Nella Giornata Internazionale della Donna il collettivo Non Una di Meno Messina ha organizzato una passeggiata rumorosa, con partenza di fronte al Teatro Vittorio Emanuele alle ore 17.00 e arrivo a Piazza Cairoli alle ore 19.00. Le tappe intermedie: Piazza Municipio, Piazza Duomo, Tribunale.
Si inserisce nel calendario delle oltre 60 piazze in Italia, al grido collettivo di “Le nostre vite valgono: noi scioperiamo!”.
Come scrive NUDM nel documento ufficiale: “Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile. Due giorni contro il riarmo e l’economia di guerra che porta con sé, per denunciare il carico di altro lavoro povero e gratuito sulle spalle delle donne e delle figure femminilizzate per sostenere lo smantellamento del welfare”.
Numerose le istanze e le rivendicazioni portate in piazza: dalla differenza salariale alle violenze sessuale ed economica, dalle discriminazioni alla sessualizzazione dei corpi, dai costi delle cure mediche al diritto all’aborto, fino alle più recenti politiche di riarmo, invasione e distruzione dei territori.
Tanti gli interventi durante il corteo: di fronte al Teatro Vittorio Emanuele Alice Camardella – scrittrice e attivista – ricorda senza mezzi termini il caso di violenza sessuale avvenuta al Teatro Due di Parma: “Siamo qui davanti al teatro, quindi è importante ricordarlo. Io che lo conosco e provo a lavorare in teatro, mi chiedo quante delle mie sorelle e quanti anche dei miei fratelli in realtà subiscono molestie in un ambiente vario come quello del teatro in cui di per sé c’è un disquilibrio di potere.”
Renè Abu Joub, attivista palestinese di ARCI Thomas Sankara e Coordinamento Messina Palestina parla con immenso dolore delle donne palestinesi:
“La guerra toglie tutto, ma lo stupro toglie qualcosa di ancora più profondo, la fiducia nel corpo, nello spazio, negli altri esseri umani.
Eppure, nonostante tutto questo, le donne continuano a resistere. Resistono quando si prendono cura delle loro figlie; quando curano i feriti negli ospitali improvvisati, resistono quando condividono l’ultimo pezzo di pane; resistono quando tengono stretti i propri figli sotto le macerie, resistono quando trovano la forza di raccontare ciò che resta di loro, di quello che è stato fatto a loro, anche se il mondo spesso non vuole ascoltare.”
Il corteo attraversa le strade principali della città, silenziose e pigre.
“Ma quale Stato, ma quale Dio! Sul mio corpo decido io!” si urla a gran voce camminando e facendo il più rumore possibile con fischietti, con la voce stessa, ai megafoni: è l’obiettivo principale, squarciare il velo di disinteresse e di oblio. E’ la rabbia che viene narrata e sprigionata, come manifesto di resistenza e opposizione al patriarcato.
“Ci sono paesi in cui abortire è garantito o quasi, e paesi in cui è legale sulla carta, ma pieno di ostacoli nella realtà. E l’Italia purtroppo appartiene sempre di più a questa seconda categoria.
In teoria nel nostro paese il diritto all’aborto è garantito dalla legge 194. Ma nella pratica, troppo spesso, è un diritto solo sulla carta. Oltre il 70% dei ginecologi in tutto il territorio italiano è obiettore di coscienza, con regioni – come la Sicilia- in cui si sfiora il 100%. Questo significa che per moltissime donne abortire diventa un vero e proprio percorso a ostacoli.” (Ross, NUDM Messina)
A piazza Municipio e sulle scale del Tribunale vengono deposte delle mimose “insanguinate”, simbolo di protesta e memoria verso le donne vittime di abusi e femminicidi , con la scritta: “Non fiori ma opere di rabbia”.
Si fa riferimento anche al ddl Bongiorno: “nonostante sia stato approvato alla Camera, a un certo punto qualcuno ci ha ripensato, prima avevano votato sì, poi hanno cambiato idea e quindi adesso è stato modificato e si parla di dissenso. Uno può dire ‘vabbè è la stessa cosa’, invece no, perché un conto è dire che soltanto i rapporti consensuali sono rapporti leciti, un conto è dire che tu devi dimostrare che non hai manifestato il tuo dissenso” (Claudia Bellomo, NUDM Messina) .
A Piazza Duomo e al Tribunale vengono recitate delle letture da parte del Collettivo Morgan3 scelti da “Dare la vita” e “Stai Zitta!” di Michela Murgia, scrittrice femminista scomparsa nel 2023.
Si fa lunga menzione anche del lavoro di cura, non riconosciuto e sempre considerato prerogativa delle donne: “L’idea che la realizzazione di una donna esistesse soltanto dentro casa, il disagio che deriva dal dovere aderire ad una femminilità limitante che le relegava ai soli ruoli di moglie e madri, soffocava i loro interessi e le loro ambizioni ieri come oggi. Le donne poi hanno avuto accesso al lavoro, all’istruzione e all’indipendenza economica che ancora oggi stiamo cercando di conquistare perché a volte i nostri mariti controllano i nostri conti correnti. Ma la struttura della casa non è cambiata molto. L’incarico di lavoro è rimasto prevalentemente sulle donne. Risultato? Non una liberazione, ma un doppio lavoro, perché sì, il lavoro che si fa a casa si chiama lavoro di cura ed è il lavoro non retribuito.” (Olga Gurgione, NUDM Messina)
A piazza Cairoli – tappa finale della passeggiata – insieme a un banchetto con brochure e volantini informativi, viene allestita una performance artistica: su una tavola bianca viene scritta a grandi lettere rosse “NON FIORI MA OPERE DI RABBIA”. Vengono invitate le persone presenti a intingere rametti di mimosa nella vernice rossa e lanciarli contro la tavola bianca: bianco come l’indifferenza del mondo alle violenze subite, come l’indifferenza delle istituzioni; bianco però è anche la purezza e la delicatezza che simboleggia il fiore stesso. Vuole essere un gesto catartico, che si contrappone al rosso del sangue delle donne uccise e umiliate, per trasformare il dolore privato in urlo e esperienza collettiva. Curiosi e passanti della domenica pomeriggio si avvicinano, colpiti e commossi dalla potenza dell’atto dissacrante.
Se l’8 Marzo si lotta, il 9 Marzo è il giorno dello sciopero generale: per garantire a tutte le lavoratrici con contratti di lavoro dipendente la possibilità di astenersi dal lavoro produttivo.
“Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite. Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio. Scioperiamo perché senza consenso è stupro.”
Lucia Florio
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