Attualita

CORTEO NO PONTE – A Messina, una gran folla in piazza contro la mega opera: “Non c’è posto per i devastatori in riva allo Stretto”

– di Corrado Speziale –

Lo scopo della manifestazione: “Chiudere la Stretto di Messina Spa”, obiettivo prioritario per chi da venticinque anni protesta in piazza contro il ponte sullo Stretto. Migliaia di manifestanti in corteo, con presenze anche da molte località del Sud Italia, tra cui moltissimi giovani, hanno colorato un percorso anomalo e alternativo, a causa della concomitanza con altre manifestazioni e la permanenza dei cantieri in città.

Come precedentemente annunciato dagli organizzatori, in segno di solidarietà e lutto per la tragedia di Pistunina, sono stati annullati i concerti previsti a fine manifestazione. Presenti gli osservatori di Amnesty International Italia con il compito di “monitorare il comportamento delle forze di polizia…” Una garanzia, ma è stato un corteo assolutamente privo di tensioni.  

C’è un sistema che vede al centro il Ministero delle Infrastrutture e la Società Stretto di Messina che si “agita” intorno al progetto della mega opera, cercando di riparare le falle trovate dentro un’operazione che continua a fare “acqua” da tutte le parti: dopo la bocciatura della Corte dei Conti, il ritorno sui propri passi rispetto alla richiesta del parere formulata al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, emesso avantieri, è significativo di quanto la frenesia politica dimostrata a discapito del regolare iter procedurale per la realizzazione del ponte, dia ragione a chi si oppone alla mega opera più controversa di sempre. Ma siamo lì: si tratta dell’ennesimo parere dove le prescrizioni e le raccomandazioni fanno “impallidire” tutta l’operazione fin qui portata avanti. Con un dato di fatto: l’iter va avanti, ma a passo di gambero…Perché, mai come in questo caso, se sull’opera dal punto di vista tecnico e amministrativo si continuano a dispensare pareri con indicazioni, raccomandazioni, prescrizioni e quant’altro, tutto quanto patinato da apparente ottimismo, è chiaro che questo dal punto di vista politico rappresenti un segnale non rassicurante, quantomeno in ragione di tempi e modalità.

Ma i No ponte stanno sempre bene in allerta e non ci stanno ad abbassare la guardia, né tantomeno lo sguardo dinanzi al divenire dei fatti e della storia. “Non possiamo dire che questa cosa non significhi nulla. Significa che il meccanismo va avanti…” aveva detto Federico Alagna in conferenza stampa il giorno precedente, denunciando a gran voce “l’arroganza estrema del potere di chi non sta a Messina ma a Roma o a Milano e tratta i territori come fossero l’ultimo degli spazi da governare e l’ultimo dei luoghi da rispettare”.

Lo slogan lanciato dall’Assemblea No ponte che ha motivato il corteo, l’ennesimo che ha visto in piazza migliaia di persone, non pone mezze misure: “Chiudere la Stretto di Messina Spa”. La frase “inchioda” dinanzi a precise responsabilità, evidenti aree politiche e partitiche.

“Non c’è stato nessun intervento normativo e la società è stata tenuta in piedi da tutti i governi, di diverso colore, che si sono succeduti, fino ad essere riattivata da Meloni-Salvini nel 2023”, si legge nel documento dell’Assemblea che ha aperto e motivato la manifestazione.

L’evento, articolato per tutto il week end, è stato arricchito da un campeggio No ponte per chi proveniva da fuori Messina, dove oggi si terrà un’assemblea conclusiva, e da un partecipato e suggestivo dibattito pubblico, svoltosi all’imbrunire di venerdì, nell’Agorà dello Stretto (parco ex Fiera) avente come tema “Oltre il ponte”.

Nonostante la giornata rovente dal punto di vista esclusivamente climatico, e gli impegni d’agosto, in piazza sono scese migliaia di persone che hanno colorato e animato le strade cittadine con tanti motivi e argomenti contro la realizzazione del ponte sullo Stretto.

