{"id":690,"date":"2009-05-28T15:14:58","date_gmt":"2009-05-28T13:14:58","guid":{"rendered":"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/amnesty-international-rapporto-2009-qlitalia-disprezza-i-diritti-umaniq\/"},"modified":"2009-05-28T15:14:58","modified_gmt":"2009-05-28T13:14:58","slug":"amnesty-international-rapporto-2009-qlitalia-disprezza-i-diritti-umaniq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scomunicando.it\/notizie\/amnesty-international-rapporto-2009-qlitalia-disprezza-i-diritti-umaniq\/","title":{"rendered":"AMNESTY INTERNATIONAL &#8211; Rapporto 2009 &#8220;L&#8217;Italia disprezza i Diritti Umani&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Malini<\/p>\n<p>Milano, 28 maggio 2009 &#8211; L&#8217;80 per cento delle condanne a morte eseguite nel mondo avviene nei Paesi del G20, cos\u00c3\u0192\u00c2\u00ac come il 79 per cento dei casi di tortura. 963 milioni di esseri umani soffrono la fame, un miliardo vivono in insediamenti precari, 1,3 miliardi non hanno accesso all&#8217;assistenza sanitaria. Ogni giorno muoiono 20 mila bambini a causa delle cattive condizioni igieniche in cui sono costretti a vivere, mentre ogni minuto muore una donna per complicazioni legate alla gravidanza.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-689\" style=\"margin: 10px; float: left;\" alt=\"amnesty_vit_mot_svart_500_250_x_247\" src=\"http:\/\/scomunicando.hopto.org\/notizie\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/amnesty_vit_mot_svart_500_250_x_247.jpg\" width=\"250\" height=\"247\" \/>Questi, in sintesi, i dati che emergono dal rapporto annuale sui Diritti Umani pubblicato da Amnesty International. L&#8217;Italia \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 uno dei Paesi che preoccupano maggiormente l&#8217;organizzazione. &#8220;La politica dell&#8217;immigrazione italiana e i respingimenti dei rifugiati che arrivano con le barche in alto mare,&#8221; commenta\u00c3\u201a\u00c2\u00a0Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International,\u00c3\u201a\u00c2\u00a0&#8220;\u00c3\u0192\u00c2\u00a8 espressione di un disprezzo dei diritti umani e delle persone veramente disperate che qui cercano aiuto. L&#8217;Italia sar\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 ritenuta responsabile di quanto accadr\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 ai migranti e richiedenti asilo riportati in Libia, dove non esiste una procedura d&#8217;asilo e si verificano gravi episodi di tortura e trattamento inumano&#8221;. La Weise, illustrando i contenuti del rapporto che accusano l&#8217;Italia, sottolinea quindi &#8220;il clima di razzismo crescente e la totale disumanit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 delle procedure di sgombero dei campi Rom, un popolo al centro del disprezzo e di una spirale di violazioni dei Diritti Umani&#8221;. Particolare condanna verso il decreto n\u00c3\u201a\u00c2\u00b0 733 sulla sicurezza, che Amnesty International &#8211; insieme al Gruppo EveryOne, al Coordinamento Sa Phrala e ad altre organizzazioni che combattono la xenofobia &#8211; si prepara a portare di fronte alle corti internazionali per i Diritti Umani, affinch\u00c3\u0192\u00c2\u00a9 ne sia dichiarata l&#8217;illegittimit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 e il contenuto ispirato a razzismo, odio etnico e criminalizzazione dei gruppi minoritari. Anche le relazioni &#8211; finalizzate a risolvere il &#8220;problema dei profughi&#8221; &#8211; fra il governo italiano e il colonnello Gheddafi, protagonista di gravi abusi dei Diritti Umani e leader di un Paese in cui si praticano la tortura e altre forme di maltrattamento di migranti, rifugiati e richiedenti asilo, un Paese che ha perpetrato espulsioni di massa di profughi provenienti da nazioni in crisi umanitaria, preoccupa Amnesty International. <\/p>\n<p>Fonte: circolopasolini.splinder.com<\/p>\n<p>Amnesty International &#8211; I diritti umani in Italia: scheda