– di Corrado Speziale –
Lo scopo della manifestazione: “Chiudere la Stretto di Messina Spa”, obiettivo prioritario per chi da venticinque anni protesta in piazza contro il ponte sullo Stretto.
Come precedentemente annunciato dagli organizzatori, in segno di solidarietà e lutto per la tragedia di Pistunina, sono stati annullati i concerti previsti a fine manifestazione. Presenti gli osservatori di Amnesty International Italia con il compito di “monitorare il comportamento delle forze di polizia…” Una garanzia, ma è stato un corteo assolutamente privo di tensioni.
C’è un sistema che vede al centro il Ministero delle Infrastrutture e la Società Stretto di Messina che si “agita” intorno al progetto della mega opera, cercando di riparare le falle trovate dentro un’operazione che continua a fare “acqua” da tutte le parti: dopo la bocciatura della Corte dei Conti, il ritorno sui propri passi rispetto alla richiesta del parere formulata al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, emesso avantieri, è significativo di quanto la frenesia politica dimostrata a discapito del regolare iter procedurale per la realizzazione del ponte, dia ragione a chi si oppone alla mega opera più controversa di sempre.
Ma i No ponte stanno sempre bene in allerta e non ci stanno ad abbassare la guardia, né tantomeno lo sguardo dinanzi al divenire dei fatti e della storia. “Non possiamo dire che questa cosa non significhi nulla. Significa che il meccanismo va avanti…” aveva detto Federico Alagna in conferenza stampa il giorno precedente, denunciando a gran voce “l’arroganza estrema del potere di chi non sta a Messina ma a Roma o a Milano e tratta i territori come fossero l’ultimo degli spazi da governare e l’ultimo dei luoghi da rispettare”.
“Non c’è stato nessun intervento normativo e la società è stata tenuta in piedi da tutti i governi, di diverso colore, che si sono succeduti, fino ad essere riattivata da Meloni-Salvini nel 2023”, si legge nel documento dell’Assemblea che ha aperto e motivato la manifestazione.
L’evento, articolato per tutto il week end, è stato arricchito da un campeggio No ponte per chi proveniva da fuori Messina, dove oggi si terrà un’assemblea conclusiva, e da un partecipato e suggestivo dibattito pubblico, svoltosi all’imbrunire di venerdì, nell’Agorà dello Stretto (parco ex Fiera) avente come tema “Oltre il ponte”.
Nonostante la giornata rovente dal punto di vista esclusivamente climatico, e gli impegni d’agosto, in piazza sono scese migliaia di persone che hanno colorato e animato le strade cittadine con tanti motivi e argomenti contro la realizzazione del ponte sullo Stretto.
La manifestazione ha raccolto istanze provenienti da tutto il Sud Italia e non solo. Perché le lotte si incrociano e si intrecciano, uniscono le loro forze mettendo insieme tante anime con altrettanti validi obiettivi che hanno in comune la difesa dei territori dagli atteggiamenti predatori e dalle speculazioni. In altre parole, contro “la grande imprenditoria della devastazione”, come risalta ancora nel documento dell’Assemblea, in cui si denuncia tra l’altro il “blocco sociale che si nutre del ponte, non soltanto della sua eventuale realizzazione, ma anche della sua interminabile progettazione, e di cui fa parte l’intera governance tecnico-politica dell’opera: politici, imprenditori, progettisti, fino, naturalmente, alla società concessionaria. Ecco perché, oggi – prosegue il documento – la chiusura della Stretto di Messina Spa rappresenta l’unica strada per interrompere quella continuità che consente al progetto di sopravvivere da oltre quarant’anni. Ci consentirebbe di liberare quei 14 miliardi tenuti in ostaggio dal miraggio del ponte e di
Quanto al resto, il documento non tralascia nulla: “Ai procedimenti giudiziari, emersi negli scorsi mesi, lasciamo il compito di accertare responsabilità penali. Quelle politiche le conosciamo già…”
Gino Sturniolo: “Tanti territori si battono contro le devastazioni ambientali e noi siamo con loro, con i popoli che resistono. Noi siamo oggi in piazza contro la Stretto di Messina Spa. Sappiamo benissimo che non hanno un piano e che non sono in grado di costruire il ponte, ma sappiamo allo stesso tempo che vogliono andare avanti e accaparrarsi i soldi che ci servono per i bisogni inevasi dei nostri territori. Sappiamo che il popolo dello Stretto è contro il ponte, lo abbiamo dimostrato mille volte e lo dimostriamo ancora oggi. Il nostro obiettivo è chiudere dal basso la Stretto di Messina Spa”.
Il corteo è partito poco dopo e 19 da Piazza Cairoli e ha percorso il Viale San Martino verso il porto, per poi svoltare su via I Settembre, risalire la Via C. Battisti, deviare su un breve tratto di Via dei Verdi, percorrere la Via Centonze fino a Via Santa Cecilia, ancora Via C. Battisti in senso inverso, Via T. Cannizzaro, Porta Imperiale, e conclusione a Piazza Lo Sardo. Poco dopo la partenza, le note in omaggio a Francesco Guccini, con la sua “Locomotiva”, hanno acceso ricordi e suscitato commozione tra i partecipanti.
