Cronaca

ALESSIA MICALE – Tra slogan, social, idee appuntate al volo e una vita piena: ritratto semiserio di una comunicatrice

QUELLA CHE DICE LE COSE E INTANTO LE COSTRUISCE

Lei a Capo d’Orlando, ma non solo, è emergente da parecchio tempo

Ci sono persone che fanno comunicazione.

E poi ci sono persone che sembrano vivere comunicando.

Non nel senso di stare sempre online. Non nel senso di esserci a tutti i costi.

Nel senso più complicato: trasformare idee, osservazioni, ironia, lavoro e vita quotidiana in un linguaggio che gli altri riconoscono subito.

A Capo d’Orlando, quando si parla di comunicazione, progetti, social, eventi, linguaggi nuovi, slogan che funzionano e idee che girano veloci, il nome di Alessia Micale da un po’ di tempo compare spesso.

Emergente?

Forse sì. Ma solo per chi arriva adesso.

Perché il percorso non nasce oggi. Anche se nasce presto.

A sedici anni nel panificio dello zio. Poi il diploma con il massimo dei voti. Università. Lavoro. Turni. Radio. Dj. Master. Social media marketing quando ancora i social non erano diventati una professione che tutti improvvisavano.

E in mezzo la vita vera.

«A 24 anni mi sposo, a 26 nasce Nicolò.» Detta così sembra una riga. In realtà dentro c’è una quantità enorme di giornate piene.

Di quelle che finiscono alle cinque di mattina e ricominciano alle nove. Di quelle in cui studi mentre lavori. Lavori mentre cresci un figlio. E cresci un figlio mentre costruisci il tuo posto nel mondo.

Senza chiedere scorciatoie.

Una piccola casa. Una macchina arrivata più tardi del previsto. Tanti obiettivi conquistati senza fare troppo rumore.

Eppure Alessia una frase la dice chiara:

«A 18 anni avrei dovuto prendere quell’aereo per Milano, fare il test alla Bocconi e non tornare. Invece non sono partita. Ho sbagliato. Sì, tanto.»

Una frase che sembra nostalgia. Ma forse è anche il contrario. Perché poi è rimasta. E restando ha costruito.

Ha preso di recente anche un Master in Management e Sviluppo del Turismo. Ha iniziato a riflettere prima di parlare. E oggi dice una cosa che forse vale più di tante strategie digitali:

«Ultimamente mi piace parlare direttamente con le persone. Ascoltarle e guardarle negli occhi. Molti non sono così pieni di odio come succede qui sui social.»

Curioso per una che lavora nella comunicazione. O forse no.

Perché Alessia i social li usa, ma non li idolatra. Li attraversa. Li studia. Li prende in giro. Ogni tanto li smonta.

Con il suo spazio quasi quotidiano — #velovolevodire — è diventata una voce riconoscibile. Non una rubrica. Più una palestra di pensiero.

Piccoli editoriali sparsi. Qualche provocazione. Molta osservazione. A volte una frase che sembra leggera e invece resta.

Come questa:

«Ci vuole un talento raro oggi, a non rispondere al veleno. Chi non reagisce non è debole. È libero.»

Oppure quando decide di fare divulgazione in modo semplice:

«PR, Marketing e Social Media Marketing non sono la stessa cosa.» E giù spiegazioni nette.

PR costruisce reputazione. Marketing costruisce strategia. Social media marketing non salva tutto con un reel.

Perché dietro il tono leggero c’è una cosa che torna spesso: il metodo. Ma guai a ridurla a una professionista dei social.

Perché poi arriva il lato che spiazza. Quello che parla di comunità. Di politica senza fare politica. Di territorio. Di ascolto.

«Non siamo nemici. Abbiamo tutti lo stesso amore per il nostro paese.» E allora nascono idee.

Nasce recentemente Shopping Club Orlandino, un’idea condivisa con Milena Milio e Susanna Di Bella. Nascono progetti condivisi. Nascono slogan che sembrano campagne ma dentro hanno una visione.

“Feel Your Style”. Una mongolfiera. La primavera.

L’idea che quando una comunità brilla, brillano tutti. E poi improvvisamente cambia tono, Guarda il suo paese, il mondo che le gira intorno.

Scrive: «A me non interessa chi votate, chi amate, il vostro passato o le etichette sociali. Mi interessa solo che siate brave persone.»

E capisci una cosa. Che forse il motivo per cui divide non è perché vuole dividere. È che oggi dire chiaramente come la pensi sembra quasi un atto rivoluzionario.

Alessia nel frattempo continua. Legge. Osserva. Lavora. Fa progetti. Studia ancora. Sogna e fa sognare i suoi Clienti che diventano conoscenti, amici, gente con la quale condividere progetto e futuro(i).