di aggiornamento &#8211; maggio 2009<br \/>Diritti e incolumit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 di migranti e richiedenti asilo a rischio<br \/>Legislazione sull&#8217;asilo<br \/>Nel corso del 2008 sono entrati in vigore i decreti legislativi con i quali l&#8217;Italia ha adeguato la propria legislazione alle Direttive europee in materia di procedure d&#8217;asilo e qualifica di rifugiato: ci\u00c3\u0192\u00c2\u00b2 ha reso la normativa nazionale sull&#8217;asilo pi\u00c3\u0192\u00c2\u00b9 completa e dettagliata, sebbene persista la necessit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 di un testo organico che disciplini compiutamente i diversi aspetti della presenza di richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Il &#8220;pacchetto sicurezza&#8221;, varato nel maggio 2008, ha proposto la cancellazione di un&#8217;importante garanzia contro la tortura e le persecuzioni contenuta nelle nuove norme: il meccanismo che consente al richiedente asilo di vedere la propria espulsione sospesa durante il tempo necessario al ricorso contro il rigetto della domanda di asilo in prima istanza (effetto sospensivo del ricorso). A seguito dell&#8217;intervento delle Camere, chiamate a esprimere un parere sul testo, e in ossequio al principio del &#8220;rimedio giudiziario effettivo&#8221;, il governo ha infine mantenuto questo meccanismo (D.Lgs. 159\/08 di modifica del D.Lgs. 25\/08). Le regole applicative delle nuove norme sull&#8217;asilo, necessarie anche per l&#8217;efficacia della norma sull&#8217;effetto sospensivo, sono allo studio delle istituzioni. <br \/>Detenzione di migranti e richiedenti asilo all&#8217;arrivo: rischi ricorrenti per i diritti umani e il caso Lampedusa<br \/>L&#8217;Italia non ha risolto la questione della legittimit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 della detenzione dei migranti e dei richiedenti asilo immediatamente dopo l&#8217;arrivo. Come sottolineato dal Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (Wgad), che ha visitato l&#8217;Italia nel novembre 2008, durante il primo periodo di permanenza nei centri dopo l&#8217;arrivo in Italia, i richiedenti asilo sono sottoposti a una detenzione de facto, priva di basi legali certe e di controllo giudiziario. Questo aspetto, assieme al complessivo approccio all&#8217;immigrazione hanno, in diversi casi, oscurato i miglioramenti nella gestione dei centri di detenzione per migranti segnalati in passato, tra i quali una maggiore trasparenza e la garanzia di accesso per l&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) per le Organizzazioni non governative. I richiedenti asilo giunti via mare sono stati detenuti anche per settimane prima di avere la possibilit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 di formalizzare la propria domanda. <\/p>\n<p>Nei primi mesi del 2009, i rischi di detenzione arbitraria all&#8217;arrivo, assieme a una politica &#8220;del respingimento&#8221; che \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 andata crescendo nei toni e nella drasticit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0, hanno prodotto un momento di forte allerta per i diritti umani con l&#8217;improvviso mutamento delle prassi relative al centro di Lampedusa. Attraverso una decisione annunciata a fine dicembre 2008, il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni ha stabilito che, dopo l&#8217;arrivo, migranti e richiedenti asilo dovessero restare nel centro di Lampedusa per tutto il tempo necessario all&#8217;espletamento delle procedure amministrative. Questa decisione \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 stata concretizzata attraverso provvedimenti amministrativi temporanei e non pubblici, che hanno mutato la natura del centro in Cie (Centro di identificazione ed espulsione, secondo la nuova sigla utilizzata per gli ex Cpta). \u00c3\u0192\u00cb\u2020 stata cos\u00c3\u0192\u00c2\u00ac ribaltata la politica adottata sino