Sfiorando Piazza Duomo è stato percorso un tratto in silenzio in segno di solidarietà e lutto per la tragedia di Pistunina: proprio lì, il giorno precedente, si erano svolti i funerali della povera Alessandra Frazzica. “I contenuti di questa lotta sono anche per chi non c’è più” ha detto Massimo Camarata dal microfono. Mentre sul tema del giorno, alla luce della folla di manifestanti, lo storico attivista non ha dubbi: “Oggi la Stretto di Messina Spa chiude per decreto popolare…”. Nel corso della manifestazione, anche Gianmarco Codraro ha mostrato decisione: “Resisteremo un secondo più di loro…” ha detto al microfono l’attivista milazzese.
Un manifestante proveniente dalla Val di Susa: “Queste opere ci sottraggono soldi per tutto ciò che ci serve. Distruggono le nostre terre e le nostre possibilità, quindi continueremo a lottare tutte e tutti insieme…” Con un saluto speciale ai No Tav in carcere per i recenti fatti in Val di Susa, e un messaggio: “Non ci possono fermare. Continueremo a lottare fino all’ultimo momento…”
Nel corso del corteo è stato ricordato Santino Bonfiglio, storico attivista, venuto a mancare il 2 luglio 2025.
Da rimarcare, gli oltre trenta interventi, nel corso e alla fine del corteo, da parte di manifestanti di ogni età e latitudine: un vero record, un trionfo di proteste, proposte e opinioni.
Il documento finale del corteo è stato letto dalla giovane Aurora Lembo, che insieme ad altri coetanei, appena maggiorenni, tra cui Giulio Sturniolo, ha condiviso lo striscione di testa al fianco del sempre presente, instancabile Citto Saija: un “ponte” che, quanto ad impegno politico, collega attivisti con 70 anni di differenza anagrafica!
Il documento di fine manifestazione:
Siamo scese ancora una volta in piazza. Lo abbiamo fatto ancora una volta in migliaia. Non ci interessano i balletti dei numeri. Siamo in tante e tanti. Siamo siciliane e calabresi, ma con noi ci sono anche tante solidali, persone che nel loro territorio si battono contro altre devastazioni, persone che noi supporteremo andando a nostra volta nel loro territorio per dare loro maggiore forza.
In questi anni di mobilitazione si sono succedute tante generazioni e ogni volta si sono trasmesse il testimone della solidarietà e della difesa della nostra terra. Questo avviene perché la generosità e l’amore per il proprio territorio sono più forti della brama di profitto. È per questo che tutte le loro narrazioni, tutti i loro discorsi, si sono sbriciolati. Avevamo ragione noi. Su tutto.
Nel corso degli anni ci siamo interrogate. Abbiamo studiato il progetto. Abbiamo prodotto enormi quantità di riflessioni, analisi, controdeduzioni.
Noi sappiamo che tutto questo gravita intorno alla società concessionaria Stretto di Messina Spa, una società per la cui governance sono stati abbattuti i tetti dei compensi, una società che ogni anno consuma ingenti risorse senza arricchire di nulla la comunità. Una società che, colpevolmente, i governi che si sono succeduti dal 2013 non hanno messo in liquidazione nonostante la Corte dei conti avesse chiesto ripetutamente di farlo.
In tutto questo il territorio rimane appeso a un’opera che continuerà a generare profitti per pochi, anche qualora non dovesse essere costruita. Le persone più giovani – noi giovani – ce ne andiamo. Chi vive nelle zone interessate dai cantieri sta col fiato sospeso. La nostra stessa economia rimane appesa ad un fantasma. Tutta l’area dello
Noi sappiamo che questa non è una casualità. Noi sappiamo che questo è un metodo. Noi sappiamo che questa è la logica delle grandi opere, dell’occupazione militare delle nostre terre, dei grandi eventi, delle emergenze. Estrarre profitti dal territorio, è solo a questo che sono interessati.
E noi, invece, vorremmo vivere in pace, prenderci cura dei luoghi che abitiamo, avere la possibilità di restare, potere decidere del futuro della nostra vita. Noi siamo tante e tanti. Abbiamo dalla nostra parte la natura, i nostri corpi e il desiderio di un futuro più appagante. A loro rimangono solo il potere e i soldi. Per questo li sconfiggiamo.
Ed è per questo che, nel ringraziare tutte e tutti coloro che sono state in piazza oggi e tutte e tutti coloro che lo hanno fatto in tutti questi anni di lotte,
Non c’è posto per i devastatori in riva allo Stretto. Grazie.
Portare il mare tra i giovani studenti, trasformandolo in un’occasione di conoscenza e scoperta. È…
undici Comuni già coinvolti, altre due tappe a dicembre (altro…)
Il Comune di Brolo promuove tre giornate dedicate alla prevenzione del tumore al seno (altro…)
«La città ha smarrito la sua direzione. Ma prima dei nomi servono idee» (altro…)
Antonio Morello e la macchina che trasforma la ricchezza in morte (altro…)
Una lettera aperta solleva il caso dei 30 euro richiesti alle famiglie per il nuovo…