Cronaca

CAPO D’ORLANDO – Il turismo cambia passo: nel 2025 oltre 116 mila presenze, ma la sfida rimane quella di andare oltre l’estate

L’analisi dei dati ufficiali dal 2015 al 2025 racconta una destinazione che ha superato i livelli pre-Covid e sta recuperando capacità di attrazione internazionale. In dieci anni gli arrivi sono passati da 20 mila a oltre 35 mila. Resta però una forte concentrazione estiva. Il futuro passa da stranieri, porto, esperienze, Nebrodi, cultura ed eventi capaci di allungare la stagione.

Per capire dove può andare il turismo orlandino bisogna partire da dove si trova oggi.

E i numeri raccontano una storia interessante: il 2025, in attesa dei dati del 2026, è stato nettamente il miglior anno dell’ultimo decennio tra quelli analizzati, sia per arrivi sia per pernottamenti nelle strutture ricettive. Nel 2015 Capo d’Orlando registrava 20.431 arrivi e 73.519 presenze. Nel 2019, ultimo anno prima della pandemia, gli arrivi erano saliti a 26.926 e le presenze a 81.570. Poi il Covid: nel 2020 gli arrivi precipitarono a 19.143 e le presenze a 58.353. La ripresa è stata progressiva: 20.758 arrivi nel 2021, 23.300 nel 2022, 25.371 nel 2023 e 28.833 nel 2024.

Il salto arriva nel 2025: 35.421 arrivi e 116.398 presenze.

Significa, rispetto al 2024, +22,8% negli arrivi e +37,6% nelle presenze. Ancora più significativo il confronto con il 2019: gli arrivi sono cresciuti del 31,5%, i pernottamenti del 42,7%. Non si tratta più, dunque, soltanto di recuperare ciò che era stato perso con la pandemia. Capo d’Orlando ha superato nettamente i livelli precedenti.

C’è un altro dato che merita attenzione.

Nel 2015 gli stranieri rappresentavano appena il 13,8% degli arrivi e il 13,6% delle presenze. Nel 2019 erano già saliti rispettivamente al 18,3% e al 23,5%. Nel 2025 gli arrivi dall’estero sono stati 8.292 su 35.421, il 23,4% del totale. Ancora più rilevante il dato dei pernottamenti: 31.989 presenze straniere, pari al 27,5%. In pratica, più di una notte su quattro trascorsa nelle strutture ricettive orlandine è ormai generata da un cliente internazionale.

È probabilmente questo uno dei numeri sui quali costruire il futuro.

La tendenza coincide con quella siciliana e nazionale. La Regione segnala per il 2025 un’ulteriore crescita degli arrivi nell’Isola e soprattutto un progressivo rafforzamento dei mesi di media e bassa stagione. La programmazione regionale 2026-2028 individua proprio in destagionalizzazione, sostenibilità, digitalizzazione e turismo esperienziale alcune delle direttrici sulle quali costruire la nuova offerta.

I numeri mensili di Capo d’Orlando mostrano però chiaramente il punto debole.

Nel 2025 agosto ha totalizzato da solo 35.963 presenze, luglio 27.834, settembre 14.888 e giugno 12.616. Tra giugno e settembre si concentra quindi circa il 78% di tutti i pernottamenti dell’anno. Se allarghiamo l’osservazione da aprile a settembre arriviamo addirittura all’88% delle presenze annuali. Gennaio, febbraio, marzo, novembre e dicembre, invece, restano su numeri molto contenuti, a parte nei week end. È qui che si gioca la vera partita. Non necessariamente trasformare Capo d’Orlando in una destinazione da dodici mesi – obiettivo difficile per molte località balneari – ma costruire seriamente una stagione di sei, sette o otto mesi.

Maggio, giugno, settembre e ottobre possono diventare mesi turistici a pieno titolo.

Il mercato sta cambiando.

ENIT registra una crescente domanda di esperienze autentiche e personalizzate: enogastronomia, turismo delle radici, vacanze attive, natura, cultura e soggiorni fuori dall’altissima stagione. Dal mercato statunitense, per esempio, cresce l’interesse per la Sicilia e per viaggi programmati anche nelle cosiddette shoulder seasons, primavera e autunno.  Il turista tedesco, primo mercato estero per arrivi in Italia, associa alla vacanza italiana mare, cultura, sport, gastronomia e attività all’aria aperta.

