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CINEMA, IMPEGNO SOCIALE & POLITICA – Addio a Brigitte Bardot: il mito di BB tra cinema e ribellione senza compromessi

Da icona progressista degli anni Sessanta, Bardot si avvicina sempre più a posizioni di destra radicale. Sostiene Jean-Marie e poi Marine Le Pen, sposa nel 1992 Bernard d’Ormale, esponente del Front National.

Brigitte Bardot è morta oggi, 28 dicembre 2025 all’età di 91 anni, dopo una lunga malattia.

Con lei se ne va una delle figure più iconiche e contraddittorie del Novecento: attrice simbolo della rivoluzione dei costumi, incarnazione di una bellezza libera e istintiva, ma anche attivista radicale, capace di dividere l’opinione pubblica fino all’ultimo giorno della sua vita.

In soli quindici anni di cinema Bardot era diventata semplicemente BB, un acronimo universale, una sigla che racchiudeva desiderio, scandalo, emancipazione. Poi, quando il mito sembrava destinato a non conoscere declino, scelse il silenzio delle scene per dedicarsi a un’altra battaglia, forse ancora più totalizzante: la difesa degli animali.

Dalla danza al cinema, dalla provincia al mito globale

Nata a Parigi il 28 settembre 1934, Brigitte Bardot si forma come ballerina classica. È la moda ad aprirle le prime porte, con le copertine di Elle, ma l’incontro decisivo è quello con Roger Vadim, che diventerà suo marito e il regista destinato a lanciarla. Dopo una gavetta fatta di ruoli minori, il 1956 segna la svolta definitiva con Et Dieu… créa la femme (Piace a troppi).

Il film, inizialmente accolto con freddezza in Francia, esplode negli Stati Uniti e trasforma Bardot in un fenomeno mondiale. La sua Juliette non è solo sensuale: è una donna che vive il corpo e il desiderio senza colpa. Una rivoluzione culturale. Simone de Beauvoir la interpreta come simbolo di autonomia femminile, mentre i Cahiers du cinéma ne difendono la portata innovativa.

Da quel momento BB diventa l’immagine stessa della Francia moderna: Elvis Presley la definisce “l’ottava meraviglia del mondo”, Life scrive che nessuna donna, dopo la Statua della Libertà, ha illuminato tanto l’America.

Una carriera breve, intensa, irripetibile

Bardot lavora con i grandi: Jean Gabin, Clouzot, Godard, Louis Malle. In Il disprezzo di Godard, accanto a Michel Piccoli, il suo volto già segnato da un’ombra malinconica racconta la fine di un’epoca. Nel 1970 presta il volto a Marianne, simbolo della Repubblica francese.

Ma la popolarità è un peso insostenibile. Assediata dai paparazzi, costretta a vivere sotto osservazione continua, tenta più volte il suicidio. Nel 1973, a soli 39 anni, lascia definitivamente il cinema. L’ultimo film passa inosservato. Il mito, invece, no.

La scelta radicale: gli animali prima di tutto

Già vegetariana dagli anni Sessanta, nel 1986 fonda la Fondation Brigitte Bardot, che negli anni arriverà a raccogliere fino a 15 milioni di euro l’anno, contribuendo alla salvaguardia di migliaia di animali in tutto il mondo.

Da quel momento Bardot diventa una militante inflessibile. Denuncia i macelli, la caccia, la sperimentazione animale, le tradizioni che prevedono uccisioni rituali. Le sue parole sono spesso dure, senza mediazioni. Più delle sue vecchie fotografie, cominciano a circolare le sue lettere, i suoi appelli, le sue accuse.

L’ombra della politica e le polemiche

Negli ultimi decenni la sua figura pubblica si carica di forti contraddizioni. Da icona progressista degli anni Sessanta, Bardot si avvicina sempre più a posizioni di destra radicale. Sostiene Jean-Marie e poi Marine Le Pen, sposa nel 1992 Bernard d’Ormale, esponente del Front National.

Alcune sue dichiarazioni contro l’Islam e l’immigrazione le valgono condanne per incitamento all’odio razziale. Attacca duramente i cacciatori, arrivando a collezionare più querele che applausi. Ma non arretra mai. Fino alla fine rivendica la propria libertà di parola, anche a costo dell’isolamento.

Un’eredità impossibile da semplificare

Brigitte Bardot non è stata una figura conciliabile. Ha incarnato la libertà e l’eccesso, la bellezza e la rabbia, l’emancipazione e l’intransigenza. È stata musa del cinema moderno e attivista radicale, simbolo erotico e asceta laica, amata e contestata.

Alla fine, come aveva previsto, il cinema è stato solo un mezzo: «Ho sempre pensato che avrei girato film solo per comprarmi una fattoria dove crescere gli animali». Oggi restano una sessantina di film, un immaginario indelebile e una fondazione che continua a operare.

Il mito di BB non può tramontare, proprio perché resta irrisolto. E forse è questo, nel bene e nel male, il segno più profondo che Brigitte Bardot ha lasciato al suo tempo.

Redazione Scomunicando.it

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