026.)  che anima molti libri di ricostruzione della violenza politica inscenata  dalla \u201cpeggio giovent\u00f9\u201d. Quella dei tempi in cui e non c\u2019\u00e8 niente su  cui fare oleografia e certo non la fa Rao &#8211; i Nar cos\u00ec scrivevano per  incitare i pischelli allo spontaneismo armato: \u00abArmi e soldi sono per le  strade. E basta anche un coltello per cominciare\u00bb.<\/p>\n<p>Ma si pass\u00f2 presto  alle pistole. E la sede del Fuan di via Siena diventa una sorta di culla  dell\u2019escalation armata. Per rispondere colpo su colpo alla caccia al  fascista che dilaga nelle scuole e ovunque, ma poi pi\u00f9 in generale \u00e8 \u00abil  sistema\u00bb a fungere da bersaglio dei Nar. Fino a quella che Rao  definisce \u00abla strage delle stragi\u00bb: insomma, stazione di Bologna, 2  agosto \u201980.<\/p>\n<p>\u00c8 la Banalit\u00e0 del Male espressione di Hannah Arendt adattabilissima,  fatte le dovute proporzioni, a queste vicende di sangue che trasuda  dalle gesta degli anti-eroi muniti di piombo e celtica. Uno di loro  parla cos\u00ec e fotografa in poche righe un\u2019epoca: \u00abUn giorno facevi la  cosa pi\u00f9 normale del mondo e il giorno dopo andavi a sparare a qualcuno.  La mattina magari andavamo a un seminario politico e poi, tornando,  facevamo un attentato.<\/p>\n<p>Se ci ripenso, era una cosa allucinante\u00bb. In una  citt\u00e0, Roma, territorio di guerra, sfigurata e irriconoscibile sotto il  peso di queste vicende.<\/p>\n<p>Che ancora sembrano incise, col timbro del  dolore, nel paesaggio che abitiamo quotidianamente.<\/p>\n<p>Conclude Rao: \u00abUna  storia unica, incredibile, inimmaginabile. Una storia che, speriamo, non  si ripeta mai pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p>Mario Ajello, <em>\u2018Il Messaggero\u2019<\/em> del 26-09-2009<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-34523\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"FUNERALI_MORSELLO\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/FUNERALI_MORSELLO.jpg\" height=\"160\" width=\"220\" \/><\/p>\n<\/p><\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-48525\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"mikis\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/mikis.jpg\" height=\"241\" width=\"350\" srcset=\"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/mikis.jpg 480w, https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/mikis-300x207.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/>L&#8217;occasione per rileggere gli &#8220;anni di piombo&#8221; visti da Destra. 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