a quel momento che considerava Lampedusa come luogo di soccorso, dove svolgere soltanto una primissima identificazione, prima che le procedure amministrative potessero essere avviate in altri centri della Sicilia e del territorio peninsulare. La nuova prassi ha avuto un grave impatto sui diritti umani di migranti e richiedenti asilo, che sono dovuti rimanere all&#8217;interno del centro di &#8220;Contrada Imbriacola&#8221; a Lampedusa per lungo tempo. Tale centro, che all&#8217;epoca poteva ospitare sino a 804 persone, \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 arrivato a contenerne anche 2000, con evidenti conseguenze per le condizioni igienico-sanitarie. Inoltre, le procedure di controllo dell&#8217;immigrazione irregolare effettuate nel centro non hanno garantito i migranti dal rischio di un rinvio verso un paese in cui avrebbero potuto essere perseguitati o sottoposti a tortura o altre gravi violazioni dei diritti umani (refoulement). Non \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 chiaro quante centinaia di persone, seguendo tali procedure, siano state rinviate nei paesi di origine (tra questi, la Tunisia). <\/p>\n<p>Nello stesso periodo \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 stata avviata la ristrutturazione di un secondo centro sull&#8217;isola, sito presso una base militare dismessa (base &#8220;Loran C&#8221;), all&#8217;interno del quale sono stati trattenuti da un certo momento in poi donne, minori e richiedenti asilo. Un incendio, propagatosi in seguito a una rivolta dei migranti, ha parzialmente distrutto il centro di &#8220;Contrada Imbriacola&#8221; a febbraio 2009; pi\u00c3\u0192\u00c2\u00b9 di recente gli organi di informazione hanno riferito che i lavori per la ristrutturazione della base &#8220;Loran C&#8221; si sono fermati. <br \/>Violazioni dei diritti umani nel Mar Mediterraneo: ritardo nei soccorsi e rinvio forzato in Libia <br \/>Venendo meno a una politica che le ha viste spendersi per la salvezza di vite umane nel Mediterraneo, nel 2009 le istituzioni italiane hanno mancato ai principi fondamentali dei diritti umani mentre esercitavano le proprie funzioni in mare. <\/p>\n<p>Ad aprile 2009, l&#8217;Italia si \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 impegnata in una discussione con la vicina Malta, durante la quale le disquisizioni di diritto internazionale marittimo sono state anteposte al salvataggio delle vite umane, che in quel contesto dovrebbe rappresentare la priorit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 assoluta. Il 16 aprile 2009, la nave cargo turca &#8220;Pinar&#8221; ha messo in salvo circa 140 migranti e richiedenti asilo, le cui barche correvano il rischio di colare a picco. L&#8217;Italia sosteneva che Malta dovesse far sbarcare i migranti soccorsi, essendo stati recuperati nell&#8217;area maltese di soccorso in mare (Search and Rescue Area). La nave non \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 stata fatta entrare in porto da Malta n\u00c3\u0192\u00c2\u00a9 dall&#8217;Italia e i migranti sono stati lasciati al loro destino per quattro giorni, senza acqua e cibo a sufficienza, accampati sul ponte della nave. Soltanto il 20 aprile hanno avuto il permesso dall&#8217;Italia di raggiungere Porto Empedocle. Il 30 aprile un&#8217;analoga disputa si \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 conclusa con l&#8217;arrivo di migranti a Malta. <\/p>\n<p>Tra il 7 e l&#8217;11 maggio 2009, con una decisione senza precedenti, l&#8217;Italia ha condotto forzatamente in Libia circa 500 tra migranti e richiedenti asilo, senza alcuna valutazione sul possibile bisogno di protezione internazionale degli stessi e quindi violando i propri obblighi in materia di diritto internazionale d&#8217;asilo e dei diritti umani. Il 75 per cento delle persone che arrivano in Italia via mare sono richiedenti asilo e, secondo l&#8217;Unhcr, tra le persone rinviate in Libia vi erano cittadini somali ed