La manifestazione ha raccolto istanze provenienti da tutto il Sud Italia e non solo. Perché le lotte si incrociano e si intrecciano, uniscono le loro forze mettendo insieme tante anime con altrettanti validi obiettivi che hanno in comune la difesa dei territori dagli atteggiamenti predatori e dalle speculazioni. In altre parole, contro “la grande imprenditoria della devastazione”, come risalta ancora nel documento dell’Assemblea, in cui si denuncia tra l’altro il “blocco sociale che si nutre del ponte, non soltanto della sua eventuale realizzazione, ma anche della sua interminabile progettazione, e di cui fa parte l’intera governance tecnico-politica dell’opera: politici, imprenditori, progettisti, fino, naturalmente, alla società concessionaria. Ecco perché, oggi – prosegue il documento – la chiusura della Stretto di Messina Spa rappresenta l’unica strada per interrompere quella continuità che consente al progetto di sopravvivere da oltre quarant’anni. Ci consentirebbe di liberare quei 14 miliardi tenuti in ostaggio dal miraggio del ponte e di sottrarci alla minaccia di quei cantieri che qualcuno vorrebbe aprire, magari per guadagnare visibilità nella lunga campagna verso le elezioni politiche…”.

Quanto al resto, il documento non tralascia nulla: “Ai procedimenti giudiziari, emersi negli scorsi mesi, lasciamo il compito di accertare responsabilità penali. Quelle politiche le conosciamo già…”

Gino Sturniolo: “Tanti territori si battono contro le devastazioni ambientali e noi siamo con loro, con i popoli che resistono. Noi siamo oggi in piazza contro la Stretto di Messina Spa. Sappiamo benissimo che non hanno un piano e che non sono in grado di costruire il ponte, ma sappiamo allo stesso tempo che vogliono andare avanti e accaparrarsi i soldi che ci servono per i bisogni inevasi dei nostri territori. Sappiamo che il popolo dello Stretto è contro il ponte, lo abbiamo dimostrato mille volte e lo dimostriamo ancora oggi. Il nostro obiettivo è chiudere dal basso la Stretto di Messina Spa”.

Il corteo è partito poco dopo e 19 da Piazza Cairoli e ha percorso il Viale San Martino verso il porto, per poi svoltare su via I Settembre, risalire la Via C. Battisti, deviare su un breve tratto di Via dei Verdi, percorrere la Via Centonze fino a Via Santa Cecilia, ancora Via C. Battisti in senso inverso, Via T. Cannizzaro, Porta Imperiale, e conclusione a Piazza Lo Sardo. Poco dopo la partenza, le note in omaggio a Francesco Guccini, con la sua “Locomotiva”, hanno acceso ricordi e suscitato commozione tra i partecipanti.

Sfiorando Piazza Duomo è stato percorso un tratto in silenzio in segno di solidarietà e lutto per la tragedia di Pistunina: proprio lì, il giorno precedente, si erano svolti i funerali della povera Alessandra Frazzica. “I contenuti di questa lotta sono anche per chi non c’è più” ha detto Massimo Camarata dal microfono. Mentre sul tema del giorno, alla luce della folla di manifestanti, lo storico attivista non ha dubbi: “Oggi la Stretto di Messina Spa chiude per decreto popolare…”. Nel corso della manifestazione, anche Gianmarco Codraro ha mostrato decisione: “Resisteremo un secondo più di loro…” ha detto al microfono l’attivista milazzese.

Quanto agli slogan, non sono mancati come al solito quelli in segno di solidarietà con il popolo palestinese: “Messina sa da che parte stare…Palestina libera dal fiume fino al mare”. E quelli consueti, sempre inaccettabilmente attuali, a fronte delle denunce e delle battaglie sull’argomento: “Vogliamo l’acqua dal rubinetto, no al ponte sullo Stretto”. Ed è proprio l’acqua, assieme a tantissimi altri beni di prima necessità, come scuole, ospedali, sicurezza dei territori, la difesa dell’ambiente, che accomuna tanti fronti di lotta tra i presenti al corteo.

Un manifestante proveniente dalla Val di Susa: “Queste opere ci sottraggono soldi per tutto ciò che ci serve. Distruggono le nostre terre e le nostre possibilità, quindi continueremo a lottare tutte e tutti insieme…” Con un saluto speciale ai No Tav in carcere per i recenti fatti in Val di Susa, e un messaggio: “Non ci possono fermare. Continueremo a lottare fino all’ultimo momento…”

Nel corso del corteo è stato ricordato Santino Bonfiglio, storico attivista, venuto a mancare il 2 luglio 2025.

Da rimarcare, gli oltre trenta interventi, nel corso e alla fine del corteo, da parte di manifestanti di ogni età e latitudine: un vero record, un trionfo di proteste, proposte e opinioni.

