Il post sui social e l’articolo di Simona Bonfante – su il Riformista – raccontano la sua vicenda giudiziaria
Cosa ha a che fare questo con la funzione rieducativa della pena?
La narrazione del post di Simona Bonfante — ripresa ampiamente da post sui social non solo dall’area della destra radicale ma anche da quella garantista — presenta la vicenda come un caso di accanimento ingiusto verso un detenuto rieducato. Secondo la difesa, l’isolamento diurno avrebbe dovuto essere applicato già nel 1991 e non oggi, “a un detenuto già riconosciuto come rieducato e al quale era stata concessa la semilibertà”. La battaglia giudiziaria non si chiude: dopo la Cassazione, il prossimo passaggio potrebbe essere Strasburgo. La questione sollevata dall’avvocato Bordoni — che ha annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo — riguarda quindi un punto tecnico-giuridico legittimo: il rapporto tra rieducazione già riconosciuta e applicazione tardiva di una pena accessoria. L’avvocato ha definito la decisione “una scelta che cancella l’effetto rieducativo e va nell’ottica dell’applicazione vendicativa di una pena estrema”.
Il dibattito sulla funzione rieducativa della pena e sull’applicazione tardiva delle sanzioni accessorie è legittimo e merita attenzione — ed è quello che l’avvocato della difesa sta portando a Strasburgo per le vie proprie.
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