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COMUNI VIRTUOSI – Da Gaiba un patto per il futuro, c’era anche Oliveri

 

 Si è chiusa l’Assemblea nazionale 2026. Aree interne, giovani, transizione ecologica e nuovi modelli di sviluppo al centro della due giorni. Tra i Comuni protagonisti anche Oliveri, chiamato a portare l’esperienza delle realtà premiate negli ultimi anni. Presentata inoltre l’anteprima del nuovo bando nazionale.

Restare nei piccoli centri, poterci tornare e soprattutto creare le condizioni per costruirvi un futuro.

È questo il filo che ha attraversato l’Assemblea Nazionale dei Comuni Virtuosi 2026, conclusa nella Sala XXV Aprile di Gaiba, in provincia di Rovigo. Due giornate di confronto tra amministratori, associazioni e cittadinanza attiva provenienti da tutta Italia, raccolte attorno al tema “Costruire alleanze, generare cambiamento”. Un confronto che ha provato a spostare il dibattito dai problemi, ormai conosciuti, alle possibili soluzioni. Perché spopolamento, invecchiamento e riduzione dei servizi continuano a pesare sulle aree interne, ma esistono anche comunità che sperimentano nuove forme di residenzialità, welfare di prossimità, recupero delle scuole e opportunità per giovani coppie, imprenditori e innovatori.

Le esperienze di Vallo di Nera, Gagliano Aterno, Fratte Rosa e Dossena hanno raccontato un’Italia minore soltanto nelle dimensioni demografiche. Paesi che provano a trasformare la propria fragilità in laboratorio, costruendo risposte locali a problemi nazionali. È emerso così un concetto che attraversa ormai molte riflessioni sulle aree interne: restare non può essere un sacrificio e tornare non può essere un atto di nostalgia. Occorre creare condizioni economiche, sociali e infrastrutturali che rendano entrambe le scelte concretamente possibili. Una sfida nella quale i giovani hanno un ruolo centrale.

Il panel dedicato al bando “Giovani Virtuosi in Comune” ha portato le esperienze di Povegliano Veronese e Capannori, mostrando percorsi legati all’agricoltura, all’autonomia e alla cittadinanza attiva. Il messaggio emerso è netto: quando un Comune concede spazio, fiducia e responsabilità alle nuove generazioni, il risultato non si misura soltanto nei singoli progetti realizzati. A rimanere sul territorio è soprattutto una rete di relazioni capace di rafforzare la comunità.

La seconda giornata ha allargato lo sguardo alla transizione ecologica e agli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con particolare riferimento a città e comunità sostenibili, lotta ai cambiamenti climatici e tutela degli ecosistemi terrestri. Il nuovo format dell’Assemblea, costruito attraverso dibattiti e testimonianze dirette, ha permesso di mettere a confronto esperienze su energie rinnovabili, raccolta differenziata, economia circolare e valorizzazione della cosiddetta “materia prima seconda”. Particolare attenzione è stata riservata anche alle nuove esigenze delle città davanti agli effetti della crisi climatica: rifugi climatici, depavimentazione degli spazi urbani e strategie di adattamento. Su questi temi sono state presentate le esperienze degli amministratori di Bergamo, Parma, Brescia, Trento e Bologna.

Il Premio cambia pelle, c’è anche Oliveri

Uno dei momenti centrali è stato l’incontro “Il Premio cambia pelle”, durante il quale è stata presentata in anteprima la nuova impostazione del bando nazionale dei Comuni Virtuosi, con nuove categorie. La pubblicazione è prevista con il nuovo anno. Al confronto hanno partecipato i sindaci di alcuni Comuni premiati nelle precedenti edizioni: Cellole, Oliveri, Pontboset e Foiano di Val Fortore. Una presenza significativa anche per la Sicilia e per il Messinese, con Oliveri chiamato a confrontarsi con amministrazioni provenienti da realtà territoriali profondamente differenti ma accomunate dalla ricerca di nuovi modelli di governo locale. Dal dibattito è arrivata anche una proposta destinata a far discutere. Il sindaco di Foiano di Val Fortore ha lanciato un appello sulle aree interne, proponendo di ragionare su forme di defiscalizzazione rivolte agli anziani che decidano di trascorrere gli anni della pensione nei piccoli centri delle zone interne.

Un’idea che inserisce un elemento ulteriore nel dibattito sul ripopolamento: non soltanto trattenere i giovani, ma costruire politiche capaci di attrarre nuovi residenti e generare economia locale.

Per anni il dibattito sui piccoli Comuni è stato dominato dalla parola “sopravvivenza”. Salvare una scuola, mantenere un presidio, impedire la chiusura di un servizio, frenare lo spopolamento. L’Assemblea dei Comuni Virtuosi prova a cambiare prospettiva. Non soltanto difendere ciò che rimane, ma creare nuove ragioni per restare e nuove ragioni per tornare. Significa mettere insieme sostenibilità ambientale e sviluppo economico, servizi e qualità della vita, amministrazioni e cittadini, anziani e giovani. Ma significa soprattutto trasformare le buone pratiche in modelli replicabili, evitando che rimangano esperienze isolate legate alla capacità del singolo sindaco o della singola comunità.

 

Redazione Scomunicando.it

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