E ogni tanto si ricorda una cosa che sembra banale e invece forse è il suo prossimo obiettivo.

Fermarsi. Guardare il sole. Concedersi leggerezza. Perdersi nell’orizzonte punteggiato dalla Isole.

Perché mentre tutti cercano di diventare qualcuno, lei sembra occupata in qualcosa di più complicato.

Provare a diventare sé stessa.

E intanto, tra un post, un progetto e un #velovolevodire, il futuro continua a disegnarlo. Con idee fresche, costruendo nuovi linguaggi, siti e pensieri. Un po’ pungenti, ma certamente innovativi e che destano attenzione.

Molto sue.

Parlando con Alessia

Tra social, lavoro, un figlio, idee che corrono e un hashtag che ormai è diventato una piccola rubrica quotidiana: conversazione semiseria con una comunicatrice che a Capo d’Orlando si fa notare senza fare troppo rumore.

Partiamo dalla domanda più scomoda. Hai scritto: “A 18 anni avrei dovuto prendere quell’aereo per Milano e fare il test alla Bocconi”. Lo pensi ancora?

Lo penso meno di prima. Per anni ho creduto davvero di avere sbagliato. Pensavo che restare fosse stata una rinuncia. Oggi invece penso che quella scelta mi abbia portato da un’altra parte. Non migliore o peggiore. Solo diversa. E forse più mia.

Però quella frase colpisce perché detta da una che poi non è rimasta ferma un giorno.

Infatti il problema non era restare. Era avere paura di non costruire abbastanza. Alla fine ho sempre fatto qualcosa: lavorato, studiato, cambiato, ricominciato. Non sono molto brava a stare ferma.

Primo lavoro?

Sedici anni. Panificio di mio zio. Due volte a settimana.

Credo di avere imparato lì una cosa che poi non mi ha più lasciata: nessuno ti regala niente.

Poi?

Università, lavoro in negozio, radio, serate da dj, social, master, maternità.

Raccontata così sembra una biografia motivazionale ma in realtà molte volte ero solo stanca.

A un certo punto arriva Nicolò. Quanto cambia il film?

Tutto.

Perché quando arriva un figlio smetti di pensare solo a cosa vuoi diventare tu.

Inizi a chiederti anche che esempio vuoi essere.

Hai studiato social media marketing quando ancora non esistevano tutti questi esperti. Oggi cosa ti fa sorridere del settore?

Che spesso si confonde il rumore con il risultato. Lo ripeto spesso: PR, marketing e social non sono la stessa cosa.

Un reel che fa numeri non sempre costruisce reputazione. La comunicazione vera è molto meno spettacolare e molto più strategica.

Parliamo di #velovolevodire. Come nasce?

Nasce perché leggo tanto e parlo poco. Per anni ho osservato. Poi ho deciso che alcune cose valeva la pena dirle. Non per convincere qualcuno. Solo per aggiungere una voce.

Ti definiresti una che provoca?

No. Direi che faccio domande. Che spesso dà più fastidi

Hai scritto una frase molto forte: “Non mi interessa chi votate, chi amate, cosa dice la gente di voi. Mi interessa solo che siate brave persone”. È davvero così semplice?

No. Ma ci provo. Le persone sono molto più grandi delle etichette che gli appiccichiamo addosso.

Capo d’Orlando: amore o litigio continuo?

Amore. Quello vero però.

Quello che ogni tanto ti fa arrabbiare perché sai che potrebbe essere di più. Io credo molto nelle persone che vivono qui. Credo meno nel lamentarsi senza fare niente.

Shopping Club Orlandino, eventi, idee, connessioni… ma quante idee hai esattamente?

Troppe.

Se le giornate durassero altre ventiquattro ore forse riuscirei a realizzarne metà.

Domanda secca. Dove ti vedi tra cinque anni?

Bella domanda.

Spero libera. Spero serena. Spero ancora curiosa. E magari con il coraggio di fare qualche scelta che oggi rimando troppo.

Ultima domanda. Se dovessi scrivere oggi un nuovo #velovolevodire?

Direi questo: Che non bisogna avere paura di cambiare idea. E che il successo non è arrivare prima degli altri. È riuscire a costruire una vita che, quando torni a casa la sera, ti assomigli davvero.

Alla fine dell’intervista Alessia ride.

Dice che ha ancora troppe cose da fare. Poi prende il telefono, segna un’idea, risponde a tre messaggi, pensa a un progetto nuovo e probabilmente scriverà un altro #velovolevodire. Perché certe persone non comunicano soltanto. Costruiscono conversazioni.

Come questa.

MSM

 

 

Redazione Scomunicando.it

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