eritrei, bisognosi di protezione. Tra gli obblighi dell&#8217;Italia nei confronti di chiunque si trovi sottoposto alla propria giurisdizione, vi \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 quello di non rinviare nessuno in un paese in cui sarebbe a rischio di persecuzioni, torture e altre gravi violazioni dei diritti umani e, rispetto a chi si trovi in condizioni di pericolo in mare, c&#8217;\u00c3\u0192\u00c2\u00a8 quello di condurlo senza indugio in un posto sicuro, ossia un luogo che presenti le caratteristiche minime per garantire l&#8217;assistenza umanitaria e un&#8217;equa valutazione delle domande di asilo. La Libia non ha una procedura d&#8217;asilo e non offre protezione a migranti e rifugiati. Considerato l&#8217;effettivo controllo che l&#8217;Italia ha potuto esercitare, seppur in zona extra-territoriale, sulle persone soccorse, essa sar\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 considerata responsabile di quanto accadr\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 ai migranti e ai richiedenti asilo riportati in Libia. <\/p>\n<p>Queste azioni rappresentano il portato finale, grave e prevedibile, di una cooperazione con la Libia perseguita e condotta, negli ultimi 10 anni, dai diversi governi che si sono succeduti e caratterizzata da scarsa trasparenza e nessuna condizione posta al governo di Tripoli sui diritti umani. La cooperazione tra Italia e Libia, che negli anni ha beneficiato della mediazione in prima persona, nei loro ruoli istituzionali di ministri, degli onorevoli Massimo D&#8217;Alema, Piero Fassino, Giuseppe Pisanu e Giuliano Amato, \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 culminata in un accordo quadro (detto di &#8220;Amicizia, partenariato e cooperazione&#8221;) concluso dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Tripoli ad agosto 2008 e velocemente ratificato dal Parlamento a febbraio 2009. Un passaggio fondamentale di questo percorso \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 costituito dagli accordi tecnici conclusi a fine 2007, che dispongono il pattugliamento marittimo congiunto da parte di un nucleo operativo italo-libico, dichiaratamente a comando libico, per mezzo di navi della Guardia di Finanza fornite dall&#8217;Italia. Il 14 maggio 2009, tre motovedette della Guardia di Finanza sono state consegnate dal ministro Maroni al governo libico per il pattugliamento del Mediterraneo. <br \/>Il preoccupante percorso delle norme sull&#8217;immigrazione del &#8220;pacchetto sicurezza&#8221;<br \/>In nome della necessit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 di venire incontro a quella che viene definita dal governo &#8220;percezione di insicurezza&#8221; dei cittadini italiani, nel maggio 2008, il governo stesso ha varato un set di proposte di modifica legislativa complessivamente chiamate &#8220;pacchetto sicurezza&#8221;, che riguardano per lo pi\u00c3\u0192\u00c2\u00b9 l&#8217;immigrazione. Amnesty International ha sin dall&#8217;inizio guardato con estrema preoccupazione all&#8217;emergere di norme che, lungi dal rappresentare una pianificazione chiara e comprensibile della politica sull&#8217;immigrazione, hanno un impatto pericoloso sui diritti umani. <\/p>\n<p>Le singole proposte del &#8220;pacchetto sicurezza&#8221; hanno seguito un cammino tortuoso (ad esempio, singole norme sono state trasportate da un disegno di legge a un decreto legge e\/o viceversa). Nel 2008 \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 stata introdotta la norma palesemente discriminatoria che considera un&#8217;aggravante generica del reato l&#8217;esser stato commesso da un immigrato irregolare, con conseguente incremento della pena. Pendono innanzi al Parlamento una serie di proposte che, se approvate, avrebbero un grave impatto sui diritti umani dei migranti irregolari. A maggio 2009, a seguito dell&#8217;apposizione della fiducia da parte del governo, la Camera dei deputati ha approvato il testo del disegno