È un cambiamento importante per Capo d’Orlando. Perché significa che il mare da solo non basta più, ma il mare rimane una formidabile porta d’ingresso. La destinazione possiede già elementi che, messi insieme, possono diventare un prodotto molto più ampio: costa e spiagge, porto turistico, borgo di San Gregorio, Monte della Madonna, Villa Piccolo, gastronomia, attività sportive e nautiche, eventi e una posizione geografica che consente di guardare contemporaneamente alle Eolie e ai Nebrodi e sopratutto la crescita dell’offerta di B&B di grande qualità. Il problema è trasformare questa somma di luoghi in esperienze acquistabili e facilmente comprensibili dal visitatore.

Ma non basta dire: abbiamo il porto, abbiamo Villa Piccolo, abbiamo i Nebrodi a pochi chilometri. Occorre dire al turista cosa può fare domani mattina.

Capo d’Orlando ha una caratteristica che potrebbe essere sfruttata molto di più: può funzionare come una cerniera turistica tra mare, Eolie e area nebroidea ( è stato detto mille volte). Chi arriva in barca può essere portato nell’entroterra. Chi soggiorna sui Nebrodi può trascorrere una giornata sulla costa. Chi sceglie Capo d’Orlando per una settimana può trovare escursioni, trekking, borghi, archeologia, gastronomia, aziende agricole, esperienze nei boschi, percorsi culturali e uscite in mare. Questo è il turismo contemporaneo: non necessariamente costruire nuove attrazioni, ma collegare quelle che già esistono. La stessa ENIT presenta ormai l’offerta italiana come combinazione di patrimonio culturale, mare, natura, benessere, sport, borghi ed enogastronomia.  Capo d’Orlando, per posizione, possiede quasi tutte queste componenti nel raggio di pochi chilometri.

C’è poi il grande tema degli eventi.

Concerti, manifestazioni sportive, festival, appuntamenti culturali ed enogastronomici portano persone e animano la città. Ma dal punto di vista turistico il risultato più importante non è quanta gente riempie una piazza la sera. È quanta di quella gente dorme a Capo d’Orlando, mangia nei ristoranti, entra nei negozi e rimane anche il giorno successivo. L’evento funziona davvero come prodotto turistico quando diventa pacchetto: pernottamento, esperienza, ristorazione, visita, escursione. E soprattutto quando viene programmato in aprile, maggio, giugno, settembre e ottobre, cioè nei mesi nei quali ogni presenza aggiuntiva pesa molto più che nella settimana di Ferragosto.

I dati 2025 consegnano quindi a Capo d’Orlando una buona notizia, ma anche una responsabilità. 35.421 arrivi e 116.398 presenze rappresentano il punto più alto dell’ultimo decennio analizzato. La permanenza media, che nel 2024 era scesa sotto le tre notti, nel 2025 risale a circa 3,3 notti. Anche questo è un segnale da osservare. Il prossimo obiettivo non dovrebbe essere semplicemente inseguire un altro record. Dovrebbe essere migliorare la qualità economica di quei numeri: più stranieri, soggiorni più lunghi, maggiore spesa sul territorio e soprattutto più presenze fuori luglio e agosto.

Il mercato, del resto, sembra offrire questa possibilità. A livello nazionale la domanda internazionale continua a crescere e nel 2025 i viaggiatori esteri hanno generato oltre 60 miliardi di euro di spesa turistica in Italia; ENIT segnala inoltre una domanda sempre più interessata a esperienze, Sud Italia ed enogastronomia.  Capo d’Orlando parte da una posizione favorevole.  Adesso deve fare il passaggio più difficile: da località dove trascorrere le vacanze estive a destinazione per la quale valga la pena partire anche a maggio, giugno, settembre e ottobre. È probabilmente questa la differenza tra avere turisti e costruire turismo.

Fonte dei dati locali: elaborazione sui dati ufficiali del movimento turistico comunale forniti per gli anni 2015-2025. I confronti percentuali e gli indicatori di permanenza media sono elaborazioni sui valori di arrivi e presenze registrati nel Comune di Capo d’Orlando

Redazione Scomunicando.it

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