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BROLO – l’Ufficio Idrico non faceva acqua. Ma il Comune decide di cambiare tutto

Dipendenti trasferiti e 27.800 euro per un supporto esterno

Due provvedimenti in appena ventiquattr’ore ridisegnano l’organizzazione degli uffici comunali, almeno quelli dell’area acquedotto.

L’Amministrazione Laccoto parla di razionalizzazione e valorizzazione del personale. Ma viene spontaneo chiedersi perché non investire direttamente sulle professionalità già presenti, sulle ore di lavoro e sul rapporto costruito negli anni con i cittadini. Una domanda che poi vale anche per altri servizi comunali e non solo a Brolo.

A Brolo c’è un ufficio che, almeno per quanto riguarda il rapporto con i cittadini e la conoscenza delle pratiche, non sembra aver mai fatto acqua. È quello del servizio idrico comunale., sia interno che esterno. Eppure, proprio mentre si parla di efficienza, valorizzazione delle competenze e miglioramento dei servizi, l’Amministrazione sceglie una strada che lascia più di qualche perplessità. Due atti amministrativi, firmati a distanza di poche ore, raccontano una riorganizzazione destinata a incidere profondamente sugli equilibri degli uffici comunali. Il primo è il provvedimento sindacale numero 15 del 6 ottobre 2026, con il quale tre dipendenti a tempo indeterminato, con contratto di 24 ore settimanali, vengono trasferite dall’Area Finanziaria all’Area Amministrativa. Gli spostamenti diventeranno operativi da domani 12 ottobre. La motivazione ufficiale è il potenziamento di alcuni servizi, anche in conseguenza dei pensionamenti e delle carenze di organico. Esigenze certamente comprensibili. Un Comune deve garantire il funzionamento della biblioteca, dell’ufficio turistico e dell’asilo nido. Ma la domanda è un’altra: per rafforzare alcuni uffici era davvero necessario sottrarre personale a un settore che gestisce attività delicate, scadenze, incassi e rapporti quotidiani con l’utenza? Il giorno successivo, il 7 ottobre, arriva la deliberazione di Giunta numero 340. Questa volta l’attenzione si concentra proprio sull’Ufficio Idrico. La Giunta approva un percorso triennale di formazione specialistica e affiancamento operativo del personale, destinando complessivamente 27.800 euro: 8.900 euro per il 2026, 9.450 per il 2027 e altrettanti per il 2028.

Le attività previste riguardano la gestione delle utenze, l’aggiornamento delle banche dati, la bollettazione, la riconciliazione dei pagamenti, il recupero delle morosità e i rapporti con il pubblico. L’atto precisa che non si tratta di esternalizzare le funzioni istituzionali del Comune, che rimangono in capo all’ente, ma di affidare a professionalità esterne un servizio di formazione, supporto e affiancamento operativo. Una distinzione amministrativa importante, che però non cancella l’interrogativo politico.

Perché destinare quasi 28 mila euro a un supporto esterno senza aver prima dimostrato che un investimento diretto sul personale comunale non avrebbe prodotto risultati altrettanto validi, se non migliori? Le dipendenti trasferite hanno maturato negli anni esperienza, conoscenza delle procedure e familiarità con le esigenze degli utenti. Un patrimonio professionale che non si misura soltanto attraverso i programmi informatici o le statistiche di riscossione. Chi si presenta allo sportello con una bolletta da chiarire, un pagamento da verificare o una pratica complessa da risolvere sa quanto contino la continuità del rapporto, la conoscenza delle situazioni e la capacità di fornire risposte senza trasformare ogni richiesta in un percorso a ostacoli. Sono competenze che si costruiscono nel tempo. E che non sempre possono essere sostituite da un corso di formazione, per quanto specialistico.

C’è poi una contraddizione che merita attenzione. Nel provvedimento sindacale si parla di valorizzazione del personale e di mobilità interna a invarianza di spesa. Nella delibera successiva si assegnano invece risorse economiche per un intervento esterno destinato a rafforzare proprio le competenze dell’Ufficio Idrico. In sostanza, si spostano lavoratrici già formate e si programma una spesa per formare e affiancare chi dovrà assicurare il funzionamento del servizio.

Tutto legittimo sul piano delle scelte organizzative, naturalmente. Ma legittimo non significa automaticamente opportuno. E soprattutto non significa conveniente. Non sarebbe stato più ragionevole valutare prima un ampliamento delle ore contrattuali del personale part-time, compatibilmente con le norme e le disponibilità di bilancio? (Ma questo vale anche per altri settori, in primis quello della Polizia Municipale, oggi ridotta al linite del suo organico). Oppure ricorrere, dove consentito, a prestazioni straordinarie, incentivi legati a obiettivi verificabili e aggiornamento professionale mirato? Sarebbe stato interessante conoscere un confronto economico tra queste soluzioni e il percorso triennale approvato dalla Giunta.

Perché il problema non è negare l’utilità della formazione o del supporto specialistico. Il problema è capire se si stia realmente rafforzando una struttura oppure se, dopo averne modificato gli equilibri, si debba spendere per ricostruire una parte delle competenze operative già disponibili. L’Amministrazione, nella delibera, richiama anche la necessità di recuperare attività arretrate, migliorare la bollettazione e rafforzare la riscossione. Obiettivi sui quali è difficile dissentire. Ma gli atti non offrono, da soli, un quadro comparativo dei risultati precedentemente raggiunti dall’ufficio, né dimostrano che le eventuali criticità dipendano dalla professionalità delle dipendenti anziché dalla disponibilità di tempo, dagli strumenti informatici o dall’organizzazione complessiva. Ed è una differenza sostanziale.

Se un ufficio ha bisogno di più ore di lavoro, la risposta non può essere automaticamente quella di spostare personale e acquistare assistenza esterna. Prima bisognerebbe chiedersi se non sia più efficace mettere chi già conosce il servizio nelle condizioni di lavorare meglio. Anche perché un’amministrazione pubblica non è soltanto una macchina contabile. È fatta di persone, memoria amministrativa, relazioni e fiducia. La parola razionalizzazione è diventata una sorta di formula magica. La si pronuncia e tutto sembra trovare giustificazione: trasferimenti, riorganizzazioni, nuovi affidamenti, nuovi percorsi formativi. Ma razionalizzare dovrebbe significare utilizzare meglio ciò che si possiede, non necessariamente rimetterlo in discussione per poi cercare altrove ciò che già funzionava.

Perché le scelte amministrative non si giudicano dalla quantità di delibere prodotte, ma dalla qualità dei servizi che lasciano ai cittadini. E certe decisioni, anche quando vengono presentate come un passo avanti, rischiano di essere un passo indietro.

A Brolo l’acqua continuerà certamente a scorrere nei rubinetti. Resta da capire se, con questa riorganizzazione, continuerà a scorrere altrettanto bene anche il rapporto tra il Comune e i suoi cittadini. Ultima nota nota importante gli atti sotto il profilo procedurale sono ineccepibili.

 

Redazione Scomunicando.it

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