di legge (ddl 2180) il quale, fra le altre cose, introduce il reato di ingresso e permanenza irregolare nel territorio dello stato. Se confermata dal Senato, questa disposizione pu\u00c3\u0192\u00c2\u00b2 produrre un&#8217;allarmante conseguenza sui diritti umani dei migranti irregolari: costretti dalla minaccia incombente di una denuncia da parte di ogni pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, essi sarebbero indotti a sottrarsi dall&#8217;incontro con ogni tipo di istituzione e ufficio pubblico, tenendosi alla larga da ospedali, scuole, uffici comunali, con immaginabili conseguenze sul diritto alla salute, all&#8217;istruzione per i figli, alla registrazione dei nuovi nati. <\/p>\n<p>Diritti umani dei rom sotto attacco <br \/>Razzismo e aggressioni<br \/>I rom sono stati vittime di attacchi di stampo razzista, comprese aggressioni fisiche e verbali. Nel maggio 2008, il Comitato delle Nazioni Unite per l&#8217;eliminazione della discriminazione razziale (Cerd), rendendo noto il proprio rapporto periodico, ha condannato la retorica razzista anti-immigrati e anti-rom diffusa tra politici e mezzi di informazione e ha chiesto all&#8217;Italia un&#8217;azione risoluta per contrastare ogni tendenza a descrivere, stigmatizzare e colpire con stereotipi le persone in base alla loro origine etnica e a divulgare propaganda razzista a fini politici. Il Cerd ha anche sottolineato che i rom vivono in Italia in una condizione di &#8220;segregazione di fatto&#8221; nei campi. Ad aprile 2009, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa ha pubblicato il rapporto conseguente alla visita effettuata in Italia all&#8217;inizio dell&#8217;anno, riferendo le denunce raccolte presso le comunit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 visitate, circa il persistente clima di intolleranza verso rom e sinti e la mancanza, da parte delle istituzioni, di un dialogo con queste comunit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0. Dopo gli attacchi incendiari di Ponticelli nel maggio 2008, l&#8217;Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell&#8217;Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) ha dichiarato: &#8220;L&#8217;attuale stigmatizzazione dei rom e dei migranti in Italia \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 pericolosa, in quanto contribuisce ad alimentare tensioni e accresce le potenzialit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 di violenza&#8221;.<br \/>Legislazione d&#8217;emergenza e sgomberi forzati <br \/>A maggio 2008, il governo ha dichiarato lo &#8220;stato di emergenza&#8221;, relativamente alle popolazioni &#8220;nomadi&#8221; in Campania, Lombardia e Lazio. Ai prefetti delle tre regioni sono stati attribuiti poteri speciali per effettuare il censimento delle persone che risiedevano nei campi, raccogliere le impronte digitali e condurre sgomberi forzati, in deroga a ogni legge vigente. Secondo il ministero dell&#8217;Interno stati censiti 167 campi, di cui 124 &#8220;abusivi&#8221; e 12.346 persone, di cui 5436 minori. <\/p>\n<p>Gli sgomberi forzati dei rom in Italia sono una realt\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 da diversi anni, ma recentemente sembrano aumentati, in particolare dal 2007 (anno della firma dei primi &#8220;patti per la sicurezza&#8221; in alcune citt\u00c3\u0192\u00c2\u00a0). Amnesty International ha chiesto alle autorit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 che gli sgomberi forzati siano utilizzati come misura eccezionale, dopo aver esplorato le possibili alternative e nel rispetto degli standard internazionali sui diritti umani, che richiedono: la consultazione con i residenti delle aree interessate; un adeguato preavviso; la garanzia della possibilit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 per le persone colpite di ricorrere contro l&#8217;ordine di sgombero presso un tribunale e di fruire di assistenza legale; la garanzia di un alloggio alternativo