Il documento finale del corteo è stato letto dalla giovane Aurora Lembo, che insieme ad altri coetanei, appena maggiorenni, tra cui Giulio Sturniolo, ha condiviso lo striscione di testa al fianco del sempre presente, instancabile Citto Saija: un “ponte” che, quanto ad impegno politico, collega attivisti con 70 anni di differenza anagrafica!

Il documento di fine manifestazione:

Siamo scese ancora una volta in piazza. Lo abbiamo fatto ancora una volta in migliaia. Non ci interessano i balletti dei numeri. Siamo in tante e tanti. Siamo siciliane e calabresi, ma con noi ci sono anche tante solidali, persone che nel loro territorio si battono contro altre devastazioni, persone che noi supporteremo andando a nostra volta nel loro territorio per dare loro maggiore forza.

In tutti questi anni di mobilitazione abbiamo dovuto superare tanti ostacoli. Dalla parte dei devastatori c’erano i soldi e il potere. Dalla nostra solo la generosità e i nostri corpi. Nonostante questo, possiamo dire di avere vinto. Oggi l’opinione no ponte è largamente maggioritaria nei nostri territori. Lo dimostra questa piazza, lo dimostra il fatto che di piazze sì ponte di queste dimensioni non ce ne sono mai state. La verità è che mentre negli anni si è formato un popolo No ponte, non si può dire il contrario. Non esiste un popolo Sì ponte.

In questi anni di mobilitazione si sono succedute tante generazioni e ogni volta si sono trasmesse il testimone della solidarietà e della difesa della nostra terra. Questo avviene perché la generosità e l’amore per il proprio territorio sono più forti della brama di profitto. È per questo che tutte le loro narrazioni, tutti i loro discorsi, si sono sbriciolati. Avevamo ragione noi. Su tutto.

Nel corso degli anni ci siamo interrogate. Abbiamo studiato il progetto. Abbiamo prodotto enormi quantità di riflessioni, analisi, controdeduzioni. Alla fine di tutto questo abbiamo capito che non hanno un piano che non sia quello di continuare a portare avanti l’iter e guadagnarci sopra. Non lo sanno se il ponte si può fare. Non lo sanno se starebbe in piedi. Non hanno un piano finanziario. Sanno solo che più questa storia dura e meglio è per loro perché di più ci guadagneranno.

Noi sappiamo che tutto questo gravita intorno alla società concessionaria Stretto di Messina Spa, una società per la cui governance sono stati abbattuti i tetti dei compensi, una società che ogni anno consuma ingenti risorse senza arricchire di nulla la comunità. Una società che, colpevolmente, i governi che si sono succeduti dal 2013 non hanno messo in liquidazione nonostante la Corte dei conti avesse chiesto ripetutamente di farlo.

In tutto questo il territorio rimane appeso a un’opera che continuerà a generare profitti per pochi, anche qualora non dovesse essere costruita. Le persone più giovani – noi giovani – ce ne andiamo. Chi vive nelle zone interessate dai cantieri sta col fiato sospeso. La nostra stessa economia rimane appesa ad un fantasma. Tutta l’area dello Stretto si sente sotto la minaccia di cantieri che potrebbero durare 10, 20 o 30 anni, rendendo invivibile la nostra quotidianità.

Noi sappiamo che questa non è una casualità. Noi sappiamo che questo è un metodo. Noi sappiamo che questa è la logica delle grandi opere, dell’occupazione militare delle nostre terre, dei grandi eventi, delle emergenze. Estrarre profitti dal territorio, è solo a questo che sono interessati.

E noi, invece, vorremmo vivere in pace, prenderci cura dei luoghi che abitiamo, avere la possibilità di restare, potere decidere del futuro della nostra vita. Noi siamo tante e tanti. Abbiamo dalla nostra parte la natura, i nostri corpi e il desiderio di un futuro più appagante. A loro rimangono solo il potere e i soldi. Per questo li sconfiggiamo.

Ed è per questo che, nel ringraziare tutte e tutti coloro che sono state in piazza oggi e tutte e tutti coloro che lo hanno fatto in tutti questi anni di lotte, nel ringraziare le nostre sorelle e i nostri fratelli che sono venute da fuori a portare le loro lotte in questa piazza, noi decretiamo, dal basso, la chiusura della Stretto di Messina Spa.

Non c’è posto per i devastatori in riva allo Stretto. Grazie.

Redazione Scomunicando.it

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