e la compensazione delle propriet\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 eventualmente andate perse; il rispetto di tutti gli altri diritti umani, tra cui quello di non subire maltrattamenti. Gli sgomberi forzati condotti senza tali garanzie sono una violazione dei diritti umani, in particolare del diritto a un alloggio adeguato. <\/p>\n<p>Tortura e maltrattamenti: responsabilit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 della polizia per l&#8217;uso della forza e delle armi<br \/>A distanza di 20 anni dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (Cat) l&#8217;Italia resta priva di uno specifico reato di tortura nel codice penale. Di conseguenza, gli atti di tortura e maltrattamenti commessi dai pubblici ufficiali nell&#8217;esercizio delle proprie funzioni vengono perseguiti attraverso figure di reato ordinarie (lesioni, abuso d&#8217;ufficio, falso etc.) e puniti con pene non adeguatamente severe e soggetti a prescrizione. L&#8217;Italia non ha ratificato il Protocollo opzionale alla Cat, che imporrebbe l&#8217;adozione di meccanismi di prevenzione della tortura e dei maltrattamenti, tra cui un&#8217;istituzione indipendente di monitoraggio sui luoghi di detenzione e non si \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 dotata di un organismo per il monitoraggio sui diritti umani, n\u00c3\u0192\u00c2\u00a9 di regole per l&#8217;identificazione degli agenti di polizia durante le operazioni di ordine pubblico. <br \/>Processi per il G8 di Genova 2001<br \/>A luglio 2008, il tribunale di Genova ha condannato in primo grado 15 persone, tra cui agenti di polizia penitenziaria e medici, per le violenze contro i manifestanti detenuti nella caserma di Bolzaneto a luglio 2001. Nelle motivazioni, il tribunale chiarisce che le &#8220;condotte inumane e degradanti&#8221; compiute a Bolzaneto &#8220;avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di &#8216;tortura&#8217; adottata nelle convenzioni internazionali&#8221;, ma devono essere fatte rientrare, ai fini della condanna, in reati minori quali l&#8217;abuso d&#8217;ufficio, a causa della mancanza del reato specifico nel codice penale. A novembre 2008, lo stesso tribunale ha condannato in primo grado 13 agenti di polizia per le violenze commesse contro i manifestanti alloggiati presso la scuola Armando Diaz, per calunnia e per fabbricazione di prove false. \u00c3\u0192\u00cb\u2020 improbabile che i funzionari e gli agenti imputati sconteranno le condanne, a causa dell&#8217;intervento della prescrizione. In questi anni la ricerca della verit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 non \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 stata agevolata dalle istituzioni coinvolte, n\u00c3\u0192\u00c2\u00a9 nell&#8217;ambito dei processi, n\u00c3\u0192\u00c2\u00a9 attraverso l&#8217;istituzione di strumenti di monitoraggio, quali una commissione indipendente o di una commissione parlamentare d&#8217;inchiesta. <br \/>Procedimenti giudiziari aperti sulle responsabilit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 di agenti di polizia <br \/>\u00c3\u0192\u00cb\u2020 proseguito il processo per la morte di Federico Aldrovandi, morto a Ferrara nel settembre 2005 dopo essere stato fermato da quattro agenti di polizia, rinviati a giudizio per omicidio colposo. Nel corso del dibattimento sono emerse prove, presentate dal perito della famiglia che ha deposto in giudizio a gennaio 2009, relative alla morte per arresto cardiaco a seguito dei mezzi di contenimento utilizzati dalla polizia. Pi\u00c3\u0192\u00c2\u00b9 di recente, i media hanno riferito dell&#8217;avvio di una seconda indagine per favoreggiamento a carico di agenti di polizia che hanno deposto nel processo. A marzo 2009 \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 iniziato, ad Arezzo, il processo per la morte di Gabriele Sandri, ucciso nel novembre 2007 da un colpo di pistola esploso da un agente della polizia stradale, che \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 ora accusato di omicidio volontario. A maggio 2009, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di alcuni agenti della polizia municipale di Parma per il pestaggio di Emmanuel Bonsu, cittadino ghanese, avvenuto a settembre 2008. Bonsu ha denunciato insulti razzisti e riportato danni a un occhio. <\/p>\n<p>Politiche antiterrorismo: responsabilit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 per le rendition ed espulsioni <br \/>Le istituzioni italiane hanno sinora evitato di condannare apertamente le rendition, tra cui quella dell&#8217;imam egiziano Abu Omar, rapito a Milano nel febbraio 2003 e trasferito in Egitto dove \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 stato detenuto senza imputazione sino al febbraio 2007 e, secondo quanto denunciato, sottoposto a torture. Il processo in corso a Milano per il rapimento, che vede imputati agenti della Cia e dei servizi segreti militari italiani, \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 rimasto sospeso a partire da dicembre 2008, in attesa della pronuncia della Corte costituzionale sui ricorsi per conflitti di attribuzione presentati dal governo Berlusconi e dal precedente governo Prodi. A marzo 2009 la Corte ha deciso che una parte delle prove \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 inutilizzabile nel processo in quanto coperta da segreto di stato. Il 20 maggio 2009, il giudice ha rigettato le richieste degli imputati di annullare il rinvio a giudizio e di ottenere il proscioglimento immediato a seguito della sentenza della Corte. Il processo \u00c3\u0192\u00c2\u00a8 stato quindi riavviato. <\/p>\n<p>Nonostante le richieste del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura e di altri organismi internazionali, l&#8217;Italia ha proseguito nella prassi di rimpatriare persone &#8220;sospette&#8221;, in paesi in cui potrebbero essere a rischio di tortura e maltrattamenti, effettuate senza controllo giudiziario n\u00c3\u0192\u00c2\u00a9 possibilit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 di ricorso effettivo. In questo contesto, l&#8217;Italia ha mostrato di ignorare la linea indicata dalla Corte europea dei diritti umani nel caso Saadi c. Italia (febbraio 2008), secondo cui le &#8220;assicurazioni diplomatiche&#8221; fornite da un paese noto per praticare la tortura come la Tunisia non possono, come l&#8217;Italia aveva sostenuto in giudizio, fondare la legittimit\u00c3\u0192\u00c2\u00a0 di un&#8217;espulsione, neanche in ragione di presunti motivi di sicurezza nazionale che &#8220;bilancerebbero&#8221; il rischio di tortura al rientro. <\/p>\n<p>Nonostante questa precisa indicazione, l&#8217;Italia ha disatteso decisioni successive della stessa Corte, che avevano sospeso l&#8217;espulsione nei casi di Sami Essid Ben Khemais e Mourad Trebelsi. Entrambi, rispettivamente a giugno e a dicembre 2008, sono stati espulsi in Tunisia. Anche in questo caso il governo italiano ha sostenuto di aver ricevuto &#8220;assicurazioni diplomatiche&#8221; dalla Tunisia, secondo cui Ben Khemais non sarebbe stato torturato dopo il rimpatrio ma a febbraio 2009 la Corte ha stabilito che l&#8217;Italia, rimpatriando Ben Khemais, ha violato l&#8217;art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti. A marzo 2009, la Corte ha annullato definitivamente le espulsioni di altri otto cittadini tunisini per considerazioni analoghe circa il rischio di tortura in caso di rientro in Tunisia. <br \/>Fonte: www.amnesty.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Malini Milano, 28 maggio 2009 &#8211; L&#8217;80 per cento delle condanne a morte eseguite nel mondo avviene nei Paesi del G20, cos\u00c3\u0192\u00c2\u00ac come il 79 per cento dei casi di tortura. 963 milioni di esseri umani soffrono la fame, un miliardo vivono in insediamenti precari, 1,3 miliardi non hanno accesso all&#8217;assistenza sanitaria. 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